1.     Mi trovi su: Homepage #8661498
    Salve, visto il mio interesse nella scrittura mi è balenata l'idea di scriverne una tutta mia.
    E vorrei fare solo due premesse.
    -Non si dilungerà troppo, meglio breve ma intensa.
    -Il linguaggio spesso sara molto crudo ma servirà per far ben capire l'atmosfera.
    Non ho ancora pensato ne al titolo ne alla trama vera e propria ma ecco a voi una piccola introduzione.
    Nel corso della trama ci potranno essere varie modifiche e correzioni.

    Introduzione
    Solo il cantare delle cicale interrompeva il silenzio. Dopotutto era una notte piuttosto calma; il fuoco che scoppiettando proiettava strane ombre illuminava il viso dei soldati seduti intorno al falò, volti feriti, volti invecchiati, volti già morti.
    I loro occhi rispecchiavano il tormento subito per anni che logorava la loro stessa anima.
    Dovevano eseguire gli ordini di qualche vecchio con delle stelle sulla giaccia, che sulla sua poltrona in pelle fumava un buon sigaro, ma il loro scopo era semplicemente sopravvivere




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    Capitolo 2 - Avanscoperta
    Il fuoco si stava spegnendo, il vento che accarezzava le fiamme le faceva tremolare assumendo forme spiritate.
    Nell'aria non si udivano rumori, ma la l'angoscia era palpabile.
    Superato il primo momento uno di noi, Marco, si alzò di scatto e con voce ferma disse -Non possiamo fare nulla per il nostro compagno e capitano- dopo una breve pausa aggiunse -Se resteremo qui, faremo la sua stessa fine, dobbiamo muoverci-.
    Apprezzato il discorso di finto coraggio ritenemmo che fosse la soluzione migliore, seppellito Michele e spento il fuoco ci avventurammo nella foresta.
    La mattina era ormai prossima ma, in quella terra, non sembrava esistere il giorno.
    La vegetazione macabra e rigogliosa allo stesso tempo impediva ai raggi solari di filtrare ed il fascio debole delle nostre torce non faceva altro che illuminare una densa nebbiolina.
    Passo dopo passo le nostre armi erano puntate, così come le orecchie cercando di captare ogni possibile rumore.
    Le nostre gambe affondavano sempre più in una fanghiglia putrida che emanava un fetido odore.
    Gli insetti ronzavano insistentemente attorno a noi con una traiettoria elicoidale.
    L'avanguardia rallentò, un ombra si parò davanti a due dei soldati americani.
    Succese una fase di stallo, la quiete che precedeva la tempesta, una leggera brezza sfioro le piante provocando uno strano fruscio.
    La nebbia si diratava ed i soldati erano come paralizzati, tremanti grondavano sudore freddo, le armi nelle mani erano cariche.
    Presi la torcia e la indirazzai verso la sinistra figura, non ebbi il coraggio di puntaglierla in faccia.
    Riuscii a scorgere solo il suo braccio, ero confuso, stanco e terrorizato ma una cosa era certa: non era un arto umano.
    La carne sembrava in putrefazione ed era solcata da vene pulsanti di un brutto viola marcio. Nell'estremita degli artigli ricurvi riflettevano la luce.
    Il vento si fece più forte, l'ombra sparì per un attimo, i due soldati nell'avanguardi caddero a peso morto per terra, il loro corpo provocò un tonfo grave che interruppe l'atmosfera.
    Il tempo di sbattere le palpebre e la cosa mi si parò davanti.




  3. Bandito  
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    _Gianluca_Salve, visto il mio interesse nella scrittura mi è balenata l'idea di scriverne una tutta mia.
    E vorrei fare solo due premesse.
    -Non si dilungerà troppo, meglio breve ma intensa.
    -Il linguaggio spesso sara molto crudo ma servirà per far ben capire l'atmosfera.
    Non ho ancora pensato ne al titolo ne alla trama vera e propria ma ecco a voi una piccola introduzione.
    Nel corso della trama ci potranno essere varie modifiche e correzioni.

    Introduzione
    Solo il cantare delle cicale interrompeva il silenzio. Dopotutto era una notte piuttosto calma; il fuoco che scoppiettando proiettava strane ombre illuminava il viso dei soldati seduti intorno al falò, volti feriti, volti invecchiati, volti già morti.
    I loro occhi rispecchiavano il tormento subito per anni che logorava la loro stessa anima.
    Dovevano eseguire gli ordini di qualche vecchio con delle stelle sulla giaccia, che sulla sua poltrona in pelle fumava un buon sigaro, ma il loro scopo era semplicemente sopravvivere



    semplicemente incredibile
    bravo:thumbup:
  4.     Mi trovi su: Homepage #8661504
    _Gianluca_Salve, visto il mio interesse nella scrittura mi è balenata l'idea di scriverne una tutta mia.
    E vorrei fare solo due premesse.
    -Non si dilungerà troppo, meglio breve ma intensa.
    -Il linguaggio spesso sara molto crudo ma servirà per far ben capire l'atmosfera.
    Non ho ancora pensato ne al titolo ne alla trama vera e propria ma ecco a voi una piccola introduzione.
    Nel corso della trama ci potranno essere varie modifiche e correzioni.

    Introduzione
    Solo il cantare delle cicale interrompeva il silenzio. Dopotutto era una notte piuttosto calma; il fuoco che scoppiettando proiettava strane ombre illuminava il viso dei soldati seduti intorno al falò, volti feriti, volti invecchiati, volti già morti.
    I loro occhi rispecchiavano il tormento subito per anni che logorava la loro stessa anima.
    Dovevano eseguire gli ordini di qualche vecchio con delle stelle sulla giaccia, che sulla sua poltrona in pelle fumava un buon sigaro, ma il loro scopo era semplicemente sopravvivere

    infensa, secondo me l'errore è nelle ultime righe.. un calo di stile.. li faccio sempre anche io di questo tipo...
    quando partli del comandante, quello con le stellette e che fuma il sigaro.. per me quel pezzo cade molto inn basso rispetto al resto..
    comunque complimenti
  5.     Mi trovi su: Homepage #8661508
    Capitolo 1 - Ricordando i vecchi tempi
    Uno di noi, per risollevare il morale ormai a terra, canticchiò un motivetto.
    Le note erano sufficentemente allegre e sembravano spezzare la monotonia, ma gli orrori visti ci avevano segnati a vita, non potevano essere dimenticati.
    La canzoncina si interruppe sul più bello ed il silenzio cadde, anche i grilli avevano smesso di cantare.
    Ci alzammo, la tensione era alta, dopo un cenno preparammo le armi.
    L'atmosfera era satura e l'aria pesante, un fruscio attirò l'attenzione e susseguì un grido smorzato, con esso un soldato sparì nel buio.
    Il capitano con voce rauca comandò di non fare fuoco ma eravamo ormai vittima del panico.
    Sparammo a bersagli fantasma, la maggior parte dei colpi andò a vuoto.
    Dopo la confusione il silenzio tornò, un silenzio grave di sangue.
    Di molti uomini non restò che l'arma ormai fredda a terra... Trascinati nella foresta abbandonati a se stessi.
    La quiete fu interrotta da un lamento, il capitano era disteso a terra esangue, una lacrima solcò il viso.
    Soffocato dal suo stesso sangue farfuglio qualcosa di incomprensibile, ormai la ferita all'addome non faceva più troppo male, si spense nel ricordo "dei vecchi tempi".
    -Questa è una missione di salvataggio!- Disse con voce ferma il generale -non ci saranno spargimenti di sangue e le armi resteranno nella fondina- Si sedette e ci fece cenno di andare.
    Eravamo vecchi amici del liceo, stufi di studiare e con scarsa voglia di lavorare, entrammo in accademia.
    Dopo anni di servizio partimmo per gli Stati Uniti dove, sotto l'autorità del generale Armstrong siamo entrati nel plotone "Black Ops" della prima fanteria.
    A dir la verità non avevamo mai partecipato ad una vera e propria guerra, solo a varie sommosse e noiose esercitazioni.
    Io, Michele, ero il "più sveglio" della classe e grazie al mio intelletto sono riuscito a diventare il capitano. Poi c'erano quei matti... Marco, Paolo, Simone, Gianluca e, come dimenticare, la bella Elena.
    Entrati nel plotone "Black Ops" avevamo conosciuto alcuni soldati americani, dei veterani, con i quali però, non avevamo allacciato un grande rapporto.
    La sera prima della partenza eravamo piuttosto incuriositi dalla missione, chi era emozionato e chi era strafottente.
    Comunque sia, la notte, andammo in una locanda a rifletterci su un boccale di birra.
    Euforisci, grazie anche all'alcool, pensammo che doveva essere proprio una passeggiata nonche una completa seccatura.
    Un elicottero statunitense era precipitato su un'isola deserta, nel mezzo del'oceano Pacifico e questa era una missione di recupero.
    Una folta giungla la ricopriva quasi interamente, l'unico ostacolo dovevano essere le zanzare, dissi ridendo.
    Ci sbagliavamo.
    I compagni videro sul volto di Michele uno accenno di sorriso, Elena disse -Lo invidio, almeno ha trovato la pace-.




  Nuova fiction.

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