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    Una umilissima Fan Fiction di un fan sfegatato della Saga di AC. Questa fan fiction vede come protagonista Jake Muster,un comussimo Assassino-Soldato. Questa fan fiction rispecchia l'AC 3 che mi immagino io.

    Questo è l'indizio del sequel: http://www.playgen.it/showthread.php?t=17534&page=7



    Si ringrazia Kurosaki_Ichigo per la copertina! :laugh:

    COLONNA SONORA: http://www.youtube.com/watch?v=xIJPGX6y81A&feature=related

    PROLOGO
    Questa è la mia storia. Sono entrato nell’ordine degli assassini nel 2012. Io sono stato prigioniero della Asdbergo. In quel luogo di pazzia e disperazione,ho imparato a divenire un assassino. L’Asdbergo ha sincronizzato ogni mio ricordo,ed io ho sincronizzato ogni abilità dei miei antenati. Ora,sono sul tetto della Asdbergo,in attesa del segnale di avvio dell’Operazione tuono. I miei fratelli sono arrivati. L’operazione è incominciata.
    Mi chiamo Jake Muster,sono un discepolo dell’ordine degli Assassini.

    1.Origini
    Sono un assassino dal 2012: in quell’anno sono stato rapito dalla Asdbergo. I miei rapitori hanno liquidato tutta la mia famiglia. Poi,puntandomi una pistola sulla tempia,mi hanno costretto a entrare in macchina. Mi hanno sfruttato fino all’esaurimento nervoso,rendendomi quasi come il Soggetto 16. Ma non avrei mai potuto immaginare che gli assassini mi avrebbero salvato. Una notte,mentre ero nello scomodissimo letto delle camere Asbergo,i ricordi sincronizzati continuavano a perseguitarmi. Non potevo uscire dalla stanza,soffrivo di claustrofobia ed in più quelle scene mi perseguitavano. Sentii dei rumori,poi improvvisamente il Dottor Hole entrò nella stanza. Spensi la luce,proprio quando afferrò la maniglia per entrare. “Jake? Sei in camera?” chiese.
    Notai che stringeva una siringa. Mi nascosi nel vicolo,proprio a lato della porta. Hole entrò nella stanza,guardandosi intorno. Accese la luce,poi mi notò.
    “Jake? Che stai facendo?” disse sollevando la siringa.
    Era la solita siringa che usavano per addormentarmi,per portarmi nell’animus. Notai un’ombra nell’altra stanza. Mi misi con le spalle a muro,indietreggiando. Hole avanzava cauto,fino a quando un uomo vestito di bianco lo colpì alle spalle. Prese la siringa e la svuotò nel lavandino del bagno.
    “Chi sei? Perchè mi aiuti?” chiesi io.
    “Sono un assassino. E lo erano anche i tuoi antenati.” mi rispose,calandosi il cappuccio.
    Mi strinse la mano dicendomi: “Francis Everatt.”
    “Jake Muster.” Risposi io.
    “Dobbiamo andarcene da qui. Abbiamo poco tempo.” mi disse. “Seguimi.” continuò.
    Mi portò nella stanza principale,quella dell’animus.
    Aprì la vetrata,poi mi disse,dandomi una corda e diversi appigli:
    “Sai calarti,vero?”
    “Si,ho seguito un corso in palestra” risposi,equipaggiandomi. Francis mi aspettò,poi quando ebbi finito si calò per primo. Scesi insieme a lui,fino a quando arrivammo per terra,dove una macchina nera ci attendeva. Non ricordavo neanche come fosse la vita al di fuori della Asbergo. Quella enorme metropoli era modificata dalla mia mente,che ogni tanto mi mostrava luoghi in cui erano stati i miei antenati,generandomi una gran confusione.
    Francis mi fece accomodare in macchina.
    “Dove andiamo?” chiesi io.
    “Base degli assassini numero 8.” rispose l’autista.

    Che ve ne pare?
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    2. L’addestramento.
    La macchina parcheggiò in un enorme magazzino. Francis mi accompagnò su per le scale,poi arrivammo in uno splendido appartamento. Francis aprì una porta,e mi trovai davanti una base operativa di assassini.
    “E’ lui?” mi chiese un’uomo vestito di nero.
    “Si,è proprio lui.” rispose Francis.
    “Jake Murder,vuoi divenire un assassino?”mi chiese.
    “Certamente. Sono pronto a distruggere l’asdbergo per quello che mi hanno fatto.” risposi.
    “Non c’è tempo da perdere: seguimi.” disse l’uomo incamminandosi verso una scalinata.
    “Ah: io sono George Kole.” disse scendendo per le scale.
    Mi accompagnò in una sala le cui pareti erano tappezzate di armi. Era un poligono di tiro,seguito da diversi ostacoli.
    “Cosa dovrei fare?” chiesi io.
    “Prendere delle armi,sparare e scappare in 4 minuti.” mi disse. “Le nostre intelligenze artificiali ti saranno addosso,spareranno proiettili di vernice.” mi rispose,indicandomi dei manichini. George andò nella sala comandi.
    “Prendi un M4 ed una M9.” mi disse dal microfono. Presi le armi e le misi nelle rispettive fondine.
    “Posizionati alla postazione 1.” continuò. Andai alla postazione 1,e fu subito avviato il conteggio. Sparai correndo,cercando invano di prendere la mira. Le sagome furono subito a terra.
    “Corsa ad ostacoli! Attivo i manichini. Butta le armi a terra e scappa,non farti prendere dai proiettili o ricominciamo da capo!” disse George. In un attimo,i manichini si attivarono,presero delle armi e mi inseguirono.
    Dovevo scavalcare,correre,arrampicarmi,correre,scavalcare eccetera. Avevano una mira incredibile,i loro proiettili sfioravano sempre il mio corpo: per fortuna che l’esposizione prolungata dell’animus mi aveva fatto ereditare la velocità del mio antenato assassino. Un robot saltò e si mise davanti a me,così tornai indietro.
    “Disarma un robot e falli fuori! Hanno un meccanismo di spegnimento quando la vernice tocca i loro corpi!” mi disse George. Mi fiondai su un robot,lo colpii e lo disarmai. Sparavo proiettili alla cieca mentre correvo,ma almeno alcuni manichini erano a terra.
    “Per terminare l’addestramento,fai un corpo a corpo con l’ultimo manichino!” Buttai a terra l’arma scarica e mi girai per vedere dove fosse il robot. Venni scaraventato in avanti: il robot era dietro di me. Aveva mani e piedi ricoperti di gomma,per evitare di procurarmi ferite inutili. Mi rialzai e saltai addosso al robot,il quale fece resistenza e mi trattenne a mezz’aria. Diedi un calcio sulla sua faccia: mi lasciò cadere a terra. Poi,sferrai un pugno fortissimo sulla sua mascella e cadde nuovamente per terra. Presi la sua pistola e lo colpii in testa.
    “Ottimo. Tre minuti e mezzo.” mi disse George,uscendo dalla sala comandi. Degli artigli uscirono dal soffitto e riportarono le IA al loro posto.
    “Sei pronto per essere un assassino. Vuoi esserlo?” mi chiese George.
    “Si.”
    “Allora aspetta qui.” mi disse entrando nella sala comandi. In quel momento ci ritrovammo in un campo di battaglia,dove gli assassini combattevano contro i templari.
    “Jake! Vai sul campanile ed una l’SV-98 per fare fuori i templari! Vai!” mi urlò George.
    Insieme a me c’erano tutti gli assassini. Mi arrampicai sul campanile e feci fuori buona parte dei nemici con l’SV-98. I proiettili però continuavano a sfiorarmi,fino a quando un RPG ditrusse la mia postazione. Il campanile si spezzò in due: la mia parte rimase sospesa in aria,sostenuta ancora da pochissimi ferri che cedevano.
    “Il frutto dell’Eden! Jake! Prendi il frutto dell’Eden!” urlò Franciscus.
    “Notai che stava cadendo dal campanile,così mi tuffai nell’aria per afferrarlo. Presi il frutto dell’eden e mi ritrovai a terra,senza ferite. Quel mondo scomparì,e mi ritrovai di nuovo nel campo di addestramento.
    “Cosa è stato?” chiesi.
    “Quello che vedevi era un altro addestramento per testare le tue capacità sul campo di battaglia. Abbiamo finito,puoi andare.”mi rispose George.
    “Aspetta! Che tipo di addestramento?” chiesi.
    “Addestramento con la teconologia 4D.” mi rispose. Erano tutti ologrammi. Anche il campanile.” mi rispose George salendo le scale.




    3.La nascita di un nuovo assassino
    Seguii George su per le scale. Mi ritrovai nuovamente sul piano del centro operativo. Lì mi attendeva Desmond Miles,gran Maestro degli Assassini. Aveva addosso la tunica di Altair. Si abbassò il cappuccio,poi mi porse una lama celata.
    “Se vuoi essere un assassino,devi prendere questa.” mi disse. Tutti sollevarono una manica e notai le lame celate.
    “Ogni assassino ne ha una personale. Questa è la tua.”
    Accettai: Desmond mi infilò la lama celata nell’avambraccio.
    “Ora sei un assassino. Non si può più tornare indietro.” continuò.
    “Stanotte assalteremo l’asdbergo,fratello. Tenetevi pronti. Vi voglio tutti al poligono di tiro ad allenarvi. Andate.” disse Desmond,guardandosi intorno.
    Tutti gli assassini liberi scesero nella sala.Scesi anch’io. Desmond era già lì,ci attendeva per dividerci in squadre. Nella sala comandi,vidi che Desmond maneggiava un Frutto dell’Eden.
    “Maestro..?” chiesi io.
    “Non lo sai? Tutto in questo palazzo è manovrato dal frutto dell’Eden. Persino la simulazione realistica.” mi disse,continuando a scrutare l’oggetto.
    “Come è possibile?” chiesi io.
    “Semplicemente,scrutando nel frutto. Posso progettare qualsiasi cosa voglia. Pure l’intelligenza artificiale del robot.” mi disse. “Ora,fratello,vai dove sono gli altri.” mi disse. Andai dove erano gli altri assassini. Desmond uscì dalla sala comandi. “Bene! Ci divideremo in 3 squadre: la squadra 1,la squadra 2 e la 3. Nella 1 ci sarò io e la fila centrale. Nella 2 la fila di sinistra e nella 3 la fila di destra.” disse Desmond. Poi,prendendo il frutto dell’eden,ottenne una cartina dell’asdbergo. “La squadra 2 entrerà da qui!” disse,indicando un condotto di ventilazione.
    “La 3 dal retro! E la 1,dal soffitto. Chiaro!?” disse. Tutti annuirono. “Bene! Simuliamo la tattica!” disse. Un attimo dopo fummo tutti davanti alla asdbergo. Seguii la mia squadra (la 2) ed entrammo nel condotto di ventilazione. Riuscii a vedere Desmond eliminare silenziosamente ogni guardia. Ci ritrovammo tutti nel punto d’incontro stabilito,e la simulazione finì. “L’obiettivo della missione è liberare i superstiti e distruggere l’edificio.” finì Desmond.
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    6. Il mio nuovo IO
    Nero. Era quello che vedevo. Sentivo mormorare qualcuno,ma per quanto mi sforzassi non riuscivo a mettere a fuoco i suoni. Anche se volevo aprire gli occhi,non potevo. Provai ad aprire gli occhi con tutte le mie forze,ma mi ritrovai stanco e rilassato per via dell’antidolorifico.
    “Lo stiamo perdendo!” sentii appena appena urlare.
    “Può farcela..può farcela!” focalizzai di nuovo. Poi,per pochi secondi pensavo di essere morto,non avevo nessun dolore e nessuna preoccupazione. “Può...” senti fiocamente. Dopo l’ultima speranza,il mio cuore tornò a battere: sentii fiocamente i battiti nell’acqua. Pochi secondi dopo,sentii il cardioelevatore.
    Ancora,sentii lo scienziato dire: “Dai,dai! Sta cominciando a battere!”
    “Dai,Jake. Puoi farcela.” riconobbi la voce di Desmond. Cercai di aprire gli occhi,ma non ci riuscii. Riprovai: aprì le palpebre con forza e guardai il laboratorio dall’incubatrice. “Jake!” urlò contento Desmond.
    Lo scienziato aspirò l’acqua dall’incubatrice stessa,ed alla fine aprì la porta della cella.
    “Signor Jake? Come si sente?” mi chiese lo scienziato guardandomi preoccupato.
    “Uhm..bene,si.” risposi. “Cosa mi avete fatto?” chiesi io.
    “Per ora torna nel camerino e vestiti.” mi rispose Desmond aiutandomi ad alzarmi.
    Mi guardai il torace,le game e le braccia: erano tutte infilzate da tubi di plastica. Una volta nel camerino mi tolsi tubi e mi vestiti.
    Una volta tornato nel laboratorio,il dottore avviò una diapositiva.
    “Come puoi vedere,Jake...” disse indicando la diapositiva di un corpo umano con una bacchetta, “Questi aghi ti hanno trapassato la pelle ed in seguito anche lo scheletro. Una volta azionate le pompe,gli aghi hanno iniettato nel tuo scheletro il succo della mela dell’Eden: grazie a questo dovresti avere uno scheletro indistruttibile e la resistenza al controllo dell’Eden.”
    Desmond era dietro lo scienziato,con le braccia incrociate.
    Lo scienziato si guardò intorno. 

    “Stavamo dicendo..questo succo del frutto dell’Eden,ti conferirà semplicemente la resistenza ai frutti dell’Eden ed un livello di resistenza superiore alla norma.”
    “Quale dovrebbe essere la mia missione,allora?” chiesi.
    Desmond si alzò dalla sedia,e si posizionò davanti a me.
    “Tu,Jake...Sei l’assassino che fermerà Adamo ed Eva. Passate all’altra diapositiva,prego.” disse.
    “Anni fa..” disse Desmond prendendo la bacchetta ed indicando un posto futuristico, “Anni fa Adamo ed Eva fuggirono dall’Eden creato da ‹coloro che erano venuti prima›. Un’esplosione solare distrusse la maggior parte della vita sulla terra,quindi i due “prototipi” diedero inizio alla nostra stirpe. Altri uomini che erano comunque sopravvissuti diedero inizio all’ordine templare. Dopo questo,i templari conquistarono la Mesopotamia,e lì nacquero gli assassini. Ora,però “coloro che erano venuti prima” sono tornati,e vogliono riprendersi la terra e governarci. Templari ed Assassini dovranno collaborare,per la salvezza dell’essere umano.”
    Nel laboratorio regnava il silenzio: dopo le informazioni segrete che aveva dato Desmond,nessuno aprì bocca. Tutti avevano paura,c’era chi aveva gli occhi in lacrime.
    Vidi un assassino alzare una mano nella folla.
    “Si,Malik?” chiese Desmond.
    “Con quali armi si riprenderanno la terra?”
    “E’ questo che ci turba: combatteranno o tutto avverrà magicamente?” disse Desmond.
    Di nuovo silenzio.
    “Altre dom--” stava per chiedere Desmond,quando fu interrotto da un uomo nella folla.
    “Adamo ed Eva non daranno il libero accesso alla terra.” si sentii rimbombare nella stanza.
    “Chi è?” chiese Desmond allarmandosi.
    “Calma,sono dalla parte dei tuoi.” si sentii di nuovo,mentre molti assassini si scostavano per farne passare uno solo.
    “Chi saresti,fratello?” chiese Desmond cacciando lentamente la lama celata.
    “Adamo ed Eva hanno semplicemente contrattato con ‹coloro che vennero prima›. Disse finalmente l’uomo rivelando la propria identità,uscendo dalla folla.
    Un uomo sulla quarantina d’anni,la fronte piena di rughe. Le occhiaie gli facevano da ombra agli occhi dall’iride viola. Sul suo viso padroneggiava un sorriso sghembo. Era vestito ed equipaggiato in modo diverso da tutti gli assassini: al contrario di tutti noi,aveva un’armatura in ferro,proprio come Desmond.
    “Chi sei?” chiese Desmond,cacciando la lama dell’altro braccio.
    “Oh,ho molti nomi. Mi chiamano il cartaio,il furbo,il veloce. Per gli amici,Due di picche.” disse l’uomo allungando infine una carta raffigurante,appunto,il due di picche.
    Desmond si porse a prendere la carta,e poi la osservò per pochi secondi.
    L’iride viola degli occhi dell’uomo si riempì di vene,poi tornò alla normalità.
    “Quando sei entrato nella confraternita?” chiese Desmond ancora un po’ diffidente.
    “Oh,molto prima che tu divenissi il maestro assassino,Desmond.” rispose l’uomo. Anche se il cappuccio gli faceva ombra fino alla bocca,i suoi occhi viola risplendevano come se fosforescenti.
    “Chi sei!? Non hai risposto alla mia domanda!” disse Desmond sempre più infuriato dalle vaghe risposte dell’uomo.
    “Sono un comune mortale..o no?” disse l’uomo a bassa voce.
    Cacciai anche io la lama celata,iniziavo ad innervosirmi della presenza dello strano uomo. Notai però che la giacca aveva impresso il simbolo degli assassini,e che addirittura c’era disegnata una volpe di fuoco.
    “Desmond?” chiesi nel panico più totale,perchè di sicuro il mio amico lo avrebbe attaccato.
    Ma fu preceduto da un assassino,che gli si buttò addosso con la lama celata puntata: l’uomo afferrò il polso dell’assassino,e lo fece roteare. L’assassino lanciò un grido di dolore. Tutti gli assassini puntarono pistole,fucili e lame celate sull’uomo.
    Si guardò intorno,con l’iride di nuovo piena di vene,poi gettò l’assassino per terra e tutti deposero le armi.
    “Tranquilli,sono dei vostri.”
    Desmond era pronto ad attaccare.
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    10.Di generazione in generazione

    Passarono i giorni,e la confraternita sembrava ancora più viva,una volta che Altair fu il capo. Desmond non aveva preso male niente: anche se non fosse più stato il capo della confraternita,sarebbe stato un “assassino speciale”. Io e Desmond eravamo parenti,ma come? Avevamo mai avuto un filo diretto di genetica? Oppure un piccolo dettaglio ci aveva imparentato? Di certo,avrei chiesto spiegazioni ad Altair.
    Mi recai nel suo studio,trafficato pure peggio di quello di Desmond.
    “Maestro Altair?” chiesi aprendo la porta dello studio.
    “Entra,Jake. Sapevo già del tuo arrivo.” rispose Altair.
    Mi sedetti,poi chiesi: “Sono venuto qui,per sapere come mai io e Desmond siamo parenti.”
    “Sapevo che il flashback non ti sarebbe bastato,volevo proprio che venissi a chiedermi spiegazioni.”disse Altair,alzandosi dalla sedia e girovagando davanti alla finestra.
    “Quindi?” chiesi io impaziente.
    “Come puoi ben sapere,io ho avuto due figli. Uno maschio Qualan Gal,e una femmina,Freya. Il maschio ha dato vita alla generazione diretta di Ezio e Desmond. La femmina,invece..”
    “Invece?” chiesi io mettendomi una mano sul mento.
    “La femmina invece ha dato vita alle generazioni che vengono prima di te. Quindi,tu e Desmond siete cugini. Il fratello di Desmond era il famigerato Soggetto 16,ma una volta ucciso il compito è spettato a te.” mi disse Altair. Poi prese un foglio e me lo porse. Sopra c’era un albero genealogico. Lo schema partiva da Altair:egli aveva avuto due figli (Freya e Qualan Gal)
    Io discendevo da Freya l’assassina: in mezzo tra me e la mia antenata c’erano solo punti interrogativi. Desmond invece discendeva da Qualan Gal.
    Altair mi guardò fisso negli occhi: vidi la mia nascita: ero in un ospedale ben curato,apparentemente normale. Gli infermieri mi portavano verso l’incubatrice: le pareti erano sporche di sangue,come se qualcuno con una mano sanguinante la avrebbe strusciata sulle pareti. Fuori dalla stanza,rimbombavano grida di dolore ed imprecazioni. Sentivo donne piangere disperatamente,e seghe elettrice azionarsi su un tessuto di corpo umano,oppure animale. La porta della stanza si spalancò violentemente: entrò un uomo alto e robusto. I suoi pantaloni e la camicia erano decorate da file di proiettili di una mitragliatrice leggera. L’uomo cacciò un fucile da dietro la schiena,e sparò ad entrambi gli infermieri che mi assistevano. Stavo cadendo a terra,piangente,quando improvvisamente i fermai: una specie di fumo rosso mi stava avvolgendo dolcemente. Guardai verso l’alto,e vidi un uomo formarsi dal nulla e tenermi in braccio.L’uomo che mi teneva aveva un foro di proiettile in testa,e la ferita non era sanguinante. I suoi occhi ogni tanto emettevano una scarsa luce.
    L’omaccione col fucile minacciò l’uomo,con un tono di disprezzo.
    L’uomo che mi teneva (mio padre) disse: “Smettila,Huber. Non puoi fare queste scemenze solo per soldi.”
    L’uomo fece una smorfia di derisione,e poi allargò le braccia. Poggiò il fucile per terra e si girò di spalle.
    “Pensi che..” disse affilando qualcosa. “Pensi che solo perchè sei il preferito puoi fermarmi? Ti sei sbagliato completamente.” disse l’uomo girandosi: brandiva un coltello luminoso,quasi simile ad un frutto dell’Eden.
    “E poi,non lo faccio per soldi.” disse sempre l’uomo,strisciando il coltello sulla parete.
    “No. Non lo farai.” disse mio padre,poi alzò una mano.
    L’uomo saltò addosso a mio padre: cominciò ad agitare il coltello per colpire mio padre,ma quest’ultimo si dissolveva per poi riapparire in un altro punto.
    “Sono stato preparato per questo.” disse l’uomo maneggiando il coltello a ventaglio: da quel solo coltello ne uscirono cinque pugnali da lancio.
    “Mettili subito a posto.” disse mio padre.
    “Mai.” urlò l’uomo vendicativo scagliandosi su mio padre.
    Questa volta lo colpì,e quindi il suo teletrasporto divenne meno forte.
    “Ora,sei lento.” sussurrò l’uomo.
    Infatti,mio padre si era sfilato il coltello dal torace,per poi brandirlo. Come se non bastasse,la ferita stavolta sanguinava,e non poco.
    L’uomo se ne stava andando,poi si girò a guardare.
    “Tu. Vuoi proprio morire oggi.” disse ridendo,poi mi guardò.
    “No,Huber!” urlò mio padre. Mio padre lanciò poi il coltello con una precisione mortale nello stomaco dell’uomo.
    L’uomo si sfilò noncurante il coltello dallo stomaco,come se fosse solo un taglietto.
    Sorrise,poi lo lanciò sul palmo di mio padre: quest’ultimo era in piedi,quindi il coltello perforò il palmo e si infilò nelle mattonelle della stanza.
    “Ed ora cosa fai? Chi chiami adesso,fratello!?” urlò l’uomo levandosi i proiettili di torno.
    Sfoderò un altro coltello da una fondina nascosta,e di nuovo appese mio padre per l’altro palmo. Mio padre sembrava un crocifisso.
    L’uomo estrasse una spada da un’altra fondina e la conficcò nello stomaco di mio padre.
    “Questo sicuro lascerà il segno.” disse l’uomo allontanandosi ed accendendosi una sigaretta.
    “Quanti ne hai uccisi oggi? 20? 30? 40? Eh? Lurido assassino!” cercò di urlare mio padre.
    “No,no,no! Silenzio! Non sprecare le ultime energie: usale almeno per fare un discorso a tuo figlio.” disse l’uomo ridendo.
    A mio padre sanguinò la bocca. “Vendicami.” sussurrò.
    Una volta che mio padre ebbe abbassato la testa,l’uomo venne verso di me e mi afferrò per il collo.
    “Ora uccidiamo questo piccolo bastardo.” disse,estraendo un pugnale dalla fondina pettorale.
    Stava avvicinando la punta del coltello al mio corpo senza vita: aveva fatto un taglio superficiale,quando improvvisamente un proiettile perforò la sua testa.
    L’uomo cadde per terra ed io con lui: vidi però che la testa di mio padre era fumante dalla ferita.
    Tutto d’un tratto un fumo rosso mi porto nella incubatrice,dove una infermiera mi salvò.

    Il flashback finì lì: niente spiegazioni,niente morale.
    “Ora,ti riesce chiara quella ferita superficiale sulla pancia di cui non hai mai avuto spiegazioni?” mi chiese Altair.

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    12. Il portavoce

    Dopo una settimana di depressione pura,Altair entrò nella mia stanza d’alloggio. Tolsi le cuffie dalla mia testa e mi sedetti sul letto.
    “Buon giorno,Jake.” disse Altair.
    “Ciao.” dissi io.
    Altair prese una sedia e si sedette davanti a me.
    “Ho trovato tuo zio.” disse.
    Sollevai la testa,e vidi che Altair mi porgeva un pacchetto. Afferrai il pacchetto,nel silenzio.
    “Tuo zio (Huber Muster),come già sappiamo è il capo dell’odierno ordine templare. Quest’oggi terrà una conferenza al popolo di Masyaf,fingendosi un politico benestante.” disse Altair.
    Nel pacchetto c’era una foto di mio zio: era un uomo di media età,molto simile a me. La foto era stata scattata in una prigione,lo capivo dalla tonalità dei colori e dal fatto che mio zio stringesse il cartone di identificazione.
    “Quando? A che ora sarebbe questo convegno?” chiesi fissando la foto.
    “Non distrarti troppo dal tuo obiettivo primario,Jake. Ricorda che tuo zio è un templare,e farà di tutto per impedire la salvezza di Adamo ed Eva.” disse Altair.
    “Perchè?” Chiesi io,senza distogliere lo sguardo dalla foto.
    “Perchè i templari vogliono Adamo ed Eva. Vogliono che gli portino da Minerva,in modo di comandare anche gli Dei romani.” disse Altair scandendo bene le parole.
    “Fermare tuo zio adesso...ci darebbe un vantaggio,ma sicuramente qualcuno perderà la testa e farà scappare qualche morto divino,cambiando il nostro essere fisico e spirituale per sempre. Ricorda questo,Jake.” disse Altair andandosene.
    Strini con tutta la mia forza quella foto,e vidi del fumo rosso uscire dalle mie mani: ero allo stadio finale,e stavo per diventare come mio padre.
    In quelle ore seguenti,mi allenai come se fossi stato una recluta: non volevo ascoltare Altair,volevo la morte di quell’uomo subito. Nel tardo pomeriggio mi recai a cavallo alla conferenza.
    Huber aveva scelto proprio un luogo perfetto per una strage: in mezzo a quelle campagne,le famiglie vivevano di stenti,producendo il necessario da sè. Ad un certo punto,mentre galoppavo,vidi una folla adunata in un solo punto preciso delle campagne. Scesi a valle,ed arrivai all’adunata. Smontai dal cavallo e mi abbassai il cappuccio,per non essere confuso con gli assassini. Mio zio era lì. Stava parlando in mezzo a dei morti di fame,con un espressione da psicopatico. Accanto a lui,c’erano due guardie del corpo armate con fucili d’assalto,per la precisione dei Magpul masada.
    Mi fermai in mezzo alla folla ad origliare.
    “Cittadini,questo è il futuro. Le vostre condizioni di vita sono insoddisfacenti? Avete diritto ad una vita migliore,con tutte le comodità che vi spettano. Siete stati troppo a lungo ad aspettare che qualcuno vi desse quest’opportunità,e finalmente siete stati accontentati. In cambio,noi vi chiediamo solo una cosa: consegnarci i vostri politici vivi. E queste campagne in queste splendide zone collinari saranno di nuovo indipendenti come un tempo!” disse Huber.
    “No! L’ultimo che ci portò al lastrico fece lo stesso identico discorso!” urlò un contadino in mezzo alla folla.
    Huber fece segno ad una guardia del corpo,e quell’uomo si zittì.
    “Dovete fidarmi di me,come io mi fido..” disse Huber.
    La guardia del corpo sparò un colpo nella fronte del contadino.
    “Come io mi fido di voi.” disse mio zio.
    Ci fu il panico generale: famiglie di contadini urlavano e scappavano,e giusto qualcuno cercava di soccorrere il ferito.
    Le due guardie del corpo scesero in strada e spararono a tutti i fuggiaschi. Presto quella piazza malandata si ridusse in un mare di morti. Intanto,Huber beveva vino,prodotto in quelle campagne stesse. Mentre osservavo con disprezzo quell’uomo,alle spalle sentii un grido di guerra. Mi girai,ed una guardia del corpo stava per colpirmi con il calcio del fucile. Schivai il colpo ed affondai la lama celata nelle viscere dell’uomo,sporcando il suo elegante vestito di sangue. Infilai poi anche l’altra lama nello stomaco,e poi alternai le due lame velocemente: in pochi secondi l’uomo era a terra,esangue. L’altra guardia del corpo mi stava per attaccare alle spalle: schivai agilmente il colpo e feci uno spesso taglio sul torace dell’uomo. La guardia si parò il taglio con le mano destra,mentre con l’altra cercava di tirarmi pugni e quant’altro. Deviare il pugno fu facile: presi l’uomo per il polso,e gli tirai un pugno sulla mascella. L’uomo indietreggiò,barcollante. Huber iniziava a preoccuparsi. Me ne accorsi,e tagliai la gola alla guardia del corpo. Huber si mise a ridere,scendendo dal palco,ancora col bicchiere di vino in mano.
    “Avrei dovuto immaginarlo.” disse ridendo.
    Feci cadere il cadavere della guardia per terra,poi iniziai a fissarlo.
    Quel lurido bastardo,col suo completo elegante e con la sua cravatta nera mi stava ridendo in faccia,come se già sapesse che avrei attaccato ed ucciso le sue guardie.
    “Ancora state a bisticciare con noi!?” chiese,sempre ridendo come un matto.
    Seguii i suoi movimenti con la testa,pronto a scattare in caso fosse scappato.
    Huber invece mandò giù l’ultimo sorso di vino,poi gettò per terra il bicchiere vuoto. Si tolse la giacca e la buttò per terra,poi sfoderò i famosi,lunghissimi artigli dai polsi.
    Erano davvero spaventosi: sembravano in acciaio,appuntiti come una spada.
    “Allora,ti do 10 secondi per scappare.” disse Huber.
    “Uno,due,tre,quattro..” stava contando,fino a quando una pietra lo colpì alle spalle. Si girò lentamente,e vide un bambino di 10 anni piangente,ancora accovacciato per terra.
    “Sei stato tu?” chiese.
    Il bambino annuì,ancora piangente e singhiozzante.
    Huber squarciò il suo intestino con gli artigli,mettendosi d’impegno.
    Ero già in volo,con la lama celata pronta. Stavo per atterrare sul suo collo,quando si girò e mi infilzò la pancia. Fece dei gesti violenti in modo da farmi scendere lungo l’artiglio all’altezza giusta per potermi guardare in faccia. “Ti risparmio solo perchè il maestro assassino possa vederti.” mi disse,poi mi mise in groppa sul cavallo.
    Ancora stordito,iniziai a galoppare.
    Ero quasi arrivato alla fortezza,quando la vista si appannò.
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    12. Tibet

    Buio. Ero in un universo parallelo,tutto buio? Ero in un obitiorio? Ero morto? Ero vivo? Ero in una bara? Furono queste le ansie e le paure che mi presero mentre fissavo il buio. Avevo appena riaperto gli occhi.
    “Sono vivo?” balbettai.
    Nessuna risposta,nessun rumore che mi desse la certezza di non essere solo.
    Sollevai le braccia,per assicurarmi di non essere imprigionato in qualcosa. Ero nel vuoto? L’ansia prendeva il sopravvento.
    “C’è nessuno?” urlai preoccupato.
    Iniziai a respirare con affanno,mentre i muri della stanza si trasformavano in fumo rosso. Mi guardai intorno,avevo una paura indescrivibile. Mi misi ad urlare come un matto,ormai l’ansia e la paura regnavano su di me. Sentii poi dei battiti cardiaci,e piano piano il fumo sembrava stringersi intorno a me. I battiti cardiaci aumentavano,ed i muri avanzavano sempre di più,fino a chiudermi in un quadrato di fumo. Stavo per svenire,quando un dolore atroce allo stomaco mi fece urlare di dolore con tutti i polmoni. Il battito cardiaco aumentava sempre di più,e cominciai a sentire un caridoelevatore. Poi iniziai a sentire gente che parlava,regnava il caos più totale. Urlai di nuovo,ancora di più della volta precedente.
    Improvvisamente vidi una luce bianca abbagliante,e mi risvegliai in una sala operatoria.
    “E’sveglio!” urlò un dottore.
    “Presto,riaddormentatelo!” urlò un altro.
    Vidi uscire tantissimo sangue dalla mia ferita. Il mio stomaco era quasi squarciato,e a vederlo stavo per perdere di nuovo i sensi.
    Alla fine,un infermiere mi mise il respiratore e mi addormentai di nuovo.
    Mi risvegliai nella mia stanza,bendato e fasciato. Le bende erano tutte unte ed imbevute di sangue. La ferita era lacerata,pensavo fosse un miracolo che fossi vivo.
    “Uh,Jake Muster.” disse un medico fermandosi davanti al mio letto.
    “Vedo che ha ripreso conoscenza.” disse leggendo la cartella.
    “Quanto tempo sono restato qui?” chiesi.
    “Uh..5 giorni.” disse il dottore.
    Sbuffai e chiusi gli occhi.
    “Altair chiede di te personalmente.” mi informò il dottore.
    “Bene,mi aiuti ad alzarmi allora.” dissi io.
    “Oh,non c’è bisogno.” disse il dottore.
    Riaprii gli occhi ed Altair era accanto a me.
    “Come---? Come diavolo hai fatto?” chiesi saltando per la paura.
    “Camuffamento. E’ solo una piccola parte di quello che può fare un frutto dell’Eden.”
    “Novità!?” chiesi io.
    “Niente di che. Tuo zio è alla ricerca di Adamo ed Eva. Desmond è partito in aiuto dei due.” disse Altair.
    “Desmond!?” urlai io.
    “Calma!” disse Altair.
    “No.” dissi alzandomi dal letto.
    “Io vado a cercarlo!” dissi.
    Altair mi aiutò,tramite un frutto dell’Eden,a volare direttamente da Desmond.
    Egli si trovava in Tibet,dove si supponesse fossero lì mio zio ed Adamo ed Eva. Ero in cima ad una montagna,con gli arpioni e con i cavi di sospensione. Evidentemente Desmond aveva scalato la montagna per avere una vista migliore del paesaggio o per orientarsi. Mi aggrappai sulla cima della montagna,e nello scalarla chiamai Desmond aspettandomi che fosse lì.Invece ero solo. L’unica compagnia era il fischio che produceva il vento. Attivai il visore termico,almeno per rintracciare Desmond con il calore,ma tutt’intorno non c’era traccia di calore.Mi fermai ad osservare il paesaggio,sbigottito. Il vento mi soffiava in faccia,portandomi di tanto in tanto dei fiocchi di neve sul volto. Mi coprii il volto con la kefia,e poi sparai il rampino ad una sporgenza poco più sotto la vetta della montagna. Mi calai sulla sporgenza,e mi fermai di nuovo ad osservare. Girando un po’ per la sporgenza,vidi che dentro la montagna c’era una caverna naturale. Decisi di accamparmi lì. Mi ero rannicchiato in un angolino,quando sentii delle voci provenire dalla caverna inoltrata.
    Mi nascosi accuratamente,poi origliai.
    “Che ne pensi,Saverio? Dici che “il prototipo” ha trovato Adamo ed Eva?” disse sarcastico uno.
    “Non ti conviene fare battute sconvenienti,Davide. Huber potrebbe essere qui a sentirti,e personalmente non voglio essere squartato. Nè tanto meno morire di freddo in questa caverna!” disse l’altro.
    Si avvicinavano a me. Mi superarono,e si fermarono ad osservare il paesaggio dalla sporgenza. Uscii cauto dall’ombra: sfoderai le lame nascoste e le affondai violentamente nella nuca del primo uomo. L’uomo cadde a terra in un mare di sangue,mentre l’altro sfoderò la pistola e mi disse impaurito: “Chi sei tu?!”
    Porsi la mano per una presentazione elegante,l’uomo si avvicinò e sfiorò la mia mano,diffidente. Appena la sfiorò,la afferrai in una morsa che mi aveva insegnato Altair; girai poi il polso dell’uomo fino a sentire un osso spezzarsi,poi lo disarmai e gettai la pistola dalla sporgenza.
    L’uomo indietreggiò piagnucolante,tenendosi il polso. Presi la rincorsa ed affondai la mia lama celata nella giugulare. Lasciai poi cadere a terra il cadavere. Proseguii il mio cammino. La caverna era stata ben illuminata,e mi sorse il sospetto che fosse una base templare. I miei sospetti erano giusti: arrivai in una specie di vedetta,da cui si intravedeva un laboratorio attrezzato. Stavo indietreggiando per andarmene,quando mi scontrai di spalle con qualcosa. Mi girai e vidi una guardia templare: sul suo volto era dipinta la paura,e fece appena in tempo a prendere fiato,che lo sgozzai con la lama celata.
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    16. Ritorno alla normalità

    “Si poteva evitare!” urlai alzandomi dalla sedia.
    Uscii furioso dalla stanza,sbattendo con violenza la porta.
    Tutti gli assassini erano fermi nel corridoio,cercando di capire che cosa fosse successo durante il litigio. Guardai irritato intorno a me. Danis stringeva un foglio,con gli occhi sgranati.
    “Beh?” dissi io con un tono di rabbia,poi scesi per le scale.
    Aprii la porta della mia stanza,e mi ci chiusi dentro.
    “Huber è un osso duro,Jake.” sentii da una parte della stanza.
    Mi allarmai,e sfoderai subito la lama celata. Mi aggiravo per la stanza,cercando di capire da dove venisse quella voce misteriosa ed allo stesso tempo inquietante.
    “Non pensare che sarà facile ucciderlo.” sentii da una nuova parte della stanza.
    Arrivai poi al centro della camera. Davanti al tavolino,nell’ombra,qualcuno si stava accendendo una sigaretta.
    “Chi sei?” chiesi ad alta voce.
    “Qualcuno interessato a salvaguardarti.” disse la figura uscendo dall’ombra.
    Era un uomo sulla 30ina d’anni,vestito elegantemente con una giacca bianca ed una camicia blu. I bottoni della giacca erano dorati,e mascherava un sorriso sghembo dietro la finissima barba.La prima cosa che notai erano i suoi occhi di un blu intenso,che ero riuscito quasi a vedere nell’ombra.
    L’uomo iniziò a fumare.
    “Chi sei? Non hai risposto alla mia domanda!” dissi,ringhiando,per cercare di incutere terrore.
    L’uomo sbuffò,guardandosi l’orologio disse: “Uno interessato alla tua causa.”
    “Voglio nomi!” dissi avvicinandomi.
    Pensavo che l’uomo mi avrebbe colto di sorpresa con un pugno,ma mi porse gentilmente un foglietto.
    Lo presi insicuro,e vidi che era un elenco di nomi.
    “Quello che vedi,caro Jake,è l’elenco dei cospiratori di Huber.” disse,mentre io ero impegnato a leggere l’elenco.
    “E perchè dovrei crederti?” dissi alzando gli occhi verso di lui.
    “Perchè sostengo la tua causa,ovvio.” disse l’uomo.
    “Non ti credo. Voglio certificazioni.”
    “E va bene,Jake..” disse l’uomo,mettendosi il cappello.
    “Sono solo un messaggero. Stai attento a chi scegli di uccidere.Un solo nome ti salverà,o ti condurrà alla fine che ha fatto Desmond Miles.” disse l’uomo indietreggiando di spalle verso la finestra.
    “Chi!?” urlai.
    Avevo già la lama pronta,e stavo correndo verso l’uomo,quando all’improvviso si gettò di spalle dalla finestra. Corsi subito a vedere dove fosse andato,ma era come se fosse svanito nel nulla.
    Mi girai,e vidi che aveva gettato la sigaretta sul mio pavimento. La raccolsi,e vidi che la cenere accumulata sul pavimento aveva la forma del logo della Abstergo.
    Pulii il pavimento,e mi diressi verso la stanza di Altair.
    L’ufficio era vuoto,e sulla scrivania c’erano diversi fogli con stampate le immagini della missione in Tibet. Chi mi avrebbe potuto scattare quelle foto,e perchè?
    In quel momento Altair entrò nella stanza.
    “Jake.Che ci fai qui?.” chiese,come se non si aspettasse la mia presenza.
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    19. Un massacro

    “20 metri.” sussurrò il pilota dell’elicottero.
    “Spegnete le luci.” rispose Altair.
    “Piomberemo come gli angeli della morte nel buio.” continuò.
    “10 metri.” affermò il pilota.
    “Mettete le maschere anti-gas.” disse Altair indossando la sua.
    Mettemmo le maschere a gas,e ci calammo dalle corde sulla piattaforma che sovrastava l’oceano. Imbracciai il mio MP5 silenziato e seguii Altair. Davanti a noi c’era l’entrata posteriore,ovviamente pattugliata da soldati con torce e rilevatori termici.
    “Ok,sparpagliatevi. Una volta vicini alla porta apritela con cautela.” disse Altair alla radio.
    “A terra.” ordinai alla mia squadra.
    Iniziai a strisciare in direzione della porta seguendo Altair,mentre le guardie fumavano sigarette e bevevano alcolici,cantando in stato d’ebbrezza canzoni orribili.
    Una volta davanti alla porta,aprii lentamente la maniglia,visto che era arrugginita.
    Mi ritrovai in un corridoio,con ai lati accessi ad alcune stanze. Tutte le porte erano,per mia fortuna,chiuse. Feci segno alla mia squadra di proseguire.
    Mentre camminavo basso per il corridoio Altair mi fermò.
    “Guardie addormentate. Nella stanza alla tua destra. Che facciamo?” mi chiese.
    “Ross,occupatene tu.” ordinai.
    Altair avanzò sicuro verso una porta,e piazzò una carica da irruzione,mentre sentii le gole delle guardie sgozzate.
    “Siamo sicuri che sia questa?” chiesi.
    “Se la mia mappa è esatta,si.” rispose.
    “Tu stordente e io..” stava per dire Altair,quando sentimmo delle urla strazianti provenire dalla stanza.
    “E’ meglio fare il giro lungo?” chiesi.
    “Non c’è il giro lungo.” disse Altair.
    “Recon Squad,fate fuori tutte le guardie sul perimetro e staccate le luci,non possiamo attirare tutta l’attenzione su di noi.” ordinai ai membri restanti delle squadre,che si divulgarono all’istante.
    Io ed Altair aspettammo una conferma dalla Recon Squad,mentre sentivamo le urla del prigioniero 567.
    “Fatto,potete andare.Le guardie sono mute e la restante parte della piattaforma è buia.” disse Ross dopo alcuni minuti.
    “Tre,due,uno..”mi disse Altair con il dito sul detonatore.
    “ORA!” urlò facendo esplodere la porta,mentre io lanciavo una stordente all’interno della stanza.
    Indossai il visore termico,visto che Altair aveva già lanciato un fumogeno.
    Vidi dunque che gli scienziati si erano nascosti agli angoli dei muti,per evitare di essere visti nel buio. Il 567 era legato ad una sedia,ed accanto a lui c’era un tavolo con siringhe sempre più grandi. Camminai lento verso la mia preda,e la sgozzai con la lama celata,mentre Altair stava strozzando l’altro.
    Corsi subito verso il prigioniero 567 e lo liberai dalla sedia dove era legato.
    “Riesci a sentirmi?” chiesi senza guardare il volto del prigioniero,visto che lo stavo liberando dalla sedia.
    “Si,si..” si lamentò con poca voce.
    “Allora?” disse Altair impaziente.
    “E’ lui.” dissi accertandomi che fosse Desmond.
    “Vecchio mio.” disse Altair porgendo la mano a Desmond per farlo alzare.
    “Dovrebbe essere il contrario.” fece ironico,ma si sentiva che non era per niente in forma.
    “Tieni.” dissi dando un M4 silenziato a Desmond.
    “Grazie,Jake. Non sopportavo più questa prigionia.
    “Jake! Altair! Siamo nella merda qui! La granata stordente ha fatto rumore e i templari stanno uscendo dalle stanze sotterranee! Dobbiamo andarcene subito dalla piattaforma..oh cazzo! Le luci si sono accese,sono spacciate!” urlò terrorizzato Ross.
    “Richiamate subito l’elicottero!” urlai.
    “Andiamo?” disse Altair già in fondo al corridoio.
    “Subito.” rispose Desmond.




    Corremmo verso l’uscita,e ci ritrovammo in un campo di battaglia. L’esercito templare era schierato contro di noi,e sparse sulla piattaforma c’erano torri difensive armate di mitragliatori.
    Desmond si riparò insieme alla Recon Squad,mentre io ed Altair ci riparammo insieme dietro una cassa di metallo.
    “Una cazzo di cassa di metallo? E che dovrebbe contenere?” chiesi stupito ad Altair.
    “Questo posto è segreto anche per il governo,pensa un po’.” disse con tono ovvio Altair.
    “Governo ombra?” domandai stupefatto.
    “E’ probabile che il governo mondiale collabori con i templari.” Rispose.
    I mitragliatori iniziarono a sparare sulla Recon Squad,mentre io ed Altair cercavamo di fare fuori qualche templare.
    “Qui Recon Squad-1. Non posso atterrare,è troppo pericoloso!” disse il pilota,mentre un RPG lo inquadrava nel mirino.
    Ovviamente sparai l’RPG,in modo da innescare un’esplosione che fece fuori un gruppetto di soldati.
    “Mi hai salvato il culo,Jake!” disse il pilota.
    “L’hai detto.” risposi.
    I templari erano di più,e qualche membro della Recon Squad iniziava a cadere.
    “Altair,stiamo perdendo unità!” dissi.
    “Spara e spera!” mi urlò.
    Mirai velocemente ed in successione qualche templare,e sparai.
    “Ah,mi sono rotto il cazzo!” urlò Desmond ed abbandonò il riparo,uscendo all’scoperto.
    “Desmond,no!” urlai.
    Una pioggia di proiettili investì Desmond,che però con cadeva,anzi sembrava illuminarsi di arancione,ed avanzare sempre più velocemente in direzione dei nemici.
    “Ritirata,ritirata!” urlò spaventato un generale templare.
    Desmond lo afferrò per la gola e lo prosciugò delle sue energie con so che forza,so solo che il cadavere era disidratato e scheletrico in pochi secondi. Sfoderò gli artigli e si tuffò nella mischia,affettando un gruppetto di guardie,mentre il sangue schizzava allegramente su tutta la piattaforma. Un cecchino impaurito stava mirando Demond,ma quest’ultimo fece un salto disumano sulla torre difensiva,infilò gli artigli dentro la gabbia toracica dell’uomo e tirò verso l’esterno,aprendo completamente il torace.
    “Ma..ma siamo sicuri che è Desmond?” chiesi impaurito ad Altair.
    “E’ proprio lui.” mi rispose stupefatto.
    Mentre ormai la piattaforma era coperta da un tappeto di sangue,Desmond afferrò il cranio dell’ultimo soldato presente ed infilò i pollici nei bulbi oculari,strizzando gli occhi del malcapitato.
    Desmond buttò il cadavere in mano come se niente fosse,e si girò verso di noi.
    Era completamente sporco di sangue e del tutto ferito,ma la sua carne si rigenerava come se nulla fosse successo.
    “Allora,dove si va?” chiese venendo verso di noi.
    “Ti portiamo a farti una bella doccia.” commentò ironico Altair.
    “Eccoli! Sparate,sparate!” urlò un generale alle nostre spalle,con un gruppo di soldati.
    “Saltate,saltate! Non posso atterrare!” urlò il pilota.
    Tutta la Recon Squad morì,mentre Altair e Desmond saltarono sul’elicottero.”
    “Presto,presto!” urlò Desmond allungandomi la mano.
    Stavo per saltare,quando una lama ampia e gelida mi squarciò l’intestino.
    Caddi per terra,e la mia vista si appannò.
    L’elicottero si allontanava. Io girai lo sguardo,e vidi Huber guardarmi con un sorriso malizioso.
    “Bentornato a casa,Jake.” disse togliendo l’artiglio.
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    21. Aria fresca.
    E’ notte fonda,la città dorme nelle tenebre.Piove. Qua e là,ogni tanto,nelle strade si vede qualche uomo camminare,o qualcun altro dormire su un cartone. Le insegne dei negozi sono spente,è aperta giusto una taverna in questa Spooner street. Dentro,ubriaconi bevono per dimenticare,giocano d’azzardo e vomitano. Un uomo esce dalla taverna e si accende una sigaretta barcollante. 

    “Schbuonascera.” urla,senza avere il controllo dell’ebbrezza.
    “Non guidi.” gli dico.
    “Vai stranquiglio.” mi risponde,ed inizia ad allontanarsi cantando a squarciagola.
    Entro nella taverna,almeno mi riparo dalla pioggia. Dentro,una musica anni ’50 fa da colonna sonora ad uno dei luoghi più tristi di una città dormiente. E’ un luogo di puro degrado,ci sono ubriaconi,giocatori d’azzardo e persino una prostituta in attesa di un cliente.Mi avvicino al bancone.
    “Mi scusi..” cerco di attirare l’attenzione.
    Il barista sta facendo un solitario,mentre fuma.
    “Si?” chiede scocciato,senza distogliere gli occhi dalle carte.
    “Potrei avere un bicchiere d’acqua?” chiedo.
    Tutti mi guardano storto,barista compreso.
    “Un bicchiere d’acqua per l’uomo puro.” commenta versando l’acqua nel bicchiere.
    Bevo. Mi fermo un po’ a cercare di sentire il rilassante suono della pioggia,ma è quasi impossibile.
    “C’è la partita stasera..la finale del campionato. Vuoi scommettere sulla squadra vincente?” mi chiede con finto interesse il barista.
    “No,grazie.” rispondo.
    “Allora te ne puoi anche andare.” commenta uno con l’aria stanca.
    “Grazie.” dico alzandomi dallo sgabello.
    “Quando vuoi.” dice il barista,tornado a fare il solitario.
    Esco dalla taverna. Non ho la più pallida idea di dove io possa essere.
    Una macchina nera passa per la strada,e si ferma accanto a me.
    Il finestrino si abbassa,ma non riesco a vedere il volto della persona all’interno.
    “Sei Muster? Jake Muster?” mi chiede.
    “Dipende.” rispondo.
    “Che culo..questa è proprio una serata di merda.” commenta la figura,abbassandosi una sciarpa e togliendosi un paio di occhiali neri.
    “Che ci fai qui,Albert?” riconosco l’assassino.
    “La domanda è che ci fai TU qui,Jake. Sali in macchina,ti porto a casa.” dice.
    Entro in macchina.
    “Allora,che hai fatto per tutto questo tempo?” mi chiede facendo partire la macchina.
    “Non ne ho la più pallida idea. Non sono rimasto negli Assassini?” chiedo.
    “No. Sei scomparso dopo il recupero di Desmond.”
    “Che ne è stato di Altair?”
    “Morto. Altair è morto. Ora il capo della confraternita è a tutti gli effetti Desmond.”
    “Morto? Come è possibile?”
    “Huber l’ha ucciso poco dopo averti infilzato.”
    “Oh,Dio mio..” commento.
    “Quello che conta adesso e che tu e Desmond siate vivi.”
    “Dove mi stai portando?”
    “Siamo tornati in America,Jake. Abbiamo lasciato Masyaf ad una parte degli Assassini in grado di difendere la fortezza,mentre il resto è in America. Ora siamo nel New Orleans. Ti devo portare a Washington. Ti conviene farti una bella dormita,da quanto ho saputo non te la sei passata bene questi ultimi quattro giorni. Ma come sei finito dai Ripulitori? Eh?” mi chiede.
    “Io non lo so. Tutto quello che ricordo è che abbiamo salvato Desmond. E’ probabile che i templari abbiano rimosso la mia memoria?”
    “E’ pura fantascienza..Ma sono capaci di tutto,lo sai.”
    “Già...” commento.
    La notte è passata con una pesantezza indescrivibile. Una volta arrivato ad un bunker degli Assassini,ho salutato con un abbraccio Desmond.
    “Jake..” mi saluta dandomi una nuova lama celata.
    “Desmond.” dico sedendomi.
    “Sempre più in basso.” commenta allargando le braccia.
    Mi guardo intorno,e vedo dappertutto assassini feriti o moribondi appoggiati alle pareti oppure a riposarsi in branda. Il bunker è illuminato solo con un bengala verde.
    “Capisco.” dico.
    “Ne vuoi uno?” dice Desmond porgendomi un sigaro.
    “No,no..da quando fumi?”
    “Oh,da quando mi avete liberato inizio a comportarmi stranamente..ad avere strani impulsi o voglie. Mi ritrovo a fare quello che non ho mai fatto,per esempio,fumare. Dimmi tu il perchè,sei tu il medico qui.” mi dice.
    “Sei molto diverso.”
    “Anche tu non sei il massimo..” mi dice dandomi qualcosa da mangiare.
    “Grazie.” dico.
    “Buon appetito.” mi dice.
    Inizio a mangiare,dopo quattro (o più?) giorni di digiuno.
    “Allora,cosa hai fatto in questi mesi? Hai lavorato con i Templari? Mi fidavo di te,Jake.” mi dice Desmond.
    “Il mondo è così bugiardo.” commento.
    “Non mi accontento di una scusa,Jake. Che è successo? Dove sei stato?”
    “Mi sembri il Ripulitore che mi ha torturato.” dico.
    “Allora sarai stanco di queste domande,suppongo. Altair è morto,l’esercito si è dimezzato e rimaniamo solo io e te. Non intendo rovinare una così bella amicizia.”
    “Se allora mi consideri come il tuo vecchi amico che io ero,dovresti credermi.”
    “Che cosa? Che i templari ti abbiano cancellato la memoria? Pura fantascienza. Abbiamo prove concrete. Le foto scattate durante la missione in Tibet,i video registrati sulla piattaforma marina,il tuo DNA rinvenuto nel laboratorio segreto pochi giorni fa. Sei schedato come l’agente Abstergo 0067821. Da quando fai parte dei templari,Jake?”
    “Se ne ho fatto parte,io non ne sono consapevole. E’ tutta una farsa per farmi incastrare.” cerco di difendermi,e dico realmente.
    “Non hai più appetito?”
    “Mi è passata la fame,grazie.”
    “Ora riposa per qualche ora. Al tuo risveglio voglio chiudere gli occhi e sapere che non è vero che tu sia un templare.”

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  10.     Mi trovi su: Homepage #8757190
    Ottima la prima parte, mentre le altre due, seppur interessanti, non sono degne del primo capitolo.
    Scrivi inoltre molto bene, quanti anni hai e che scuola frequenti?
    Parla dei tuoi libri preferiti, informati sui libri che ti possono interessare, leggi e scrivi le recensioni per dare un'impressione completa del titolo! Vai QUI!


    Di fronte ad una situazione anormale
    ci può solo un Napolitano
    che avvolto da un mare di tonti
    è finalmente giunto ai giusti Monti!
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    wewishOttima la prima parte, mentre le altre due, seppur interessanti, non sono degne del primo capitolo.
    Scrivi inoltre molto bene, quanti anni hai e che scuola frequenti?


    Ho 12 anni,devo fare la seconda media. Grazie dei consigli,in effetti le altre parti non sono granchè. Cercherò di migliorarmi!
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    4.L’assalto
    Desmond ci spiegò,durante il viaggio,che i prototipi dei contenitori dei frutti dell’Eden erano pronti. Quello che dovevamo fare era proteggere l’ultimo frutto dell’Eden,che possedevamo noi. Fummo incaricati di recuperare il frutto dell’eden situato in quella base. La asbergo aveva 4 basi sparse per il globo: una in India,una in America,una in Italia e una in Russia. Noi avremmo attaccato per prima la base americana. O,meglio: una sottobase americana: era lì che si preparava la capsula per la spedizione del primo frutto nello spazio. Testai la lama celata,caricai il fucile e scesi dal furgone insieme alla mia squadra. Le guardie erano appostate ovunque: sapevo che la squadra 1 se ne sarebbe occupata,me ero un po’ diffidente. “Jake! Il rampino!” urlò sottovoce Geroge.
    Sparai il rampino sul coperchio della ventilazione,e tirando lo separai dal condotto.
    “Vai per primo!” mi disse George. Scalai il muro ed entrai nel condotto. Mi sporsi sull’entrata del condotto ed aiutai la mia squadra a salire. Quando fummo tutti nel condotto,vidi Desmond e la squadra 1 fare fuori le guardie con i pugnali.
    “Squadra 3! Potete entrare!” disse George alla radio. La squadra 3 fece irruzione. Ci ritrovammo tutti al centro dell’edificio. “La rampa di lancio è sul tetto del palazzo. Squadra 2 e 3! Aprite una finestra ed arrampicatevi sul tetto! Noi vi copriremo dall’interno! “ disse Desmond.
    Sistemammo tutti l’equipaggiamento e ci arrampicammo su lati diversi del palazzo. Desmond e la sua squadra intanto,anniettavano ogni forma di vita presente in quei piani. Alla fine,entrammo tutti al penultimo piano. Aveva telecamere di sicurezza e tanto altro. La capsula era lì: una navicella poco più grande del frutto dell’eden. Guardai un progetto sul muro. Un satellite Abstergo avrebbe raccolto tutti i manufatti spediti,fino a quando si sarebbero unificati e dato l’universo in mano ai templari. Scattai una foto col cellulare. Desmond aveva manomesso già le telecamere,l’unico problema era l’allarme.
    “Dov’è il frutto?” chiesi irritato.
    “Nella capsula. Non sono così stupidi!” mi disse Desmond.
    “Va bene. Rompete il vetro.La squadra 3 è già sul tetto.” disse Desmond.
    George spaccò il vetro con in calcio del fucile,e Desmond recuperò il frutto dell’Eden.
    “Spedite la capsula! Spedite la capsula!” Urlò Desmond. La capsula fu spedita,vuota,nello spazio.
    “ I C4!” urlò Desmond,sparando alle masse di guardie che arrivavano.
    Dopo pochi minuti,la rampa di lancio era distrutta, e la squadra 3 era pronta a distruggere tutto l’edificio.
    “Avete tutti i paracadute?” urlò Desmond. Tutti annuirono.
    Desmond spaccò il vetro con l’avambraccio,poi si buttò dal penultimo piano. Tutti gli assassini erano pronti a fare lo stesso. Ma non poteva certo essere così facile scappare: oltre ad un elicottero con torretta della Asbergo,le guardie si buttavano con i paracadute come noi. Fu solo dopo che tutti gli Assassini furono a distanza di sicurezza,che la squadra 3 fece saltare in aria l’edificio. A terra,dopo le macerie,c’erano copri esamini di assassini e templari. Desmond usò il frutto dell’eden rubato per curare le nostre ferite,poi ci incamminammo verso la base.
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