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    Questa è una storia di maghi e cavalieri, di magia e combattimenti, di onore e amore... questa è la storia di Edward Strife, un normale e disprezzato ragazzo genio, che presto scoprirà di essere unico nel suo genere.
    Non rivelerò altro sulla trama, dato che me la sto inventando di sana pianta ^^
    In ogni caso, spero vi piaccia il racconto, buona lettura!

    Capitolo uno - Edward Strife.

    Edward Strife odiava andare a scuola.
    Ogni lezione era semplicemente noiosa.
    Non che non capisse gli argomenti, anzi, gli aveva ben chiari, fin troppo.
    Infatti possedeva la dote innata di riuscire a capire immediatamente ciò che gli veniva spiegato.
    Scoprì il suo "super potere" in prima elementare, quando nei primi test la sua insegnate gli fece i complimenti per la sua intelligenza e lo incitò a raggiungere livelli superiori, studiando libri appartenenti alle classi future.
    Così, in cambio di una vita sociale, ricevette il dono della conoscenza.
    Ora a 15 anni, aveva un genio paragonabile ad Einstain.
    "Edward? Edward!" Gli urlò la sua insegnate, la signora Pettwe.
    La Pettwe era un'anziana signora che insegna storia dell'arte.
    Era vecchia, brutta e puzzava. Odiava sopratutto le sue lezioni.
    "Ancora disattento? -disse- Non ti impegni mai a scuola e ti sorprendi dei tuoi voti?"
    Già. A scuola andava malissimo, per meglio dire, VOLEVA andare malissimo.
    Non che avesse un motivo valido, semplicemente lo voleva.
    Forse era per farsi notare, forse per costruirsi la vita sociale che aveva perduto, anche se la stava costruendo come reietto.
    Infatti era disprezzato da ogni suo singolo compagno di classe.
    Facceva parte della Clufford, una scuola superiore americana per soli geni. Lì risiedevano le migliori menti giovanili del globo.
    Ma appena inizò la sua prima lezione, dimostrò immediatamente la sua finta "scarsa intelligenza". E come risultato fu messo immediatamente da parte, tra i "rifuti", gente di scarso livello intelletuale. Nonostante ce la mettesse tutta, anche se le risposte le sapeva, non riusciva a resistere alla tentazione di non rispondere, facendo o scena muta o rispondendo con qualche altra idiozia.
    "Ha-ha! Rettile!" Ciminciò ad urlare Barreten, la sua nemesi.
    L'intera classe scoppiò a ridere.
    Non solo era uno scarto umano ma inoltre era vittima di parecchi episodi di bullismo: difatti, era così odiato dai suoi compagni che o assoldavano bulli dall'altra accademia affianco per picchiarlo o -chi ci riusciva- lo faceva personalmente, in questo caso Barreten.
    Envrys Barreten, genio barra bullo. Era un'energumeno alto due metri, con dei bicibiti grandi come degli scaffali e duri come la roccia. Aveva dei muscoli talmente grossi che da soli potevano fungere da spiana spada. In poche parole assomigliava allo scimmione di Super Mario, ma nonostante ciò Barreten era un rarissimo quanto unico esempio di muscoli e cervello messi insieme.
    Ma neanche Edward se la cavava male con il fisico. Infatti la ginnastica era l'unica materia in cui andava meglio, anche di Barreten. Ma dato che esteticamente sembrava -ed era- magro, lo accusarono di doping, escludendolo dalle lezioni. Che buffonata.
    Come se non bastasse, il suo aspetto era anche un conduttore per i razzisti: i suoi capelli neri e corti uniti con i suoi intensi occhi azzurri, erano troppo strani.
    Concludendo in poche parole, era un reietto della società, odiato da tutti e da tutto.
    Ma sentiva che c'era qualcosa di diverso in lui.. qualcosa che lo rendeva speciale, unico.
    Forse era la sua immaginazione. in fin dei conti era davvero unico e speciale, in senso discriminatorio, ovvio.
    Finalmente scoccò il magico suono della campanella, il suono della libertà.
    Il suono del suo permesso per tornare al dormitorio e isolarsi dal mondo.
    Finalmente, finirono le lezioni.
    "Altra figuraccia, eh?" Disse qualcuno alle sue spalle. Si girò e vide che era Vincent, uno dei suoi unici due migliori amici alla Clufford.
    "Non te la prendere, dai." Disse l'altro migliore amico, o per meglio dire dire amica: Louise.
    Vincent Robogne e Louise Stampede erano gli unici suoi amici nel campus della Clufford.
    Vincent, o come lo chiamavano, Vin, era un personaggio carismatico e alto. La sua particolare bellezza unita ai suoi bellissimi capelli lucenti tirari all'indietro gli davano l'aspetto del playboy perfetto. Cosa che era. Almeno la metà del'istituto femminle gli andavano dietro. Bellezza, intelligenza e fisico. Una combinazione letale quanto perfetta.
    Louise invece aveva un brutto caratteraccio, ma in realtà buono, almeno questo solo con Vin e Edward. Nonostante facesse di tutto per sembrare cattiva e spietata, in compagnia dei suoi due migliori amici la sua natura prevaleva.
    Aveva un bel corpo e dei bei capelli marroni lunghi fino alla schiena. I suoi selvaggi occhi neri le davano un'aspetto intrigante e allo stesso tempo minaccioso.
    Sarebbe stata la Idol perfetta per il campus, se non fosse per il fatto che era bassa. Sembrava quasi una bambina delle medie. Forse era per questo che possedeva un brutto caratteraccio, per dimostrare di essere una tosta.
    "Dai, vieni con noi, ti offro il pranzo al Mac." Ritornò a parlare Vin. "Non c'è ne bisogno, grazie. Credo che a questo punto mi ritirerò nella mia stanza ad ammazzarmi con i videogiochi e con i porno." Rispose Edward sorridendo.
    "Guarda cosa mi tocca sentire.." Sussurò indignata Louise. "Ma guarda che così diventerai cieco." Ridacchiò Vin.
    "E va bene. Credo che verrò anchio: dovreste considerarvi fortunati, ho cancellato tutti i miei impegni, dalla mia agenda per stare con voi." Rispose alzandosi e stiracchiandosi.
    "Quale onore, sua maestà." Commentò sarcastica Louise, facendo l'inchino.
    "Ci vediamo, Sgorbio." Salutò Barreten, dandoglii una dolorosa e sonora pacca alla schiena. Bastardo.
    I tre rimasero in silenzio, fissandolo uscire dall'aula.
    "Ma perchè c'è l'ha sempre con te?" Chiese Vin, fissando l'uscita della classe.
    "Non me lo chiedere, andiamo?" Rispose Edward rimettendo i libri nella tracolla.
    Vin annuì.

    Il loro posto preferito era un piccolo McDonald giù a Point Street, una via molto lontana dalle zone dell'accademia e molto vicina alla città.
    Ci andavano si e no i due studenti del giorno che erano scesi in città per fare shopping e tornando sulla via del ritorno, inceppavano al McDonald. In poche parole era il posto perfetto per chi voleva stare lontano dalla vita liceale.
    Dopo aver ordinato si sederono attorno ad un tavolo, mettendosi a chiacchierare sull'ordine del giorno e cominciando a fare i compiti per domani..
    Amava passare le giornate lì, a chiacchierare in compagnia dei suoi amici: lontano dai guai e vicino a chi lo apprezzava, era il paradiso. Inoltre il propietario era un loro intimo amico e gli permetteva di usare liberamente il locale come punto di ritrovo, a patto di usarlo sempre e di frequente, cosa che facevano ogni giorno a fine lezioni.

    Erano ormai le cinque del pomeriggio quando lasciarono il locale con l'intento di fare una visita in città, alla ricerca di qualcosa da fare.
    Vin propose di fare un salto alla sala videogiochi, Louise di fare una visita al mercatino delle pulci degli studenti. Ma erano posti troppo affolati per i gusti di Edward, così decisero di dividersi, con la premessa di ritrovarci al Mac verso le diciotto.
    Edward si avviò verso i negozi necromanzia nei guartieri bassi, posti poco affolati e molto spaventosi. Perfetto.
    Notò un vecchio negozio di magia e si avvicinò, curioso.
    Il negozietto vendeva parecchi oggetti molto bizzarri.
    Ed pensò che comprare qualcosa e fare qualche trucco di magia per Vin e Louise, sarebbe stato carino. Entrò.




    Le Fan Fiction su cui sto lavorando:

    Honor. Revenge. Action. Metal Gear Zero - A Samurai's Destiny

    Uncharted: La leggenda del Necronomic

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    Il posto era più macabro di quanto si aspettasse.
    Era pieno di libri grandi e sporchi, teste rimpicciolite penzolanti e altra roba non identificata.
    Un vecchietto era alla "cassa" se così si poteva chiamarla.
    Era stranamente vestito con un grande mantello nero che gli copriva tutto il corpo e un cappello a punta.
    Con la sua lunga barba grigia sembrava un vero stregone.
    Cominciò ad avere paura. Così si girò, con l'intento di fare dietro front.
    "Cerchi qualcosa, ragazzo?" Chiese il vecchietto dietro al balcone.
    Dannazione. Ormai non poteva fuggire, così si avvicinò, indeciso se voltarsi e scappare o chiedere qualcosa.
    "Err... sto.. sto cercando qualcosa per fare qualche trucco di magia da fare ai miei.. ahem, amici." Cercò di dire con una voce controllata.
    Dio! Sono un quindicenne e sono un genio. Di cosa ho paura?
    Il negoziante si mise a fissarlo, con occhiate sempre più malvagie.
    "Bah! Vattene via moccioso! Questo non è il posto adatto per te se stai cercando stupidi trucchi di magia come tirare fuori conigli dal cilindro o far scomparire una moneta in una mano e farla comparire nell'altra. Vattene!" Gli urlò minaccioso.
    Spaventato, Edward idietreggiò.
    Improvvisamente tocco qualcosa con i piedi e inciampò, slanciandosi all'indietro.
    Istintivamente, cercò qualcosa a cui agrapparsi.
    Vide un ciondolo in cima alla vetrina, che era appeso ad un tronco molto scuro.
    Afferò il ciondolo, sperando che insieme al tronco lo avrebbe trattenuto.
    Ma così non avenne.
    Il ciondolo si staccò e come risultato, capitolò a terra.
    "Dannato cretino! Il ciondolo di Merlino!" Urlò il mago, precipitandosi verso di Edward.
    Ma era per il ciondolo, non per soccorerlo.
    D'un tratto si fermò e si mise a fissarlo, con gli occhi splancati, come se avesse visto un fantasma. Perchè?
    Ed guardò dove stava fissando.
    Stava fissando il ciondo che aveva afferrato, che, in qualche modo, si era legato al suo collo.
    "Che.. che c'è?" Chiese alzandosi e pulendosi dalla polvere.
    Il vecchietto scuotè la testa, incredulo. "Nononono! Non è possibile!" Si mise a farfugliare, tornando dietro al balcone e abbassandosi. Cos'ha di speciale questo ciondolo?
    Lo prese e si mise ad analizzarlo. Era un piccolo ciondolo dorato a forma di drago, con al centro un giello blu elettrico. Il drago sembrava proteggere la gemma. Era davvero molto bello. Inoltre sembrava che dentro al giello ci fosse qualcosa, qualcosa che si muoveva... un'ottima illusione ottica. Davvero ben fatto!
    "Deve valere molto..." Disse Ed cercando di toglierselo. Ma non venne via.
    "Più di quanto immagini." Sussurò il vecchio ancora dietro al balcone. "Huh?" Chiese il ragazzo cercando insistemente di toglierselo. Controllò la corda, era più piccola della sua testa. Come aveva fatto ad indossarlo al mio collo?
    "Lascia stare, ragazzo, quello è un ciondolo magico, non puoi togliertelo normalmente.." Disse il vecchio che intanto stava macchinando qualcosa dietro al balcone. "Ah! Trovato! -disse alzandosi di scatto e tenendo tra le mani un piccolo libro- questo, ragazzo mio, è "Il Libro". Questa sarà la tua guida base per gli incatesimi."
    Libro? Incantesimi? Ma di che sta parlando?
    "Ah! Giusto, giusto. Perdonami. non ci siamo ancora presentati. Il mio nome è Vanshquish Georgeruth, abbreviato George. Sono un mago di terza categoria della classe appartenenti alla gilda dei Bewolf. Molto piacere." Disse facendo l'inchino.
    Era pazzo. Edward chiuse gli occhi per cercare di contenere la voglia di ridergli infaccia.
    Con tutte le sue forze si voltò e a passo veloce, si diresse verso l'uscita.
    D'un tratto la porta si chiuse. Si girò, incredulo. Il vecchio teneva in mano un bastone molto grande intagliato da una quercia. Tipico dei maghi.
    "Ah, giusto. -disse Ed dirigendosi al balcone e superando il vecchio- il ciondolo. Non posso andarmene con la mercanzia non pagata, giusto?" Prese delle forbici e cercò di tagliare la corda che univa il ciondo.
    Ma improvvisamente, le forbici si bloccarono ad un centimetro dalla corda, senza dare segno di muoversi. Ci mise forza e più forza. Ma le forbici non si chiudevano.
    Splancò la bocca e si girò verso George, cercando spiegazioni.
    George si mise a ridere. "Hahahaha... è innutile ora che il ciondolo ti ha scelto, non puoi più uscirne." Disse avvicinandosi ad Edward e prendendogli le forbici.
    "Io.. io.. che sta succedendo?" Chiese Ed confuso
    "Ora le farò una domanda: mi dica, le piacerebbe diventare un mago, signor.. signor..?"
    "Edward, Edward Strife." Perchè ho risposto?!
    "Signor Strife! Allora, gli piacerebbe?"
    "Mago? Intende quelli che fanno le magie come far levitare cose e lanciare magie come palle infuocate?"
    "Esatto! Un mago! Come me. Quei personaggi mitologici che esistevano nel medioevo. Ma non confonderti a quelli che stavi cercando prima. Noi non facciamo uscire conigli dal cappello o infiliamo persone in scatole per poi infilzarle con spade finte. Potremmo ma noi non siamo quel genere di persone."
    Ed rimase in silenzio, ascoltando le sue stupidaggini.
    "Suppongo che tu ti stia chiedendo il perchè del ciondolo. Vedi, quel ciondo è speciale. Quando ritraccia un futuro mago si attacca ad esso."
    Ed continuò a rimanere silezioso, fissandolo. Infine scoppiò a ridere.
    "Ahahahaha! Certo, certo. Che dite se domani vi dò una mano a cercare anche il figlio scomparso di Topolino? Magari vi dò anche man forte alla ricerca della pietra filosofale! E già che ci siamo magari ci teletrasportiamo nel castello di Re Arthù e ci facciamo una bella scampagnata tra maghi! Hahahaha!!"
    Non riuscì a trattenersi. Il vecchio mutò la sua faccia da entusiasta ad arrabbiato.
    "Sciocco! Non fare l'insolente!" Urlò lanciandogli furiose occhiate.
    Indietreggiò. Sapeva che non era mai una buona cosa contraddire un pazzo.
    "Tu non credi nella magia... vero? -Cominciò ad urlare fissandolo dritto negli occhi- Si... te lo leggo negli occhi.. non ci credi.. vuoi una dimostrazione?"
    Con il bastone puntò un vaso e il vaso si avvicinò ai due, volando. Appena fu vicino ai due cominciò a pressarsi, fino a diventare un cubo piccolo quanto la mano di un bambino di 10 anni.
    "Eccolo.. prendilo." Disse facendo avvicinare il cubo volante.
    Incredulo Edward allungò le mani e lo prese. Era leggero e ruvido... era fatto in terra cotta, come il vaso.
    Il vecchio lasciò andare il suo bastone e d'un tratto il cubo diventò pesante e cadde. Ma sorprendetemente, non si fece niente, anzi rimbalzò e "rotolò" per alcuni centimetri.
    "Vedi? Questa è una magia.. guarda ora che succede se annullo l'incantesimo." Disse facendo muovere una seconda volta il bastone.
    All'improvviso, il cubo scoppiò e scorparse il pavimento con mille pezzi di terra cotta. Il vecchio fece di nuovo muovere il bastone e i pezzi di terra cotta si riassemblarono come vaso e ritornando nel posto originario. Che diavolo sta succedendo?
    "Quello era un'incatesimo di levitazione, trasformazione, controllo dello spazio-tempo e infine riparazione. - Disse George dandogli una pacca sulla spalla - Sei soddisfatto? Ora credi nella magia? Vuoi almeno provare a diventare un mago?"
    Ed rimase a bocca aperta, incredulo della magia a cui aveva appena assistito. Non sapeva cosa dire. Crederci, non crederci... non lo sapeva. Rimase in silenzio e basta.
    "Dalla tua reazione direi di si. Ottimo! Ora seguimi per piacere."
    Il ragazzo lo segui, senza esitazione. Doveva scoprire che stava succedendo.
    "Come ho detto, questo sarà il tuo libro degli incatesimi, qui potrai trovare gli incatesimi, i loro effetti e come eseguirli. Inoltre ci sarà anche il regolamento del mago."
    "Regolamento del mago?" Riuscì finalmente a dire qualcosa.
    "Esatto. La prima e la più assuluta regola è quella di non far sapere a nessuno la tua identità di mago. Se qualcuno scoprisse che esiste la magia, le persone comuni cercherebbero immediatamente di prendere il possesso di un mago al fine di usarlo per i propi scopi, guarda ad esempio il petrolio. Appena l'hanno scoperto, il mondo ha dato il via alla caccia ai pozzi, cominciando guerre e quant'altro.. immagina cosa succederebbe se iniziasse la caccia al mago. Quindi è meglio se non lo dici a nessuno. Ci siamo capiti?"
    "Propio a nessuno?"
    "Bè puoi dirlo a chiunque, ma se poi qualcuno dovesse ricattarti per usare i tuoi poteri, prendendo in ostaggio persone a te care, non lamentarti. Comunque e fortunatamente, qui -Disse aprendo il libro e segnando al ragazzo un punto nel testo- c'è l'incantesimo per la cancellazione della memoria."
    Ed prese il libro e cominciò a sfogliarlo.
    Le pagine era sottilissime, quasi invisibili inoltre erano davvero resistenti. Era davvero una curiosità per il tatto toccare qualcosa di simile... sembrava di toccare aria. Chissà con quale materiale era stato fatto.
    Sembrava un normale libro di duecento pagine, ma a quanto pare ne conteneva di più, molto di più. Ed controllò l'indice. C'erano un sacco di magie e incantesi sotto a categorie e sottocateogire. Contrò l'ultimo numero: 40000000000. Davvero imprensionante.
    "Ma per ora, prendilo e fila a casa -Riprese a dire il vecchietto.- ti contatterò io quando inizierà il tuo apprendistato, intanto, chiederò al consiglio di inviarti un guardiano."
    "Un.. guardiano?"
    "Già chissà quali bizzarrie compiresti senza una guardia del corpo adatta. Ma per ora non rivelerò altro: ti dirò tutto alla tua prima lezione. Perciò per ora sigillerò il dizionario."
    Edward annuì e fissò il libro chiudersi su se stesso ed entragli magicamente nella tracolla. La faccia di Eric era come quella di un bambino che aveva capito che babbo natale non esiste.
    "Molto bene, prendi il libro ed esci. Al nostro prossimo incontro, Strife." Disse il mago spingendolo fuori dal negozio.
    Appena fu fuori, si girò per chidere a George informazioni, ma... il negozio non c'era più. Al suo posto c'era soltanto un muro di mattoni.




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    Che era successo? Dov'era il negozio? E George? Dannazione era accaduto tutto così rapidamente che non ci ho capì nulla. E meno male che sono un tipo che capisce subito le cose.
    "Edward?" Disse una voce alle sue spalle.
    Si girò di scatto, con i nervi a fior di pelle. Era Louise.
    "Oh! Ehm.. ciao Louise.. come va?" Disse guardandosi intorno. "Che.. che ci fai qua?"
    "Bè passavo di qui e... ma che hai? Che è successo? Hai una faccia..." Chiese toccandogli il volto.
    Forse è meglio dirgli la faccenda dei maghi magari lo mi potrebbe aiutare nel capirci qualcosa... sempre se la cosa sia vera. Ci dubitava, però le cose che aveva visto dentro a quella bottega non erano immaginate.
    "Nie.. niente." Babettò allontanadomi. Forse era uno scherzo archiettato da qualche genio della sua scuola. Per evitare figuraccie, era meglio tenerla fuori da tutto.
    "Oh, bè... allora ci dirigiamo al McDonald insieme? Sono quasi le diciotto."
    Edward annuì.
    Nonostante ciò che era successo, Edward passò una semplice cena. Tutto scorse come se nulla fosse mai successo.
    .....
    "E' la stessa cosa! A domani!!" Disse Edward salutando i suoi due amici.
    Mancava un passo dalla porta del dormitorio. Ma all'improvviso, Ed sentì i suoi sensi impazzire. Sentiva tutti i sensi urlare "Pericolo! Dannazione, PERICOLO!!" Si sentiva osservato, inseguito... Sapeva di essere osservato senza sapere da chi. Aveva la voglia matta di fermarsi, buttarsi a terra e gridare aiuto al mondo intero. Ma all'improvviso, qualcosa lo afferrò da dietro con l'intento di trascinarlo da qualche parte.
    Oh, no. Sono i miei inseguitori?
    "Dove stai andando, Sgorbio?" Chiese uno dei rapitori. Sgorbio? Allora questo significava che... "Sono io, Barreten, ti sono mancato, stronzo?"
    Dannazione. Ci mancava solo lui.
    Barreten lo portò in cucina, dove lo attendevano altri sei amici simili a lui. Evviva.
    Il bullo lo buttò contro i fornelli.
    "Oh, Barreten! Co.. come va?" Chiese Ed guardandosi attorno.
    "Molto male. Ti ho visto andare in giro con la mia ragazza"
    "Ragazza? Oggi non sono stato in giro con nessuna ragazza, tranne con..."
    "Si.. esatto. Louise. Lei è la mia ragazza, non lo sapevi?" Disse con un sorriso compiaciuto.
    Risate molto malvagie si inalzarono dalla folla.
    Oh, cazzo, oh cazzo, oh cazzo. Edward rimase di sasso. Non sapeva per cosa soffrire.. venire stuprato a botte da Barreten e i suoi amici gorilla o avere appena scoperto che la sua migliore amica esce con la sua nemesi.
    "Se.. senti Barreten.. non è questo il momento.. davvero.. magari domani tu e i tuoi amici potete pestarmi, ma non ora, per favore." Disse raccattando i suoi sentimenti da un lato e supplicando.
    "Oh, davvero? Allora scusami, faremo subito, non faremo più uno alla volta, faremo tutti insieme, va bene? Così farai prima e potrai andare dove ti pare... se ci riesci.. sia chiaro.. " Ridacchiò malvagiamente Donkey Kong. Ah! Ora ricordo! Il gorilla di Super Mario si chiamava Donkey Kong! Ma non era quello il momento di festeggiare per un'inutile nome ricordato.
    Barreten lo sbattè contro i tavoli dall'altra parte della cucina.
    L'istinto di Ed gli urlava di scappare, di fare qualcosa e fuggire immediatamente da quell'orda di scimpanzè in astinenza da banane. Poi vide che uno degli armadi di Barreten si sosteneva tenendo una mano sui fornelli.
    Se Edward fosse riuscito ad accendere il fuoco e a bruciare la mano di quell'idiota, sarebbe stato il diversivo perfetto.
    Sperando il fatto che Edward fosse davvero un mago, inclinò la mano sul regolatore di gas del fornello e con tutte le forze desisderò che si accendesse. Dai... dai.. dai!!
    Improvvisamente il fornello si accese davvero, accendendo un fuoco nella mano dell'amico di Barreten, che ovviamente, si mise ad urlare.
    "Oddio, Fred!! Al fuoco! Al fuoco! Resisti amico! Presto dobbiamo spegnere il fuoco!!" Urlò Barreten.
    E' il momento. Nessuno badava ad Edward.
    Con passo veloce e felpato, il ragazzo si girò e aprì la porta della cucina, fiondandosi su per le scale e nel suo appartamento.
    Finalmente era solo. Ma ancora si sentivano le grida al piano di sotto per il "piccolo incidende" di Edward.
    Ed si guardò il medaglione, incredulo a ciò che era appena successo. Era una coicidenza? O davvero magia?
    Prese il "Libro" e lo lanciò sulla scrivania, infine si buttò sul letto, esausto.
    Chiuse gli occhi, aveva sonno, tanto sonno.
    E si addormentò.

    __________________________________________

    Ho messo alcune parti al presente e in prima persona, dato che per diversificare il racconto, ho messo i pensieri del protagonista.
    Spero di non aver "incasinato" il racconto. ^^




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  Wizard Knight -Fan Fiction-

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