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    Buonasera a tutti!! Ieri sera, dopo una giornata particolare, mi è venuta l'ispirazione e ho deciso di provare a scrivere anche io una ff, sul rapporto fra immaginazione e realtà, ovvero la realtà dell'immaginazione e l'immaginazione della realtà...Spero di non annoiarvi!!
    PS. Se avete qualsiasi consiglio da darmi ve ne sarò immensamente grata...



    Capitolo uno.

    All'improvviso avvertii un loquace, stridente, incontrastabile disio, echeggiante fin nei profondi recessi del mio ormai indomito animo. Mi ero destato; finalmente, dopo un tormentoso, struggente, eterno frammento di fervida agonia mi ero destato.
    A stento, riuscii nel tentativo di allentare, seppur filamento per filamento, istante per istante, i soffici e cartacei vincoli, che analogalmente a candidi, ovattati veli, relegavano ormai da tempo, il vigile sguardo scrutatore della mia insopita coscienza, errante peregrina nell'immensa distesa spumeggiante del reale. La concentrazione dei miei astratti, ma tangibili sensi, era tale da captare, percependolo ogni remoto tassello della mia essenza, effluvio di sentimenti. Uno straripante,fluido ed indomito torrente che mi attraversava, senza alcuna tregua, confondendomi dall'interno. Fervide consapevolezze, troppo a lungo ignorate, risuonarono nei miei ormai sordi timpani. Nuove verità sorgevano, similmente alla luce lunare che, con infinita e raffinata discrezione, emanava i propri tenui, esili bagliori, che cospargevano il mio animo di un sincero e tenero senso di appartenenza.
    Dopo innumerevoli esperienze eclissate all'interno della mia più celata presenza, dopo innumerevoli mete tracciate, fati solcati, orizzonti approdati, avevo ritrovato me stesso, le mie radici, la mia anima. Quante meraviglie esistono al mondo, e quante altre risultano sopite, anestetizzate all'interno della coscienza umana, in estenuante e immane attesa di un dolce ridestamento. E quanti tormenti, assediano, talvolta, l'animo umano, come conseguenza,tragica pena da scontare avidamente, per questa esasperata arsura di conoscenza. La mia ormai segnata, sancita sorte, insieme con le mie membra, regnavano dunque incontrastate all'interno di un imperialistico calvario.
    Ma avvertivo tuttavia in me, un sincero e profondo piacere, artistico, individuale, spirituale, materiale, nel concedere alla mia schiava mente, di errare in tali insolubili dilemmi e riflessioni. L'inferno si era destato in me, con me, e con esso anche la bellezza. Afferrai, con tocco e presa salda e decisa, l'impermeabile corvino, che discretamente mi scrutava, sottoponendomi ad aspro e severo giudizio, dalla somma cima del ligneo armadio, ovattato, camuffato ed orgogliosamente confortato dalla sterile presenza degli altri capi di abbigliamento, e mi precipitai fuori. Lasciai che la grave,tesa porta soffocasse dentro sè il tonfo sordo dell'ermetica serratura, ripetendo più e più volte, il medesimo suono in me, mediante la sorda e fievole voce della mia coscienza, docile e flebile eco della realtà circostante. Mi incamminai, senza alcuna esitazione, verso il sonnolento paese vecchio, guidato soltanto dai secchi e sonori passi, cosciente, tuttavia, della meta cui, pur nella mia incoscienza, sarei consapevolmente approdato.
    Languide e perplesse lacrime di pioggia, precipitavano lentamente dal dinamico cielo, solcando le mie tremule gote, incidendosi, scavando, all'interno della mia anima.
    Mi piaceva il contatto di intima complicità di queste con la pelle, quasi come se fossero suturate anch'esse alla carne, munite di tangibile, seppur incorporea ossatura. Mi coglieva costantemente impreparato, intensamente sorprendendomi, nella più profonda essenza, il brivido, e la melliflua sensazione, che le mie membra scivolassero, prive di alcun rilevante ostacolo, convergendo verso il fangoso e limoso suolo, per poi essere nuovamente, vorticosamente risucchiate verso l'elevato infinito, sù nell'ambrato cielo, verso le caste nubi, verso la limpida nebbia, e poi di nuovo giù, e così per un infinito ciclo, privo di alcun termine.
    Dalle corvine, consumate inferriate dei balconi, cosparse di purpurea ruggine, fragile persino al tocco più delicato, le splendenti ginestre mi sorridevano, amandomi teneramente. I candidi ciclamini, intimi compagni dei malinconici ginepri mi scrutavano, incoraggiandomi.
    Le levigate pietre, fustigate, seppur deterse dalla piovana acqua, accompagnavano i miei decisi passi docilmente riportandoli sul percorso meno arduo e ripido da intraprendere.
    I melensi fiori, petali rosati dell'arbero di lillà, saldamente sedimentato al termine della strada, erranti peregrini, infusi nella tiepida bufera invernale, si intrecciavano, per puerile ed innocente diletto, nei miei corvini ricci, insinuandosi nelle mie calde orecchie, rese tuttavia candide, dall'esile, seppur tagliente gelo. Quando lo vidi, il superbo sole, con il petto gonfio d'orgoglio, si era celato alla vista, dietro la sorte del muschiato castello, ormai da diverso tempo, emanando ed esalando i suoi ultimi bagliori vitali, sommergendo di ramata luce il paesaggio circostante, d'intensità tale da costringere gli esili occhi, a volgere altrove l'umile sguardo. il Teatro si ergeva, con tutta l'intensa ed esile mole, dominando sull'intero, lastricato selciato, convergendo verso l'alto, diversi metri sotto il canuto castello Svevo che, impotente, avidamente scrutava, tale raffinato ed elegante simulacro d'arte, porto sicuro per ciascuna sensibile, gaia o tormentata, anima errante. Gli ormai tenui bagliori, reduci dell'ultimo sole, accompagnavano, dolcemente cullandola nella propria intensa passione, l'intera struttura, meticolosamente smussandone gli ostili ed acuminati spigoli, cosparsi e levigati dalla mansueta luce, che rendeva, idealmente, ancor più profonde ed espressive, le candide finestre, osservatrici e protettrici indiscrete della frontale facciata. Presi tuttavia la sofferta decisione di non sostare oltre, all'interno di tale scenario, che mi infondeva tenera protezione e serenità, al pari del caldo e pulsante grembo materno, consapevole che rinvigoriti pensieri, si sarebbero nuovamente presentati al cospetto della mia languida mente, dissolvendo, muniti di arroganza e prepotenza, tale mite seppur intima astrazione.
    Era tardi, e lo sapevo. Ma tuttavia la mia anima ferita, sanguinante di una purpurea e scintillante piaga, non sarebbe potuta sfuggire oltre, alla carneficina attuata dalla mia stessa volontà e personalità. Avevo bisogno d'aiuto.
    All'improvviso, senza alcuna apparente motivazione il mio passo, secco, deciso, si tramutò in un'avventata e frenetica fuga, il mio regolare respiro in un soffocante affanno, alimentato soltanto dal fievole, seppur indomito pulsare del mio cuore.
    Intuendo generalmente la località in cui mi trovavo, lasciai che fosse la mia coscienza a riconoscere il palazzo, la mia anima a solcare il ligneo e consumato portone. Mi precipitai dentro, ansimando per la corsa, tribolandomi nella consapevolezza che presto, sarei approdato ad una nuova ed immacolata armonia con me stesso. Irrefrenabili brividi percuotevano, senza sosta, l'intere mie tremule membra, arse dalla fatica, intrise di acqua piovana mista a sudore.
    Riconobbi la porta. Dopo aver bussato ed atteso, per infiniti ed estenuanti frammenti di attimo, varcai l'ombrata soglia. Un nuovo, sconosciuto, seppur incontrastabile senso di sicurezza, impregnato di sincera serenità mi pervase, placando e saziando le aride distese della mia mente, concedendomi ad un'agognata sensazione di spossatezza, fievole eco della divorante tensione che, fino a pochi istanti prima, aveva annebbiato ogni mia facoltà e lucidità critico-razionale. Le mie gambe, per quanto esauste, adempirono diligentemente all'uffizio loro designato, conducendomi verso l'inevitabile, soffuso bagliore che, discretamente trapelava dalla mansarda cautamente socchiusa. All'interno di tale variegata, placida e mite atmosfera, chino sulla propria velata, sottilmente ruvida, raffinata seta, incrociando il mio ingenuo sguardo, il sarto sorrise, infondendo tutto l'affetto e la spontaneità di tale genuino gesto nell'affermazione :" Sapevo che saresti venuto".
  2.     Mi trovi su: Homepage #9076183
    E' ottimo, decisamente ottimo. Ma credo che la tua sia cosa per "palati fini", non credo tutti possano apprezzarlo :laugh: Ma fintantochè ci sono persone che apprezzano, io ti incito a proseguire :D


    Alessandra L'inferno si era destato in me, con me, e con esso anche la bellezza.


    Io personalmente avrei messo Ingannevole bellezza :laugh:

    Tutto era soggettivo. L'apocalisse è un qualcosa di personale. Niente è più un clichè, quando capita proprio a te.
    Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d'animo, una sensazione.
    Sfigaaaaaato! Sei uno sfigaaaaaaato! [Cit.by Crash]
  3.     Mi trovi su: Homepage #9076189
    Lukision97Vabbè non fa niente tanto meglio tardi che mai ^^'

    Grazie per la comprensione Luki ^^''
    _HibrydTheory_E' ottimo, decisamente ottimo. Ma credo che la tua sia cosa per "palati fini", non credo tutti possano apprezzarlo :laugh: Ma fintantochè ci sono persone che apprezzano, io ti incito a proseguire :D


    Hib, non sai come sono felice che tu mi abbia letta. Per me è davvero un onore, ti ringrazio immensamente :laugh:

    Io personalmente avrei messo Ingannevole bellezza :laugh:


    Hai ragione, è troppo bella!! Con il tuo consenso, sempre se sei d'accordo, potrei editare ed aggiungere ingannevole?
  4.     Mi trovi su: Homepage #9076190
    AlessandraGrazie per la comprensione Luki ^^''

    Prego :laugh:
    _HibrydTheory_E' ottimo, decisamente ottimo. Ma credo che la tua sia cosa per "palati fini", non credo tutti possano apprezzarlo :laugh: Ma fintantochè ci sono persone che apprezzano, io ti incito a proseguire :D


    Hai ragione.Molti preferiscono più guerra, sangue e violenza però questa FF superà, secondo me, tutte le altre...:D
  5.     Mi trovi su: Homepage #9076191
    Alessandra

    Hai ragione, è troppo bella!! Con il tuo consenso, sempre se sei d'accordo, potrei editare ed aggiungere ingannevole?


    Addirittura un onore! :laugh: guarda che sono quasi nessuno io XD

    Comunque se vuoi puoi editare, insomma la scrivi te la storia, decidi pure :laugh:

    Tutto era soggettivo. L'apocalisse è un qualcosa di personale. Niente è più un clichè, quando capita proprio a te.
    Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d'animo, una sensazione.
    Sfigaaaaaato! Sei uno sfigaaaaaaato! [Cit.by Crash]

  [FanFiction]"L'infinito sceglie la sua lacrima"

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