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    PROLOGO.

    Anno: sconosciuto.
    Luogo: sconosciuto.
    Questa è una terra di magia e malvagità. Questa è una terra che non perdona. Ascoltane le misteriose melodie. Perditi nei suoi deserti. Assaporane i pungenti odori. Se la tua vita ha avuto inizio qui, qualcosa di molto più oscuro cela il tuo destino. Se hai vissuto tra lupi e draghi, il tuo cuore risulterà essere sempre più forte. Sii intrepido, coraggioso, spietato. Guarda sempre oltre ogni orizzonte. L’oscurità sarà la tua fedele compagna. Gli animali ti temeranno. Il cielo ascolterà servile le tue grida. Il Sole non sorgerà se i tuoi occhi non saranno già aperti. Grazie alla tua innata natura di esploratore nessun luogo avrà segreti per te. Vivi, combatti, che la Morte possa solo farti sorridere. Divertiti quando la vedi arrivare. Ridi quando la senti sussurrare. Saltale in groppa, alza la tua spada, canta, perché è per questo che sei venuto al mondo. Morire, combattendo fino all’ultima goccia di anima. Non temere neanche per un istante l’Eterna Vincitrice. E’ essa che tu rappresenti. Il nemico lo saprà fin dal primo istante. Urla, urla il nome che da secoli appartiene ai guerrieri che questa landa desolata ha avuto l’onore di partorire. Vedrai che tutti lo conosceranno. Vedrai che tutti tremeranno. La tua razza è ormai Leggenda.
    Più di un decennio fa sono state combattute atroci battaglie e bastarde guerre. I tuoi fratelli hanno lottato instancabili, niente cibo, niente riposo. Considerati troppo pericolosi, i loro eterni nemici hanno deciso di eliminare per sempre questa troppo notevole minaccia. Con il ricatto hanno convinto altri popoli minori ad unirsi a questo disgustoso capriccio. Prima di intraprendere qualsiasi ostilità, i tuoi compagni erano stati invitati ben due volte ad arrendersi. La risposta da parte del tuo antenato, unico uomo a cui tutta la popolazione faceva affidamento, fu netta. Si presentò all’accampamento nemico, tenendo stretta per i capelli la testa del primo messaggero, mentre con i denti reggeva gli occhi del secondo.
    “Il primo era troppo intellettuale. Il secondo troppo osservatore.”, aveva detto al generale dell’esercito, palesemente nauseato.
    Era andato via cavalcando, cantando ad alta voce, con la spada sguainata, inseguito dalle grida furiose dei suoi nemici. Ma in guerra, purtroppo, è il numero la prima cosa che cattura l’attenzione. Furono trucidati. Tutti. Ma nonostante questo, Mithus guidò i suoi uomini verso una gloria che sarebbe riecheggiata nei secoli. Nessuno venne risparmiato. Soltanto dei bambini erano stati affidati, tempo prima, a cari amici che vivevano in terre sicure, ma tutti in città diverse. Molto probabilmente non si sarebbero più incontrati. E altrettanto probabilmente nessuno avrebbe mai raccontato loro di quelle splendide origini, del sangue che scorreva nelle loro vene. Due di questi erano morti molto presto, in circostanze che nessuno conosce. In quel vasto mondo erano rimasti solo in tre. Divisi e inconsapevoli. Prima di spirare, Mithus aveva pregato le divinità di mantenere vivi almeno tre di quei figli e far sì che, una volta riuniti, scatenassero l’ira incontrollabile del loro popolo. La vita era stata risparmiata ad una ragazza e a due ragazzi. E proprio come era stato chiesto da quell’uomo morente, presto la loro unione avrebbe dato vita al cambiamento più grande che mai si ricordi dall’inizio dei tempi.

    Ecco qui il prologo della mia nuova fan fiction. Spero possa essere di vostro gradimento. Ora ho molto più tempo libero a disposizione e spero di poter pubblicare con regolarità. Ringrazio anticipatamente coloro che decideranno di seguirla.




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  2.     Mi trovi su: Homepage #9117744
    alcuni pezzi mi ricordano un libro che ho letto altri mi fanno venire in mente il signore degli anelli ed altri ancora il gladiatore...la seguirò....è la prima volta che seguo una FF perchè sono sempre molto lunghe ma questa mi "stuzzica"



    GRAZIE KRONA
    KURO IL FORUM TI ASPETTA
    ad alucard:

    Quote:





    Originally Posted by johnmarston98


    è una recluta....dagli tempo e secondo me ti spaccherà quel bel culetto insanguinato da vampiro





    Quote:





    Originally Posted by giannj


    E adesso che vuoi? una caramellina? non ho visto che ci posso fare





    Quote:





    Originally Posted by Specser


    Johnmarston98, ti eleggo ufficialmente elettore di frasi da firma





    Quote:





    Originally Posted by gianluca76


    notte vecchio




  3.     Mi trovi su: Homepage #9117745
    johnmarston98alcuni pezzi mi ricordano un libro che ho letto altri mi fanno venire in mente il signore degli anelli ed altri ancora il gladiatore...la seguirò....è la prima volta che seguo una FF perchè sono sempre molto lunghe ma questa mi "stuzzica"


    Bè...grazie :laugh:
    Il mio genere è il Fantasy, può piacere o meno :wink:




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  4.     Mi trovi su: Homepage #9117748
    kratosdestroyAnche per me questa è la prima FF che seguo, mi ha ispirato il titolo differente dalle altre.

    Credo di seguirla, la storia mi ispira e (perchè no?) potresti illustrare anche i capitoli dato che disegni :laugh:

    Ottimo lavoro, comunque


    Grazie!! Molto probabilmente farò uno schizzo dei personaggi quando questi verranno a delinearsi :wink:

    demonlord:nosmile:




    :lol: evvai!!!!!!!!!! la seguirò di sicuro mi è mancato il tuo modo di scrivere!!!!!


    Grazie fratellinoooooo!!




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  5.     Mi trovi su: Homepage #9117752
    Ecco il primo capitolo!! Grazie a tutti voi! Buona lettura! ^^ (perdonate il doppio post ^^" )

    CAPITOLO 1.

    LOOK FOR THE SIGN.

    Emmanuel si svegliò molto lentamente, com’era nel suo solito. Dalle tende semichiuse penetravano sottili ma insistenti raggi di luce. Socchiuse gli occhi e si stiracchiò. In città quei giorni c’era un bel po’ di trambusto. Era festa e si susseguivano fiere e spettacoli. Quell’atmosfera gli piaceva non poco, perché poteva andarsene liberamente in giro ad ammirare le merci che i venditori esponevano. E che merci! Armi di ogni tipo, grandezza, fattura e prezzo. Spade, spadini, spadoni, daghe, archi, pugnali, balestre, alabarde, katar e chi più ne ha più ne metta. Un vero spettacolo per gli occhi. In tutti gli anni passati suo zio non gliene aveva mai comprata una. Neanche un ago. Eppure... che diavolo! Un ragazzo, quando comincia ad avere una certa età, certe cose deve impararle. Ogni volta gli rispondeva che era ancora troppo presto per impugnare un’arma. Suo zio, Bideven*, era l’unico parente che gli era rimasto. Non aveva mai conosciuto i suoi, dei quali, l’uomo che si prendeva cura di lui, non parlava mai. Non gli era mai stato neanche spiegato il motivo della loro morte. Nulla. Il buio più totale. Col tempo aveva imparato a farsene una ragione. Dopo tutto... la vita con suo zio non era poi tanto male. Questo gli aveva insegnato a leggere e a scrivere, dandogli inoltre lezioni di matematica e filosofia, così da arricchire ancor più il suo bagaglio culturale. A Emmanuel non dispiacevano affatto tutte quelle cose da studiare, visto che almeno così affaticava più la mente che il corpo. Infatti detestava i lavori manuali. Era pigro e ogni volta che gli veniva chiesto di fare qualsiasi cosa, era una tortura. Nonostante lo scocciasse enormemente, aiutare nella locanda era l’unico modo per guadagnare un po’ di denaro. Vi passava un paio d’ore la sera, quando c’era maggiore clientela, per poi uscire con i suoi compagni. Non che facessero chissà cosa... ma almeno passava un po’ di tempo lontano dagli adulti, troppo enigmatici a suo parere.
    Si alzò dal letto e, dopo essersi dato una lavata, si vestì e scese di sotto. Come ogni mattina, la colazione era pronta da un pezzo e suo zio lo aspettava seduto a tavola, spazientito.
    “Ehm... buongiorno.” , disse timidamente, sapendo che per tutto il tempo avrebbe dovuto sentire una predica.
    “ Per tutti gli déi! Ma possibile che non te lo levi questo brutto vizio di poltrire a letto? Ti avevo anche avvisato ieri sera. Stamattina dobbiamo passare dal mio amico armaiolo per dargli una mano e direi che siamo già in ritardo!”
    Se ne era completamente dimenticato. Mangiarono in tutta fretta e uscirono di casa. Le vie della città erano già affollate e rese quasi impraticabili, forse dalla troppa gente, forse dalla troppa mercanzia esposta. Comunque uno facesse, si beccava uno spintone o una gomitata. Bideven, nonostante tutto, camminava in maniera spedita, non guardandosi indietro. Il suo povero nipote, invece, aveva incontrato non poche difficoltà a farsi largo in quella folla. Dopo una ventina di minuti, giunsero finalmente dall’amico di suo zio, Golvan*. Questo nome non si addiceva per niente alla persona cui era stato dato. Era un uomo grande e grosso, alto più di un metro e novanta per chissà quanti chili di peso. Questa peculiarità divertiva molto il ragazzo, che, in un primo momento, aveva dovuto trattenere una risata.
    “ Amico mio, ben arrivato.”
    “ Grazie, Golvan. E’ davvero impressionante l’affluenza quest’anno!”
    “ Sì, hai ragione. È proprio per questo che ti ho chiesto di venire ad aiutarmi. Anche il più grande armaiolo della città ha a disposizione solo due mani!”, affermò ridendo.
    “ E il tuo apprendista? Credevo ci fosse lui a darti una mano.” , chiese curioso Bideven.
    “ Gran brutta faccenda. Sua moglie l’ha ritrovato morto nel letto stamattina. Sarà venuto a mancare nel sonno.”
    “ Diamine, che disgrazia. Hai già trovato qualcun altro?”
    “ Sono in cerca. Molto probabilmente verrà ad imparare i segreti del mestiere il figlio di mio fratello. Lo conosci, Emmanuel, vero?”
    Aveva riacquistato attenzione solo quando aveva sentito di essere nominato.
    “ Eh, s-sì, lo conosco.” , aveva risposto in tutta fretta.
    Mentre quelli continuavano a parlare placidamente, lui rimase incantato da tutta la meraviglia che c’era in quell’armeria. Prese a girovagare, senza staccare gli occhi da una spada particolarmente bella. Dava le spalle all’ingresso, ma si era accorto che era appena entrato qualcuno. Non dandovi molta importanza, accarezzò una balestra a ripetizione. Allora si accorse che i due si erano messi a sussurrare. Ascoltando con più determinazione, aveva sentito che erano contrariati.
    “ Ma in che mondo viviamo?”
    “ No, guarda, non ho parole. Una donna che entra in un’armeria. È veramente fuori ogni logica.”
    Sbalordito da quelle parole, si era voltato di scatto. Ed era proprio vero. Una ragazza osservava attentamente le armi che aveva di fronte. Non assomigliava per niente a tutte quelle che aveva visto fino ad allora... nell’atteggiamento, si intende. Camminava fiera, dritta, senza ridicoli copricapo, con i capelli perfettamente legati in una lunga coda di cavallo, così da permettere una completa visione del viso. Di statura medio - alta, indossava un’armatura sbracciata, senza gambali, in parte scollata, talmente leggera da sembrare un normalissimo vestito. Era di color nero satinato ed aderente, caratteristica che metteva in risalto il corpo snello. Alla vita una cintura di spessa pelle, la quale serviva a trasportare quella che sembrava una spada corta, sulla sinistra, e un pugnale, sulla destra. Alla schiena, appesi, un arco, ben lavorato, con il rispettivo fodero, colmo di frecce. Gli occhi grandi e castani scrutavano in ogni minuscolo dettaglio le spade messe in vendita. Emmanuel si disse che, rispetto alla media delle ragazze che conosceva, era molto carina. Quella prese una daga e la esaminò da cima a fondo. Con aria insoddisfatta la rimise al suo posto e passò a dare un’occhiata ai pugnali. Intanto i due uomini continuavano a confabulare sdegnati. Il ragazzo non ne capiva a fondo il motivo. Lui non trovava così strano che anche a una donna potessero piacere certe cose. La sconosciuta, improvvisamente e senza girarsi, aveva detto:
    “ Qualche problema, messeri?”
    Questa repentina intromissione li aveva zittiti.
    “ Se la mia presenza è così molesta, faccio anche subito ad andar via e a mettere in giro la voce della scortesia che riservate in questo negozio.”, aveva affermato, finalmente guardando negli occhi Bideven e Golvan.
    Li guardò con un’espressione talmente tagliente, che, per un attimo, pensarono che rispondere fosse la cosa meno indicata. Il padrone, pensando anche al proprio tornaconto, allora rispose:
    “ Ma no, si figuri, signorina. Ogni cliente è ben accetto qui. Faccia pure con comodo.”
    Emmanuel rise tra sé e sé, ammirando la ragazza che era stata capace di zittirli senza fatica. Poi si accorse che lo stava fissando intensamente, assumendo quasi un’aria sorpresa. Sentendosi in tremendo imbarazzo, tossicchiò e le diede le spalle, avvertendo ancora quello sguardo profondo. Dopo qualche minuto si era rivolta al negoziante per sapere il prezzo di uno spadone, per poi alla fine comprarlo. Stupito dall’acquisto, il ragazzo aveva visto come ella tenesse in mano l’arma senza fare alcuno sforzo.
    “ Il suo nome è, signore?”
    “Golvan, signorina. Il miglior armaiolo della città.”, rispose pomposamente quello.
    “ Allora sono venuta proprio nel posto giusto. Sono stata inviata qui da mio cugino apposta. Questa spada è per lui. Credo che ci rivedremo presto. Sa com’è... in questi giorni di festa ci si sposta facilmente da una città all’altra.”
    “ Ma certamente. Sarete sempre la benvenuta qui. Mi farebbe l’immenso piacere di conoscere il suo meraviglioso nome?” , ma quanto stava esagerando? ( Bè, era il minimo visto che aveva appena venduto la cosa più costosa che avesse messo a disposizione degli acquirenti.)
    “ Il mio nome originario è Eileen*, ma mio cugino si è divertito a darmene un altro, quand’ero più piccola, che anch’io adoro. Jokerina.”
    Golvan si inchinò cortesemente ed ella sorrise. Mentre si voltava per dirigersi verso l’uscita, guardò Emmanuel e gli fece l’occhiolino, quasi a volergli dire qualcosa. Il giovane l’aveva vista uscire, stranito. In quei momenti aveva cominciato a sentirsi davvero poco tranquillo. C’era qualcosa di familiare in lei. Non che se ne fosse accorto per via dell’aspetto fisico, visto che non l’aveva mai incontrata prima. Ma quello sguardo... celava chissà quale antico segreto, nel quale lui magari non c’entrava nulla, ma che originava comunque una immensa curiosità. Rifilò una scusa allo zio per uscire dall’armeria e provare a rintracciare la ragazza. Una volta fuori si rese conto che non sarebbe stato affatto facile. Molto probabilmente quella se n’era già andata. Non arrendendosi, aveva iniziato a camminare a passo deciso, guardando come meglio poteva nella calca di persone. Se non altro... era abbastanza riconoscibile. Girava il capo in ogni direzione, non arrestando il proprio cammino. Dieci minuti dopo si fermò davanti a un vicolo dove mai nessuno passava, appoggiando la schiena al muro, per riprendersi un attimo. Senza neanche avere il tempo di accorgersene, venne tirato per la maglia e sbattuto contro la parete interna al vicolo stesso. Solo il secondo successivo poté finalmente capire chi l’aveva trascinato tanto brutalmente.




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    Gli si avvicinò all’orecchio e disse in un sussurro:
    “ Shhh... non dire nulla. So perché sei venuto a cercarmi. Quella sensazione di familiare l’ho percepita anch’io quando ho visto te. Ma io, a differenza tua, so tante cose. Cose che ti sono state volutamente nascoste. So cos’è che ci lega. Non preoccuparti. Presto ti dirò tutto, ma ora non posso trattenermi. E’ stata davvero una fortuna venire qui. Non immaginavo di incontrarti. L’unica cosa che posso dirti... cerca il segno. Attendi il mio ritorno.”
    Poi la vide sparire in fondo a quella stradina semi-buia e rimase lì, confuso, ad attendere risposte dal cielo.

    *Bideven: nome celtico che significa "Falco";
    *Golvan: nome celtico che vuol dire "Passerotto";
    *Eileen: nome celtico che vuol dire "Raggio di Sole";




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    Joker4ever“ E il tuo apprendista? Credevo ci fosse lui a darti una mano.” , chiese curioso Bideven.
    “ Gran brutta faccenda. Sua moglie l’ha ritrovato morto nel letto stamattina. Sarà venuto a mancare nel sonno.”
    “ Diamine, che disgrazia. Hai già trovato qualcun altro?”
    “ Sono in cerca. Molto probabilmente verrà ad imparare i segreti del mestiere il figlio di mio fratello. Lo conosci, Emmanuel, vero?”


    Ma quanto sono dispiaciuti :lol:


    E quindi sei tornata a scrivere eh? Mi fa piacere :laugh:

    Tutto era soggettivo. L'apocalisse è un qualcosa di personale. Niente è più un clichè, quando capita proprio a te.
    Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d'animo, una sensazione.
    Sfigaaaaaato! Sei uno sfigaaaaaaato! [Cit.by Crash]
  8.     Mi trovi su: Homepage #9117756
    demonlordO.o........ok....mi era davvero mancato il tuo stile...semplicemente perfetto


    Ok... adesso divento rossa :shame: ... :lol: ...grazie,fratellino :wink:




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  I Tre Leggendari.

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