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    (FF)La vendetta dell’organizzazione segreta (by Colo 97)
    Era una notte come qualsiasi altra. Le stelle splendevano in cielo e la luna illuminava piccoli scorci della città. Le strade erano deserte e venivano attraversate per lo più da poche macchine che rompevano la quiete del posto.
    Un distinto signore era all’incrocio di due vie. Era avvolto da un giubbotto nero e un cappello che scendeva a coprirgli gli occhi. Controllò nervoso sull’orologio da polso e vide che era mezzanotte passata quando una piccola monovolume irruppe nel vicolo fermandosi davanti ad un caseggiato. Ne scese un uomo barcollante che aprì il portone cigolante e sparì. L’uomo all’angolo aveva capito che era la sua vittima e iniziò ad incamminarsi a raggiungerlo. Si avvicinò cautamente al portone e lo aprì, creando un frastuono enorme.
    Per timore di essere stato visto si acquattò nell’ombra di un colonnato ma niente si mosse.
    A quel punto l’infiltrazione era riuscita, mancava solo il suo obbiettivo.
    Proprio in quel momento vide una luce accendersi e una persona aprire la finestra. L’aveva individuato di nuovo dopo averlo perso di vista…e decise di arrampicarsi cautamente tra i cornicioni dell’abitazione. Fece piano e dopo aver raggiunto la finestra da lui ambita, controllò attentamente che niente e nessuno lo stesse spiando e con un balzo felino si intrufolò nell’appartamento. Si nascose dietro una credenza dopo aver visto l’uomo steso sul pavimento con il respiro irregolare. Aveva una sbornia in corso da smaltire, altro punto a vantaggio per lui, e si fece sotto senza problemi. Lo prese delicatamente per il collo e strinse forte.
    Ma qualcosa lo colse alla sprovvista perché la sua vittima era armata di pistola e si era improvvisamente risvegliata come se non fosse mai stata ubriaca. Gliela puntò addosso e fece fuoco. Il proiettile prese di striscio la guancia dell’aggressore che lascio andare l’individuo e si tasto la ferita da cui usciva sangue copiosamente.
    Si alzarono entrambi e mentre voci piene di paura affollavano le scale al di fuori dell’appartamento entrambi si affrontarono.
    L’aggressore prese un vaso e lo scagliò contro la vittima che si scanso ed evitò l’oggetto che andò in frantumi poco dietro.
    Questo prese la rincorsa e tirò un potente gancio destro che venne parato dall’avversario che gli torse il braccio e gli tirò un calcio in faccia.
    L’uomo cadde semicosciente e l’altro lo sovrastò con la sua presenza.
    La porta però venne buttata giù dai coinquilini e l’aggressore prese dal cappotto un piccolo ordigno fumogeno che lancio a terra.
    Questo iniziò a rotolare e a produrre una mole di fumo che offuscò ogni cosa permettendo così all’aggressore di sfuggire indisturbato per i tetti.
    L’organizzazione per cui lavorava di sicuro avrebbe saputo presto il suo insuccesso perché l’agente che ora era in fuga aveva un chip meccanico impiantato nel corpo in modo che fosse sempre rintracciabile ovunque fosse…e fallendo aveva dimostrato la sua spavalderia e sicurezza ostentate durante l’incarico. “Mai sottovalutare i propri bersagli” gli avevano sempre detto, ma lui non aveva ascoltato e ora era nei guai.
    L’agente X era come un nemico pubblico dell’organizzazione per cui lavorava fino a poco prima e non aveva scampo…o almeno così credeva.
    Per prima cosa non doveva essere rintracciabile e decise che quella sera stessa si sarebbe tolto il chip a tutti i costi, anche della propria vita.
    Era meglio morire che avere un’organizzazione come quella alla tua caccia.
    LEGGETE E COMMENTATE LA MIA FF: LA VENDETTA DELL'ORGANIZZAZIONE SEGRETA.

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  2. Bandito  
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    Colo 97(FF)La vendetta dell’organizzazione segreta (by Colo 97)
    Era una notte come qualsiasi altra. Le stelle splendevano in cielo e la luna illuminava piccoli scorci della città. Le strade erano deserte e venivano attraversate per lo più da poche macchine che rompevano la quiete del posto.
    Un distinto signore era all’incrocio di due vie. Era avvolto da un giubbotto nero e un cappello che scendeva a coprirgli gli occhi. Controllò nervoso sull’orologio da polso e vide che era mezzanotte passata quando una piccola monovolume irruppe nel vicolo fermandosi davanti ad un caseggiato. Ne scese un uomo barcollante che aprì il portone cigolante e sparì. L’uomo all’angolo aveva capito che era la sua vittima e iniziò ad incamminarsi a raggiungerlo. Si avvicinò cautamente al portone e lo aprì, creando un frastuono enorme.
    Per timore di essere stato visto si acquattò nell’ombra di un colonnato ma niente si mosse.
    A quel punto l’infiltrazione era riuscita, mancava solo il suo obbiettivo.
    Proprio in quel momento vide una luce accendersi e una persona aprire la finestra. L’aveva individuato di nuovo dopo averlo perso di vista…e decise di arrampicarsi cautamente tra i cornicioni dell’abitazione. Fece piano e dopo aver raggiunto la finestra da lui ambita, controllò attentamente che niente e nessuno lo stesse spiando e con un balzo felino si intrufolò nell’appartamento. Si nascose dietro una credenza dopo aver visto l’uomo steso sul pavimento con il respiro irregolare. Aveva una sbornia in corso da smaltire, altro punto a vantaggio per lui, e si fece sotto senza problemi. Lo prese delicatamente per il collo e strinse forte.
    Ma qualcosa lo colse alla sprovvista perché la sua vittima era armata di pistola e si era improvvisamente risvegliata come se non fosse mai stata ubriaca. Gliela puntò addosso e fece fuoco. Il proiettile prese di striscio la guancia dell’aggressore che lascio andare l’individuo e si tasto la ferita da cui usciva sangue copiosamente.
    Si alzarono entrambi e mentre voci piene di paura affollavano le scale al di fuori dell’appartamento entrambi si affrontarono.
    L’aggressore prese un vaso e lo scagliò contro la vittima che si scanso ed evitò l’oggetto che andò in frantumi poco dietro.
    Questo prese la rincorsa e tirò un potente gancio destro che venne parato dall’avversario che gli torse il braccio e gli tirò un calcio in faccia.
    L’uomo cadde semicosciente e l’altro lo sovrastò con la sua presenza.
    La porta però venne buttata giù dai coinquilini e l’aggressore prese dal cappotto un piccolo ordigno fumogeno che lancio a terra.
    Questo iniziò a rotolare e a produrre una mole di fumo che offuscò ogni cosa permettendo così all’aggressore di sfuggire indisturbato per i tetti.
    L’organizzazione per cui lavorava di sicuro avrebbe saputo presto il suo insuccesso perché l’agente che ora era in fuga aveva un chip meccanico impiantato nel corpo in modo che fosse sempre rintracciabile ovunque fosse…e fallendo aveva dimostrato la sua spavalderia e sicurezza ostentate durante l’incarico. “Mai sottovalutare i propri bersagli” gli avevano sempre detto, ma lui non aveva ascoltato e ora era nei guai.
    L’agente X era come un nemico pubblico dell’organizzazione per cui lavorava fino a poco prima e non aveva scampo…o almeno così credeva.
    Per prima cosa non doveva essere rintracciabile e decise che quella sera stessa si sarebbe tolto il chip a tutti i costi, anche della propria vita.
    Era meglio morire che avere un’organizzazione come quella alla tua caccia.


    ottima storia!pero' sono un po' deluso dal nome dell'agente,potevi inventarne no migliore come :"agente thompson",oppure:"agente k029",o meglio ancora potevi prenderne in prestito uno come agente 47(hitman),se la storia e buona il no e del personaggio anche se copiato non conta!

  3.     Mi trovi su: Homepage #9330492
    adam weskerottima storia!pero' sono un po' deluso dal nome dell'agente,potevi inventarne no migliore come :"agente thompson",oppure:"agente k029",o meglio ancora potevi prenderne in prestito uno come agente 47(hitman),se la storia e buona il no e del personaggio anche se copiato non conta!

    Va beh ho fatto che l'organizzazione della storia dà i nomi in base alle lettere dell'alfabeto, per quello ho scelto quel nome...:lol:
    Comunque grazie.:thumbup:
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  4.     Mi trovi su: Homepage #9330495
    ottima ff veramente:laugh:
    scritta molto bene.
    non ci sono errori degni di nota, unica cosa in una frase hai usato due volte E che sta un po' male ma per il resto ottimo:laugh:
    Quote:





    Originally Posted by detto da solid93 in una partita di kino der toten


    Niko ti nomino ufficialmente secchione della worst






    Quote:





    Originally Posted by Ogihci Shirosaki


    Finalmente cominci a ragionare come un vero scrittore! Bravo Niko! Ti meriti proprio un Bel 10 e lode!





    KURO TORNA PRESTO NOI TI ASPETTIAMO
    grazie mille a krona per la firma^^


  5.     Mi trovi su: Homepage #9330496
    Niko Petrenko 94ottima ff veramente:laugh:
    scritta molto bene.
    non ci sono errori degni di nota, unica cosa in una frase hai usato due volte E che sta un po' male ma per il resto ottimo:laugh:

    Grazie, mercoledì dovrei podstare la seconda parte, lo già scritta ieri...:thumbup:
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  6.     Mi trovi su: Homepage #9330497
    (FF)La vendetta dell’organizzazione segreta: parte 2 (by Colo 97)
    L’organizzazione segreta per cui l’agente x lavorava era un’industria sparsa in tutto il mondo e vantava i migliori agenti scelti appositamente per gli incarichi a loro assegnati. Era presente su scala mondiale sotto falsi nomi e faceva della segretezza la sua forza principale.
    Nessuno conosceva le mosse di questa impresa, esse andavano a colpire elementi scomodi allo stato e che ne avrebbero compromesso il regolare funzionamento. Gli agenti erano persone sottoposte ad un duro addestramento dal quale ne uscivano temprati, come nuovi. Veniva loro impiantato un chip nel cranio che regolava i loro movimenti e le attività che svolgevano in ogni parte del mondo. Se avessero fallito un incarico l’organizzazione avrebbe dato loro la caccia oppure avrebbe mandato degli impulsi al chip impiantato in modo che esso intaccasse subito il cervello della vittima e lo avrebbe ucciso all’istante.
    L’organizzazione inoltre vantava un ampio arsenale di armi, alcune classiche ma altre ipertecnologiche che sfruttavano nuovi elementi disponibili in quel campo.
    Esse erano all’avanguardia anche nel mercato mondiale ed erano le più prodotte al mondo, sebbene con prezzi esorbitanti.
    Tutti gli agenti ne erano dotati, e chi più chi meno le usavano spesso per portare a termine un incarico nel modo migliore.
    La sede principale di questo nucleo era fondata sottoterra in un luogo imprecisato. Aveva un enorme stanzone rivestito alle pareti da metallo rinforzato in titanio ed era formato da un’enorme rete di controllo che monitorava le attività di ogni singolo agente. All’improvviso su un monitor iniziò a lampeggiare una luce rossa che segnalava il fallimento di un incarico. L’agente x ne era il responsabile ed era in seri guai. La luce dell’obbiettivo era scomparsa e segnalava che quest’ultimo si stava allontanando dal luogo della missione.
    Il controllore seduto a quel posto allertò le unità presenti nelle vicinanze di agire e di rintracciare l’agente.
    Il segnale si propagò in fretta e le unità mobili si mossero all’istante a battere ogni centimetro della città.
    A sovrastare tutto quell’intrico di trasmissioni, era una vetrata con il simbolo dell’organizzazione, ovvero il globo con all’interno le iniziali del nome dell’azienda cioè A.G.C (ovvero Anti Governement Corporation).
    Dietro era situato l’ufficio del capo di tutto l’impianto, ovvero un uomo sulla settantina con folti capelli bianchi e occhi azzurro ghiaccio molto penetranti. Era seduto su una sedia in cuoio rossa e teneva le mani intrecciate, mentre un sorriso subdolo gli attraversava il volto, quasi come se sapesse di ciò che era successo.
    *
    Dall’altra parte del mondo l’agente x continuava a correre sui tetti mentre si sentiva come se il mondo gli fosse crollato addosso. Il chip che aveva impiantato nel cranio gli mandava delle scosse leggere di avvertimento mentre lui continuava imperterrito nella fuga. Ma aveva la netta sensazione che ciò sarebbe risultato vano. Si sentiva già braccato e le sue gambe (anche se lui non voleva) si muovevano automaticamente, consce del pericolo. Spiccò un balzo e atterrò violentemente su un solarium.
    Esso si ruppe e cedette di schianto, trascinando l’agente con sé.
    Atterrò bruscamente sul tavolino di un bar, e mentre si riprendeva faticosamente dalla caduta, sentì una scossa potente perforargli il cranio.
    Per un attimo gli mancò il respiro e non sentì più le membra, ma piano piano riprese i sensi e tutto tornò familiare. Il senso di fatica, il cuore che batteva a mille, i muscoli doloranti per la caduta…mentre si levava le schegge dalla pelle (ignorando lo sguardo allibito dei presenti) si recò in bagno. Doveva disattivare il chip, a tutti i costi e toglierlo assolutamente, prima che fosse stato troppo tardi per lui. Si guardò allo specchio, e quasi non si riconobbe. Era una maschera di dolore e ferite, ma presto tutto sarebbe cessato, o almeno così sperava…


    P.S: (meglio tardi che mai...XD)
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  7.     Mi trovi su: Homepage #9330498
    (FF)La vendetta dell’organizzazione segreta: parte 3 (by Colo 97)
    L’agente x era immobile, il respiro corto per l’agitazione, mentre apriva la giacca e ne tirava fuori un piccolo contenitore dove mettere il chip una volta tolto. Le mani gli tremavano mentre, con uno sforzo per non svenire, trovò la cucitura dove avevano impiantato il meccanismo. Chiuse gli occhi e serrò i denti e con un rapido gesto staccò le spillette attaccate alla sua pelle. Iniziò a sentire una sostanza calda uscire dalla ferita, mentre con una mano prendeva il chip e lo strappava violentemente dal suo posto.
    Iniziò a zampillare sangue copiosamente e il pavimento era inguardabile.
    Con le mani che gli tremavano violentemente, rimirò il chip, un piccolo aggeggio metallico incandescente che emetteva piccoli segnali. Era pulito nonostante la sua collocazione, e l’agente lo rimise a posto, sigillando bene il contenitore e mettendoselo in tasca.
    La ferita aperta però pulsava e faceva un male tremendo, allora x decise di usare un piccolo strato di gel cauterizzante, fatto apposta per ferite gravi.
    Se lo spalmò sulla nuca e il sangue cessò di uscire. Nonostante fosse stato addestrato a tutte le difficoltà più avverse possibili, non era abituato a situazioni in quella dove lui si trovava. Poi si lavò bene la zona intorno alla ferita, e infine si tolse la giacca, tenendola però ben stretta in mano.
    Uscì dal bagno proprio quando il locale era in fase di chiusura e i clienti stavano uscendo lentamente. Quando all’improvviso però un enorme scoppiò rimbombo nel salone e il lucernario (già rotto in precedenza ma non del tutto) cedette di schianto, facendo cadere grosse schegge di vetro. Degli individui vestiti di scuro scivolarono su delle corde e atterrarono compostamente davanti all’agente x. Lui si rimise all’istante la giacca e scivolò di getto dietro ad un tavolino del bar, rovesciandolo del tutto. Iniziarono a piovere proiettili in tutte le direzioni, x ricaricò il suo fidato mitra e fece fuoco sporgendosi appena il necessario. La cosa tirò per le lunghe e allora lui escogitò subito un altro piano.
    Lanciò in aria un bicchiere di cristallo e questo esplose sotto il fuoco incrociato, fu proprio in quel momento che x uscì dal suo nascondiglio e tramortì un agente con un gancio. Proseguì la sua rincorsa e sferrò pugni e calci da ogni parte, ma ad ogni suo colpo i nemici si rialzavano come se non fossero stati colpiti.
    Lo circondarono in netta maggioranza, e x non intravedeva più vie di fuga.
    Gli puntarono addosso i fucili e ricaricarono l’arma. Lui rimase al centro della scena guardandosi intorno nervosamente, quando all’improvviso gli venne un idea. Facendo finta di essersi arreso, alzò le mani ma nel momento sfilò rapidamente una granata flash, talmente piccola ad occhio nudo che era impossibile notarla.
    Attese che i suoi avversari fossero più vicini, in modo da sentire il loro fiato sul collo e fu allora che lasciò cadere l’oggetto. Un boato e una luce accecante si diffusero, rendendo indistinguibile le cose intorno a loro.
    L’agente x fortunatamente si era riparato gli occhi con le braccia, anche se aveva l’udito un po’ovattato dall’esplosione e vedeva i contorni indistinti delle cose. Si fece largo correndo tra gli uomini, che nel frattempo avevano lasciato cadere le armi e si reggevano gli occhi lacrimanti e si recò all’uscita del bar. Sfortunatamente però, appena uscito, un agente appostato dietro all’uscita lo stese con un pugno in piena faccia che lo travolse. Cadde sul marciapiede e l’ultima cosa che sentì fu il setto nasale andato, poi tutto si fece indistinto e infine buio…
    *
    Caricarono l’agente svenuto nel baule della loro berlina nera, accesero i motori e partirono.
    “L’abbiamo catturato capo. Lo portiamo al molo e ce ne sbarazziamo, secondo i piani.”disse uno di loro entusiasta e già pronto a godersi le lodi del suo superiore. Ma il capo dall’altra parte del ricevitore rispose con un cenno di assenso “Fate il vostro dovere, non dovete lasciare la minima traccia di quell’uomo.”concluse il superiore.
    Proseguirono lungo un vialone quasi deserto che costeggiava il mare. Ad un certo punto le macchine si fermarono e svoltarono vicino ad un pontile.
    Scesero alcuni agenti e tirarono fuori con circospezione l’agente x svenuto. Lo imbavagliarono e lo legarono a mani e piedi, mentre lo mettevano in una specie di bara metallica. In quel momento x si svegliò di soprassalto e si rese conto della situazione. Ma era troppo tardi…
    Un agente chiuse con un catenaccio la bara metallica e lo spinse, aiutato da altri 2 uomini, in acqua. L’impatto fu violento e sollevò un enorme spruzzo d’acqua, intanto x al suo interno si dibatteva freneticamente in pericolo…
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  8.     Mi trovi su: Homepage #9330500
    Pepuzche dire, hai un talento secondo me! :laugh:
    Non ho notato errori apparte un tempo sbagliato per il resto è ottima!


    Grazieossu!!!:thumbup:
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  9.     Mi trovi su: Homepage #9330502
    adam weskerla storia migliora in ogni capitolo!però per separare un discorso da un altro sarebbe meglio usare le virgole.
    ottimi capitoli.


    Grazie!!!!Pero non hai ancora visto niente...aspetta i prossimi capitoli..eh eh.:coool:
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  10.     Mi trovi su: Homepage #9330503
    (FF)La vendetta dell’organizzazione segreta: parte 4 (by Colo 97)
    La bara affondava lentamente nell’abisso, mentre sotto la pressione esercitata dall’acqua, si accartocciava inesorabilmente. X iniziò a slegarsi le mani e poi i piedi, mentre l’acqua iniziava ad insinuarsi tra le fessure di quell’aggeggio. Il suo cuore batteva a mille, la pressione alle stelle, anche perché era in una posizione scomoda e stretta. Il fiato gli si fece sempre più corto mentre l’acqua lo stava lentamente sommergendo.
    Prese a dibattersi, ma non funzionava a molto. La pressione stava letteralmente schiacciandolo insieme alla struttura metallica.
    Tirò un pugno al portellone ed esso, ormai allentato, si staccò del tutto.
    X uscì stremato da quella che sarebbe stata la sua tomba, e iniziò a spingere freneticamente le gambe e le braccia verso l’alto.
    Era andato a finire in profondità, ed era tutto semibuio e indistinto.
    I raggi della luna riflettevano sulla superficie marina, mentre il fiato iniziava a mancargli. I polmoni iniziarono presto a bruciargli per la mancanza di ossigeno, ed era ormai letteralmente stremato dalla stanchezza. Le braccia e le gambe si fecero pesanti come pietra e la vista iniziò ad offuscarsi, mentre veniva trascinato verso il fondo per la seconda volta. Prima di svenire vide una figura scura stagliarsi davanti a lui…poi più nulla.
    *
    Era sdraiato su una lettiga, le coperte tirate fino a sotto il mento.
    Sulla sua testa una borsa con del ghiaccio freddo, accanto a sé, un comodino con una tazza di the fumante.
    Era in un abitazione rozza, in legno e piena di spifferi. Appesi alle pareti alcuni vecchi trofei sbiaditi dal tempo e alcune foto in bianco e nero di una persona anziana con dei pesci enormi appena pescati.
    Inoltre vi erano numerose canne da pesca, reti, ami, esche, ecc… disposti quasi come se chi gli tenesse collezionasse quelle cose.
    La stanza era illuminata dal sole, che si faceva largo tra le nuvole, e sembrava non esserci assolutamente nessuno.
    X si alzò adagio ma, appena tentò di reggersi in piedi, la testa gli girò e le gambe bruciavano dal dolore. Si sedette subito e si guardò intorno, era difficile ammetterlo ma per la prima volta nella sua vita si sentiva veramente rilassato. Aveva sempre girato il mondo e corso così tanti rischi che ora era veramente libero da tutti quei fardelli che lo avevano assillato…ma lo era davvero?
    All’improvviso una donna comparve da una porta, era giovane e bella.
    Fissò l’agente e sorrise vivacemente. Aveva degli occhi penetranti, tanto che x se ne sentì intimorito inizialmente.
    “Salve, vedo che si è ripreso.”disse lei. X si limitò a fissarla e rispose con un cenno d’assenso “Si,…è stata lei a salvarmi?”finì per chiederle.
    La donna si avvicinò cautamente “Certamente, ero in esplorazione subacquea quel mattino e mentre cercavo nuovi luoghi da esplorare l’ho trovata svenuto…cosa ci faceva lì?” rispose tutta d’un fiato.
    “Non le interessa,…non glielo posso dire…”concluse x.
    “Adoro gli uomini misteriosi…sono affascinanti,…”rispose l’altra.
    “Beh, io ne ho incontrati fin troppi con il lavoro che faccio, e mi creda non sarei il suo tipo.”affermò subito x.
    “Chi glielo dice?”chiese la donna.
    “Beh, il fatto che ovunque vado attiri calamità naturali, non mi rende adatto per una relazione sentimentale…”disse freddo l’agente, “Piuttosto ha ancora la mia giacca?”chiese imbarazzato dalla situazione.
    La donna lo fissò a lungo, e mentre lo scrutava con lo sguardo, gli porse la giacca e la ritirò indietro agilmente “Ah, ah…caro il mio uomo misterioso, se prima non mi dice il suo nome non gliela do.”lo provocò la donna.
    X rimase impietrito ma seppe trarsi d’impiccio all’ultimo momento “Va bene. Sono…Brian Scott. Può darmi del tu signora.” Le disse.
    “Io sono Patricia Smith, piacere di conoscerti Brian…”e detto questo gli porse la giacca. X se ne riapproprio subito e controllò che tutto fosse al suo posto.
    Frugò a tentoni in tutte le tasche e finalmente lo ritrovò…
    Il chip era ancora al suo posto e finche sarebbe rimasto li sarebbero stati in pericolo tutti e due. Doveva distruggerlo definitivamente, quando all’improvviso sentì come qualcosa scattare. Aprì la scatoletta e vide che il chip si era attivato in una modalità di autodistruzione…
    Dovevano scappare, subito. “Presto, dobbiamo lasciare questo posto e al più presto possibile! Mi dia una mano…” urlò x terrorizzato mentre la donna lo cingeva con le mai intorno alla vita, lo aiutò ad alzarsi. Non avevano ormai molto tempo, e l’esplosione sarebbe stata tremenda.
    Dovevano scappare più in fretta che potevano…o sarebbero morti.
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