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    Splatter, Horror, trash, e ancora avventura, road movie, fantasy, azione... non c'è limite a quelli che sono i generi presenti nel panel di questo regista, che, da buon texano, non ha sdegnato di creare anche un filone cinematografico tutto suo, che prende il nome di "burrito-western" (il burrito è una classica tortilla messicana), che sottintende la scia di western alla messicana, che omaggiano quelli rivoluzionari di Sergio Leone, che questo "mariachi" incavolato ha voluto mostrare a tutto il mondo. A 13 anni disse che lui sarebbe stato in grado di girare meglio di John Carpenter, e in effetti aveva ragione.

    Ma partiamo dalle origini, quando Rodriguez era ancora un tenero fanciullo, nato in una numerosa famiglia messicana a San Antonio, e viveva di cinema (oltre che tacos e quesadilla!). Rodriguèz, figlio di famiglia molto modesta, ebbe la sua prima esperienza cinematografica con "Bedhead", corto riguardante una ragazza dai poteri paranormali, realizzato in famiglia con i propri fratelli. All'epoca era il 1990, e il futuro regista aveva 22 anni. Passano appena due anni, è il 1992, guarda caso lo stesso anno in cui Quentin Tarantino gira "Le iene" (i casi della vita!), il giovane Rodriguez realizza El Mariachi, suonatore di chitarra, girato con badget minimo, appena 7.000 dollari, per di più in spagnolo. L'artigianalità del prodotto è ben mascherata, si nota una certa capacità registica, così anche come la scelta accurata delle ambientazioni. La storia è da road movie: un suonatore di chitarra viaggia per il Messico alla ricerca di Moco, al fine di spaccargli il culo! Gli elementi sono di un'ottima rusticità, oltre che rappresentare un piccolo gioiello da cui Rodriguez trarrà gli anni successivi altri spunti, sia per scene sanguinolente che scenari ispanici, il film suscita grande interessa. Insomma, che qualcuno dica ad Oren Peli che con il doppio del budget di Rodiguez è riuscito a fare solo un film di merda come Paranormal Activity!

    Il film piacque molto alla Columbia Pictures che lo distribuì negli USA dove gli incassi non furono pochi, e Robert Rodriguèz potè così lasciare il suo lavoro, in un'industria farmaceutica di El Paso, per dedicarsi completamente al cinema. Ma la prima cosa che volle fare fu riadattare il suo primo western (burrito-western), per ampliarlo e renderlo più hollywoodiano, ma soprattutto, poter tirar fuori più espedienti per divertirsi e divertire (non è divertente!). E' così che nasce Desperado, remake di El Mariachi, uscito nel 1995, con protagonisti Antonio Banderas e Salma Hayek, oltre ad avere un folto cast-feticcio di Rodriguez, composto dagli attori messicani Danny Trejo e Cheech Marin, e ovviamente il suo "fratello maggiore" Quentin Tarantino, che interpreta una piccola parte, mostra uno stile più action e più country; il Mariachi interpretato da Banderas è più corpulento, vendicativo e latin-lover. Come detto, Rodriguez inizia i suoi espedienti da divertimento. Perchè lui ci si diverte con il cinema! Ecco allora che Banderas fa spuntare magicamente due pistole dalle maniche della giacca; uno dei cattivi di Bucho (noto come Moco in El Mariachi) nasconde un mitra in una custodia per chitarre, con la quale spara "magicamete" senza aprire il fodero (fuck!). Primi elementi dell'umorismo rodrigueziano potremmo dire, che ironizza molto su sparatorie, morte e smembramenti che hanno dell'incredibile, Desperado diventa così un road movie pieno di enfasi, dialoghi prolungati e logorroici (tarantiniani?). Desperado fa eco a El Mariachi, ed ha successo. Nel frattempo Rob continua a crescere, diventa assistende di Tarantino durante le riprese di Pulp Fiction, poi, nel 1996, realizza il suo "pulp fiction". Molti ritengono che questo appellativo spetti a Desperado, ma io sono di parere contrario e credo che l'opus magnus di Rodriguez sia Dal tramonto all'alba. Non stiamo parlando di un film che è unicamente horror, ma un film che attraversa varie fasi attraverso le vicende: comincia come un film crime, poi diventa un road movie, poi diventa sensuale (con Salma Hayek), e poi c'è il finale con i botti, con una spaventosa e macabra trasformazione al Titty Twister. Ogni personaggio sembra avere una sua costruzione minuziosa, partendo dal furbo Seth Geko, il fratello, il suonato Richard Geko, il pastore senza fede Jacob, il ranger Earl McGrow, che perde la vita all'inizio del film. Il film diventa così strutturato in episodi che decretano lo sviluppo della fuga dei fratelli Geko, ricercati per omicidio: prima fuggono da una stazione di servizio texana, poi si rifugiano in un motel dove si fa strada la pazzia di Seth, ancora, in autostrada, e infine, l'episodio cinico, divertente e anche scabroso nel Titty Twister, dove i fratelli danno inizio ad una lotta sanguinaria con dei vampiri. Tutto ciò da degli ottimi connotati a questo splendido film, il migliore di Rodriguez.

    Negli anni successivi Rodriguèz fa il suo salto di qualità. Abbiamo detto che un regista, per Rodriguèz, deve saper divertirsi e spaziare (cosa che credo anche io). Così i dialoghi logorroici di Dal tramonto all'alba - scritti da Tarantino, di cui ricordo ancora l'intro al Titty Twister: "Venite amanti della passera. Diteci come la volete e noi vi daremo le migliori passere del Messico a prezzi stracciati. Allora, potete trovare passere bianche, passere nere, spagnole, passere cinesi, passere bollenti, passere gelate, passere bagnate, passere profumate..." - lasciano il posto a storie puerili per bambini, che probabilmente Rodriguez realizzò per i figli, e per i quali sembra aver realizzato film dal budget stellare, quando poi il costo di Spy Kids, è molto ma molto ridotto rispetto ad un film comune. Seguito da altri due sequel di gran successo, l'ultimo con un 3-D molto artigianale, ma pur sempre precedente ad Avatar di James Cameron, Rodriguez diviene factotum del cinema, oltre che per generi, anche per ruoli intrapresi in una produzione: è lui che fa la regia, sceneggiatura, produce, compone colonne sonore, realizza la fotografia, realizza le scenografie e fa il montaggio. Un vero self-made-man del campo che conduce da solo un'intera impresa di famiglia dove anzichè guacamole si cucinano film.

    E per ora terminiamo qui, alla prossima, con la seconda parte dedicata al "Planet Rodriguéz".
    :E.t.R:

  Rubrica Cinema: il Planet di Robert Rodriguéz - Prima parte

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