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    Si prega di non fare OT, ma di limitarsi a dare consigli e/o critiche di qualunque genere riguardante solo la FF.


    PrologoLa cosa che odio fare di più, all'età di diciotto anni, è organizzare la festa di compleanno. Quella festa che tutti si aspettano sia epocale, piena di gioia, allegria e felicità. Quella festa che tutti devono invidiare, anche chi ha già compiuto la maturità e che, magari, rimpiangerà di non averla organizzata allo stesso modo. Prima si parte col scegliere il locale, gli invitati e, cosa più difficile, l'abito da indossare. Tutte cose che, onestamente, farei a meno. Mi accontenterei anche solo di ricevere gli auguri e di andare a mangiare una pizza tutt'insieme, famiglia e nano compreso.



    I CAPITOLO - L’inizio! - martedì




    "No! Assolutamente, no!" ciò che mi rispose Giulia, la mia amica, dopo avergli proposto la mia idea di due righe fa. "La tua festa deve'essere epocale! Tutti dovranno ricordarsi di te, e della sua fantastica e meravigliosa compagna di liceo!" - "la fantastica e meravigliosa compagna di liceo, sarebbe Valentina?" infransi tutti i suoi sogni col mio sarcasmo. "vaffanculo ..." mi sorrise. Poi si poggiò di spalle, sul balconcino della finestra in camera mia e mi guardò, chinando di lato la testa, com’era solito fare per chiedere un favore. "sul serio, devi farla questa festa. Passerai per una sfigata, altrimenti!" incrociai le gambe, e poggiai il volto sulla mia mano. "ah sì? e perché sarei una sfigata se non organizzassi una stupida festa?" - "Tutti a scuola hanno organizzato una festa a diciotto'anni, e tu hai partecipato a tutte quante!"-"... e allora?"-"e allora è arrivato il tuo turno!" sbuffai ... "Mi dici perché non vuoi farla?" mi alzai dal letto e mi poggiai di fianco a lei. "Per prima cosa, non saprei da dove cominciare per fare una cosa decente ... e secondo ..." dopo un breve tentennamento "c'ho vergogna!" Giulia scoppiò a ridere "ma dai! te c'hai vergogna?! Rossana c'ha vergogna?!? Quella, Rossana?!? Ma dai!" continuava a ridere con gusto dinanzi al mio sguardo impietrito. Poi si accorge del mio silenzio, e mi guarda stupita. “Dici sul serio?” tengo lo sguardo basso e comincio a giocherellare col piede “ … si …” - “sentiamo, perché?” - “Sempre per lo stesso motivo …” Giulia, di colpo, si compre la bocca con le mani in segno di stupore e sconcerto. “ancora con sto Lorenzo? E’ dal primo anno che gli corri dietro e non ti si fila!” con la sua solita dolcezza … “forse perché è dal primo anno che vedo tutti cessi nella nostra scuola e lui era l’unico decente!” - “hai dimenticato il fratello …” mordendosi le labbra e con lo sguardo nel vuoto, Giulia, immaginando chissà quali porcherie. Poi le mostrai una foto che avevo nel cassetto, vicino al letto, dove si era seduta. “Ma te non ci provavi con Manolo?” si svegliò dal sogno “Oddio no …” scippò la foto dalle mie mani “Manolo … E’ da una vita che non lo sento!” - “Già, anch’io …” scippandole la foto tra le mani a sua volta. “Questa la scattai al mare, due anni fa. Stavate ancora insieme, vero?” - “Si … era un vero porcellino, ma simpatico …” ridevamo entrambe nel ricordare le gag che facevamo insieme. “ ne hai altre?” mi chiese. Allora, tolsi il cassetto nel comodino e buttai tutto il suo contenuto sul letto. Scavando tra le foto, ne raccolsi una che mi era particolarmente a cuore. Giulia se ne accorse, e allora si avvicinò a me per vederla. “il mio primo bacio!” - “se cadere al ballo di halloween su di un ragazzo vestito da scheletro lo definisci il tuo primo bacio …” - “mi tenesti il broncio per una settimana perché caddi proprio sul fratello di Lorenzo!” poi Giulia colse un’altra foto. “Questa è bellissima!” me la mostrò “dovevo buttarla, sta foto!” cercai di fregargliela dalle mani “dammela!” - “scordatelo!” riuscì a scappare “Rossana e Ale, il maniaco!” cominciò a ridere in modo irritante “sei una stronza …” - “non è colpa mia se ti sei fatta fotografare con un malato!” puntandogli il dito “prima o poi me la riprendo” piegò la foto, e la mise in tasca. Poi, con calma, si sedette di nuovo al mio fianco, sempre sull’attenti. Guardai l’orologio sul suo polso “sono le sei, non dovevi farti accompagnare a casa, che esci con i tuoi?” - “O merda! Me ne ero dimenticata!” prese il giubbotto e la borsa “su, andiamo! Che faccio tardi!” scese le scale, aprii la porta d’ingresso e salutò mamma. “Muoviti Rossy, ti aspetto allo scooter!” ero rimasta in camera mia per mettermi le scarpe. Presi i caschi e scesi anch’io. Giulia abita circa a 30 minuti da casa mia. “ogni volta una faticaccia” mi dice quando viene a piedi a casa. Forse è anche per questo così magra. Accompagnata a casa, si toglie il casco e mi saluta “ci vediamo domani, che dobbiamo parlare anche di quella cosa …” - “va bene … Salutami tutti!” ritornata a casa, notai la macchina di mio padre parcheggiata “sarà tornato dal lavoro papà” pensai. Entrata in casa, fui subito chiamata in cucina. “Rossana, vieni qui, voglio mostrarti una cosa!” entrai in cucina, e vidi mio padre seduto a tavola con alcuni volantini in mano. “che c’è, papà?” - “ho cercato informazioni qua e la per alcuni locali per organizzare la tua festa di compleanno, guarda!” mostrò a me e a mia madre quei volantini, tutto entusiasta. “Sono dei bei locali …” aggiunse mamma per invogliarmi a leggere “ehm … papà, posso guardarli dopo? Ora c’è la partita della Juve e non voglio per niente perdermela!” entrambi rimasero di ghiaccio. “ … vai pure …” disse papà, scoraggiato dai miei comportamenti. Mentre mi recavo in salotto, sentivo papà parlare con mamma “ma che c’ha questa ragazza?” - “non a tutti piacciono le feste …” mamma era solita prendere le mie difese “non ho mai visto una ragazza non amare truccarsi o organizzare feste, pigiama party o quelle robe lì, insomma!” - “ogni persona c’ha un suo carattere …” - “ e poi le piace il calcio? Andiamo …” qui, mamma, rimase in silenzio. Juve Milan, nessuno se la perderebbe! Finito il primo tempo, ricevetti una chiamata sul cellulare. La mia acerrima nemica … “Pronto!” - “Vi facciamo il culo!” era solita rispondermi così “ col cavolo! Come va?” - “il Milan si comporta bene anche se Pato sembra un coglione in campo. Tu?” - “Beh, Vale, Pato si comporta da coglione anche perché Chiellini non gli fa toccare palla! E Vucinic sono convinta che segnerà!” - “aspetta e spera …!” messo da parte il calcio. “che fai per il tuo compleanno?” sbuffai “sei la prima che me lo chiede e non me lo impone …” - “che vuoi dire?” - “sono, in pratica, obbligata ad organizzare una festa in un qualche locale per non risultare sfigata dai miei amici e strana dai miei genitori!” - “sei sfigata e strana anche se non fai una festa!” mi disse ridendo “è la pazza rossonera che parla?” - “non sene è mai andata!” mentre parlavo al cellulare con Valentina, mamma mi diede un volantino che aveva portato papà. “dagli un’occhiata, potrebbe piacerti!” lo presi, e se ne andò di nuovo in cucina a preparare la cena. “Vale, mi daresti una mano ad organizzare la festa?” - “con una mano, intendi che devo organizzare tutto io?” - “ehm … si?” - “facciamo una cosa, se la Juve vince ti do una mano ad organizzare con Giulia, se vince il Milan invece, te la sbrighi da sola!” il mio punto debole, le scommesse calcistiche. Non me lo feci ripetere due volte ed accettai. Cominciò il secondo tempo mentre riattaccai. Avevo ancora in mano il volantino che mamma mi aveva dato. La Juve attaccava. Calcio d’angolo col tiro deviato del mitico Vucinic. Cross in mezzo … Appare alle spalle di Mexes, Caceres, che la prende di testa e fa gol!!! “GOOOOOOLLL!!! VAFFANCULO” gridai alzandomi di scatto dalla poltrona e facendo svolazzare il volantino che avevo in mano. Tutto, ovviamente, dinanzi ai miei. Dopo mi accorsi dell’incredibile grido che avevo fatto, e per rimediare, mi girai verso papà che era dietro di me, con uno sguardo quasi impaurito “sai, papà … ha segnato Caceres … di testa …” non disse nulla, si girò e sene andò in cucina. Io, indifferente, mi sedetti a guardare la partita. Dopo quarantacinque minuti di sofferenza, la Juve vinse grazie al gol del terzino. Presi il cellulare ed inviai un messaggio a Valentina con scritto solo muahhahahahahahah! Lei, avrebbe capito. Andai in cucina per cenare, tutta felice dal risultato della partita. Preparato la tavola, mi sedetti al mio solito posto, di fronte al mio papà. “Spaghetti con le vongole, buono!” mentre preparavo il mio palato a gustare quella squisitezza, suonò la porta. “Deve essere tuo fratello, va ad aprire!” mi ordinò mamma. Mi alzai e mi recai alla porta d’ingresso. Non feci nemmeno in tempo ad aprirla tutta che si intrufolò in casa per sotto il mio braccio, senza nemmeno salutare. “E bravo nano, nemmeno saluti?” gli dissi “vaffanculo!” mi rispose, dirigendosi in bagno. “mamma, cerca di insegnargli le buone maniere, a quel nanerottolo idiota …” - “tu modera il linguaggio, invece!” intervenne papà. Tornato dal bagno, salutò tutti in cucina “Buon giorno, mamma e papà. Vi voglio bene!” tutti tranne me. E guarda caso, si sedette proprio al mio posto con gli spaghetti nel piatto già inforchettati. “oh grazie mamma, mi hai già preparato il piatto?” non finisce nemmeno di dirlo che se li mangia tutti, sotto i miei occhi. Lo osservo in piedi, con la bocca aperta immaginavo quei spaghetti nel mio stomaco. Mamma gli si siede di fianco e mi dice “andiamo, te ne ho preparato un altro” non era la stessa cosa. Avevo pregato mamma di mettermi da parte le vongole più grandi e di farmi una porzione maggiore. Ma ormai era troppo tardi … Mi sedetti sul suo posto, cioè di fianco a papà e mi mangiai la sua porzione. Finiti gli spaghetti, il sugo delle vongole in fondo al piatto mi chiamavano dicendomi di gustarmelo col pane. Tesi la mano, rivolta al nano “Ehi, Bass, dammi una fetta di pane!” c’erano tre fette nella cesta. Lui doveva ancora finire di mangiare gli spaghetti. Mi guarda “aspetta un attimo …” non finisce nemmeno di mangiare gli spaghetti, che prende le fette di pane e se le mangia, guardandomi. “brutto nano bast …” se avessi finito quella frase mi sarei beccata di sicuro una punizione essendo, il nanerottolo, più piccolino di me. “non preoccuparti Rossana, te ne taglio io una fetta!” mi disse mamma, sorridendomi. Dopo cena, mi recai in camera mia. E’ mia abitudine ascoltare Katy Perry prima di andare a letto. Prendo il mio MP3, lo accendo e infilo le cuffiette nelle orecchie. Mi stendo sul letto, chiudo gli occhi e … e Katy non parte. “ma che c’ha sto coso!” Premo tutti i tasti per cercare di farlo funzionare, ma la mia musica non parte. “Andiamo!!” Poi riesco a far partire una musica, che non aveva alcun titolo. La ascolto e … “Maledetto!!” Mi alzo dal letto e mi reco in camera di Bass. Spalanco la porta socchiusa e lo sorprendo mentre cercava di infilarsi il pantalone del pigiama “Brutto nano, hai cancellato tu la mia musica per metterci le tue stupide prove col basso?!?” - “non te lo avevo detto?” mi dice, imitando la mia voce. “mi hai rotto!” gli vado addosso prendendogli la testa con il braccio, stile John Cena. “Mamma!! Aiutami!!!” grida mentre è rinchiuso nella mia morsa, in mutande. “cos’è!? Ora chiami la mamma, eh?!?” poi arriva la mamma “Rossana?!? Ma che stai facendo?!?” io rimango immobile con il braccio ancora intorno alla testa del nano “Uh … ehm …. Lo aiuto a mettersi il pigiama!"

    "Il 90% delle cose che dicono di me sono false e il restante 10% sono esagerate!"
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    Lukision97Davvero bella. Se ti dovrei dare consigli, ti direi di andare spesso accapo, così la lettura è più scorrevole.
    Così è abbastanza fitta e si fa fatica a mantenere anche il segno ^^'
    ho fatto copia e incolla, ma il forum mi ha tolto tutti i "punta e accapo" che avevo fatto sul programma... comunque grazie! :laugh:


    @Lampo: il solito deficente .... :facepalm:
    :lol:

    "Il 90% delle cose che dicono di me sono false e il restante 10% sono esagerate!"
  3.     Mi trovi su: Homepage #9375286
    The Queenahahahaha sì esatto!
    tu sei il "nanerottolo idiota"! :lol:

    momento,momento,momento...























































































    ....voi due siete fratello e sorella?!....ah spaghetti con le vongole...che delizia

    Quote:
    posted by fedefede46 Originally Lampo, ti nomino ufficialmente grafico da tre sterline e 46 centesimi.
  4.     Mi trovi su: Homepage #9375623
    II CAPITOLO - Il locale - mercoledì

    “Va a chiedere scusa a Giovanni!” mio fratello “nemmeno se dovessi pagarmi gli chiederei scusa! Ha cancellato tutte le canzoni di Katy Perry sul MP3 che avevo fatto scaricare da Giulia con tanta fatica!” - “perché tanta fatica?” - “lei odia la musica pop, e c’è voluto un casino per convincerla!” - “Ti rendi conto di quello che mi hai fatto?” uscì dalla sua stanza e con le braccia conserte,nascosto dietro mamma “tu zitto, nano!” gli risposi. “il tuo atteggiamento non aiuta nessuno! Ora, datevi la mano e chiedetevi scusa!” Ci ordinò mamma. “Ma …!” - “zitto Giovanni! Hai tredici anni, è ora di mostrare in po’ di maturità!” gli risi in faccia, quando glielo disse. Poi mamma si girò verso di me “lo stesso vale anche per te! Chiederai scusa a tuo fratello e domani andrai a vedere quale dei locali sia più conveniente per organizzare la tua festa, intesi?” feci un cenno con la testa, in silenzio. Allontanata mamma, rimasi in corridoio da sola con Bass. “Allora Bass, che vuoi fare?” - “non chiamarmi bass …” - “non è colpa mia se sei basso e suoni il basso!” - “mi dai fastidio!” - “meglio nano, allora?” dopo attimi interminabili di silenzio, sene andò in camera sua dicendo “meglio Bas!”. Il mattino seguente, dopo aver avvisato Vale e Giulia ed essermi fatta la doccia, scesi giù in cucina per avvisare i miei che sarei uscita. “Mamma, papà, esco!” - “va bene, tesoro!” mi rispose mamma. Mentre aprivo la porta d’ingresso per uscire, papà mi chiama “che c’è?” gli risposi “andiamo con la mia macchina!” - “andiamo?!?” - “Sì, vengo anch’io …” si aggiustò la cravatta e mi sorrise “andiamo su, facciamo tardi!” uscì di casa e salì in macchina. Guardai mamma, e lei guardò me “sii forte!” mi disse sorridendomi. Entrata in macchina, presi il cellulare per avvisare le ragazze “che fai?” mi domandò papà. “avviso Vale e Giulia che le andiamo a prendere” mentre stavo per digitare il numero di Vale, papà mi prese il cellulare e me lo spense “ma che cavolo fai?!?” - “questa, sarà una cosa tra genitore e figlia!” - “ma le avevo detto di accompagnarmi! Mi staranno aspettando!” si mise la cintura di sicurezza e mise in moto la macchina. “mettiti la cintura” mi disse “preferisco sbattere con la testa sul parabrezza!” - “come desideri …” dopo nemmeno cinque minuti, al primo semaforo, papà frenò così bruscamente da farmi sbattere la testa sul cruscotto “te lo avevo detto …” - “molto divertente!” dissi, irritata. Anche se, la scena fu piuttosto comica. Dopo poco più di venti minuti, arrivammo al primo locale. Si chiamava PEPUZ. “che nome strambo …” pensai dopo aver letto quell’insegna. Scesi dall’auto, entrammo in quel locale. “desidera?” disse un uomo dietro al bancone, vicino all’ingresso. “buon giorno, vorrei organizzare una festa di compleanno per mia figlia …” - “ … e allora?” il tipo era piuttosto rude “mi chiedevo delle tariffe che prendete …” papà sembrava disgustato dallo stato di quell’uomo. Gilet in pelle, barba di una settimana e una disgustosa puzza d’ascelle. “le tariffe che prendiamo …” si gratta il sedere “sono di 300€ adesso in contanti, per prenotare il locale … altri 1000€ per assumere dj, per le luci, impianto musicale … e poi altri 500€ per il cibo e le bevande, tutto per un massimo di cento persone … ti sta bene?” papà era come intontito dal modo di parlare di quell’uomo. “prima vorrei vedere la sala, se non le dispiace!” intervenni io. “certo!” prese le chiavi da un cassetto e ci accompagnò. Aprì delle porte e accese la luce … una sala grande nemmeno 10m quadrati … “e qui ci starebbero cento persone?” domandò papà al rude “certo …” rispose, con lo sguardo anche lui meravigliato. Chissà da quanto tempo non l’apriva, c’era della polvere incredibile. Papà scosse la testa e mi prese per mano “andiamo Rossana …” - “okay …” mentre stavamo per andarcene, il rude prese un biglietto dal cassetto del bancone e me lo diede facendomi l’occhiolino “tieni, nel caso cambiassi idea!”. Ripreso il viaggio, diedi un’occhiata a quel biglietto “ah, il tipo si chiama Pepuz. Spiegato il nome del locale!” - “e lo chiami pure locale, quel letamaio?” scoppiai a ridere “mi c’hai portato te lì!” - “e mene pento!” sorrise anche lui. Arrivammo ad un altro locale, dopo quasi un’ora di viaggio, questo molto più di bell’aspetto dell’altro. “Questa è la volta buona, me lo sento!” disse papà, facendo un gran sospiro. IL FORO “il nome lascia un po’ a desiderare …” dissi frustrata. “Buon giorno!” - “buon giorno a lei signore e benvenuto. Cosa possiamo fare per lei e la signorina?” il tipo era inquietante. Papà, appoggiandosi sulle mie spalle, sembrava entusiasta dal modo in cui venne ricevuto dal signore. “la signorina compierà presto diciotto anni e vorrei organizzarle una festa che non dimenticherà mai!” - “oh bene! Allora è venuto nel posto giusto!” Con la mano ci indicò la strada da percorrere. Il locale era davvero enorme. “venga, abbiamo due tipi di sale. Una abbastanza piccola che può contenere circa 100 persone e l’altra più grande che può contenerne, invece, circa 500!” - “può mostrarcele?” disse papà “certo!” rispose il tipo. ci mostrò prima la più piccola. “questa sala è circa 50m quadrati e, per ragioni di spazio, non può contenere il piano DJ. Ma possiede, tuttavia, un ampia pista da ballo e dispone …” ci indicò in alto “ … anche di un globo per le luci che si muovono a ritmo di musica!” se questa è piccola, figuriamoci la grande! Pensai. “voglio vedere l’altra!” rivolgendomi al tipo. “perché, questa non ti piace?” mi sussurrò papà, con un colorito di viso piuttosto bianco. “E questa è la grande!” magnifica! Pensai. “Magnifica!!!” dissi. “Questa sala è dotata di piano bar, piano Dj e pista da ballo! E più in là, vi possiamo installare un piccolo palco in cui far esibire comici, amici oppure gruppi musicali!” - “ammazza!” disse papà, ammirando questa splendida sala. “prendiamo questa?” gli dissi, mentre il suo colorito da bianco diventava via via più giallastro. “ehm … quanto …” - “come si chiama, signore?” il tipo rivolto verso papà “Manuel, mi chiamo Manuel …” - “bene, Manuel. Sono disposto a darle tutto, impianto DJ, musicale e palco compreso, ad un solo prezzo!” - “che ammonterebbe …?” - “per lei, sono disposto ad abbassare il prezzo fino 3500€!” - “Bene!” intervenni io “la prendiamo!”. “bene!” il signore strinse la mano a papà che, nel frattempo, mi guardò come se volesse uccidermi. “andiamo di la a firmare un assegno?” disse il signore. Papà cacciò il libretto degli assegni dalla giacca “di quanto l’acconto per prenotare la sala?” - “facciamo … 800€!” ormai quel giallastro era diventato verdastro “ okay … ecco a lei!” prese l’assegno e se lo infilò in tasca “visto che stiamo più in confidenza mi presento, mi chiamo Michele Duff!” - “piacere Michele, io sono Rossana!” mi strinse la mano “se vuoi domani vieni e ci organizziamo per ordinare la sala a tuo piacimento!” - “volentieri!” - “a domani allora!”. “Simpatico Michele, vero papà?” gli dissi appena tornati in macchina “sì, molto simpatico …” aveva l’aspetto infuriato “che c’è?” - “speravo che avresti scelto la sala più piccola …” - “c’ho pensato, ma hai detto che dobbiamo organizzare una festa che non avrei mai dimenticato, e questo è il miglior modo per farlo!” mi guardò. “Devo star più attento ad usare certe parole con te!” scoppiammo entrambi a ridere, anche se la sua risata durò di meno “mi toccherà andare al lavoro con la bici …”.


    il prossimo capitolo cercherò di aggiustarlo per renderlo più leggibile.. :laugh:

    "Il 90% delle cose che dicono di me sono false e il restante 10% sono esagerate!"

  [FF] Il mio 18esimo compleanno.

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