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    IL CASO.
    Estate 1994, il West Ham gioca in amichevole a Oxford. Redknapp, manager degli Hammers, sfida un fan appostato dietro la panchina. 19 anni dopo, Howler
    Magazine
    ha scovato, grazie a internet, il protagonista dell'episodio. Che andò anche in gol

    "Ehi tu, sei bravo a giocare quanto sei bravo a parlare?": più o meno, furono queste le parole con cui Harry Redknapp, un giorno dell'estate 1994, diede il via ad una delle più note favole calcistiche del calcio inglese. Così, infatti, Redknapp si rivolse ad un tifoso che, con gli Hammers sotto 2-0 nell'amichevole in casa dell'Oxford
    United, continuava a criticare la squadra, a due passi dalla sua panchina.
    Decise di sfidarlo. Sei più bravo di loro? Bene, dimostralo.
    La storia, in Inghilterra, per anni è stata in bilico fra leggenda e realtà, nonostante Redknapp l'avesse sempre confermata. Ma, 19 anni dopo e grazie ad un forum di tifosi dell'Oxford United, Howler Magazine ha scovato il protagonista di quell'episodio, con una gustosa intervista riportata integralmente mercoledì anche None.

    Il tifoso, Steve Davies da Milton Keynes, da sempre un fedelissimo degli Hammers, venne così invitato negli spogliatoi nell'intervallo. Il magazziniere gli mise a disposizione una maglia, la numero 3, e un paio di scarpini: Davies scese così in campo con i suoi idoli, quelli che aveva criticato sino a dieci
    minuti prima. In era pre internet e pre smartphone, della partita restano solo alcune immagini scattate dal fotografo ufficiale del West Ham. Toccò pochi palloni e non fece una gran figura. Poi il miracolo, in gol, e l'immediato ritorno sulla terra: fuorigioco nettisimo, annullato. Perché nemmeno nei sogni si può chiedere l'impossibile.

    fonte: http://sport.sky.it/sport/calcio_estero/2013/09/06/west_ham_1994_quando_redknapp_fece_giocare_un_tifoso.html
    ----------------------

    Chissà quanti farebbero la stessa magra figura :D
    1 Superlega (Clausura 2007/08)
    1 Champions Superleague (apertura 2011/12)
  2.     Mi trovi su: Homepage #9438457
    Mica lo spettatore è pagato per saper giocare, ha un ingaggio...etc....Lo spettatore applaude e, se gli va, critica.

    Comunque sa tanto di bufalona...Manco in amichevole si può giocare senza essere tesserati.
    Neanche nel campionato Arci-uisp...

    E' un po' come se un insegnante rispondesse a un alunno che lo critica....Vieni qua Tu in cattedra...

    La figura da pilla la fa' l'insegnante...
  3.     Mi trovi su: Homepage #9438752
    superpadrepioMica lo spettatore è pagato per saper giocare, ha un ingaggio...etc....Lo spettatore applaude e, se gli va, critica.

    Comunque sa tanto di bufalona...Manco in amichevole si può giocare senza essere tesserati.
    Neanche nel campionato Arci-uisp...

    E' un po' come se un insegnante rispondesse a un alunno che lo critica....Vieni qua Tu in cattedra...

    La figura da pilla la fa' l'insegnante...
    Ma io son d'accordo con te, anche perchè parliamo del West Ham e non della Pizza&Fichi, però nelle leghe minori ne succedono di belle...

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=thHFkLzONCk

    :lol:
  4.     Mi trovi su: Homepage #9438807
    Il 12 gennaio 1975 si gioca Ascoli-Bologna.
    Domenico Citeroni racconta:
    «Savoldi tira, la palla supera la riga, ma io sono vicino al palo e con un calcetto la ributto in campo. Filo a casa senza dir nulla a nessuno e mi metto a letto senza neppure aspettare la "Domenica Sportiva". Tutti gli arbitri che venivano al Del Duca volevano conoscermi e tenermi lontano dai pali. Una domenica persi troppo tempo e l'arbitro mi cacciò mostrandomi il cartellino rosso...»

    «Mio padre stava di guardia ai missili al Polo Nord. Un freddo, mi ha raccontato. Faceva il mercenario per gli americani. Anche durante la crisi di Cuba. Poi ha lavorato nelle miniere di amianto in Alaska e in Canada. Lì sono nato io: Domenico Citeroni. A Montreal. Da piccolo non avevo i soldi per la partita, allora alle 10 di mattina ero già davanti al Del Duca: i primi dodici che si presentavano entravano come raccattapalle. Gratis» «Che festa quel campionato 1974-75, il primo in serie A dell'Ascoli. I campioni delle figurine giocavano in carne ed ossa sul nostro campo e io stavo dietro la porta. Avevo 16 anni. Che personalità, Dino Zoff. I palloni che uscivano glieli ributtavo dentro con dei calcioni alti e storti, così lui doveva rincorrerli e si perdeva tempo. Un pari con la Juve era oro. Ma, a un certo punto, mi guardò negli occhi e con la sua flemma mi disse: "Benedetto figliolo, il pallone devi darmelo in mano...". Quello sguardo e quella calma mi gelarono. Tutti i palloni successivi glieli appoggiai sui guanti. E non era facile impressionarmi...
    Al portiere del Vicenza, Sulfaro, chiesi: "Dove vai, piccione?". Mi corse dietro per tutto lo stadio. Ero un
    tipo un po' così... »

    «Poi quell' Ascoli-Bologna: 12 gennaio '75. Noi ultimi in classifica con 7 punti, loro molto più su con 12.
    Dramma. Segna Landini, pareggiamo con Zandoli, poi si scatena Beppe Savoldi, che ce ne fa un paio. Non
    contento, al 90' è ancora solo davanti al portiere, lanciato da Bulgarelli. Tira, la palla passa sotto la pancia di
    Masoni, supera la riga bianca, nell'angolino, è gol, sarebbe il 4-1, ma io sono vicino al palo e con un
    calcetto, d'istinto, la ributto in campo. Il nostro difensore Castoldi mi guarda strano, come a dire:
    "Cosa ti ha preso?".
    Nel dubbio, però calcia il pallone fuori. L'arbitro Barbaresco pensa che il pallone abbia picchiato contro il
    palo e fa battere il calcio d' angolo.»

    «Finisce la partita. Vedo agitazione sulle panchine e me la squaglio. Filo dritto a casa. Non dico niente a nessuno. Mi metto a letto senza neppure aspettare la "Domenica sportiva". Non ne parlo con gli amici, ma due giorni dopo trovo i giornalisti all' uscita della scuola, Istituto professionale Inapli. Ok, signori, sono io... »

    Mi portarono alla "Domenica sportiva", dove strinsi la mano a Beppe Savoldi, che mi disse: "Pensavo fossi più giovane". L'aveva presa bene. In fondo non avevo influito sul risultato. Lo rividi al Premio Moviola, ci
    diedero una targa per uno, cenai con Bruno Pizzul. Due domeniche dopo, arrivò la Lazio campione d' Italia. Prima della partita, Chinaglia mi chiamò in spogliatoio e mi disse: "Avessi rubato un gol a me, ti avrei
    strozzato".» «Venne a cercarmi anche l' arbitro: "Oggi, ragazzo, te ne stai vicino alle panchine". Rimandai in campo un paio di palloni con troppa fretta e il nostro allenatore, Carletto Mazzone, mi guardò male: "Calma, calma...". Stavamo vincendo 1-0 con gol di Colautti. Tutti gli arbitri che venivano al Del Duca volevano conoscermi e tenermi lontano dai pali. Una domenica esagerai con le perdite di tempo (mica tutti i portieri avevano il carisma di Zoff...) e un arbitro mi cacciò mostrandomi il cartellino rosso. Davvero! Tirò fuori il cartellino dalla tasca. L'Ascoli si salvò. Mazzone spiegò sui giornali che il merito era stato un pò anche mio, perché con quel gesto avevo fatto capire quanto la città amasse la sua squadra. Esagerava, Carletto. L'ho incrociato per strada, di recente. Avrei voluto fermarlo e dirgli: mister, io sono... Non ne ho avuto il coraggio. Quello fu l'ultimo mio anno da raccattapalle.

  "Parli e parli, ma sai giocare?"

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