1.     Mi trovi su: Homepage #9461144
    Qui in Nepal purtroppo la tragedia è risaputa, schiavi che vanno là per 200 usd al mese, gli viene ritirato il passaporto...

    Già capitava prima dei lavori per i mondiali, adesso è pazzesco.

    In galera gli sceicchi e chi ha scelto il Qatar con le sue belle basi USA per giocarci i mondiali.

    "Su quanto sta avvenendo in Qatar nella costruzione degli stadi per i Mondiali di calcio del 2022 stiamo preparando un documento comune con la Fifa per migliorare una situazione che ha numeri da conflitto bellico.
    Speriamo che non si tratti solo di promesse, perché centinaia di lavoratori, in gran parte immigrati nepalesi sono già morti sul lavoro nella realizzazione degli impianti". Intervistato da Labitalia, Pierre Cuppens, uno dei vice presidenti della federazione mondiale dei lavoratori edili e del legno (Bwi), ha lanciato, al riguardo, la
    campagna "Red Card for Fifa", dicendo no a una Coppa del mondo senza diritti per i lavoratori.
    Secondo alcuni calcoli i morti sono già 400 e con questo ritmo potrebbero arrivare a 4.000 nel 2022.
    Una situazione che, dopo le denunce del sindacato, è rimbalzata tra le diverse parti in campo. "Le autorità del Qatar - spiega ancora il dirigente sindacale - hanno sempre detto che non c'entrano nulla e che la responsabilità è delle imprese, che a loro volta hanno riferito che è stata l'amministrazione centrale del Qatar a lasciar loro mano libera nell'organizzazione del lavoro. E la Fifa inizialmente ha detto che non aveva le competenze per potere controllare quello che avveniva in quei Paesi". La situazione è migliorata in queste ultime settimane. "Blatter, il presidente della Fifa - spiega Cuppens - ha ricevuto due settimane fa a Zurigo una delegazione del sindacato che gli ha esposto il problema e sembra che se ne stia rendendo conto. Un altro incontro con la Fifa - conclude - ci svolgerà la prossima settimana a Mosca"


    I morti sono già molti di più, e ci sono gli scomparsi...
    Vergogna. |-[
  2. Staff ScudettoWeb  
        Mi trovi su: Homepage #9461150
    Se il problema nascesse e finisse con i Mondiali, sarei d'accordo: non ha senso organizzare un evento che viene costruito solo sfruttando la disperazione di alcuni popoli. Ma chi conosce il mondo dell'edilizia in particolare nel mondo arabo sa che le condizioni di lavoro brutali sono semplicemente la norma. Come mai ne stiamo parlando? Perché ci sono i Mondiali. Togli i Mondiali, e le stesse condizioni di lavoro che c'erano prima e ci saranno dopo i Mondiali rimangono, in più le conoscono solo quelli che si informano.

    Quello che dovremmo collettivamente fare è fare pressione sulla FIFA e sul Qatar e dire "Se non cambiano le cose, non vi compriamo biglietti o merchandising". In verità, dovrebbe essere la FIFA da sola ad agire in tal senso: business is business ma si può, e si dovrebbe, fare business anche come modo per far crescere una società (che poi incidentalmente diventa pure un tuo nuovo mercato...). Un evento come i Mondiali in Qatar dovrebbe essere un'occasione per focalizzare il mondo sui problemi di un'area e contribuire a migliorare la situazione. Boicottarli serve solo a mantenere lo status quo, secondo me.
  3.     Mi trovi su: Homepage #9461152
    scudettowebSe il problema nascesse e finisse con i Mondiali, sarei d'accordo: non ha senso organizzare un evento che viene costruito solo sfruttando la disperazione di alcuni popoli. Ma chi conosce il mondo dell'edilizia in particolare nel mondo arabo sa che le condizioni di lavoro brutali sono semplicemente la norma. Come mai ne stiamo parlando? Perché ci sono i Mondiali. Togli i Mondiali, e le stesse condizioni di lavoro che c'erano prima e ci saranno dopo i Mondiali rimangono, in più le conoscono solo quelli che si informano.

    Quello che dovremmo collettivamente fare è fare pressione sulla FIFA e sul Qatar e dire "Se non cambiano le cose, non vi compriamo biglietti o merchandising". In verità, dovrebbe essere la FIFA da sola ad agire in tal senso: business is business ma si può, e si dovrebbe, fare business anche come modo per far crescere una società (che poi incidentalmente diventa pure un tuo nuovo mercato...). Un evento come i Mondiali in Qatar dovrebbe essere un'occasione per focalizzare il mondo sui problemi di un'area e contribuire a migliorare la situazione. Boicottarli serve solo a mantenere lo status quo, secondo me.
    Hai ragione, il mondiale fra 8 anni dovrebbe poter sensibilizzare....
    Qui sono cose risapute e denunciate da anni...Col silenzio di tutti.
    Ma da due anni tutto è peggiorato.
    Qatar airways fa' 4 voli al giorno da Doha a Kathmandu e viceversa, carichi di schiavi. Spesso tornano bare e se non tornano bare trattasi comunque di milionari che pagano un lavoratore trattato come schiavo 200 usd al giorno, anche meno...E fai conto che per almeno un anno lavorano tutti gratis, fra costo dei voli e un minimo di sostentamento extra...

    Solo la minaccia di non fare i mondiali lì potrebbe migliorare qualcosina, anche se dubito. Bisognerebbe interrompere ogni rapporto commerciale, ma non si fa'...Troppi interessi.
    Là è abitudine non lavorare e avere schiavi.

    Ma si combatte l' Afghanistan dai poveracci, mica gli sceicchi del Qatar, Bharain, Arabia Saudita etc...
  4. Roma non deve essere capitale  
        Mi trovi su: Homepage #9461869
    scudettowebSe il problema nascesse e finisse con i Mondiali, sarei d'accordo: non ha senso organizzare un evento che viene costruito solo sfruttando la disperazione di alcuni popoli. Ma chi conosce il mondo dell'edilizia in particolare nel mondo arabo sa che le condizioni di lavoro brutali sono semplicemente la norma. Come mai ne stiamo parlando? Perché ci sono i Mondiali. Togli i Mondiali, e le stesse condizioni di lavoro che c'erano prima e ci saranno dopo i Mondiali rimangono, in più le conoscono solo quelli che si informano.

    Quello che dovremmo collettivamente fare è fare pressione sulla FIFA e sul Qatar e dire "Se non cambiano le cose, non vi compriamo biglietti o merchandising". In verità, dovrebbe essere la FIFA da sola ad agire in tal senso: business is business ma si può, e si dovrebbe, fare business anche come modo per far crescere una società (che poi incidentalmente diventa pure un tuo nuovo mercato...). Un evento come i Mondiali in Qatar dovrebbe essere un'occasione per focalizzare il mondo sui problemi di un'area e contribuire a migliorare la situazione. Boicottarli serve solo a mantenere lo status quo, secondo me.
    Esatto, concordo con te. Oltretutto l'assegnazione dei mondiali in Qatar sono passati dalle mazzette a Blatter.
    Se si vuole dare un senso alla propria vita, non occorre pensare di diventare dei grandi, ma si deve partire dal fare ogni giorno un qualcosa di piccolo all'interno del proprio micromondo.
  5.     Mi trovi su: Homepage #9466437
    Perdere la vita nel nome del pallone

    Stando a quanto scrive il settimanale tedesco Der Spiegel nell'arco di 24 mesi (2012-2013) all'incirca 964 lavoratori sono rimasti vittime dei preparativi serrati al mondiale, numeri confermati dal governo di Doha e da guardare rigorosamente al ribasso. Sul punto, numerose organizzazioni internazionali e umanitarie - una su tutte Amnesty International - hanno spesso alzato la voce, riuscendo però solo in parte a scalfire un'opinione pubblica globale troppo spesso sorda alle conseguenze dei propri divertimenti - si pensi a quanto sta succedendo in Brasile: l'ubriacatura calcistica ha già preso il posto delle proteste e dei numerosi problemi del Paese. In quest'ottica, e con queste premesse, non è sbagliato immaginare che l'attuale situazione dei lavoratori al mondiale del Qatar non possa far altro che peggiorare. Da qui ad otto anni, quando tutto dovrà essere pronto per il taglio del nastro, il bilancio dei morti - dovuti al caldo, alle condizioni inumane e agli incidenti sul lavoro - potrebbe toccare vette poco edificanti.

    Qatar 2022: un mondiale nel segno della schiavitù

    A Doha la vita e la morte di un lavoratore sono scandite al ritmo della Kafala. Meglio conosciuto all'Occidente come sistema di sponsorizzazione, quest'ultimo prevede che i lavoratori impiegati nel Paese abbiano appunto uno 'sponsor', il datore di lavoro, che in base alle disposizioni di legge diviene, in sintesi, il signore e padrone dell'impiegato. Il lavoratore diventa così oggetto, viene spogliato della sua identità e non viene considerato diversamente da un martello pneumatico o da qualsiasi altro strumento da cantiere. Lo sponsor può arrivare a ritirarne il passaporto, impedendogli così di poter tornare a casa. Inoltre, al lavoratore non è permesso cambiare impiego senza aver ricevuto, in precedenza, l'ok dallo sponsor. Insomma, la Kafala è per certi versi assimilabile alla tela di un ragno, da cui il mal capitato non può sfuggire - ovviamente i sindacati sono assolutamente proibiti. Attorno alla metà di maggio, nel tentativo di mettere un freno alle critiche, il governo di Doha ha annunciato una serie di riforme alla Kafala, parlando di sanzioni per quelle ditte che ritirano i passaporti e una maggiore facilità nell'ottenere visti. Tuttavia, tra una bassa applicazione delle norme e una mancanza di controlli da parte del Ministero del Lavoro qatarino - fino a poco tempo fa, scrive lo Spiegel, disponeva solamente di 150 ispettori -, Amnesty International ha bocciato su tutta la linea 'l'iniziativa' del governo bollandola come un'"occasione mancata".

    Chi sono (e come vivono) gli schiavi di Doha

    A subire tutto quanto sopra descritto non sono certo i figli del Qatar. I lavoratori schiavizzati, calpestati dei loro più elementari diritti, provengono per lo più dall'India, dal Pakistan, dall'Iran, dall'Egitto, dallo Sri Lanka, dalle Filippine, dal Nepal e dal Bangladesh. Tanto per dare un po' i numeri, sono all'incirca 1,4 milioni le persone, provenienti dall'estero, impiegate nella realizzazione di un sogno che vivranno altri. Di questi, la metà giungono a Doha da Nuova Delhi e da Islamabad, mentre il 16% è di origini nepalesi. Dopo 10-12 ore di lavoro, quando non di più, questi lavoratori vengono stipati in edifici ai margini della decenza umana e, ovviamente, della ricchezza che attraversa le grandi città. Su tre piani possono venire ammassate anche 100 persone, con a disposizione solo tre bagni comuni. Negli appartamenti, dei veri e propri bugigattoli da 16 metri quadrati, trovano alloggio (se così lo si può definire) anche 10 persone, tutte impegnate sui cantieri del mondiale e tutte senza volto e senza speranza, spesso senza un futuro. Quei pochi soldi che riescono ad ottenere come stipendio, quando gli viene consegnato, lo spediscono sostanzialmente interamente nelle rispettive case, dove aspettano mogli, figli e parenti. Così, anche se vorrebbero abbandonare quell'inferno, non possono farlo, perché sprovvisti dei soldi necessari per acquistare biglietti aerei e quant'altro.

    Ciò che più colpisce di tutto questo è che con l'eventuale cerimonia che aprirà il mondiale del 2022, come d'incanto, le macchie saranno completamente lavate dall'ondata di entusiasmo calcistico che investirà l'evento. Corruzione e mazzette saranno dimenticate. Morti, feriti e diritti umani violati saranno solo un vago ricordo. Come per le proteste brasiliane, secondo media e informazione finite nel momento stesso in cui è risuonato il triplice fischio che ha messo fine a Brasile Croazia, trasformando Rio da una città in tumulto ad una città festosa dai grattacieli del centro alle favelas della periferia più degradata, anche le storie dei lavoratori stranieri impiegati in Qatar finiranno nell'oblio. Ciò che vedono con i loro occhi è che nonostante le interviste e l'interesse delle organizzazioni internazionali, poco o nulla sta cambiando, e men che meno cambierà. Ancora una volta gli interessi di pochi saranno contrapposti ai bisogni, alle necessità di molti. E il pallone, il dio pallone, avrà ancora una volta ragione su coloro che schiaccia.

    Read more: http://it.ibtimes.com/articles/67347/20140615/mondiale-calcio-qatar-2022-diritti-lavoratori.htm#ixzz34kATveMV

  NO AI MONDIALI IN QATAR

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