Gamescom 2011

Intervista

Parliamo di localizzazione (Terza parte)

Strumenti, pratiche, consigli.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Videogame.it: Passiamo un attimo al lato tecnico della faccenda: su che genere di file vi trovate a lavorare? File di testo? Excel?

Matteo Scarabelli: Diciamo che la base è Excel. Di norma ti arriva un “lenzuolo” in formato Excel. Capitano anche altri generi di file, però. Ad esempio, tipicamente, i manuali si traducono in file Word, magari divisi a colonne. Poi chiaro che dipende anche dal cliente, ma sì, lo standard direi che è rappresentato da Excel.

Videogame.it: E si fa largo uso di programmi per la traduzione assistita?

Matteo Scarabelli: A volte te li impongono, ci sono clienti che per certi progetti pretendono che vengano usati questi programmi. Per fortuna non accade troppo spesso. Comunque sono sicuramente utili, anche se va detto che il testo deve essere preparato prima di poterlo utilizzare.

Videogame.it: E la preparazione la fa il cliente?

Matteo Scarabelli: Se richiedono di utilizzare uno di questi programmi, sì, ti forniscono il file già preparato. Ovviamente, se invece l'utilizzo è una scelta che fai tu traduttore, il file te lo devi organizzare tu, e devi anche poi assicurarti di riportarlo alla forma originale quando lo consegni tradotto. Più in generale, quando ti arriva un file da tradurre, è sempre buona norma dargli una “rassettata”, per assicurarti che sia agibile, senza sovrapposizioni di font, ritorni a capo “fantasma” e via dicendo. Tutte procedure che si imparano una volta e poi ti vengono in automatico. E sì, soprattutto in un campo come quello dei videogiochi, usare un programma che ti permetta di facilitare il compito aiuta. Per esempio è molto utile per integrare il glossario dei termini ricorrenti o ufficiali. E poi, utilissimo, ti fa un controllo delle traduzioni, andandoti magari a sottolineare come uno stesso termine possa essere stato tradotto in due maniere diverse: è fondamentale per poter mantenere la coerenza. Inoltre ci sono tutte le frasi che si ripetono con piccole variazioni, come “Il tuo personaggio è ferito... molto ferito... dannatamente ferito”. È comodo avere a disposizione uno strumento che ti tenga d'occhio questo genere di ripetizioni. Altro aspetto per cui questi strumenti possono essere essenziali, magari anche solo nella misura in cui ti permettono di consultare delle memorie di traduzione e controllare la congruenza del tradotto, è quello dei glossari imposti dalle case produttrici delle console.

Videogame.it: Giusto, perché c'è tutta una serie di termini ufficiali che vanno scritti in quel modo e solo in quel modo.

Matteo Scarabelli: Esatto. Devono essere quelli, con il marchio registrato in quella posizione, senza gli spazi, con gli spazi, con la maiuscola e la minuscola fatta così... I nomi dei controller, delle console, delle periferiche, dei tasti, delle opzioni per l'online... tutto! Altrimenti il gioco viene rifiutato! Sono cose a cui bisogna stare molto attenti, ed è vero che poi ci sono altri tre o quattro livelli di controllo prima di arrivare a pubblicare il gioco, ma stare attenti a questi aspetti fa comunque parte del lavoro che ci viene richiesto. Fra l'altro, a proposito di testi che ti arrivano con problemi da risolvere, succede spesso di dover correggere questo genere di termini, perché magari chi ha preparato il file non ha curato la terminologia. Sembrano minuzie, però, per dire, PlayStation 3 va scritto infilando il ® in mezzo e senza spazi: PlayStation®3. Hanno anche ragione, perché fino a che si tratta di marchi registrati, devi proteggerli accuratamente, altrimenti finiscono nel nulla.

Videogame.it: Che percorso hai seguito per arrivare a fare questo lavoro e che strada consigli a un eventuale lettore che volesse entrare nel mondo della localizzazione?

Matteo Scarabelli: La mia strada è particolarmente atipica, perché io all'università ho studiato fisica. Ho però il bernoccolo per le lingue. Lavoravo in una libreria in cui si riforniva di dizionari uno studio di traduzione e ne ho approfittato per prendere contatti, farmi vedere e introdurmi. Se qualcuno volesse fare il mio mestiere, intanto complimenti: è una scelta interessante. Diciamo innanzitutto che la specializzazione in un campo arriva col tempo: all'inizio fai gavetta e traduci un po' tutto quel che ti arriva. Manuali di lettori MP3 portatili... contratti per le ferrovie in Repubblica Ceca... parlo per esperienza personale, eh! Per quanto riguarda le competenze di base, leggere, leggere, leggere, leggere. Leggere. Leggere. Leggere. Soprattutto in italiano, nella lingua “target”. Nella traduzione, il passaggio fondamentale non è capire quel che c'è scritto nella lingua di partenza, anche perché pure per lo slang, le espressioni più oscure, hai miliardi di terabyte di Internet a disposizione su cui il significato, bene o male, lo trovi. Come dirlo, come renderlo, è un'altra cosa. Fino a che stai traducendo il manuale di un MP3, ok, ma quando si affronta una traduzione un po' più letteraria le cose cambiano. E i videogiochi sono, ormai, traduzioni letterarie, perché non è più solo “premi X per saltare”.

Videogame.it: Devi anche avere un minimo di apertura culturale, perché si parla davvero di qualsiasi argomento...

Matteo Scarabelli: Nella job description c'è scritto: “Deve sapere tutto”. O comunque devi essere capace di imparare tutto. Alla fine basta mettersi d'impegno, ma l'importante è avere competenza nella propria lingua, saper parlare bene, saper scrivere bene. Il che significa ovviamente ascoltare e leggere. Poi, per il resto, ci sono in rete directory di traduttori tramite cui cercare contatti, mettersi in mostra, fare delle prove con qualche agenzia. È ancora un mestiere abbastanza meritocratico: se un traduttore è capace, trova lavoro. All'inizio ci vuole un po' di fortuna per rendersi visibili, ma poi il “tam tam” funziona benissimo. Se sai tradurre, di lavoro ne trovi. Se non ci metti l'attenzione necessaria, non ti cercano più. E poi è un lavoro che non smetterà mai di essere richiesto: sarebbe come smettere di tradurre i romanzi. In un certo senso, senza una traduzione, non puoi goderti un'opera. Io che ho una conoscenza dell'inglese abbastanza alta, leggo i romanzi in inglese, ma qualcosa rischia sempre di sfuggirti. E comunque io sono un addetto ai lavori: non è che il pubblico in generale sia composto solo di traduttori. Grazie al cielo, altrimenti sarei senza lavoro!


Commenti

  1. babaz

     
    #1
    lettura illuminante e parecchio approfondita.
    ecco perchè a volte certe localizzazioni sono "tirate via" e incongrunti: se gliele fanno fare in 2 ore...

    Cmq credo che dopo il mercato inglese, quello spagnolo sia il più ricettivo a livello globale (non fosse altro per l'accentuato bilinguismo nordamericano in tal senso)
  2. Solidino

     
    #2
    insomma alla fine è colpa del publisher che pretende traduzioni in tempo record, delle traduzioni arronzate dal giapponese all'inglese se abbiamo un testo italiano scadente?

    Ci vorrebbero traduttori giapponese-italiano...
  3. Acamantor

     
    #3
    Gran bella intervista. Prassi e problematiche sono illustrate con precisione ed equilibrio. Fa sempre piacere vedere questo tipo di approfondimenti!
    Lavoro nella localizzazione da ormai dieci anni e non posso che confermare tutto: è un mestiere tanto bello quanto complesso!
  4. Gidus

     
    #4
    Ottimo pezzo. Illuminante. In effetti non mi ero mai soffermato a chiedermi come avvenisse il processo di traduzione...adesso è tutto più chiaro.
  5. Do-You.Frank

     
    #5
    molto interessante, è uno degli aspetti più nascosti del mondo dei videogame, e di solito viene riportato in auge solo quando un lavoro risulta pessimo, quando spesso non è neppure colpa del traduttore, ma del publisher stesso... comunque buona fortuna Gloc!
  6. blackcat73

    #6
    Certo che sentirlo parlare di "giochi di scazzottate" senza offesa per la sua professionalità mi ha fatto venire qualche dubbio...
  7. jpeg

     
    #7
    blackcat73Certo che sentirlo parlare di "giochi di scazzottate" senza offesa per la sua professionalità mi ha fatto venire qualche dubbio...
    Quoto. Non per innescare una polemica, ma solo perchè - sinceramente - anche a me l'intervista ha lasciato alquanto perplesso...

    Che l'opera di traduzione di un videogame possa configurarsi come una baccata di lavoro immane è cosa nota: al contrario, apprendere di come venga gestita (anche se non ho idea in quanti casi su quanti, e quali soprattutto...), in modi che un pò mi riportano ai tempi dell'uscita in Italia di Zzap! e CVG, beh... E' abbastanza sorprendente.
  8. Solidino

     
    #8
    "Copy that" ----- > copialo.
    "no way!!!" ------> nessuna strada!!
    "they're after us!!!" ----> sono dopo di noi!!!
  9. babaz

     
    #9
    Solidino"Copy that" ----- > copialo.
    "no way!!!" ------> nessuna strada!!
    "they're after us!!!" ----> sono dopo di noi!!!

    vabbè, grande fiducia eh... immagino che chi faccia questo lavoro conosca l'inglese meglio di me e di te (di me sicuramente)


    che poi rendiamoci conto che queste traduzioni le fanno senza avere il gioco davanti, solo con un malloppo di roba da tradurre in blocco. Lo sforzo di immaginazione ed immedesimazione (assolutamente necessaria per localizzare bene) è enorme!
  10. Solidino

     
    #10
    yep il problema è proprio quello.

    la prima proviene da MGS2 eh, non da un giochino sconosciuto.
    le altre 2 mi pare da Suikoden 2, ma non fanno testo XD
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