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GDC - Game Developers Conference 2010

Speciale

[GDC 10] Dal VCS a Facebook

Perché gli sviluppatori più "esperti" si dedicano al Social Gaming?

di Simone Soletta, pubblicato il

Ancora più importante in questo senso, sostiene Brian Reynolds (per citare solo uno dei suoi lavori, era una delle menti dietro a Civilization), è la possibilità di rivolgersi a un pubblico diverso. Dopo decenni passati a parlare a giocatori appassionati e passionali, oggi si può rivedere il proprio approccio e cercare nuove strade per portare a nuovi giocatori esperienze divertenti e appaganti.

quanto si può osare?

Di certo, uno dei dubbi che i quattro relatori hanno sollevato riguarda il livello di complessità che è possibile attendersi da prodotti di questo tipo. La fortuna di Farmville è indubbiamente dovuta anche al suo approccio facile, ma è indubbio che per mantenere alto l’interesse da parte de giocatori si debba continuare a costruire nuove caratteristiche sulla base del gioco.
Il problema è fare in modo che lo sviluppo non comporti eccessivi aumenti nella complessità, per mantenere accessibile l’esperienza per il pubblico di riferimento, anche se uno sviluppatore “storico” potrebbe essere portato a integrare nel tempo livelli su livelli di complessità crescente per rendere il gioco sempre più ricco, esagerando però dal punto di vista della complessità.
Di certo, quello che rimane dopo quest’ora passata insieme ai relatori è la percezione del Social Gaming come piattaforma a sé stante, una piattaforma le cui potenzialità non sono nemmeno state ipotizzate. Non solo in termini di pubblico, con l’evidente vantaggio che comporta un audience allargata a chi fa lo sviluppatore oggi, ma anche in termini di creatività e di Game Design. Il punto è cavalcare l’evoluzione, come si è cavalcata ogni evoluzione nel nostro settore. E ogni evoluzione porta sempre, è inevitabile, a critiche da parte di chi è legato a certe meccaniche.
Si criticava Diablo per l’approccio semplicistico al genere dei giochi di ruolo, si criticavano le avventure filmate per la scarsa interattività, si criticano oggi sui forum dedicati agli appassionati i social gaming e la loro distanza dai concetti che ci sono più cari.
Chi riuscirà a farlo, trovando il giusto modo per esprimere creatività e nuove idee senza uscire da quello che il target “mass market” è disposto a giocare, sarà certamente leader di questa nuova branca del videogioco.


Commenti

  1. XESIRROM

     
    #1
    mah, io sono un utente facialbook, però, non mi metto mai a giocarea nessun titolone o titolino che ogni tanto spunta, vistoche faccialibro loapro due minuti neanche e lo richiudo! Però attorno a me vedo l'approccio di tante persone a questo tipo di giochi, dico cavolo, io a 26 anni me li son giocati quando ero piccolo, mia madre sta imparando a giocare ora O_O (ed è un male ahah) e la cosa un po' mi spaventa, ma soprattutto, leloromenti geniali, sanno dell'importanza di un utenza così vasta! E sanno anche che molti pagano per aver contenuti in game, quindi facendo 2+2 io non esulto molto :\ come si suol dire, qui nessuno regala niente, ed in alcuni casi mi pare anche giusto! Lavorando come matti ad un giocone, ma avere un gioco in flash e pagarlo o pagare per giocare o pagare per avere robetta importante in game, insomma non mi entusiasma!
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