Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
18+
Prezzo
ND
Data di uscita
17/11/2006

Gears of War

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Datasheet

Produttore
Microsoft Game Studios
Sviluppatore
Epic Games
Genere
Sparatutto
PEGI
18+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
17/11/2006
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
8

Link

Speciale

L’alba di una nuova generazione

Uno sguardo all’indietro sul primo Gears of War.

di Stefano F. Brocchieri, pubblicato il

In attesa di pubblicare nei prossimi giorni un estensivo coverage esclusivo su Gears of War 3, Nextgame.it ripercorre le tappe di una delle saghe più importanti degli ultimi anni. Non furono in pochi durante l’E3 2005 ad esaltarsi per il filmato con cui durante la conferenza Microsoft venne annunciato ufficialmente Gears of War. I risultati raggiunti dal titolo di Epic, tuttavia, si sono spinti ben al di là delle previsioni dei più ottimisti: oltre sei milioni di pezzi venduti, prima milestone grafica convenzionale di questa generazione di console, fonte di ispirazione – più o meno evidente – per innumerevoli titoli venuti dopo, definitiva affermazione della cooperativa come modalità di fruizione ormai irrinunciabile e dell’Unreal Engine 3.0 come motore grafico di riferimento degli ultimi anni, frutto di un modo di approcciare gli spot pubblicitari dei videogiochi che fa ancora scuola (a Crysis 2 dovrebbero fischiare le orecchie…). Oltre che centrare appieno l’obiettivo tutt’altro che scontato di rappresentare il gioco giusto al momento giusto per l’utenza di destinazione, Gears of War si è rivelato dunque molto di più di un nuovo astro nascente del firmamento videoludico: si trattava di vera e propria stella, sparata in cielo con brutalità e determinazione generando un solco sopra il quale si è eretto uno dei monoliti più simbolici della “generazione HD”. Nelle righe che seguono andiamo ad analizzare questi e altri motivi che hanno portato alla genesi di un simile fenomeno.

UN NUOVO ALFABETO

A livello ludico Gears of War non faceva niente di davvero nuovo: al vulcanico Cliff Bleszinski (di cui trovate a questo indirizzo la prima parte della biografia), game designer del gioco, devono essere piaciuti e mica poco sia il concetto di “seconda persona e mezzo” portato alla ribalta da Resident Evil 4, meglio ancora quando abbinato alla presenza di compagni di squadra come in Ghost Recon 2 e La Cosa, che l’approccio mediato allo scontro scandito dal ricorso alle coperture di kill.switch (diventato improvvisamente uno dei cult più citati degli ultimi anni…). Ma se le linee di partenza erano tutt’altro che di prima mano, il traguardo si caratterizzava per una freschezza notevole.
A CliffyB e soci va dato il merito di aver avuto tante piccole grandi idee, a partire dal tuning del sistema di controllo, che rendeva combattere e coprirsi dietro uno degli innumerevoli ripari veramente agile e “giocabile”, senza scordarsi al tempo stesso di trasmettere opportunamente la pesantezza dei movimenti dei protagonisti, i COG, soldati del futuro supercorazzati. Non bisogna poi dimenticarsi di clausole di stile come quell’autentica genialata della Ricarica Attiva (che ci saremmo augurati diventasse uno standard per qualsiasi shooter, in prima o terza persona che sia, e purtroppo così non è stato), le esecuzioni corpo a corpo, tra cui spiccava sicuramente la shockante uccisione con la motosega, e certi movimenti di camera, come quello simil-steadycam che accompagnava la corsa. La conquista più grande per la formula gioco, però, stava a monte, nell’aver dimostrato una volta per tutte che gli shooter in terza persona potessero vantare un gameplay di spessore, proponendosi come concreta alternativa agli FPS.

THE NORTH CAROLINA CHAINSAW MASSACRE

Coadiuvato da un ritmo incalzante e da un’intelligenza artificiale dei nemici all’altezza, Gears of War offriva quindi un’esperienza intensa, con una giocabilità pulita e profonda e svariate chicche niente male. Le cose si elevavano all’ennesima potenza nella modalità cooperativa, che permetteva di affrontare assieme a un amico l’intera Campagna, attraverso un sistema “drop in, drop out” che ha fatto tendenza.
Il tutto veniva sparato a video dalla più impressionante giostra di normal map e shader avesse mai preso forma in un televisore ad alta definizione, confermando in maniera inequivocabile che un motore fino ad allora tanto "hypato" come l'Unreal Engine 3.0 aveva davvero i muscoli, ed era immerso fino al collo in un’estetica e un tono generale che portavano alle estreme conseguenze direttive stilistiche molto “machiste” e “americane”, figlie di linee così cliché che più cliché non si poteva, che sembravano pescare dalle zone più rozze di Warhammer 40,000 e dell’altrettanto standardizzato background di Epic Games, tra discendenze dirette dalla serie di Unreal Tournament e veri e propri ripescaggi degli asset generici dello stesso UE 3.0. Anche se bisogna ammettere che non mancavano indizi di una sensibilità estetica di grana meno grossa, rintracciabili soprattutto nelle architetture e in certe scelte cromatiche, il tutto era così dannatamente on your face, cruento e privo di freni inibitori da acquisire una dignità autonoma.
Gears of War era un concentrato assolutamente compiaciuto di stereotipi e volgarità, propinati al giocatore con una sfrontatezza inusitata, attraverso situazioni, dialoghi e personaggi perfettamente nella parte (agli ISA di Killzone 2, che giocano a fare i duri con un briciolo del carisma e soprattutto della credibilità di Fenix e soci, staran fischiando sicuramente le orecchie…). Al di là dei gusti individuali di ciascun giocatore, si trattava di un taglio generale architettato in maniera troppo convinta e organica per essere seriamente scambiato come un tentativo goffo e ingenuo di apparire il più possibile cool. In altre parole: Gears of War appariva dannatamente ignorante e grezzo perché voleva essere dannatamente ignorante e grezzo.


Commenti

  1. LEBOWSKI

     
    #1
    best game multiplayer per xbox360...bellissimo.
  2. El_Maria

     
    #2
    Gears of War è il motivo per cui ho preso l'xbox all'epoca e gears 3 è il motivo per cui non l'ho ancora data via.
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