Genere
Gioco di Ruolo
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
3+
Prezzo
€ 44,90
Data di uscita
7/11/2003

Golden Sun: L'Era Perduta

Golden Sun: L'Era Perduta Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Nintendo
Sviluppatore
Camelot Software Planning
Genere
Gioco di Ruolo
PEGI
3+
Distributore Italiano
Take2 / Halifax
Data di uscita
7/11/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
2
Prezzo
€ 44,90

Lati Positivi

  • Stesse meccaniche del primo episodio
  • Ambienti di gioco vasti e variegati
  • Ottima realizzazione audiovisiva
  • Enigmi interessanti e complessi

Lati Negativi

  • Nessuna innovazione di rilievo
  • Trama poco coinvolgente
  • Character design mediocre
  • Combattimenti troppo semplici

Hardware

Per (ri)scoprire i segreti di Weyard basta possedere un GameBoy Advance corredato da una confezione originale del gioco.

Multiplayer

Golden Sun: L'Era Perduta prevede una modalità "versus" per due giocatori, che possono scegliere di confrontare i propri "party" in semplici sfide fini a sè stesse.

Link

Recensione

Golden Sun: L'Era Perduta

Che il GBA risulti in cima alle preferenze del pubblico giapponese comporta una sola certezza: la copiosa disponibilità di Giochi di Ruolo nel suo vastissimo catalogo. In attesa delle prossime produzioni Square-Enix, la console portatile più venduta al mondo può comunque contare sulle qualità di una validissima second party: Camelot Software Planning.

di Marco Iannini, pubblicato il

Il suo intreccio narrativo non raggiungeva di certo le vette qualitative dei capolavori Square-Enix, la caratterizzazione dei personaggi sfigurava al cospetto di titoli quali Dragon Warrior VII o Final Fantasy X, il campionario di puzzle implementati risentiva invece del confronto con tutti gli episodi della serie "The Legend Of Zelda", mentre la tanto sbandierata libertà d'azione proposta dagli sviluppatori sembrava la brutta copia delle meccaniche presenti nel glorioso Chrono Trigger. Eppure Golden Sun conquistò l'apprezzamento degli appassionati per l'efficace miscela di elementi proposti, capaci di realizzare un'esperienza completa, affascinante, talvolta addirittura sorprendente.
Forte delle conoscenze acquisite "sul campo" col predecessore, lo sviluppatore Camelot propone oggi al pubblico europeo il classico "more of the same", per dirlo in termini anglosassoni: ovvero un sequel aggiornato dal punto di vista quantitativo ma privo di reali innovazioni sul versante del gameplay. Un'altra porzione dello stesso succulento piatto, insomma.

AHAH, PUFFACCI: LA POZIONE!

Se Golden Sun: L'Era Perduta batte le produzioni Square-Enix sul campo della componente esplorativa e degli enigmi implementati, l'ultima produzione Camelot perde tuttavia qualche colpo limitatamente all'impatto di uno storyline ancora mediocre e dell'altalenante character design esibito dagli sviluppatori. La trama inizia proprio dove l'episodio precedente si era concluso, inscenando una sequenza contemporanea all'epilogo del primo capitolo: Jenna, Sara e Kraden guardano impotenti all'attivazione del faro di Venere, ma un evento inatteso coglie il terzetto del tutto impreparato quando un vigoroso cataclisma spezza letteralmente il mondo di Weyard in due. L'apparizione improvvisa di Felix completa un quadro inizialmente ricco d'interrogativi e nodi da sciogliere, mentre un nuovo continente attende di essere esplorato...
Confusi? Niente paura, perchè il lungo prologo testuale dell'ultima fatica Camelot si affanna a raccontare gli eventi narrati nel predecessore senza lasciare nulla d'intentato. I novizi si perderanno sicuramente in una lunga sequela di nomi e citazioni che solo qualche ora di partita potranno chiarire, laddove i veterani della serie troveranno invece nell'introduzione un comodo riepilogo delle gesta compiute. Il titolo conferma la propria natura di sequel "duro e puro" permettendo d'importare (tramite il cavo link o per mezzo di una password davvero chilometrica) i dati dei nostri vecchi personaggi nella nuova cartuccia. Malgrado la consequenzialità narrativa con Golden Sun risulti una trovata certamente d'effetto, resta comunque qualche punto interrogativo sulla reale accessibilità dell'ultimo role playing game Nintendo per gli utenti meno smaliziati.
Stando alle dichiarazioni fornite dal team responsabile, la saga avrebbe dovuto abbracciare in partenza la pubblicazione di tre atti collegati, sebbene l'accorpamento della seconda uscita su GameBoy Advance con l'epilogo previsto per GameCube abbia finito per generare un seguito assolutamente corposo, provvisto di una longevità che supera addirittura le quaranta ore effettive. Ad un palese accrescimento della "quantità" proposta non fa però seguito alcun cambiamento di rotta nel gameplay, sempre incentrato su dialoghi quasi interminabili, ricche e divertenti parentesi action, soluzioni narrative poco coinvolgenti nonchè personaggi privi di spessore. Per fortuna le gradevoli meccaniche puzzle del passato tornano ampliate grazie all'intelligente impiego della "psinergia", una sorta di talento magico posseduto dai cosiddetti "adepti" che consente di spostare gli oggetti, scavare le buche, utilizzare le corde e muovere i pilastri per risolvere ogni grattacapo. Senza dimenticare poi la discreta autonomia d'azione garantita lungo tutto l'arco dell'avventura...

DJINN TONIC

Malgrado l'estrema facilità dei combattimenti sottragga indubbiamente peso alla componente strategica del gioco, la varietà delle battaglie risulta assicurata dall'ampio spettro di azioni effettuabili per abbattere gli avversari, tra colpi, magie e combo davvero micidiali. Gli scontri mantengono l'impostazione casuale "a turni" propria del genere RPG e ripropongono l'interfaccia snella ma efficace già riscontrata nel primo episodio. L'eccessiva frequenza degli assalti nemici appare comunque compensata dalla disponibilità quasi immediata dell'incantesimo "Evasione", che consente per fortuna d'imbracciare le armi più raramente. All'impiego della psinergia o degli attacchi fisici si aggiunge la possibilità di reperire, sconfiggere e catturare delle creaturine in stile Pokémon denominate Djinn, preziose alleate sul campo di battaglia nonchè strumenti indispensabili per cambiare la classe dei protagonisti. Associandole ai personaggi disponibili, esse produrranno una modificazione delle rispettive statistiche e miglioreranno vistosamente la nostra capacità bellica, abilitando inoltre le terribili "evocazioni" implementate.
La gestione dell'inventario costituisce un raro esempio di praticità ed eleganza: comprendere le caratteristiche, i pregi o i difetti di ciascuno strumento non è mai parso così intuitivo, mentre gli elenchi delle stregonerie forniscono descrizioni concise ma esaurienti. Se poi il sistema di controllo non avesse associato due funzioni essenziali al solo tasto "A" (ovvero l'apertura dei menu principali e l'interazione di Felix con l'ambiente circostante), il quadro sarebbe risultato perfetto. I pulsanti "L" e "R" garantiscono una rapida accessibilità ai comandi più utilizzati (programmabili tra l'altro a nostro piacimento) mentre la funzione "riposo" permette di attivare il comodo rismarmio energetico delle batterie durante i momenti di pausa. Non che se ne senta troppo il bisogno, considerando la possibilità di ricorrere al salvataggio in qualsiasi istante della partita...
Benché estremamente limitata ed essenziale, la modalità multigiocatore attivabile col cavo link aggiunge ulteriore sostanza a una ricetta quasi completa, inscenando le solite sfide frontali dove due utenti (in possesso di altrettante cartucce) possono provare la forza dei rispettivi eroi.

LASCIA O RADDOPPIA?

Nonostante siano trascorsi quasi due anni dall'uscita del primo Golden Sun, il motore grafico elaborato da Camelot Software Planning per il suo gioiellino appare ancora pienamente in grado di reggere i tempi, stupendo per la bontà degli effetti speciali proposti e la ricchezza di dettagli implementati. Le sequenze di combattimento (caratterizzate da finti ambienti tridimensionali) e la rappresentazione poligonale degli incantesimi costituiscono gli aspetti migliore di un comparto audiovisivo finalmente all'altezza del piccolo 32 bit. Dal canto loro, gli sviluppatori confermano un gusto davvero ineccepibile per le scelte cromatiche e una cura proverbiale per tutti quei piccoli (ma significativi) dettagli che regalano magia allo sconfinato mondo di Weyard. La magnifica orchestrazione dei variegati temi musicali in stile epico giustifica poi per una volta l'inserimento degli auricolari nel GameBoy Advance, assicurando una ricca dose di atmosfera alle gesta di Felix, Jenna e Sara.
Con una longevità praticamente raddoppiata rispetto al predecessore, una componente puzzle efficacemente ampliata e l'ottima localizzazione in italiano, l'ultima produzione Nintendo conquista senza dubbio un posto di assoluto riguardo nel catalogo del portatile più venduto sul mercato. Eppure le meccaniche ricevute in eredità dal capitolo iniziale della saga lasciano qualche strascico negativo nell'ambito di un gameplay capace di regalare attimi di puro divertimento, ma anche momenti di inequivocabile noia: colpa della discutibile caratterizzazione dei personaggi, dei dialoghi eccessivamente verbosi e di una trama poco coinvolgente. Lasciamo le ultime considerazioni, come sempre, al nostro Commento.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Per raccontare Golden Sun: L'Era Perduta agli estimatori del primo episodio basterebbe semplicemente impiegare l'espressione inglese "more of the same": l'ultima fatica Camelot rappresenta infatti un'estensione quantitativa (e solo marginalmente contenutistica) del predecessore, una sorta di "spin off" capace di proporre finalmente una durata di gioco ragguardevole corredata dalla solita qualità generale. I novizi troveranno invece un Gioco di Ruolo imponente, variegato e a tratti originale, infarcito inoltre da una componente esplorativa davvero ineguagliata su GameBoy Advance. Senza dimenticare le attrattive offerte dagli intelligenti enigmi disseminati sapientemente lungo tutto il corso dell'avventura... Peccato che gli inconvenienti del capitolo scorso legati all'esile trama e alla scialba caratterizzazione dei personaggi tornino inevitabilmente anche nell'ultima uscita della serie; la lunghezza spossante delle parti dialogate unita allo scarso tatticismo dei combattimenti completa infine un quadro positivo ma altalenante, comunque impreziosito da una magnifica realizzazione audiovisiva che non risparmia valanghe di effetti speciali e preziosi tocchi di classe. Solo per i fanatici amanti del predecessore, i sostenitori del partito anti-Pikachu (gli ultimi esemplare della saga Pokèmon restano infatti in cima alle nostre preferenze) o gli insaziabili consumatori di RPG nipponici.