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Datasheet
- Produttore
- dtp Entertainment
- Sviluppatore
- Wizarbox
- Genere
- Avventura
- PEGI
- 12+
- Distributore Italiano
- KOCH Media
- Data di uscita
- 24/2/2011
- Giocatori
- 1
Link
Intervista a Jane Jensen
Tra Gray Matter e Gabriel Knight, parla la storica autrice.
L'E3 2010 ha rappresentato un'occasione non solo per osservare finalmente dal vivo Gray Matter, ma anche per incontrare e intervistare Jane Jensen, creatrice di una saga storica come quella di Gabriel Knight. E per strapparle un autografo. A questo indirizzo trovate la nostra anteprima sul suo nuovo gioco, mentre di seguito potete leggere l'intervista esclusiva che ci ha rilasciato.
Nextgame.it: È passato qualche anno da Gabriel Knight 3, e ora sei impegnata in una nuova avventura grafica: cosa hai fatto in tutto questo tempo?
Jane Jensen: Dopo Gabriel Knight 3 ho speso tre anni lavorando a un romanzo, "Judgment Day". Dopodiché mi sono occupata di giochi "casual" e ho realizzato otto giochi. È stato un bell'impegno, perché in quel settore puoi pubblicare anche tre-quattro giochi in un anno.
Nextgame.it: Come mai hai deciso di tornare sui tuoi passi, realizzando una nuova avventura grafica? Quali sono le differenze tra i due tipi di lavorazione?
Jane Jensen: Si tratta di progetti molto diversi: Gray Matter è un gioco molto più vasto, parliamo di 40 ore di gioco, più di ottanta "locazioni", mentre le avventure "casual" al massimo potevano essere considerate "storie brevi", da 4 ore di giocabilità e un massimo di 20-25 stanze. Volevo tornare a lavorare su un gioco più completo, avevo voglia di riprovarci. La sfida è stata trovare lo sviluppatore giusto.
Nextgame.it: È stato difficile? In effetti, oggi le avventure non sono più popolari come in passato e sono relegate a una nicchia di appassionati: cosa ti ha spinto a realizzare proprio un'avventura grafica e perché, secondo te, hanno perso di "appeal" ne confronti dei giocatori?
Jane Jensen: Non è stato facile, per fortuna il genere è ancora seguito in Europa ed è stato più semplice trovare un produttore europeo. Per quanto riguarda il genere, che era popolarissimo a fine anni '80 e durante gli anni '90, penso che questo derivasse dal fatto che i computer all'epoca non erano abbastanza potenti per essere all'altezza dei giochi d'azione che si giocavano in sala giochi. Il computer era più un oggetto da "hobbysta" su cui si giocavano certi tipi di giochi, mentre in sala si cercavano giochi più d'azione. Con il potenziamento delle configurazioni, i PC sono stati in grado di far girare anche i giochi d'azione, e questi in pratica hanno conquistato il mercato, perché l'audience per questi giochi era molto, molto più vasta. I costi dei giochi sono cresciuti, e i produttori non hanno più voluto rischiare: avevano bisogno di titoli che garantissero la vendita di milioni di copie. Anche per questo i giochi per famiglie o per giocatori più maturi sono sostanzialmente scomparsi.
Nextgame.it: In questo momento, il genere delle avventure grafiche sta rinascendo attraverso la distribuzione "a episodi". Hai mai pensato a questo tipo di struttura per Gray Matter?
Jane Jensen: È da molto tempo che considero quella delle avventure a episodi una strada possibile, già dieci anni fa era un'idea che mi ronzava in testa, ma nessun produttore ha mai dimostrato interesse, quindi... Di certo, comunque, io mi impegnerei in produzioni di questo genere, senza problemi.
Nextgame.it: I tuoi libri sono tipicamente basati su un'ambientazione fantascientifica, mentre i tuoi giochi sono per lo più horror-gotici: è solo una coincidenza o pensi che certi argomenti funzionino meglio sui libri e altri nei videogiochi?
Jane Jensen: Sinceramente, io li considero in qualche modo parte della stessa famiglia, perché tutto in realtà dipende dal soggetto. In Gray Matter, per esempio, si parla dei poteri della mente, e quindi ho dovuto approfondire aspetti scientifici come la neurobiologia, mentre per Dante's Equation [il suo romanzo più recente] ho dovuto fare molte ricerche a proposito della fisica, che è un aspetto predominante del soggetto. Insomma, i dettagli dipendono dal tema della storia, ma tutti i miei lavori hanno un denominatore comune: sono tutti "thriller investigativi" che hanno in sé una componente mistica, soprannaturale o religiosa.
Nextgame.it: È così che lavori? Trovi un argomento che ti interessa e provi a scriverci sopra una storia?
Jane Jensen: Sì, sostanzialmente funziona così.
Nextgame.it: Una cosa che ho amato di Gabriel Knight, il primo, è la grande attenzione ai dettagli: anche se la grafica non era fotorealistica, certe animazioni, certe chicche (Gabriel impaziente mentre aspetta Malia: gesticola nervosamente, scorre uno scaffale di libri... ), insieme alla scrittura, rendevano l'esperienza davvero completa, come quella di un film o di un libro. Oggi, un gioco d'azione in pratica è come un film, mentre le avventure grafiche non possono vantare lo stesso genere di potenza visiva. Si può lo stesso ottenere quel tipo di impatto, lavorando sui piccoli dettagli, sull'atmosfera, sulla storia come si faceva vent'anni fa?
Jane Jensen: Non saprei, penso che in realtà non si possa avere più in generale quel tipo di impatto: un tempo c'era più attenzione anche perché il genere era fortissimo, conquistava le copertine delle riviste, c'erano grandi case come Sierra a produrre i giochi. Oggi le avventure sono un genere più di nicchia e al di là dei particolari e della grafica, fino a che riusciremo a produrre titoli interessanti per il nostro pubblico potremo dire di aver fatto un buon lavoro.
Nextgame.it: Conosci Heavy Rain?
Jane Jensen: Lo conosco, ma non l'ho giocato perché non ho una PlayStation 3 e non voglio spendere così tanto per giocare a un singolo gioco. Ho visto tanti video online e ho cercato di leggerne il più possibile. Se qualcuno volesse regalarmi una PlayStation 3 sarei contenta di provarlo!
Nextgame.it: Non ha molto senso, quindi, chiederti del sistema di gioco ideato da David Cage, ma una cosa che accomuna il tuo gioco con Heavy Rain è il fatto che si basano su storie diverse da quelle che siamo soliti vedere nei videogiochi. Non ci sono alieni a cui sparare, per esempio! Pensi che la mancanza di tematiche alternative sia un limite dovuto al fatto che non ci sono così tanti bravi scrittori, nell'industria dei videogiochi?
Jane Jensen: Penso semplicemente che la ragione sia che vengono realizzati titoli capaci di vendere molto. Hollywood è riuscita a fornire una varietà più ampia di tematiche, ma perché può contare su un pubblico molto più vasto, mentre il videogiocatore medio è sempre un giovane maschio che chiede azione, azione e ancora azione. Penso che sia un peccato che l'industria dei videogiochi non riesca a creare giochi per altri tipi di pubblico, come me per esempio, o mio fratello, che ha cinquant'anni. Io credo fortemente nella diversificazione, nella possibilità di entrare in un negozio e non vedere solo scaffali e scaffali con sopra, su per giù, lo stesso gioco.
Nextgame.it: Perché credi che succeda questo? È un problema tecnico, di interfacce, di marketing?
Jane Jensen: Semplicemente creare un gioco costa sempre di più, e le scelte prese dai reparti di marketing puntano sempre su guadagni garantiti, su giochi che quasi sicuramente venderanno così come ha venduto il capitolo precedente. Purtroppo non sono molti i publisher disposti a investire in titoli alternativi che potrebbero non raggiungere grandi numeri.
Nextgame.it: Tu hai lavorato anche su un capitolo di King's Quest: sei al corrente del fatto che c'è un gruppo di fan che sta per pubblicare un nuovo gioco nella serie e che Activision si era inizialmente mossa per bloccarli? Cosa ne pensi? Cosa penseresti se un gruppo di fan si mettesse al lavoro su un Gabriel Knight 4, saresti gelosa del tuo personaggio o ti farebbe piacere?
Jane Jensen: Non ho nessun problema con la fan-fiction, fino a che resta fan-fiction. Certo, se domani Sony uscisse fuori con un fantastico nuovo Gabriel Knigth in 3D, con un budget da diversi milioni di dollari, mi spiacerebbe perché vorrei far parte del progetto. Ma se si tratta di cose fatte dai fan, a livello amatoriale, non avrei problemi. Beh, probabilmente vorrei avere un ruolo anche in quel caso, devo dire.
Nextgame.it: Pensi che ci sia qualche possibilità che Gabriel Knight riveda la luce?
Jane Jensen: Non saprei, dipende da Activision, dal fatto che loro vedano in Gabriel Knight un possibile successo. Probabilmente dipende anche dai risultati che il genere delle avventure grafiche è in grado oggi di garantire.
Nextgame.it: La speranza è di non vedere mai un gioco d'azione basato su Gabriel Knight!
Jane Jensen: Già!


