Genere
Avventura
Lingua
Inglese
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
15/11/2001

Headhunter

Headhunter Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Sega
Sviluppatore
Amuze
Genere
Avventura
Data di uscita
15/11/2001
Lingua
Inglese
Giocatori
1

Lati Positivi

  • Grande varietà di situazioni
  • Atmosfera e coinvolgimento a mille
  • Colonna sonora con pochi eguali

Lati Negativi

  • Inquadrature problematiche
  • Presenza eccessiva di caricamenti

Hardware

Per giocare ad Headhunter è necessario possedere un Dreamcast europeo (o dotato di modifica hardware/software), un controller e una copia del gioco. Lo spazio richiesto per i salvataggi, operabili in qualsiasi momento del gioco, ammonta a circa 60 blocchi. E' presente il selettore 50/60 Hz.

Multiplayer

Non è prevista alcune opzione multiplayer in Headhunter.

Link

Recensione

Headhunter

Jack Wade è un cacciatore di taglie della Los Angeles di un futuro ormai molto prossimo. Jack Wade è anche un uomo completamente all'oscuro del suo recente passato, immerso in un mondo votato al consumismo più bieco. Sega Europe e il neonato team di sviluppo Amuze vi danno il benvenuto in Headhunter...

di Alessandro Martini, pubblicato il

VARIETA' DI GIOCO COME UNIONE DI GENERI

Riassumendo: Headhunter miscela in un'unica soluzione gli elementi-chiave di giochi come Resident Evil (ricerca oggetti, risoluzione di enigmi, inquadrature) e Metal Gear Solid (la circospezione necessaria a proseguire, le missioni VR e il peso della trama) unendo a questo cocktail l'ottima sezione a bordo della motocicletta. Il risultato finale, giusto per smentire i più scettici, funziona piuttosto bene se escludiamo alcuni problemi di natura realizzativa che andremo ad elencare più avanti. La sceneggiatura, che fa ampio uso di ricche quantità di dialoghi splendidamente doppiati in inglese (manca purtroppo l'italiano sia scritto che parlato), tiene il giocatore sulle spine ogni momento, portandolo da sudicie autorimesse a centri commerciali assediati dai terroristi, fino ai sotterranei della grande città per disinnescare alcuni ordigni piazzati da un sedicente boss mafioso.
Ogni missione di Headhunter rappresenta un piccolo gioco a sé che richiede un diverso approccio e una uguale flessibilità da parte del giocatore nel gestire le caratteristiche del personaggio principale. Capiterà di scervellarsi su un enigma di memorizzazione davvero ostico (nessun altro particolare per non rovinarvi la sorpresa), di correre a perdifiato per le strade di LA per arrivare in tempo a un appuntamento, oppure di maledire quel boss di fine livello apparentemente insuperabile.
La varietà non fa certo difetto al gioco Amuze e dalla grandissima cura riposta nel game design si inizia a comprendere il motivo di uno sviluppo così lungo ed estenuante (circa tre anni andando per stime non strettamente ufficiali). A rovinare in parte una formula altrimenti perfetta concorrono due grossi difetti di natura strettamente tecnica: la gestione delle telecamere e l'invadenza dei caricamenti. Nel primo caso, non si può fare a meno di sottolineare come le inquadrature completamente libere risultino inadatte in un gioco di questo genere, che basa quasi tutto sulla pianificazione dei movimenti. Capita spesso di trovarsi di fronte a un nemico senza averne la più pallida idea, per colpa di un cambio di telecamera che ha deciso per un bel primo piano del nostro Jack in un momento in cui sarebbe stato utile un campo lungo sullo scenario.
Utilizzando la modalità Gun si riesce a superare in parte questo ostacolo, ma in certi casi e soprattutto nelle locazioni più anguste l'unica soluzione è quella di affidarsi al radar in alto a destra muovendo il personaggio come all'interno di un labirinto. Sul fronte dei caricamenti, è evidente che in casa Amuze si debba lavorare un po' di più nel settore "ottimizzazioni" visto che Headhunter è frammentato in decine di sezioni, anche all'interno di uno stesso livello, che la console deve caricare singolarmente con pause di ben dieci secondi (cronometrati) l'una.
Queste attese, giustificabili in parte dal carico di lavoro affidato al motore, frammentano purtroppo l'azione di gioco, rendendo talvolta noiosa l'esplorazione ripetuta dei livelli.

UNA CONSOLE CHE HA GIA' DETTO TUTTO?

L'ultima analisi della nostra recensione è dedicata alla sezione strettamente tecnica, che merita non solo un paragrafo a parte ma alcune riflessioni sull'enorme lavoro tecnologico-concettuale che i ragazzi svedesi di Amuze si sono caricati sulle spalle. Chiarendo che in Headhunter non c'è nulla di davvero sconvolgente a livello visivo rispetto a titoli simili di ultima generazione (il riferimento va ancora a Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty), quello che stupisce nella parte grafica è l'enorme varietà di ambienti, locazioni, nemici, oggetti e situazioni che questo titolo è in grado di offrire. Quando pensate di aver visto tutto all'interno del gioco, ecco spuntare l'ennesima missione inattesa che ribalta in un colpo solo le vostre supposizioni incollandovi alla TV per scoprire in quale ambiente, quali avversari e che tipo di armamento dovrete gestire da lì a poco. Rimanendo per la maggior parte del tempo stabile sui 30 fotogrammi al secondo in tutte le situazioni (a parte alcuni momenti caotici delle fasi in motocicletta), il gioco Sega mostra un eccellente uso delle texture per gli ambienti interni e un ricco dettaglio visivo per "l'arredamento" degli scenari, contraddistinti da tantissimi particolari anche inutili, ma ugualmente importanti al fine di coinvolgere il giocatore nella storia.
Un aspetto controverso è quello riguardante le animazioni dei personaggi, che spiccano in alcuni casi (l'utilizzo delle armi, i movimenti durante le fasi di combattimento) risultando invece piuttosto rigide e innaturali in altri, come la camminata del protagonista o alcuni intermezzi filmati tra un livello e l'altro. Nel complesso, la resa grafica generale rimane ben al di sopra della media delle produzioni Dreamcast, offrendo in più alcune "chicche" che riportano alla mente produzioni di altri settori (Max Payne per PC). L'ambiente intorno a noi è infatti abbastanza interattivo ai colpi delle armi da fuoco, non solo per i buchi dei proiettili che rimangono a testimoniare il nostro (o altrui) operato, ma anche per la presenza di elementi che è possibile spostare, distruggere o semplicemente modificare come bicchieri, schermi, mobili e vetrate. Ancora migliore dell'ottimo comparto visivo è la sezione audio, che si avvale dell'operato di Richard Jacques, già conosciuto in ambito Dreamcast per la colonna sonora di Metropolis Street Racer. Per Headhunter è stata scelta la strada di una imponente colonna sonora strumentale di stampo cinematografico, che si ispira in modo brillante a film come Robocop o Terminator.
Ad affiancare la splendida title-track che risuonerà spesso in diverse sezioni del gioco arrivano altri motivi più brevi per situazioni particolari come gli scontri a fuoco, che fanno uso di pochi strumenti ripetuti in maniera ossessiva per sottolineare la particolarità del momento. Nonostante sia difficile descrivere a parole una colonna sonora, possiamo assicurarvi che dopo alcune partite non potrete fare a meno di giocare con il volume della TV, o meglio dello stereo, alzato al massimo malgrado il fragore degli spari e le relative conseguenze sulla quiete del vicinato.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Il Dreamcast non se ne andrà senza aver piazzato qualche ultimo colpo ad effetto e il primo gioco realizzato da Amuze lo dimostra ampiamente. Un'avventura completa che miscela se possibile il meglio di quanto si sia visto finora nel settore degli action game. Esplorazione, combattimento, enigmi, una trama ricca di colpi di scena e una sezione di guida che potrebbe essere venduta a parte con un paio di semplici ritocchi. Tutto questo è Headhunter, tutto questo è il gioco che molti utenti Dreamcast aspettavano come una rivelazione e che incredibilmente è riuscito a mantenere gran parte delle promesse. Alcuni problemi di inquadratura e ottimizzazione (i caricamenti sono davvero estenuanti) abbassano in parte il giudizio complessivo, ma per fortuna sono controbilanciati da una giocabilità e longevità d'altri tempi rispetto alla maggioranza delle produzioni odierne (circa 25 ore, su ben due GD). Qualsiasi utente Dreamcast che si rispetti non può fare a meno di considerare l'acquisto di Headhunter, o perlomeno un approfondito test di tutte le sue parti. Unico escluso chi sia completamente avverso alla categoria dei giochi d'azione, nel qual caso dobbiamo complimentarci per la pazienza di essere arrivati a leggere fin qui... <i>Alessandro Martini</i> <b>SECONDO COMMENTO</b> Il timore era che Headhunter si rivelasse un mero clone del noto Metal Gear Solid. Così non è stato: pur presentando un'azione spesso sfacciatamente analoga a quella del gioco di Hideo Kojima, Head Hunter comprende anche un'ottima dose di caratteristiche peculiari che lo rendono un videogame di alta qualità, capace di brillare di luce propria sebbene offuscato da qualche difetto che si poteva evitare. Impegnativo, ben realizzato, mediamente longevo: un gioco che i possessori di Dreamcast non dovrebbero lasciarsi sfuggire. <i>Stefano Castelli</i>