Il Bandito

Il Bandito

Il Bandito è pericoloso. Arriva e colpisce, letale quanto inaspettato. Fa quel che sente, dice quel che pensa e scappa via con la refurtiva. Contromisure? Non ce ne sono, gli sceriffi, quelli veri, sono passati di moda da tempo. Figurarsi se ce n'è uno su Videogame.it, dove le ricompense sono ridicole! Ovviamente nessuna delle opinioni espresse dal Bandito è condivisa da Videogame.it, a meno che il soggetto non si dimostri disposto a dividere il malloppo.
Rubrica

Una PlayStation vi seppellirà

Quando le console uccidono più delle armi.

di Andrea Focacci, pubblicato il

Molti di voi, in questi giorni, avranno avuto modo di apprendere dell'ennesimo dramma famigliare che coinvolge genitori e figli, visto il grande risalto di cui la notizia ha beneficiato su tutti i maggiori quotidiani e telegiornali televisivi. Per completezza di cronaca ne riporto di seguito un piccolo estratto:

Torino, gen. 2009 - (Adnkronos) - E' stato un diverbio legato a un diverso modo di intendere un gioco del calcio sulla Playstation quello che ha spinto un giovane 16enne torinese a ferire con un coltello di 40 centimetri il padre alla gola. Ora il giovane dovrà rispondere di tentato omicidio. Secondo quanto e' stato appurato dalle indagini, padre e figlio si trovavano in salotto dove stavano giocando con la PlayStation ad un gioco di calcio, quando tra i due è scoppiato un litigio riguardo le modalità di gioco del padre, che forse per porre fine al diverbio ha staccato i fili che alimentavano il gioco.

Per fortuna il padre torinese è stato operato è sembra ormai fuori pericolo, tuttavia l'avvenimento mi ha ricordato qualcosa di simile accaduto all'estero pochi anni fa:

Parigi, ago. 2006 - (Adnkronos) - Restava sempre incollato alla PlayStation, nonostante le proteste dei genitori. Lunedì, durante l'ennesima lite, il padre lo ha minacciato di bruciargli il videogioco. Allora lui, un ragazzo di 14 anni di Beauvoir-en-Royans - un villaggio nel sud della Francia, vicino a Grenoble - è andato a prendere il fucile da caccia che era custodito al primo piano e ha fatto fuoco da una finestra. Un colpo solo. Il padre, un falegname di 63 anni, è morto sul colpo. Dopo aver sparato, il ragazzo ha deciso di rifugiarsi dai vicini di casa, e ha chiesto loro di telefonare ai pompieri. Nel frattempo, però, la madre del giovane è tornata a casa, ha scoperto il cadavere del marito e ha chiamato la polizia, senza sapere ancora chi fosse l' assassino. Il giovane è stato arrestato poco dopo. È accusato di omicidio volontario aggravato.

L'episodio trova purtroppo parecchi punti di contatto con la cronaca nostrana: la tragedia scaturisce da una lite tra padre e figlio, la reazione del ragazzo è feroce per quanto lucida nell'attuazione e, in entrambi i casi, una volta consumata la violenza il colpevole assume un atteggiamento freddo e cinico, quasi apatico. Sia nel caso del vissuto torinese che di quello francese si parla di "due famiglie per bene", oneste, tranquille senza problemi apparenti o che comunque fossero stati notati dal vicinato. Penso che siano questi i materiali su cui lavorare, con i quali procedere nella ricerca di possibili motivazioni - se realmente ve ne fossero - per tentare di comprendere le genesi dei due gesti.
Trovo che portare come unico elemento di contatto la presenza di una PlayStation accesa nel salotto di entrambe le case - per quanto la cosa sia innegabilmente vera - poggiando su questo particolare la gestazione degli impact televisivi o degli strilli giornalistici, sia un esempio di cattivo giornalismo o, se volete, di becero giornalismo di richiamo: è come arrivare sulla scena di un incidente stradale, con macchine capottate e vetri rotti, per chiedersi cosa ci facesse un CD di Bob Marley nell'autoradio di una delle auto.
È una mancanza di rispetto verso il dolore delle persone coinvolte nella vicenda banalizzare tutto in questo modo: il ragazzo che uccide o tenta di uccidere il padre è un episodio figlio di un malessere che trova radici profonde nella incapacità di comunicare coi genitori, in quella soggezione che viene percepita da chi ha paura di non essere capito e quindi si rifugia nel suo angolo di coscienza, in una situazione mentale già compromessa ma che spesso non si vede o non si vuole vedere, per non perdere lo status di "famiglia per bene" agli occhi del vicinato.

"Silence like a cancer grow", cantavano Simon and Garfunkel. Il silenzio può compromettere irrimediabilmente i rapporti anche più stretti. Il silenzio può generare odio: è la storia che lo insegna. Tuttavia c'è qualcuno che legittimamente non la pensa allo stesso modo sulla vicenda torinese:

"Credo proprio di no, che non si tratti di odio. Più che di odio qui parlerei di sindrome dell’iperrealtà, alla quale tra l’altro contribuiscono spesso i videogiochi e le dimensioni virtuali all’interno di cui ci si trova a navigare per ore e ore. È un meccanismo per cui azione e reazione del videogioco diventano talmente pervasivi e la percezione della realtà talmente adrenalinica che si finisce per perdere i confini della realtà. E quando si perdono le staffe diviene quasi automatico chiudere il discorso in modo esagerato e drastico."

Il professor Alessandro Meluzzi, psichiatra, sembra dire senza troppi giri di parole che la colpa è del videogioco. E come per tutte le pratiche di cui si fa un utilizzo eccessivamente prolungato o per le quali non si rispettano poche e semplici regole di buona salute, può anche avere ragione. Resta il fatto che se, durante una lite, io impugno una pistola abbandonata su un tavolo e faccio fuoco contro l'altro interlocutore, la colpa dell'omicidio non è della pistola ma è mia e di quello che mi frulla nella testa. Allo stesso modo, imputare le cause di quanto è avvenuto a Torino ad un videogioco - tra l'altro FIFA 09, non proprio un campione di violenza gratuita - lo trovo solo un modo di agire pretestuoso nell'ottica di individuare facili colpevoli.
Intendiamoci, quello della cattiva informazione non è un problema che riguarda solo l'Italia: da qualche giorno, per esempio, negli USA si è sollevato un gran vespaio per alcuni articoli pubblicati sui tabloid, nei quali si individua l'abuso del videogioco come una delle maggiori cause scatenanti del Ricket, una patologia data dalla deficienza di calcio e Vitamina D che rende le ossa degli adolescenti più fragili e soggette a frattura. A tale conclusione sarebbe arrivato un non meglio identificato staff di medici attraverso analisi ed esperimenti, alla cui base tuttavia ci sarebbe l'eccessiva sedentarietà che un hobby di questo genere comporta, e ai quali è stato concesso un risalto e un credito francamente inspiegabile a più riprese.

La salute è minata dai videogiochi, la violenza è data dai contenuti televisivi non filtrati, la penuria di relazioni interpersonali dalla diffusione di Internet e del virtuale: la società attuale è afflitta da così tanti problemi che trovare una causa è necessario, anche se spesso si manca completamente il bersaglio. Forse è vero che i bambini tendono a passare troppo tempo davanti a televisione e videogiochi, ma è anche vero che gli spazi di gioco all'aria aperta sono sempre meno, gli angoli di verde spariscono progressivamente e i genitori, tra impegni e carriera, hanno sempre meno tempo da dedicare al privato. Contiamo anche che, con l'aumento della delinquenza minorile, la paranoia di vedere la prole finire in cattive mani incentivi la madre o il padre ad affidare i bambini al più affidabile degli alleati: il divano di casa, una televisione e una console. Tuttavia, quando non è lo stesso medium a filtrare i contenuti adatti al caso, la presenza di una guida che tracci il cammino non può e non deve mai venire meno: d'altro canto, i figli vanno goduti.

L'argomento rimane spinoso e dalle mille interpretazioni. Da parte mia, auspico solo una cosa: che tali episodi vengano trattati in futuro con più rispetto da parte di chi ha l'onore e l'onere di interpretare e diffondere informazioni. Il titolo di richiamo è una pratica ormai diffusa nel giornalismo moderno, ma dona ad ogni cosa un taglio sin troppo scandalistico: mi piacerebbe che l'informazione, quella vera, quella con le palle, prendesse le distanze e condannasse questo modo di fare... invece mi pare che prevalga troppo spesso la logica del "difendere la categoria". Personalmente vorrei però sempre prendere le distanze da qualcuno che fa il mio stesso lavoro ma, oggettivamente, in modo scorretto, finendo per inficiare e vanificare indirettamente tutti i miei sforzi e il mio impegno: è vero che un fiore può nascere anche in mezzo al letame, ma con tutta quella puzza intorno si corre il rischio di non notarlo nemmeno.


Commenti

  1. T-.S.-M

     
    #1
    Credo che un po', si inizia a riflettere la situazione di diversi anni fa' in America anche qui. Poi che dire, la solita ovvieta' di ribadire (nel puro stile italiano) il brand Sony: e se in casa, avesse avuto un 360 o un Wii, forse avrebbe potuto evitare la tragedia? O direttamente sterminare un'intera famiglia? XD
  2. leelinn

     
    #2
    A far problema qui non è la console Sony in quanto tale, ma la presenza di una postazione videoludica che da sola basta a generare "violenza".

    Interessante lo spunto sulla pervasività delle routine procedurali: da Meluzzi una sana lezione di game design (Bogost sarebbe fiero); meno brillante invece l'analisi "causa - effetto"...conclusione troppo facile per uno con una laurea in psichiatria.
  3. carjust

     
    #3
    Passerà anche questa, è un percorso ciclico e necessario per la società moderna, ovvero trovare le cause più semplici che possano spiegare i malesseri che la colpiscono. Una volta erano i libri, poi la radio, la televisione, ora internet e i videogiochi. Il figlio spara al padre, cerchiamo una console e risolviamo l'enigma, meglio che analizzare i mali che spesso colpiscono i raggazzi, le famiglie ordierne o la società stessa, sono 2000 anni che ci proviamo.
  4. T-.S.-M

     
    #4
    carjust ha scritto:
    Passerà anche questa, è un percorso ciclico e necessario per la società moderna, ovvero trovare le cause più semplici che possano spiegare i malesseri che la colpiscono. Una volta erano i libri, poi la radio, la televisione, ora internet e i videogiochi. Il figlio spara al padre, cerchiamo una console e risolviamo l'enigma, meglio che analizzare i mali che spesso colpiscono i raggazzi, le famiglie ordierne o la società stessa, sono 2000 anni che ci proviamo.
      Pienamente d'accordo; aggiungici pure alcool e droga, e il quadro e' completo.
    @ fog: vedo che c'e' in alto a sinistra del tuo articolo il pulsantino per linkare su facebook, do' per scontato che posso linkarlo, vero?
  5. |Sole|

     
    #5
    Certo, il tastino c'è apposta. Linka pure e fai girare, ci fai solo un piacere :)
  6. T-.S.-M

     
    #6
    |Sole| ha scritto:
    Certo, il tastino c'è apposta. Linka pure e fai girare, ci fai solo un piacere :)
    Anche a me. :)
    Fatto, articolo molto interessante. :cool:
  7. linopacoloco82

     
    #7
    nella tragedia la cosa positiva è che almeno non giocavano a resident evil!!!
    m'immagino già i giornali di tutto il globo terrestre che parlavano "bambino uccide il padre perché non voleva che gli africani venissero maciullati da un revolver" oppure.......com'era quella del gioco per ps2 dei bambini che volevano uccidere la biondina??? i giornali subito scrissero bambini che si scavano la tomba da soli e/o cose simili......(non ricordo il gioco e quindi l'articolo pardon).

    rimettere ancora la questione videogiochi/salute mentale è da pivelli....adesso vado......devo chiudere il gatto nel forno:berto:
  8. TheFox_94

     
    #8
    Il videogioco è arte (Picasso, non c'entri nulla per fortuna), punto.
    Il videogioco; chi è in grado di saperlo sfruttare è bene, altrimenti pazienza e diventa come il giovane Mike Myers.
    Come per ogni cosa c'è bisogno di moderazione; i libri, odiati a morte dai giovani, sono invece (Oddio, cosa sto dicendo...) un ottimo intrattenimento, ma se uno sta 5 ore davanti a questi fogli di carta pure diventa scemo. Così come per ogni altra arte.
    Se poi troviamo casi in cui non si è normali di per se, si è un po isterici, neo-killer e non si sa come va a finire, allora è un altro discorso e bisogna stare attenti.
    Poi penso che i videogiochi in mano ai bambini non debbano mai e poi mai stare, in quanto i bambini sono troppo "influenzabili negativamente" e debbano stare più sotto controllo (naturalmente, se possibile).
    Per il resto non posso non dire che i videogiochi sono arte che 20-30 anni sognavamo solamente e che adesso vengono ricriminati.
    Io, invece, è proprio perchè vedo (e uso) il videogioco come quello che è: senza esagerare e dando spazio ad esigenze più importanti, in modo che mi diverto davvero e vivo ogni partita* come un'esperienza indimenticabile (*Online di CoD) e dico: grazie, videogioco.
    P.S. Scusate non mi sono soffermato molto ma devo andare!!:D
  9. Delafondia

     
    #9
    Non posso fare a meno di notare mancanza di obiettività quando il nostro passatempo preferito viene attaccato. Anche io, in fondo, sono di parte. Però mi chiedo: "E se fosse vero?" Critichiamo la stampa che si concede a facili giudizi e semplicistici sillogismi. Ma non facciamo anche noi altrettanto nel difendere i videogiochi? Io me lo chiedo sempre quando leggo notizie del genere. Non possiamo essere sicuri che i videogiochi non abbiano nessuna influenza sulla nostra psiche e non serve a nulla dire che anche altri passatempi non bistrattati possano essere dannosi allo stesso modo se abusati. Il punto fondamentale rimane: il videogioco fa male (se abusato). Una volta leggevo un articolo che diceva che, nonostante si parlasse male del videogioco, il fatto che se ne parlasse era di per sé un segnale positivo, perché finalmente il videogioco veniva preso in considerazione, studiato, valorizzato: gli si dava importanza. Ora non mi stupisco che si cerchi di fare un'autopsia contenutistica del videogame, è il suo naturale percorso, deve affrontare la sua prova di maturità per acquisire la dignità che gli compete. Per fare questo serve obiettività nel giudizio, ma non esiste, ci sono solo due schieramenti opposti pronti a condannarlo o a difenderlo, senza realmente chiedersi cosa difendere e cosa condannare.
  10. XESIRROM

     
    #10
    mhhhhh mah! ci sarebbe troppo da dire, posso solo mettere le mani avanti e dire non sono bigotto per quel che dirò ora! La colpa è ANCHE dei videogiochi! Certe persone non dovrebbero giocarli! :) non posso dire altro perché dovrei scriverne un saggio ahah ;)
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