Il Bandito

Il Bandito

Il Bandito è pericoloso. Arriva e colpisce, letale quanto inaspettato. Fa quel che sente, dice quel che pensa e scappa via con la refurtiva. Contromisure? Non ce ne sono, gli sceriffi, quelli veri, sono passati di moda da tempo. Figurarsi se ce n'è uno su Videogame.it, dove le ricompense sono ridicole! Ovviamente nessuna delle opinioni espresse dal Bandito è condivisa da Videogame.it, a meno che il soggetto non si dimostri disposto a dividere il malloppo.
Rubrica

Di stampa e videogiochi

"Any democracy depends on a free, healthy press […] I think we need Editorial more than ever right now". - S. Jobs, 2010

di Simone Soletta, pubblicato il

Non tornerò in questa sede sul caso specifico del servizio del TG1 di Augusto Minzolini, per questo potete accedere - e lasciare un "Like", se vi va - alla pagina Facebook del Movimento contro la disinformazione sui videogiochi. Questo perché il servizio del TG1 non è niente di diverso da quanto mi aspetto ormai da quella testata, un coacervo di approssimazione, ignoranza e opportunismo. Niente di nuovo sotto il sole, insomma.

In realtà, quello che più mi colpisce nella stampa generalista, quando si avvicina alla tecnologia e al videogioco in genere, è l'approssimazione (quella sì, davvero generalizzata) con la quale tratta argomenti a me ben conosciuti. Dalle cose più banali, come non saper MAI scrivere correttamente iPhone o PlayStation (oppure definire il GameCube "la nuova play-station di Nintendo", sigh…), a veri e propri orrori giornalistici che trasudano ignoranza sui temi trattati. Per non parlare, ovviamente, degli scandali pretestuosi e confezionati ad arte e in malafede, come quelli che nel corso degli anni hanno investito, tra gli altri, Carmageddon, Hitman, GTA, Messiah, Rule of Rose.

Si tratta di un clamoroso autogol: inutile lamentarsi per l'emorragia che colpisce i quotidiani e cianciare del distacco delle nuove generazioni dagli organi di stampa "classici" puntando il dito su blog, social network, quant'altro i "vecchi giornalisti" non riescono compiutamente a capire. In realtà, il problema è che se si leggono solo stupidaggini superficiali sui temi che gli appassionati conoscono a menadito, è lecito pensare che con la stessa approssimazione vengano trattati e sviluppati anche gli altri argomenti: politica, economia, cronaca.

Eppure il videogioco è un medium importante, oggi: lo è a livello di giro d'affari, lo è per le opportunità creative che offre, lo è perché è occasione (specialmente all'estero, purtroppo) di sbocchi professionali per le nuove generazioni in un momento che di opportunità ne offre ben poche. E i giornalisti? Nel nostro settore ce ne sono di bravissimi: giovani, competenti, velocissimi eppure capaci di approfondire e sviscerare qualsiasi argomento. Capaci di trattare non solo l'aspetto tecnico, ma anche e soprattutto di sviluppare una critica seria e circostanziata sui contenuti. È possibile che si contino sulle dita di una mano quelli che possono esprimersi sulle pagine dei quotidiani più diffusi? È possibile che vadano in onda sui canali di maggior audience solo (rare, fortunatamente) polemiche ignoranti e pretestuose?

Viene da chiedersi quale sia il motivo per cui il videogioco non venga preso sul serio, o venga attaccato non appena è possibile. Forse perché è ormai un medium talmente importante da intaccare gli indici di ascolto delle reti generaliste e satellitari? Forse perché parla secondo un vocabolario che è sconosciuto a direttori di rete e responsabili editoriali? O semplicemente perché è un bersaglio considerato facile perché nessun "potente" ci ha ancora investito i suoi milioni ed è quindi libero da qualsiasi minaccia di ritorsione?

Eppure, di un occhio diverso sul nostro mondo ci sarebbe anche bisogno. Un occhio informato e critico, anche cinico, ma credibile. Perché il videogioco è espressione artistica e di mercato che si presta eccome ad essere messo in discussione. Del resto, non saremmo qui se così non fosse. E un dibattito serio e sensato su tematiche, dinamiche, cause ed effetti legati al videogioco, beh, sarebbe davvero interessante, specialmente se le opinioni - informate, però - fossero molteplici e arricchite quindi da chi non vive quotidianamente nel nostro orticello ma si rivolge a target più ampi e diversificati rispetto alla comunità degli appassionati.

In un momento in cui l'innovazione tecnica è destinata ad appiattirsi, finalmente potremmo tornare a parlare di idee, contenuti, esperienze. E su idee, contenuti, esperienze ben vengano i commenti di sociologi, critici, giornalisti, politici, comici, artisti, vattelapesca, perché idee, contenuti, esperienze sono concetti universali, a prescindere dal medium che li veicolano. Ma sono concetti espressi attraverso una grammatica ben precisa, che non può essere decontestualizzata: i commenti devono per forza di cose essere basati su una conoscenza diretta e quanto più profonda possibile del videogioco e del suo percorso storico come strumento di intrattenimento e di espressione, e questo oggi sulla stampa "seria" è raro quanto un orso bianco nel deserto.

A me piacerebbe poter discutere di un'opinione di forte dissenso sui vari Hitman, Messiah, GTA, Call of Duty con chi effettivamente quei contenuti li conosce e li può quindi criticare con cognizione di causa. Potrebbe essere per tutti un'occasione di crescita. Ma perché questo accada, c'è bisogno che s'impongano anche sulle testate generaliste giornalisti capaci, se non altro, di informarsi come si deve prima di aprire Word e cominciare a pestare i tasti. Di capire quello che stanno per commentare. Di sperimentare in prima persona prima di esprimere un giudizio. Cose che dovrebbero essere l'ABC di ogni giornalista, a qualsiasi livello, dal praticante al Direttore Responsabile, dal redattore in prova del piccolo sito di informazione al direttore del TG1.

A quanto vedo e leggo, però, di strada da fare in questo senso ce n'è ancora tanta…


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    E facciamo pure un altro esempio: su Il Secolo XIX di stamattina, articolo sulle dipendenze "da gioco". La notizia nasce dal fatto che sono state recentemente vietate le aperture delle sale da gioco (quelle attuali, con i videopoker, mica Space Invaders) nelle vicinanze delle scuole, chiese, centri di ritrovo giovanile nel comune di Savona.

    Dentro l'articolo si parla di 24 "malati da gioco" in cura al SERT locale. La signora compulsiva per il bingo, chi sente continuamente il rumore del videopoker nelle orecchie. E si parla di un ragazzino che aveva sviluppato una dipendenza per i giochi di ruolo.

    Il titolo, a tutta pagina? "Sedici anni, malato di giochi di ruolo".

    Il che è un problema serio, non minimizziamo. Può capitare, e fa bene dirlo. Ma certo, tra "c'è qualcuno che si è giocato 300.000 Euro", "chi ha mandato in fumo la pensione" e "il ragazzino che è appena uscito dal tunnel", ovviamente, è quest'ultimo quello a cui dedicare il titolone.
  2. falinovix

     
    #2
    I videogiochi offrono un ottimo capro espiatorio per concepire i mali del mondo visto che, come già successo per musica rock e cartoni animati giapponesi, è molto facile condannare ciò che non si conosce piuttosto che accettare le proprie responsabilità come adulto ed educatore (disinformato in materia). E' chiaro che abbandonare un ragazzino davanti alla TV per ore con un controller in mano senza sapere cosa sta facendo è pericoloso, così come lasciargli un DS sempre tra le mani per non scassare i maroni a mamma e papà quando escono con gli amici. Ma qui si apre un discorso a parte che riguarda lo sviluppo di dipendenze e patologie, in cui possono rientrare tanto i videogiochi quanto il cibo, il sesso, l'alcol e le droghe, ovvero tutto ciò che genera piacere e gratificazione.
    Piuttosto, tornando sull'articolo, che sottoscrivo in toto, a me la cosa che più spaventa riguarda l'approssimazione con cui viene trattato dai media tradizionali un tema che conosco bene. Mi spaventa il fatto che anche su tutto il resto possano usare la stessa approssimazione, senza che io venga a saperlo perché ignorante in materia. Penso a finanza, economia e politica interna e internazionale. La rete, con tutte le sue distorsioni e opinioni di parte, offre comunque la democratica possibilità di scelta e di interpretazione. Prima o poi assisteremo a una rivoluzione, anche perché non è possibile che questo sistema non tenga conto di chi ha meno di 40 anni...
  3. |Sole|

     
    #3
    Sì, che è un po' il succo del discorso. Io penso che serva sempre, da qui la citazione nel catenaccio, la stampa in quanto tale. La grande libertà che fornisce Internet a livello di espressione è sensazionale, ma se la comunità dei blogger sta sostituendo la stampa tradizionale (e secondo me non dovrebbe, dovrebbero essere complementari) la colpa è solo e unicamente della stampa tradizionale, che non fa nulla per rendersi accattivante agli occhi di nuove generazioni di fruitori.

    Serve, e qui torno alla citazione del catenaccio, un approccio editoriale. Ma deve essere un approccio editoriale informato e credibile, che possa ambire a una posizione di autorevolezza.

    Il videogioco è destinato ad espandersi ulteriormente, e in maniera esponenziale. E' normale che ci sia del rumore attorno, in termini di opinioni, come c'è attorno alla politica, allo sport, all'economia. Il "Bar Sport" fa parte del gioco. Ma se il bar sport me lo fanno testate che dovrebbero essere autorevoli, allora non ci siamo. Un'opinione contraria, lo ripeto, è benvenuta. Ma deve essere un'opinione informata, altrimenti l'unica reazione possibile sono le pernacchie. E il risultato è che la stampa generalista perderà una grande occasione per rinnovarsi.
  4. Gidus

     
    #4
    Quoto e sottoscrivo tutto :)
    Il punto è che il videogioco è sempre radicato ad una concezione "giocattolosa", ad uso e consumo dei bambini e i "grandi" che ne fanno uso vengono considerati "malati" o esaltati. Non ditemi che nessuno vi ha mai detto una cosa del genere "a XX anni sempre a giocare stai?". Finché non si supererà una forte barriera pregiudiziale, e finché non si smetterà di trattare questo media come capro espiatorio, non si potrà arrivare ad una trattazione eqilibrata e competente dell'argomento.
    Oltretutto l'acume sensazionalistico fa sempre presa, aizzando i generali del MOIGE e riscaldando le anime generali; mi sembra di capire che è sbagliato proprio il modo in cui viene fatta l'informazione, a monte. Questo fatto porterà sempre a dare notizie - letteralmente - in pasto alla folla, ad uso e consumo della gente, dove un circolo vizioso di ingoranza non può che generare ulteriore ignoranza.

    Proprio per questo sui giornali e sulle riviste ho sempre letto di videogiochi e conseguenze negative e mai nessuno che parlasse di possibili effetti positivi.
  5. Mdk7

     
    #5
    Gran bella lettura Simone... certo, la situazione nel nostro paese è francamente DEPRIMENTE.
    In USA mi è capitato di leggere articoli del New York Times dedicati ai videogames (ne ricordo uno su Ghostbusters, con tanto di intervista a Dan Aykroyd...) spettacolari, scritti con una passione, una misura ed un'intelligenza formidabili.

    Roba che qui leggeremo, forse, tra 20-30 anni.
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