Indie Games

Indie Games

Stiamo attraversando il rinascimento dei giochi indipendenti. Spesso sviluppati da poche persone e con mezzi esigui rispetto a una super-produzione, sono riusciti più volte a tenere testa a mega-progetti milionari. Qui parliamo di Braid, Castle Crashers, Fez e di tutti gli altri giochi indipendenti.
Rubrica

Independent Games Summit

Un resoconto degli interventi indie alla GDC Europe 2011.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Realtà consolidata della Game Developer Conference di San Francisco da ormai qualche tempo, l'Independent Games Summit ha quest'anno invaso anche le sale della Koelnmesse, riempiendo il calendario della prima giornata di GDC Europe 2011 con keynote, interventi, tavole rotonde, workshop e altro. In questo appuntamento speciale della nostra rubrica Indie Games vogliamo provare a fornire un resoconto degli interventi a cui abbiamo partecipato, con l'esclusione della bella conferenza di Thomas Grip di Frictional Games, su cui abbiamo già scritto in diretta da Colonia. Buona lettura!

Brandon Boyer è un personaggio dalle mille carriere - Gamescom 2011
Brandon Boyer è un personaggio dalle mille carriere

il significato della parola “gioco”

Brandon Boyer, musicista, giornalista e skipper dell'Independent Games Festival, è intervenuto per una riflessione in parte autobiografica, nella quale ha cercato di mandare un messaggio alla platea di sviluppatori indie, intuendo fra l'altro quello che per molti versi è stato il filo conduttore della maggior parte delle conferenze. Il discorso di Boyer, per quanto farcito di metafore e voli pindarici, è stato piuttosto chiaro: niente ardite riflessioni sulla dicotomia storia/gameplay o sulla lotta fra sviluppo indie e titoli “tripla A”, solo la voglia disperata di far compiere al videogioco quel passo in più che ancora manca. Bisogna espanderne le possibilità espressive per fare in modo che sia visto e considerato come gli altri medium. “La gente apprezza la musica perché aggiunge emozione, ritmo, colore alla vita. Colpisce nei ricordi, nelle emozioni, e non c'è motivo per cui anche il videogioco non possa ambire a farlo”.

Sono tante le cose che si possono voler comunicare - Gamescom 2011
Sono tante le cose che si possono voler comunicare
Perché questo avvenga, però, tutte le parti coinvolte devono volerlo. Deve volerlo chi crea videogiochi e ha la possibilità di mettere se stesso nelle sue realizzazioni (Boyer cita a esempio l'italianissima Molleindustria), ma deve volerlo anche chi ne fruisce, chi premia coi suoi soldi questo o quel titolo. E deve volerlo chi parla di videogiochi. Bisogna smettere di concentrarsi su clienti, utenza, statistiche, soldi, percentuali e puntare su un approccio culturale. Bisogna imparare a parlare di videogiochi nello stesso modo in cui si parla di altre forme espressive, non limitandosi a descrivere dati su un disco. E ovviamente, secondo Boyer, l'ambito indie è fondamentale, oggi più che mai, perché siamo tornati a un periodo in cui lo sviluppo indie ha preso il controllo dell'universo, un po' come ai primi tempi (in fondo Richard Garriott, in avvio, era uno sviluppatore indie). L'ambito indie può avere un contatto diretto con le persone e instaurare un legame ignoto alle grandi produzioni, esattamente come avviene nell'industria musicale o cinematografica. Ed è da lì che deve partire la rivoluzione.


Commenti

  1. Gidus

     
    #1
    Letto con estremo piacere :)

    Concordo anch'io con il fatto che sia necessario far evolvere il medium che è ancorato ad un'idea "giocattolosa". I videogiochi possono offrire di più se gli sviluppatori hanno il coraggio di osare (e thatgamecompany è un fulgido esempio); in questo senso sono convinto che la scena indie sia l'unica in grado di compiere grandi passi avanti.
  2. Stefano Castelli

     
    #2
    GidusLetto con estremo piacere :)

    Concordo anch'io con il fatto che sia necessario far evolvere il medium che è ancorato ad un'idea "giocattolosa". I videogiochi possono offrire di più se gli sviluppatori hanno il coraggio di osare (e thatgamecompany è un fulgido esempio); in questo senso sono convinto che la scena indie sia l'unica in grado di compiere grandi passi avanti.
    Boh. Negli ultimi mesi non ne sono più tanto sicuro.

    Ok, ogni tanto escono belle perle, ma in 5 anni quanti Braid abbiamo visto dalla scena indipendente?
  3. Gidus

     
    #3
    Stefano CastelliBoh. Negli ultimi mesi non ne sono più tanto sicuro.

    Ok, ogni tanto escono belle perle, ma in 5 anni quanti Braid abbiamo visto dalla scena indipendente?

    Non ho capito bene che cosa intendi citando Braid. :)

    Comunque così sul momento...
    Flower? il prossimo Journey? Limbo? The cat and cup?
    Tutti esperimenti atipici, non solo videogiochi ma qualcosa di più. O meglio trasformano il videogioco in "media" per comunicare qualcosa che va oltre il significato ludico.

    Se poi parliamo di un discorso qualitativo legato ai "caratteri" dei videogames, alla qualità generale, non stiamo facendo lo stesso discorso. Braid è una dei massimi esponenti indiscussi (e in parte rientra anche nella categoria di sopra) ma in quanto a cura generale titoli come lara croft, shadow complex, bastion, from dust, ITSP, Outland, mr e ms splosion man, zeno clash ecc...non sono certo da meno. Gli racchiuderei tutti nella categoria grandissimi giochi.

    Alla fine è anche logico che siano questi piccoli sviluppatori indipendenti ad osare. Chi crea grandi blockbuster, e di conseguenza investe ingenti somme di denaro, non può certo permettersi di sperimentare ma sceglie la strada giù battuta che è molto più agevole e sicura. Tranne rare eccezioni stiamo assistendo ad una discreta stagnazione del mercato che ormai ha definito certe caratteristiche che contraddistinguono il videogioco moderno...dove i sequel vanno per la maggiore e in generale si percepisce una poca voglia di innovare in favore di una più facile "consolidazione".
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