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Italian Videogame Developers Conference

Speciale

L'IVDC alla terza edizione

Modelli di business per un mercato in crescita.

di Andrea Maderna, pubblicato il

All'interno di questo mare si trova ovviamente tantissima gente che non spenderà mai un soldo, ma che popola i mondi di gioco anche a favore di tutti gli altri. E poi ci sono appunto gli altri, coloro che sono disposti a pagare, e che spaziano da chi si limita a qualche piccola microtransazione ogni tanto a chi arriva a spendere anche decine di migliaia di dollari e poi utilizzare quanto acquistato per alimentare l'economia interna al gioco distribuendo oggetti agli altri. Le ultime considerazioni di Harrison sono poi andate al sempre crescente mercato del wireless, di strumenti come telefoni cellulari, iPod, tablet. Ai passi avanti compiuti rispetto a quando venne effettuata la prima telefonata con un (pesantissimo) portatile la cui batteria durava appena venti minuti. Da allora a oggi è cambiato molto, le connessioni senza fili si stanno diffondendo sempre più e Harrison pensa che paradossalmente in certi luoghi finiranno per prendere piede senza neanche passare dalla ancora assente banda larga via cavo. E in questo senso è un problema il forse non troppo adeguato sviluppo delle batterie e dei sistemi di alimentazione, spesso unico vero handicap nell'utilizzo di tali strumenti.

la nuova IVDC

Insomma, Harrison ha espresso un mix di pensieri interessanti e considerazioni già sentite mille altre volte, per quanto abbastanza condivisibili, concentrandosi soprattutto sull'analisi del business, dell'industria, del mercato. E, come detto, quasi tutte le conferenze a cui abbiamo assistito hanno seguito questa linea. Ci aspettavamo qualcosa di diverso da Avni Yerli e Christian Dino J. Patti, ma siamo rimasti delusi. Il Managing Director di Crytek ha sostanzialmente illustrato la posizione della propria azienda nell'industria e l'utilizzo molteplice del loro Cryengine (non perdendo occasione per pubblicizzare un po' Crysis 2), mentre il CEO di PlayDead ha raccontato la nascita del team danese e la lavorazione di Limbo. Comunque più interessante, se non altro perché impreziosito da qualche cenno autobiografico, il resoconto di quest'ultimo, che ha parlato di come abbia iniziato a programmare su Commodore 64, all'età di sei anni, e sia entrato nel mondo del lavoro a sedici, per giungere poi a pubblicare con Limbo il primo titolo dello studio da lui fondato (e che praticamente nessuno in sala ha mostrato di conoscere). Patti ha parlato da sviluppatore indie, mostrando un certo disprezzo nei confronti dei modelli di business che tengono banco nell'attuale industria del videogiochi, dove la visione romantica e l'attenzione per il gameplay passano in secondo piano rispetto ai concetti di marketing.
Playdead è un team di sviluppo indie pensato e costruito come azienda, che ha puntato fin da subito sul dialogo coi grossi publisher e che è stato in grado di ottenere supporto e strumenti da Microsoft. Hanno puntato tutti gli investimenti sullo sviluppo di Limbo e sul lavoro di PR e comunicazione, trascurando il marketing (ritenuto costoso e meno efficace rispetto al passaparola, perlomeno per un gioco originale e fuori dagli schemi come il loro) e hanno finito per ottenere un gioco di successo commerciale e critico (inevitabile citare il 90 di Metacritic, ai massimi livelli per una produzione europea). Partita con un team di sole due persone, Playdead è oggi cresciuta fino ad annoverarne dieci ed è già al lavoro su un altro gioco. I consigli di Patti per i giovani sviluppatori? Linea dura, dialogo aperto coi publisher, non prestare attenzione al marketing e ai consigli che arrivano da tutte le parti, rimanere fedeli alle proprie idee.

passione: un'analisi personale

Si è detto della bella conferenza di Andrea Pessino, umana, appassionante e apprezzatissima dal pubblico. Il fondatore di Ready At Dawn ha provato a raccontare l'importanza della passione nella vita di un uomo e nel mondo del lavoro. Difficile riassumere la sua esibizione per iscritto, anche perché nell'ascoltarla eravamo talmente rapiti dal renderci conto solo adesso di aver preso pochissimi appunti. Ma proviamoci. Una passione è qualcosa in più rispetto a un semplice interesse. È qualcosa che ti spinge a vivere, senza cui non puoi vivere e a cui non puoi in alcun modo rinunciare. Passioni sono, ovviamente, le relazioni interpersonali, ma il riferimento di Pessino va ad altro, va a qualcosa di cui molti fanno a meno, qualcosa che cambia tantissimo da persona a persona e che ognuno deve vivere a modo suo. Avere una passione è esperienza totalizzante, che ti rapisce e ti controlla, guida le tue azioni e ti costringe anche a vivere in funzione di essa.


Commenti

  1. Rickwally

     
    #1
    Ma...
    Non sapevo niente di questa conferenza, ci sarei andato sicuramente :(

    Ma è un evento annuale fisso?
  2. giopep

     
    #2
    Rickwally ha scritto:
    Ma...
    Non sapevo niente di questa conferenza, ci sarei andato sicuramente :(
    Ma è un evento annuale fisso?


    Direi che nelle tue parole sono esemplificati tutti i problemi della IVDC. :)

    Comunque sì, appuntamento annuale, questa era la terza edizione.
    Però era la prima volta che si teneva a Roma, in precedenza è stata fatta a Milano.
  3. carjust

     
    #3
    E' possibile approfondire il discorso sui contrasti tra aiomi e AESVI? Mi sono perso da qualche parte questa chicca.
  4. giopep

     
    #4
    carjust ha scritto:
    E' possibile approfondire il discorso sui contrasti tra aiomi e AESVI? Mi sono perso da qualche parte questa chicca.


    Sinceramente non ne so abbastanza per poter raccontare qualcosa, al di là del fatto che a quanto pare i secondi ignorano i primi in tutti i modi possibili.
  5. sona

     
    #5
    se mi è rugato il fatto che l'han spostata a roma sta conferenza....ma del resto chi ci sta dietro è AIOMI, che è di roma, mentre AESVI è di milano.
    Mi spiace leggere che c'è stato un minore afflusso di gente, soprattutto considerando chi erano gli ospiti, ma già, se una manifestazione la "fondi" in un posto e ne fai 2 edizioni e poi la sposti a 600 km di distanza...a Milano s'era creato un pubblico, considerando poi che la seconda edizione era dentro IULM che è ad un tiro di schioppo da metro e ferrovie.
    Sono perplesso sul fatto che tutta la conferenza è stata in inglese. E per me no, non ha troppo senso. Se non ricordo male allo IULM c'erano cuffie con traduttori simultanei per gli ospiti (pibblico e relatori) stranieri . Se gambizzi il pubblico in questo modo poi non hai nemmeno un grande ritorno...ora non dico di fare la sagra di paese come la prima edizione dell'IVDC, ma venire in contro alle gente mi pare il minimo. Già siamo in fondo alla catela ludica alimentare, se rendiamo di nicchia questi importanti eventi stiamo proprio a posto.
    .
    Il prossimo anno spero ritornino a milano.
  6. Kacacevic

     
    #6
    MA STIAMO SCHERZANDO???? abito a 500 mt dalla LUIS e non sapevo nulla?????? :-|
    nonstante visito il forum quasi tutti i santi giorni??? non è possibile,datemi una spiegazione! voglio morire
  7. giopep

     
    #7
    sona ha scritto:
    Sono perplesso sul fatto che tutta la conferenza è stata in inglese. E per me no, non ha troppo senso. Se non ricordo male allo IULM c'erano cuffie con traduttori simultanei per gli ospiti (pibblico e relatori) stranieri . Se gambizzi il pubblico in questo modo poi non hai nemmeno un grande ritorno...ora non dico di fare la sagra di paese come la prima edizione dell'IVDC, ma venire in contro alle gente mi pare il minimo. Già siamo in fondo alla catela ludica alimentare, se rendiamo di nicchia questi importanti eventi stiamo proprio a posto.
    .
    Il prossimo anno spero ritornino a milano.


    Ma sai, il discorso è che teoricamente si segue il modello delle GDC, che sono pensate per gli addetti ai lavori e per loro devono essere funzionali al massimo. Tant'è che appunto, anche alla GDC Europe a Colonia, non c'erano speaker tedeschi. Solo che alla GDC vanno veramente una marea di ospiti da tutto il mondo, mentre alla IVDC (almeno per il momento) c'erano in sala veramente una decina di stranieri al massimo.

    Diciamo che allo stato attuale ti do ragione, anche perché un'altra differenza sta nel fatto che la IVDC è liberamente e gratuitamente aperta al pubblico. Chiaro che se punti ad avere gente in sala, gente "comune", devi ragionare in funzione loro.

    Diciamo che l'internazionalizzazione in senso assoluto ha un suo perché, ma è ancora prematura.
  8. lefantome

     
    #8
    Premessa:
    La Luiss non é difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici: dalla stazione di Termini (dove passano pure le due linee di metro) c'è la linea 90 che scende in via nomentana a due passi dalla scuola.
    Di gente, almeno venerdì ce n'era veramene poca e sono pronto a scommettere che diverse persone erano studenti LUISS.
    Prima di chiederci perché c'era poca gente, chiediamoci cosa offre:
    Agli Sviluppatori.
    Principalmente viene offerto un luogo per conoscersi e discutere, a livello prevalentemente nazionale. Molti dei vari interventi erano molto orientati al marketing e/o al promuovere il proprio prodotto. Dov'è la formazione? Stesso discorso vale per le varie chiacchere istituzionali.
    La location di Roma é ben distante dal luogo in cui si concentrano le maggiori sh (Nord italia - a Roma non c'è praticamente niente o quasi)  Perché un'azienda dovrebbe mandare diversi loro dipendenti a proprie spese a vedere uno di google che dice che comprare l'homepage di youtube per una settimana é un'ottima strategia di marketing virale?
    Alla gente normale:
    L'ivdc é stata snobbata da tutti i principali siti di videogiochi per altri motivi, é normale che nessuno sappia niente. é anche vero che l'IVDC non é un'evento consumer, non si provano i giochi e non si va lì per chiedere quando uscirà Milo.
    E' un evento destinato a chi é interessato all' industria dei videogiochi e chi lo é , è sicuramente a conoscenza dell'evento. Non é questa la causa della poca affluenza.
    Il fatto che la conferenza sia stata in inglese non é una cavolata. La lingua dello sviluppo di videogiochi é l'inglese.
    Ormai abbiamo una GDC e un'evento business di importanza mondiale in europa é chiaro che gli sviluppatori italiani siano più interessati ad andare là.
    L'IVDC può avere senso, ma non in questa forma.
    Purtroppo vedo che é stato omesso nel reportage, tutta la sezione IVDC indie che é stata molto interessante.
    Era normale che non ci fosse nessuno di lunedì mattina a roma a vedere un'intervento di Mulinello su kinect. 
     @sona: la prima edizione dell'IVDC al di là dei problemi logistici imho é stata la migliore:
    Milestone e Ubi milano prendevano curricula e facevono pre colloqui in prima persona(come avviene alla GDC), c'erano ospiti internazionali ma Italiani, sessioni formative e anche 1-2 espositori di cui non ricordo il nome (una era un tech demo su un sistema di AI)
  9. giopep

     
    #9
    Non è difficilmente raggiungibile, ma insomma, non è neanche comodissima. Dalla stazione della metropolitana più vicina sono dieci minuti a piedi, non un disastro per carità. Al di là di questo, per quel che vale, riporto il commento al riguardo di un amico romano: "A Roma, se una roba non è vicino alla metro, non ci va nessuno". :D

    Scherzi a parte, per quanto l'evento sia e rimanga comunque piuttosto settoriale, fatico a credere che non si potesse richiamare un po' più di cinquanta persone ad assistere gratuitamente a una conferenza di Molyneux. Davvero sono solo cinquanta gli appassionati romani che vorrebbero assistere a una cosa del genere? Poi sappiamo che ci sono altre questioni dietro al fatto che non se ne parla, però mi fa abbastanza tristezza vedere dei colleghi che ignorano l'evento ma accorrono per intervistare Molyneux. Bah.

    Sulle conferenze siamo d'accordo. Più che altro mi sta bene che ce ne sia qualcuna così, ma un po' di varietà non guasterebbe. Ovviamente non ha senso confrontare con la GDC, in cui ci sono diversi "percorsi" con una marea di conferenze per ogni argomento, però qualcosa di meglio si potrebbe fare (fra l'altro su questo era abbastanza d'accordo anche Pessino).

    Sulla questione della lingua, hai letto l'articolo: sono sostanzialmente d'accordo con te, per vari motivi, se questa è una conferenza pensata per chi nel videogioco ci lavora. Quello, del resto, deve essere l'obiettivo. Però il problema è anche che, come dicevo nel precedente commento, al momento l'IVDC è un po' di traverso. Non è un evento "chiuso" come la GDC, è aperto al pubblico, e se si vuole continuare a seguire questa strada e si spera di attirare anche chi è solo curioso, beh, piaccia o meno la lingua inglese può essere un ostacolo. Questo al di là delle "prestazioni" imbarazzanti di alcuni speaker italiani.

    Ultima cosa, mea culpa: nel reportage non ho parlato della sezione Indie perché non ho avuto occasione di visitarla. Negli orari in cui si teneva avevo sempre appuntamenti o conferenze "main" a cui volevo assistere. Errore mio, comunque, non citare nemmeno il fatto che si sia tenuta.
  10. Magallo

     
    #10
    Ho finito ieri di ascoltare Outcast. L'intervista con Pessino e' stata fantastica. Piu' che altro per il fatto che e' sembrata piu' che un intervista una chiaccherata informale, lui disponibilissimo e che e' durata veramente tanto. Tra l'altro ho scoperto che Marrone ha un voce completamente diversa rispetto a quella del podcast. Ma che aveva il raffreddore? Era fioco? Comunque grande Pessino, grande Outcast!
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