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Italian Videogame Developers Conference

Speciale

L'IVDC alla terza edizione

Modelli di business per un mercato in crescita.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Nella vita di Pessino ci sono quattro passioni e tanti interessi. Gli piace il cinema, ma potrebbe vivere senza. Ciò di cui non può fare a meno, però, sono la musica, la programmazione, le moto e il body building (quest'ultima è la passione più recente, dura da una decina d'anni e gli ha insegnato molto in termini di autocontrollo, costanza e metodicità nelle attività). Ed è importante, secondo lui, avere molteplici interessi ma un numero definito di passioni, così come è importante capire quanto e come viverle, le singole passioni, anche per riuscire a dominarle e fare in modo che il contrasto fra di loro, che lottano per ottenere la tua attenzione, non finisca per distruggerti. Puoi limitarti a trarne soddisfazione interiore, dalla “semplice” pratica (anche se certo non sarebbe male diventare un pilota professionista), oppure puoi inseguire la tua passione in maniera assoluta, ponendola al centro della tua esperienza di vita.
La musica è stata la sua prima passione, grazie anche a un talento mostrato fin dall'infanzia (e a delle mani dalle dimensioni importanti). E fin da giovanissimo ha cominciato a viverla in maniera creativa, immaginando reinterpretazioni dei classici, provando a comporre, ritenendo che la musica che “sentiva” nella sua testa fosse migliore di quella che provavano a insegnargli. Solo che a dodici anni, se stai studiando per diventare musicista, devi puntare tutto sull'esecuzione, sull'allenamento, sull'avviare la tua carriera da esecutore. L'ultima cosa che vuole un insegnante è un bambino che gli dice “se fossi stato io, Bach, avrei fatto così”. Forse anche per questa impossibilità di vivere la passione per la musica come avrebbe voluto, durante l'adolescenza Pessino finisce per sviluppare l'altra grande passione, quella per i videogiochi. Anche questi visti secondo un approccio destrutturante, la voglia di costruirne, oltre che di giocarne e la convinzione di poter fare qualcosa in più e qualcosa di superiore rispetto a quanto reperibile sul mercato.
Durante l'adolescenza Andrea Pessino inizia quindi a sviluppare quella che sarà la sua carriera, imparando a programmare con un Apple II e scoprendo i due giochi che più lo segneranno. Elite, un devastante simulatore spaziale in grado di proporre in soli 140 KB di memoria una galassia tridimensionale dalle caratteristiche “open world”, tanti anni prima dei giochi che si fregiano di averle inventate. E Karateka, un gioco completamente diverso, strutturato, lineare, ma che mostra a Pessino quanto sia possibile raccontare tramite l'interazione, mettere in scena una visione d'impianto teatrale. Nel periodo dell'adolescenza, poi, Andrea vive la morte del padre, avvenimento che ne segna la crescita sotto tanti punti di vista. Anche perché “Una cosa del genere, forse, può essere affrontata più facilmente da piccolissimi, quando ancora non si comprende bene, o da adulti, quando si hanno i mezzi per elaborare. Ma da adolescenti... essere un adolescente è già abbastanza difficile senza dover aggiungere questo”.
Raggiunta la maggiore età si presenta il momento di compiere delle scelte e, dopo un'esperienza in ambito musicale, all'interno di una band pop-rock, Pessino sceglie definitivamente il mondo dei videogiochi. Ma in Italia non sembrano esserci i margini giusti, il lavoro noioso da sviluppatore di sistemi per la contabilità non è certo quel che cerca. Dopo Asti, Rho e Busto Arsizio, quindi, Andrea fugge negli Stati Uniti, destinazione California. Non c'è altra via, per sviluppare videogiochi nei termini che interessano a lui. E piano piano la sua carriera decolla, lo porta a lavorare in Blizzard su giochi come Diablo 2 e World Of Warcraft (“È fantastico pensare a quanta gente, nel mondo, gioca costantemente a questo titolo su cui ho lavorato”), fonda Ready At Dawn, sviluppa titoli acclamati dalla critica come tre fra i migliori disponibili su PSP. Diventa quello che voleva essere, un uomo in grado di esteriorizzare in maniera attiva una passione per lui irrinunciabile. E ogni tanto si trova ancora a combattere con le proprie passioni, a dover ricordare loro che devono stare al proprio posto. Ma proprio per questo è una persona viva e con tanto da dire.

Roma caput mundi

Alla conferenza di Peter Molyneux, in parte autobiografica, in parte basata sul suo approccio a Kinect, dedicheremo spazio apposito. Proviamo invece qui a tirare le fila dell'evento. Lo spostamento da Milano a Roma è figlio, si legge sul comunicato ufficiale, del desiderio di essere più vicini alle istituzioni. Non sappiamo dire se in questo senso abbia pagato, così come non conosciamo ancora i numeri ufficiali, ma l'impressione sul campo è di un evento con minor afflusso di pubblico rispetto all'edizione 2009. Certo le condizioni atmosferiche inclementi e il fatto che il complesso universitario L.U.I.S.S. non è esattamente servito dai mezzi pubblici in maniera capillare non hanno aiutato, ma presenziare a una conferenza pubblica e ad accesso gratuito di Peter Molyneux e notare in sala solo una cinquantina scarsa di spettatori non fa piacere. Forse sarebbe servito un maggior lavoro di comunicazione e promozione, o forse sarebbe stato inutile, perché si tratta comunque di una tipologia d'evento piuttosto settoriale. Certo è che spiace scendere a patti col fatto che in così pochi possano essere interessati a sentir parlare il creatore di Populous, Syndicate e Fable.
Al di là della scelta – come detto non entusiasmante – degli argomenti trattati nelle conferenze, ci ha stupito la decisione di internazionalizzare a tutti i costi l'evento. Tutto era in lingua inglese, compresi quindi gli interventi di speaker italiani che non si sono sempre rivelati all'altezza della situazione. Decisione comunque giusta e quasi inevitabile, sia per la presenza di ospiti internazionali che volevano seguire le conferenze, sia perché – di fondo – se si fa un giro alla GDC Europe non si è certo costretti a conoscere il tedesco. Ovvio che in questo modo si va a limitare l'appetibilità per il pubblico occasionale, ma è giusto così. L'aspetto più negativo, comunque, è senza dubbio rappresentato dai contrasti fra AIOMI e AESVI, sottolineati anche da Raoul Carbone nel suo intervento. A prescindere dalle ragioni alla base di tali contrasti e dalla fondatezza delle stesse, è un peccato che a perderne siano la qualità e la portata dell'evento. Una manifestazione che sta riuscendo a internazionalizzarsi, con la partecipazione della EGDF e la presenza di ospiti importanti, non riesce a lavorare assieme all'associazione degli editori di videogiochi italiani. Ci sono sicuramente dei motivi per cui questo avviene, per carità. Però è o non è un peccato se a un evento italiano cui interviene Peter Molyneux per parlare di Kinect non è presente nessuno di Ubisoft Milano, unico team italiano ad aver pubblicato un gioco per Kinect? Sì, è un peccato.


Commenti

  1. Rickwally

     
    #1
    Ma...
    Non sapevo niente di questa conferenza, ci sarei andato sicuramente :(

    Ma è un evento annuale fisso?
  2. giopep

     
    #2
    Rickwally ha scritto:
    Ma...
    Non sapevo niente di questa conferenza, ci sarei andato sicuramente :(
    Ma è un evento annuale fisso?


    Direi che nelle tue parole sono esemplificati tutti i problemi della IVDC. :)

    Comunque sì, appuntamento annuale, questa era la terza edizione.
    Però era la prima volta che si teneva a Roma, in precedenza è stata fatta a Milano.
  3. carjust

     
    #3
    E' possibile approfondire il discorso sui contrasti tra aiomi e AESVI? Mi sono perso da qualche parte questa chicca.
  4. giopep

     
    #4
    carjust ha scritto:
    E' possibile approfondire il discorso sui contrasti tra aiomi e AESVI? Mi sono perso da qualche parte questa chicca.


    Sinceramente non ne so abbastanza per poter raccontare qualcosa, al di là del fatto che a quanto pare i secondi ignorano i primi in tutti i modi possibili.
  5. sona

     
    #5
    se mi è rugato il fatto che l'han spostata a roma sta conferenza....ma del resto chi ci sta dietro è AIOMI, che è di roma, mentre AESVI è di milano.
    Mi spiace leggere che c'è stato un minore afflusso di gente, soprattutto considerando chi erano gli ospiti, ma già, se una manifestazione la "fondi" in un posto e ne fai 2 edizioni e poi la sposti a 600 km di distanza...a Milano s'era creato un pubblico, considerando poi che la seconda edizione era dentro IULM che è ad un tiro di schioppo da metro e ferrovie.
    Sono perplesso sul fatto che tutta la conferenza è stata in inglese. E per me no, non ha troppo senso. Se non ricordo male allo IULM c'erano cuffie con traduttori simultanei per gli ospiti (pibblico e relatori) stranieri . Se gambizzi il pubblico in questo modo poi non hai nemmeno un grande ritorno...ora non dico di fare la sagra di paese come la prima edizione dell'IVDC, ma venire in contro alle gente mi pare il minimo. Già siamo in fondo alla catela ludica alimentare, se rendiamo di nicchia questi importanti eventi stiamo proprio a posto.
    .
    Il prossimo anno spero ritornino a milano.
  6. Kacacevic

     
    #6
    MA STIAMO SCHERZANDO???? abito a 500 mt dalla LUIS e non sapevo nulla?????? :-|
    nonstante visito il forum quasi tutti i santi giorni??? non è possibile,datemi una spiegazione! voglio morire
  7. giopep

     
    #7
    sona ha scritto:
    Sono perplesso sul fatto che tutta la conferenza è stata in inglese. E per me no, non ha troppo senso. Se non ricordo male allo IULM c'erano cuffie con traduttori simultanei per gli ospiti (pibblico e relatori) stranieri . Se gambizzi il pubblico in questo modo poi non hai nemmeno un grande ritorno...ora non dico di fare la sagra di paese come la prima edizione dell'IVDC, ma venire in contro alle gente mi pare il minimo. Già siamo in fondo alla catela ludica alimentare, se rendiamo di nicchia questi importanti eventi stiamo proprio a posto.
    .
    Il prossimo anno spero ritornino a milano.


    Ma sai, il discorso è che teoricamente si segue il modello delle GDC, che sono pensate per gli addetti ai lavori e per loro devono essere funzionali al massimo. Tant'è che appunto, anche alla GDC Europe a Colonia, non c'erano speaker tedeschi. Solo che alla GDC vanno veramente una marea di ospiti da tutto il mondo, mentre alla IVDC (almeno per il momento) c'erano in sala veramente una decina di stranieri al massimo.

    Diciamo che allo stato attuale ti do ragione, anche perché un'altra differenza sta nel fatto che la IVDC è liberamente e gratuitamente aperta al pubblico. Chiaro che se punti ad avere gente in sala, gente "comune", devi ragionare in funzione loro.

    Diciamo che l'internazionalizzazione in senso assoluto ha un suo perché, ma è ancora prematura.
  8. lefantome

     
    #8
    Premessa:
    La Luiss non é difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici: dalla stazione di Termini (dove passano pure le due linee di metro) c'è la linea 90 che scende in via nomentana a due passi dalla scuola.
    Di gente, almeno venerdì ce n'era veramene poca e sono pronto a scommettere che diverse persone erano studenti LUISS.
    Prima di chiederci perché c'era poca gente, chiediamoci cosa offre:
    Agli Sviluppatori.
    Principalmente viene offerto un luogo per conoscersi e discutere, a livello prevalentemente nazionale. Molti dei vari interventi erano molto orientati al marketing e/o al promuovere il proprio prodotto. Dov'è la formazione? Stesso discorso vale per le varie chiacchere istituzionali.
    La location di Roma é ben distante dal luogo in cui si concentrano le maggiori sh (Nord italia - a Roma non c'è praticamente niente o quasi)  Perché un'azienda dovrebbe mandare diversi loro dipendenti a proprie spese a vedere uno di google che dice che comprare l'homepage di youtube per una settimana é un'ottima strategia di marketing virale?
    Alla gente normale:
    L'ivdc é stata snobbata da tutti i principali siti di videogiochi per altri motivi, é normale che nessuno sappia niente. é anche vero che l'IVDC non é un'evento consumer, non si provano i giochi e non si va lì per chiedere quando uscirà Milo.
    E' un evento destinato a chi é interessato all' industria dei videogiochi e chi lo é , è sicuramente a conoscenza dell'evento. Non é questa la causa della poca affluenza.
    Il fatto che la conferenza sia stata in inglese non é una cavolata. La lingua dello sviluppo di videogiochi é l'inglese.
    Ormai abbiamo una GDC e un'evento business di importanza mondiale in europa é chiaro che gli sviluppatori italiani siano più interessati ad andare là.
    L'IVDC può avere senso, ma non in questa forma.
    Purtroppo vedo che é stato omesso nel reportage, tutta la sezione IVDC indie che é stata molto interessante.
    Era normale che non ci fosse nessuno di lunedì mattina a roma a vedere un'intervento di Mulinello su kinect. 
     @sona: la prima edizione dell'IVDC al di là dei problemi logistici imho é stata la migliore:
    Milestone e Ubi milano prendevano curricula e facevono pre colloqui in prima persona(come avviene alla GDC), c'erano ospiti internazionali ma Italiani, sessioni formative e anche 1-2 espositori di cui non ricordo il nome (una era un tech demo su un sistema di AI)
  9. giopep

     
    #9
    Non è difficilmente raggiungibile, ma insomma, non è neanche comodissima. Dalla stazione della metropolitana più vicina sono dieci minuti a piedi, non un disastro per carità. Al di là di questo, per quel che vale, riporto il commento al riguardo di un amico romano: "A Roma, se una roba non è vicino alla metro, non ci va nessuno". :D

    Scherzi a parte, per quanto l'evento sia e rimanga comunque piuttosto settoriale, fatico a credere che non si potesse richiamare un po' più di cinquanta persone ad assistere gratuitamente a una conferenza di Molyneux. Davvero sono solo cinquanta gli appassionati romani che vorrebbero assistere a una cosa del genere? Poi sappiamo che ci sono altre questioni dietro al fatto che non se ne parla, però mi fa abbastanza tristezza vedere dei colleghi che ignorano l'evento ma accorrono per intervistare Molyneux. Bah.

    Sulle conferenze siamo d'accordo. Più che altro mi sta bene che ce ne sia qualcuna così, ma un po' di varietà non guasterebbe. Ovviamente non ha senso confrontare con la GDC, in cui ci sono diversi "percorsi" con una marea di conferenze per ogni argomento, però qualcosa di meglio si potrebbe fare (fra l'altro su questo era abbastanza d'accordo anche Pessino).

    Sulla questione della lingua, hai letto l'articolo: sono sostanzialmente d'accordo con te, per vari motivi, se questa è una conferenza pensata per chi nel videogioco ci lavora. Quello, del resto, deve essere l'obiettivo. Però il problema è anche che, come dicevo nel precedente commento, al momento l'IVDC è un po' di traverso. Non è un evento "chiuso" come la GDC, è aperto al pubblico, e se si vuole continuare a seguire questa strada e si spera di attirare anche chi è solo curioso, beh, piaccia o meno la lingua inglese può essere un ostacolo. Questo al di là delle "prestazioni" imbarazzanti di alcuni speaker italiani.

    Ultima cosa, mea culpa: nel reportage non ho parlato della sezione Indie perché non ho avuto occasione di visitarla. Negli orari in cui si teneva avevo sempre appuntamenti o conferenze "main" a cui volevo assistere. Errore mio, comunque, non citare nemmeno il fatto che si sia tenuta.
  10. Magallo

     
    #10
    Ho finito ieri di ascoltare Outcast. L'intervista con Pessino e' stata fantastica. Piu' che altro per il fatto che e' sembrata piu' che un intervista una chiaccherata informale, lui disponibilissimo e che e' durata veramente tanto. Tra l'altro ho scoperto che Marrone ha un voce completamente diversa rispetto a quella del podcast. Ma che aveva il raffreddore? Era fioco? Comunque grande Pessino, grande Outcast!
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