Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
56,90 euro
Data di uscita
4/11/2003

Judge Dredd: Dredd Vs. Death

Judge Dredd: Dredd Vs. Death Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Vivendi Games
Sviluppatore
Rebellion
Genere
Sparatutto
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
4/11/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
4
Prezzo
56,90 euro

Lati Positivi

  • Ambientazione
  • Umorismo

Lati Negativi

  • Poco innovativo
  • Troppo lineare

Hardware

Per calarvi nella attillata tutina blu di Judge Dredd non dovete fare altro che munirvi di una confezione originale del gioco, di una PlayStation 2 PAL, un joypad DualShock (più un secondo nel caso di una partita in modalità cooperativa o multiplayer) e una Memory Card con un po' di spazio libero.

Multiplayer

Essendo purtroppo sprovvista della componente online, la modalità multiplayer si risolve in una serie di mappe da affrontare da soli contro i bot o a schermo diviso fino a quattro giocatori (in questo caso con MultiTap). Fuori dal contesto della trama, personaggi e ambientazioni perdono altresì il loro fascino rendendo realmente difficoltoso trovare motivi validi per giocare a questa modalità.

Link

Recensione

Judge Dredd: Dredd Vs. Death

Ok, la barba incolta non fa impazzire le donne, è risaputo, a causa di quella spiacevole sensazione di baciare uno zerbino sul quale (se si è appena finito di mangiare) sembrano essere passati una ciurma di ragazzini con hot dog sbrodolanti. Ma vuoi mettere il piacere di sparare "per sbaglio" a una persona e poi arrestarla senza motivo alcuno? Dredd, tu si che sei un duro!

di Sebastiano Pupillo, pubblicato il

Protagonista di alcune cadute di stile nella seconda metà degli anni '90, causate da una non certo memorabile trasposizione cinematografica e da poche prescindibili comparsate nel mondo dei videogiochi, il giudice più cinico e mascelluto dei fumetti sta godendo di una nuova giovinezza videoludica grazie allo sviluppatore Rebellion. In lavorazione da almeno tre anni, acquistato "in corsa" da Vivendi Universal Games, passato dalla piattaforma PC al multipiattaforma anche su console, ecco arrivare finalmente nei negozi Judge Dredd: Dredd Vs. Death, sparatutto in prima persona votato al single player, ma con la possibilità di affrontare i livelli in modalità cooperativa a schermo diviso. Per chi conosce le atmosfere torbide ed esagerate del fumetto non sarà una sorpresa ritrovarle intatte in questa trasposizione, certamente debitrice più alle storiche tavole di Carlos Ezquerra datate 1977 che non alla steroidea abbuffata di muscoli interpretata da Stallone sul grande schermo. Piccolo aneddoto in proposito: pare che l'idea per la caratterizzazione grafica di Judge Dredd sia venuta in mente a John Wagner, inventore del personaggio, dopo aver visto al cinema Death Race 2000, b-movie prodotto da Roger Corman nel quale compariva come co-protagonista proprio il futuro Rocky, ancora giovincello.

SE LO SAPEVO RIMANEVO A SCUOLA

La trama di questa ennesima fatica di Judge Dredd prende spunto dal più classico dei calderoni narrativi al quale attingono i videogiochi, meglio noto come "futuro apocalittico". Nella megalopoli di Mega-City One i giudici difendono la legge sul campo, esattamente come i poliziotti ai giorni nostri, ma per sveltire il lavoro accorpano tutte le funzioni del moderno apparato giudiziario in una sola persona che può così indagare, reprimere, processare, finanche giustiziare chiunque, a suo insindacabile arbitrio, infranga la legge. Non c'è da stupirsi che sul finire degli anni '70, quando più stretta si era fatta la morsa della recessione economica e il "tatcherismo" sembrava la dottrina definitiva, persino un fumetto come Judge Dredd dovette alleggerire la sua carica dissacratoria per non essere associato alla ben più triste cronaca politica.
Nella Mega-City One ripensata da Rebellion, Judge Dredd è comunque un pazzo fanatico in grado di condannare all'ergastolo una ragazza semplicemente perché sta imbrattando i muri con alcuni graffiti, e quando intima ai malviventi di gettare le armi non ripete mai la domanda: preme sul grilletto e spara. Per evitare però di far appiattire la giocabilità sul più arcaico dei cloni di DOOM, il sistema di gioco prevede che in qualunque frangente i cittadini onesti vadano risparmiati dai proiettili, e che anche uno scontro a fuoco debba terminare nel momento in cui i nemici si arrendono. Un apposito indicatore, sulla destra nell'interfaccia, segnala la più o meno legale condotta del giocatore e, se scende sotto una certa soglia, può causare il fallimento automatico della missione. Questa pur piccola aggiunta riesce già da sola a consigliare un minimo di attenzione negli attacchi in posti affollati, salvo risultare inutile per lunghi periodi di tempo durante il quale è effettivamente necessario sparare a tutto ciò che si muove. Ma per fortuna le "vere" novità sono altre...

DOVE HO MESSI I PROIETTILI INCENDIARI?

Contrariamente alla maggior parte degli shooter in circolazione, Dredd vs. Death consente di portare con sé lungo ogni livello una sola arma principale, che non è possibile sostituire, e una seconda arma che può essere cambiata con quelle di diverso tipo lasciate a terra dai nemici. Questa limitazione è compensata in parte dalla natura multifunzione dell'arma principale, in grado di sparare sei diversi tipi di proiettili, ma non aiuta certo a diversificare l'azione quando per il 90% del tempo ci si ritrova a usare sempre la stessa modalità di fuoco. Più stimolante, da questo punto di vista, provare le numerose armi secondarie rintracciabili, che variano dalle quasi inutili pistole a raggi a spettacolari mitragliatori, lenti a ricaricare, passando per alcuni tipi di fucile molto utili per gli headshot dalla breve distanza, necessari per esempio ad abbattere gli zombie a primo colpo.
Anche dal punto di vista dei nemici la varietà non è tra i piatti forti di Dredd Vs. Death, benché superati i primi livelli quasi esclusivamente a base di vampiri, l'assortimento tenda a migliorare col passare del tempo, magari con le solite versioni "potenziate" di creature già affrontate in precedenza. Nella norma la cattiveria dell'intelligenza artificiale, che tende comunque a farsi aiutare dal numero di nemici piuttosto che puntare su pochi ma scaltri avversari. Alti e bassi anche per quel che riguarda il design dei livelli, che passa sovente dal fantasioso-a-tratti-suggestivo a desolanti stanzoni ricolmi di casse che verrebbe voglia di spegnere la console. Nel complesso, per fortuna, l'atmosfera resta intatta, grazie per esempio alle chicche di umorismo marcio disseminate qua e là per la storia o alle perle di limpida saggezza distillate dal buon giudice ogni volta che il mondo abbia bisogno del suo illuminato parere. Da segnalare, a questo proposito, un doppiaggio in italiano abbastanza credibile, fiore all'occhiello di una localizzazione curata e rispettosa del corrosivo (ma a tratti un po' banale) umorismo di fondo.

CACCIA AL POLIGONO!

Tecnicamente sembra che il lavoro di Rebellion sull'engine proprietario sia stato fruttuoso: vasti scenari all'aperto, livelli ben spaziati in tutte le direzioni, svariati effetti di riflessione della luce (questi ultimi fin troppo grezzi) e personaggi squadrati ma ben caratterizzati. Il tutto, accompagnato ad uno stile apertamente sopra le righe e a texture fumettose, riesce abbastanza bene nel tentativo di ricreare un'atmosfera "palpabile". Siamo ovviamente ancora molto lontani da quanto il genere ha saputo esprimere su altre piattaforme, anche in passato, sia a livello di design che di programmazione, ma per uno shooter che non mira a rivoluzionare le classifiche è comunque un buon risultato.
Grazie anche alla semplicità delle soluzioni grafiche adottate, il frame rate tende a mantenersi stabile, salvo crollare vistosamente in pochissimi punti isolati che non incidono sulla valutazione complessiva. Discreto il reparto sonoro (così discreto che certi temi musicali si percepiscono appena...) capace anch'esso a ricreare una buona atmosfera pur senza spiccare per doti particolari. Le considerazioni finali, come di consueto, spettano al nostro Commento.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Pur non eccellendo praticamente in nessun reparto, Judge Dredd: Dredd Vs. Death si dimostra all'altezza del nome che porta. Il gameplay ondeggia vistosamente tra episodi felici e lunghi momenti di noia dove più che guardarsi intorno si va avanti in automatico stando attenti alle improvvise partenze del DVD nel lettore, sintomo di una sequenza scriptata che quasi sempre coincide con l'apparizione di un orda di nemici. La delusione - almeno in questa versione PlayStation 2, derivante da un engine versatile, ma che difetta vistosamente in dettaglio poligonale, texture e animazioni - è solo in parte compensata dall'umorismo (sempre ben presente) e dalla scelta sorprendente di limitare a due il numero massimo di armi. L'estrema linearità delle missioni conclude l'opera, lasciandoci uno shooter tutto sommato divertente e confezionato con cura, ma che ci sentiamo di consigliare ai soli fanatici del "giudice".