Genere
Avventura
Lingua
Inglese
PEGI
18+
Prezzo
59,99 Euro
Data di uscita
15/7/2005

Killer 7

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Datasheet

Produttore
Capcom Europe
Genere
Avventura
PEGI
18+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
15/7/2005
Lingua
Inglese
Giocatori
1
Prezzo
59,99 Euro

Lati Positivi

  • Trama complessa e avvincente
  • Ottimo longevità e rigiocabilità
  • Stile grafico
  • Comparto audio eccellente

Lati Negativi

  • Mancata localizzazione italiana
  • Caricamenti eccessivi
  • Imprecisione del sistema di puntamento
  • Gameplay semplicistico e ripetitivo

Hardware

Killer 7 richiede una PlayStation 2 PAL, una Memory Card con almeno 52 KB liberi, un joypad e una confezione originale del gioco. Il titolo supporta l'aggiornamento su schermo a 60 Hz e presenta la codifica Dolby Pro-Logic II, ma non è presente l'opzione di visualizzazione in 16:9.

Multiplayer

Killer 7 non prevede alcuna modalità multiplayer.

Link

Recensione

Killer 7

Originariamente annunciato tra le fila dei "Fab 5" (cinque titoli esclusivi al Nintendo GameCube), atteso per la metà del 2003 e divenuto nel frattempo un titolo multipiattaforma, il misterioso Killer 7 vede finalmente la luce, facendo capolino nella scarna lista di titoli PS2 in uscita in questa torrida (meteorologicamente parlando) estate 2005. La lunga attesa troverà giustificazione?

di Alberto Cavalli, pubblicato il

I lettori più attempati ricorderanno certamente il vecchissimo gioco arcade elettronico/meccanico in cui, imbracciato un fucile, si doveva mirare a un orso. Ecco, togliete l'orso e sostituitelo con i nemici stilisticamente più miseri che ci sia mai capitato di vedere: gli Heaven Smile. Orrendi a vedersi (e con questo non intendiamo terrificanti, inquietanti o quant'altro) e rappresentati sotto molteplici vesti mai troppo dissimili tra loro, questi abomini saranno il principale ostacolo all'avanzamento nell'avventura, affiancati da un sistema di rilevazione delle collisioni assolutamente deficitario. Certamente l'impreciso stick analogico che da tempo immemore piaga gli sparatutto su PlayStation 2 non ci aiuta, ma buona parte delle difficoltà nei numerosi scontri sono imputabili alla pressoché totale mancanza di allineamento tra quanto viene rappresentato su schermo e quanto effettivamente accade su schermo. Facciamo un passo indietro, per chiarezza: quasi tutti gli Heaven Smile possono essere facilmente abbattuti scaricandogli addosso un caricatore di qualsiasi arma, ma così facendo il nostro personaggio (e la nostra avventura di conseguenza) è destinato a una fine rapida quanto ingloriosa. Il modo più redditizio per eliminare i nostri avversari è infatti quello di mirare agli arti e alla testa, in modo da collezionare sangue (avete capito bene) che potrà essere successivamente convertito in siero e impiegato per potenziare le nostre abilità (velocità, precisione, potenza, etc.) Un altro modo è costituito dal centrare un punto nevralgico che si trova disposto in maniera casuale sul corpo degli avversari: talvolta la base del collo, altre su un braccio o su una gamba. Chiaramente, il sistema più redditizio in assoluto è quello che prevede l'eliminazione di uno o più arti, e infine la definitiva eliminazione centrando il tallone d'achille di cui sopra (che è celato nella modalità Hard del gioco). Ebbene, soprattutto nelle fasi iniziali, il giocatore sarà presto vittima di scoramento, alla luce della manifesta impossibilità di centrare quello a cui si sta mirando. Mirate alla testa, e il colpo andrà a vuoto.
Mirate al punto nevralgico, ed esploderà un braccio. Fortunatamente, procedendo nell'avventura le cose si faranno più semplici. Fin troppo semplici, in effetti. Ben presto il vostro team di assassini si trasformerà in un'inarrestabile macchina da guerra, e le sezioni sparatutto si tramuteranno da sfida a poco più di un impiccio. Nel livello di difficoltà Hard, al contrario, verrete da subito assediati da un nugolo di coriacei avversari, e solo con infinita pazienza potrete raggiungere un livello di potenziamento tale da rendere accessibili gli scontri.

CAVAR SANGUE DALLE RAPE

Precedentemente si è accennato alla necessità di risolvere semplici enigmi per avanzare nel gioco. Ebbene, mai termine fu più eufemistico di questo. Definireste impegnativo un enigma la cui soluzione vi viene ribadita, nemmeno troppo velatamente, da almeno tre personaggi non giocanti, i cui elementi si trovano generalmente nella stessa stanza e per il quale la mappa vi indica quale persona dovreste utilizzare? Ben più elevata è la sfida rappresentata dalla corretta interpretazione della trama, affidata ai numerosi dialoghi presenti. Il gioco è interamente localizzato in inglese, e fa spesso uso di termini in uno slang abbastanza stretto: se non siete più che a vostro agio con la lingua d'Albione, escludete fin d'ora la possibilità di comprendere un buon 50% di quanto avviene sullo schermo. Da segnalare inoltre i numerosi errori di localizzazione presenti nelle parti sottotitolate, sebbene non costituiscano un ostacolo alla comprensione né all'avanzamento. A ben pensarci, non esiste in Killer 7 ALCUN ostacolo degno di nota all'avanzamento, salvo il rischio di cadere nella noia a fronte della monotonia dell'azione di gioco, della ripetitività delle ambientazioni e della frequenza dei caricamenti, nonché all'irritazione generata da alcune opinabili scelte di design (ci riferiamo, tra le altre cose, al sistema di telecamere fisse che impedisce di scorgere alcuni nemici, o alle scene che vedono Garcian intento a ripercorrere corridoi su corridoi per recuperare una persona deceduta).

PATTO DI SANGUE

Pur a fronte di questi innegabili (e a nostro avviso macroscopici) difetti, esistono almeno due ottime ragioni per "giocare" (le virgolette sono d'obbligo) e terminare questa discussa produzione Capcom, ovvero lo stile grafico e la trama. L'utilizzo del Cel Shading per rappresentare scene di estrema violenza non è certo una novità, l'antesignano di tutti i giochi in Cel Shading può essere infatti identificato nell'altrettanto discusso/discutibile Fear Effect, ma la potenza di calcolo delle console di questa generazione garantisce un impatto visivo non paragonabile a quello dell'antenato apocrifo su PSone, sebbene siano presenti vistose cadute di stile e i diversi livelli siano alquanto altalenanti dal punto di vista della qualità e della cura. Non mancano citazioni più o meno esplicite al mondo degli eroi di carta e della televisione, da Greg Capullo (o forse al suo più illustre maestro, quel Todd McFarlane che fa capolino ormai in ogni dove) ai Power Rangers, contribuendo a realizzare una freschissima e innovativa galleria del già visto, in cui i più poliedrici tra i lettori non faticheranno a cogliere innumerevoli citazioni.
La trama, pur non essendo assolutamente di facile interpretazione e a dispetto di alcune ingenuità francamente inspiegabili, è narrata con uno stile indubbiamente intrigante, in cui menzogne e mezze verità contribuiscono a costruire un complesso e affascinante, per quanto talvolta fragile, castello di supposizioni e congetture che, per una volta, non è destinato a crollare miseramente una volta che la matassa sarà sbrigliata. L'epilogo non è certo privo di colpi di scena, ma fortunatamente non così plateali e banali da svendere l'ordito meticolosamente intessuto fino a quel punto. Non aspettatevi quindi il deus ex-machina, l'evento o la rivelazione risolutrice in grado di riporre ordinatamente tutti i tasselli del puzzle in un mosaico privo di sbavature, bensì una serie di immagini forti che lasciano al giocatore il compito di ricostruire, non senza fatica né possibilità di errore, quanto veramente accaduto al clan dei Killer 7.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Killer 7 è un titolo destinato a far discutere, probabilmente ben oltre gli effettivi meriti del gioco. L'impressione è che, al pari di molte coppie in crisi, Killer 7 sia stato pubblicato per "raggiunti limiti di fidanzamento". Non è infatti pensabile che realizzare un gameplay così semplicistico abbia richiesto un tempo di sviluppo così elevato: il sospetto è che, al momento della presentazione alla stampa, di Killer 7 non esistesse altro che la decisione di utlizzare il Cel Shading per realizzare un titolo da contenuto adulto e, nella migliore delle ipotesi, un'idea più o meno precisa sulla trama narrata nel gioco. L'impianto del gameplay ricalca fin troppo spudoratamente quello di un altro glorioso franchise di casa Capcom, quel Resident Evil che proprio nella sua quarta (quinta? settima? fate voi) incarnazione è stato completamente rivisto e stravolto per mantenerlo al passo coi tempi, e che qui è invece presente nella sua forma primordiale, costituita di enigmi banali (anzi, banalizzati all'estremo), backtracking (non molto presente, ma non per questo meno irritante) e telecamere fisse prive di una regia degna di questo nome. Se avesse voluto, Capcom avrebbe potuto fare di Killer 7 un gioco veramente di rottura, un non-gioco alla Rez, in cui sostituire al ritmo sincopato delle frequenze elettroniche squarci di regia visionaria, ma alla fine la paura di osare ha avuto la meglio, col risultato di avere tra le mani un titolo sì controverso, discutibile e discusso, ma che non graffia quanto avrebbe potuto.