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Datasheet
- Sviluppatore
- Tripwire Interactive
- Genere
- Sparatutto
- PEGI
- 18+
- Distributore Italiano
- Steam
- Data di uscita
- 14/5/2009
- Lingua
- Inglese
- Giocatori
- 6
- Prezzo
- € 17,99
Lati Positivi
- Gameplay curato e divertente
- Mappe vaste e ben strutturate
- Armi molto divertenti da usare
- Requisiti hardware abbordabili
Lati Negativi
- Lo stile dei mostri è un po' troppo generico
- Qualche mappa in più non guasterebbe
- Una sola modalità di gioco
Hardware
Multiplayer
Link
Left 6 Dead?
Un altro Mod di successo sale di livello.
Pubblicato a maggio di quest'anno (e scusate ovviamente per il ritardo con cui lo recensiamo), Killing Floor si è fatto subito notare come una possibile alternativa al già apprezzatissimo Left 4 Dead, offrendo un'impostazione che a molti è sembrata derivativa del capolavoro di Valve, sebbene sia forse vero il contrario. Killing Floor, in quanto Mod di Unreal Tournament 2004, ha visto la luce in maniera definitiva due anni fa, dopo una lunga gestazione che risale appunto al 2004 e che aveva preso piede sula tecnologia di Battlefield 1942, sotto forma di tributo alla pellicola horror "28 Giorni Dopo".
Chiarito, insomma, che non ci troviamo di fronte a un semplice clone di Left 4 Dead, è inevitabile che i paragoni si sprechino: anche in questo caso ci troviamo infatti di fronte a uno sparatutto cooperativo pensato per essere giocato online, pur offrendo una modalità in solitaria - senza l'aiuto di personaggi controllati dalla CPU - che non richiede la presenza di una connessione a Internet. Come nel caso di Left 4 Dead, però, il gioco "offline" va considerata un'opzione di puro e semplice allenamento, ben lontana dal divertimento che caratterizza le partite in compagnia.
trova le differenze
La trama che fa da sfondo all'azione non è affatto originale, è bene precisarlo, ma va considerato un peccato veniale, a fronte delle origini amatoriali del progetto e del budget tutt'altro che hollywoodiano che ne ha caratterizzato la lunga gestazione: il classico esperimento super-segreto per la creazione di un esercito di cloni umani "potenziati" è deragliato lungo la strada, dando vita a migliaia di creature mostruose, fuoriuscite da un laboratorio sotterraneo e costrette ormai a vagabondare in una Londra spettrale e post-apocalittica, dove gli unici umani dotati di senno (si fa per dire) sono quelli armati fino ai denti dei quali i giocatori sono chiamati a vestire i panni. Non si tratta, insomma, dell'abusata "apocalisse zombie", ma poco ci manca.
Le tipologie di nemici create dagli sviluppatori sono abbastanza variopinte e decisamente più "trash" dei raffinati zombie mutanti di casa Valve: troviamo i classici mostri di base, costretti a fare affidamento solo su unghie e denti, la cui principale forza è il numero con cui si appropinquano al giocatore, comunque a velocità abbastanza moderata; il passo successivo è un tipo di clone con un machete impiantato al posto della mano, in grado di correre, e poi ancora mostri "obesi" che esplodono e vomitano sui giocatori (praticamente un Boomer, nella "mostrologia" di Left 4 Dead), sventurate signorine in grado di rendersi invisibili e altre dotate di una specie di "strillo sonico" che offusca la visuale e rende incerta la mira, fino all'inevitabile "tank" in grado di uccidere il giocatore con pochi colpi ben assestati.
attenti al patriarca
Proseguendo nel paragone con Left 4 Dead, la cui struttura di gioco è ormai ben nota agli appassionati, è possibile tracciare una fondamentale differenza che rende sostanzialmente diverso il gameplay di Killing Floor: nel gioco di Tripwire non esiste infatti la suddivisione in "campagne" composte da più episodi dallo sviluppo lineare, sostituite da singole mappe che possono essere affrontate a più livelli di difficoltà e che vengono invase da ondate successive di mostri, fino allo scontro con il boss finale chiamato Patriarch, caratterizzato da una certa quantità di attacchi diversificati, così da costringere i giocatori a elaborare un minimo di strategia per poterlo abbattere senza rimetterci le penne.
In questo senso, giocare a Killing Floor in solitaria può risultare un'esperienza ancora più dura di quella "offline" di Left 4 Dead, dal momento che manca l'aiuto dei personaggi controllati dalla CPU e che il giocatore è lasciato completamente solo in balia di un mostro in grado di rendersi invisibile, avvinghiare il personaggio con un tentacolo, "spawnare" tutte le altre creature a suo piacimento e, dulcis in fundo, attaccare dalla distanza con un simpatico lanciamissili; se l'armamentario del Patriarch appare esagerato bisogna soppesarlo con l'assenza di altri boss e con la sua natura di mostro finale, la cui uccisione non risulta affatto più difficile del superamento del mitologico "attacco finale" delle campagne di Left 4 Dead, quantomeno a difficoltà normale.
topografia dell'orrore
A questo punto dovremmo spiegare perché Killing Floor è divertente e merita i vostri sudati risparmi, almeno quanto l'illustre concorrente di Valve (facendo le dovute proporzioni, anche di prezzo). A dispetto di alcuni punti in comune, i due titoli sono infatti pesantemente "scollati" a livello strutturale: là dove Left 4 Dead punta tutto sull'avanzamento del gruppo all'interno di livelli lineari, Killing Floor impone ai giocatori di scegliere dove affrontare i nemici, offrendo mappe molto vaste e ricche di spunti strategici, in cui mettere alla prova le proprie capacità di coordinazione con i compagni - o, eventualmente, la propria scaltrezza di fraggatori solitari. Nonostante le mappe siano solo cinque (ma ne arriveranno di nuove), sono quindi necessarie parecchie ore di gioco prima di arrivare a conoscerle tutte bene e, soprattutto, a saperle interpretare in modo vincente.
Oltre alle armi da fuoco, disponibili anch'esse in numero non esorbitante ma comunque sufficiente, un ruolo cruciale viene giocato dallo strumento per sigillare le porte, grazie al quale i giocatori possono creare veri e propri corridoi nei quali incanalare i nemici, potendo contare su una durata delle "saldature" nettamente superiore a pochi secondi necessari agli zombie di Left 4 Dead per abbattere una porta chiusa.
a ognuno il suo mestiere
Un elemento che per qualcuno potrebbe costituire un "plus" nell'offerta dello shooter di Tripwire è, infine, la possibilità di far salire di livello il proprio personaggio, acquisendo varie specializzazioni - con relativi bonus - in base al proprio stile di gioco; all'inizio di ogni ondata è possibile cambiare "classe" e sfruttarne i vantaggi, anche se giocando si accumula comunque esperienza in tutte le classi, quasi sempre in base all'arma che si decide di utilizzare - o se, per esempio, si volesse fare largo uso della pistola "medica" con cui guarire i compagni di squadra.


