Genere
Strategico in tempo reale
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
54,90 Euro
Data di uscita
19/2/2004

Korea: Forgotten Conflict

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Datasheet

Produttore
Cenega Publishing
Sviluppatore
Plastic Reality
Genere
Strategico in tempo reale
PEGI
12+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
19/2/2004
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
54,90 Euro

Lati Positivi

  • Scenario enorme e realistico
  • Pregevole audio ambientale
  • Buona resa visiva

Lati Negativi

  • Scarsa intelligenza artificiale della CPU
  • Tattiche stealth poco incisive

Hardware

Korea: Forgotten Conflict è stato provato su un Pentium 4 a 2 GHz dotato di 512 MB di RAM e GeForce 4. Lo scrolling dello scenario scattava fino a quando non è stato disattivato l'AntiAliasing, dopo di che la fluidità è tornata su buoni livelli. E' stato rilevato qualche bug che causa l'uscita improvvisa al desktop. Il sistema consigliato per giocare è un Pentium 4 o Athlon a 1.5 GHz, una GeForce 4 o ATI Radeon 8500 da 64 MB, 512 MB di RAM, scheda audio con il supporto all'audio 3D.

Multiplayer

Non sono previste modalità multiplayer.

Link

Recensione

Korea: Forgotten Conflict

Un ranger di colore, un nativo indiano, una donna medico, un artificiere e un sudcoreano soli contro tutti in territorio nemico, in un conflitto dimenticato dalla storia, la guerra di Corea del 1950. Sulla falsariga di Commandos ecco giungere sugli schermi dei nostri PC un nuovo strategico in tempo reale che punta al trono della categoria, con il suo arsenale di tecniche furtive, tranelli e abilità speciali.

di Gianluca Tabbita, pubblicato il

Le missioni spaziano dal furto di codici segreti al salvataggio di prigionieri di guerra, dal sequestro di consiglieri sovietici all'uso massiccio di esplosivi per far saltare depositi di carburante e pezzi d'artiglieria. Spesso queste missioni sono a obiettivo multiplo, senza la necessità di seguire un ordine prestabilito.

Il modo migliore per riuscire in tutte le missioni è concentrarsi sugli obiettivi, non attirare l'attenzione e scatenare tutti gli eventuali "fuochi d'artificio" prima di salire sul mezzo che ci porterà in salvo. Il realismo del gameplay è più che altro incentrato su alcuni elementi, come la linea visiva del nemico, per cui, per agire in sicurezza, bisogna evitare quella linea (evidenziabile) che delimita il campo visivo dei militari nordcoreani. La postura inginocchiata a distesa a terra può aiutare molto a rendersi invisibili, specialmente se dobbiamo avvicinarci molto al nemico e anche il rumore diventa un fattore critico. Gli scenari, almeno inizialmente, sembrano fortezze impenetrabili, perché le sentinelle nemiche sono ovunque e ad ogni passo falso il nostro uomo rischia di venire accerchiato ed abbattuto.

Questo può generare un'iniziale situazione di stallo che richiede uno studio accurato delle posizioni nemiche, dei giri di ronda delle sentinelle e delle eventuali postazioni di vedetta (consentito dall'assenza di una "fog of war" che limiti la nostra visuale) e l'uso d'eventuali "esche" (sigarette, monete, bottiglie) per attirare un nemico lì dove può essere eliminato senza dare nell'occhio, anche se non è detto che l'esca funzioni sempre. Le prime mosse sono critiche perché i nemici reagiscono sia allo stimolo visivo (vedere un commilitone a terra) sia sonoro (uno sparo) per cui bisogna scegliere accuratamente il primo soldato da eliminare e infiltrarci, selezionando bene le posizioni dove nasconderci all'interno dell'installazione.

In questa fase saremo continuamente con le dita sui tasti di "fast save" e "fast load", infatti non possiamo permetterci di perdere nemmeno un elemento della squadra, cosa che invece accadrà sovente generando una certa, iniziale frustrazione. Ma questa impressione d'estrema difficoltà è, appunto, solo un'impressione: a causa della limitata intelligenza artificiale dei nemici, una volta eliminate le difese perimetrali a una zona specifica, la resistenza residua viene facilmente abbattuta in un irreale effetto domino. In pratica diventa progressivamente più facile eliminare i soldati nemici prendendoli alle spalle o da posizioni favorevoli perché la densità dei soldati NordCoreani si diluisce e la loro consapevolezza della situazione rimane molto bassa. Certo, se scorgono un loro compagno a terra i soldati nemici corrono a vedere cosa sta succedendo, ma non si preoccupano di fare alcuna ispezione se non nel raggio di pochi metri virtuali. Questo ci consente di far fuori un nemico alla volta nascondendoci ogni volta dietro un ostacolo posto nelle immediate vicinanze senza che il computer si preoccupi di sguinzagliare delle sentinelle.

Potremo assistere alla scena, non proprio coinvolgente, di soldati tranquillamente impegnati a chiacchierare o fumare mentre nel resto del quadro regnano morte e distruzione, e questo senza che la CPU scateni qualche tipo di reazione aggressiva come l'invio di pattuglie di controllo. Tutto ciò rende generalmente superfluo il nascondere il cadavere del nemico, una possibilità che avrebbe avuto un impatto notevole in un contesto più realistico, ma che ha invece un'utilità limitata dalla scarsa intelligenza artificiale della CPU. Piuttosto realistica è invece la resistenza dei soldati. Come in un film di guerra i primi due-tre proiettili non sono mortali, il terzo in genere sì, ma anche i precedenti ci feriranno in modo vistoso. Il nostro eroe ferito prima zoppicherà leggermente, poi si muoverà sempre più lentamente diventando un facile bersaglio e lagnandosi della scia di sangue che sta lasciando in tutto il quadro, senza contare che non potrà né trasportare nemici né salire le scale, cosa che può da sola compromettere la riuscita della missione. In giro ci sono alcuni medicamenti, ma sono rari e d'efficacia limitata, quindi evitare di essere feriti è sempre una priorità.

Anche le munizioni sono gestite in modo realistico. Dobbiamo fare affidamento sulle armi e le munizioni che prenderemo dai cadaveri nemici, perché la nostra dotazione iniziale è un coltello e un'arma con pochi proiettili. Ciascuna cartuccia per fucile, pistola o mitragliatrice ci dà un'autonomia di pochi colpi prima della ricarica, quindi è essenziale affrontare solo qualche nemico alla volta. Parlando d'armamenti, la varietà di armi è solo sufficiente. Ci sono vari tipi di pistole e fucili, alcune granate, alcune mine e il bazooka, il minimo indispensabile in un gioco dove anche la varietà strategica degli armamenti ha un ruolo importante. Interessante la possibilità di guidare molti dei numerosi veicoli presenti nelle varie missioni, in questo modo non siamo costretti a far irrealisticamente muovere perennemente a piedi la nostra squadra e possiamo coprire distanze notevoli in poco tempo. Inoltre, pilotare alcuni veicoli è fondamentale per la riuscita di particolari missioni. Un po' di confusione la generano i controlli, che smentiscono le convenzioni adottate finora dagli strategici in genere, per esempio impedendoci di selezionare un membro della nostra squadra cliccando sul personaggio, ma solo sul suo ritratto in basso, oppure richiedendo l'uso del tasto CTRL per evidenziare un gruppo di unità.

Dodici missioni della portata di quelle presenti in questo gioco sono sufficienti per tenerci impegnati per un pezzo e, comunque, visto il tipo di gioco, è difficile escludere l'uscita di eventuali missioni addizionali. Come sempre lasciamo al nostro commento le considerazioni finali.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Al di là dell'interessante background storico, nonostante l'aspetto grafico e visivo complessivamente ben curato Korea: Forgotten Conflict aggiunge ben poco a quanto già detto da Commandos ed epigoni in questo particolare filone di strategici. Il motivo si deve rintracciare in un'intelligenza artificiale incapace di esaltare le tecniche di camuffamento e inganno proposte nel videogame. Le ambientazioni enormi, complesse e realistiche sono l'aspetto migliore del gioco, peraltro avvalorate dagli obiettivi non lineari e dai veicoli usabili, ma, superate le difficoltà iniziali - la parte forse più frustrante ma anche più coerente, realistica ed esaltante dell'impianto di gioco - si fa progressivamente strada una sensazione di inadeguatezza del nemico, un problema condiviso da altri strategici simili, ma pur sempre una limitazione che doveva essere progressivamente superata. Le dodici missioni proposte sono abbastanza per tenerci impegnati a lungo e, in ogni caso, dubitiamo che, visto il genere di gameplay, qualcuno ne vorrà ancora per molto al loro termine. Nel complesso un gioco promosso con ampia sufficienza, ma nulla di più.