Genere
Avventura
Lingua
Inglese
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
16/12/2015

King's Quest Episode 2: Rubble Without a Cause

Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Sierra Entertainment
Sviluppatore
The Odd Gentlemen
Genere
Avventura
Distributore Italiano
Activision Italia
Data di uscita
16/12/2015
Lingua
Inglese
Giocatori
1

Lati Positivi

  • Personaggi ottimamente caratterizzati
  • Dialoghi spassosi dal tipico humour inglese
  • Audio di qualità
  • Sistema di gestione delle risorse interessante

Lati Negativi

  • Ambientazione ripetitiva
  • Storia troppo breve
  • Completamente in lingua inglese

Hardware

King’s Quest: Rubble Without A Cause è disponibile dal 16 dicembre su PS4, Xbox One, Pc, Xbox 360 e Ps3. Su PS4 sono necessari 4,0 GB di spazio sull’hard disk.

Multiplayer

Nessuna funzione multiplayer.

Modus Operandi

Abbiamo fatto scappare Graham dalla tana dei Goblin in appena due ore grazie ad un codice per il download fornitoci da Activision.
Recensione

Un re in difficoltà?

Abbiamo giocato il secondo capitolo delle avventure di Graham

di Andrea Vizzari, pubblicato il

Per i giovincelli il nome King’s Quest non significherà molto, ma tutti gli amanti delle avventure grafiche con qualche anno sul groppone non potranno che ricordare con enorme piacere il gioco creato nel lontano 1984 da Sierra. Il titolo, partorito dalla mente creativa di Roberta Williams, ebbe un immediato successo che portò ben otto capitoli concludendosi nel 1998 con l’ultimo episodio “Mask Of Eternity”. All’annuncio di un reboot da parte di The Odd Gentlemen sotto la supervisione di Sierra Entertainment, le aspettative erano molto alte. Per questa nuova versione, il team ha optato per una pubblicazione a episodi (come per i lavori di TellTale), spezzando la storia di Daventry e di re Graham in 5 capitoli indipendenti l’uno dall’altro. L’esordio sottotitolato “A Knight To Remember” (disponibile gratuitamente per gli utenti PS+ fino al 4 gennaio 2016) è stato positivamente spiazzante: condito da una grafica fiabesca e movimentando l’azione di gioco, gli sviluppatori hanno saputo rendere moderna e appetibile un’avventura grafica vecchia di 30 anni senza snaturarne le meccaniche di base.

Rubble Without a Cause ci trasporta in un ambiente decisamente più oscuro e cupo rispetto a quello visitato nel primo episodio - King's Quest Episode 2: Rubble Without a Cause
Rubble Without a Cause ci trasporta in un ambiente decisamente più oscuro e cupo rispetto a quello visitato nel primo episodio

LA DURA VITA DI UN RE

Graham ha vinto il torneo ed ha realizzato il suo sogno di diventare cavaliere del re. La strada è stata tortuosa: superare tutte le sfide e battere gli ostici avversari hanno temprato il suo carattere. A narrare gli eventi è sempre il protagonista, visibilmente invecchiato, desideroso di raccontare alla curiosissima nipotina tutti gli eventi che hanno caratterizzato la sua vita. In questo secondo episodio, “Rubble Without A Cause”, la storia compie un grosso balzo temporale in avanti. Il gioco comincia con Graham già sul trono di Daventry. Regnare non è mai cosa semplice e si inizia a percepire una maggiore serietà nelle tematiche. Fin dai primi minuti noteremo un re piuttosto spaesato dal complesso mondo burocratico e dalle strampalate richieste di sudditi e guardie reali. Nel tentativo di trovare un po’ di tranquillità, magari tra gli amici conosciuti nel primo episodio, Graham si accinge, solo e sotto una pioggia battente, ad abbandonare il castello per raggiungere le mura della città. Purtroppo, le cose non vanno per il verso giusto e in un attimo il giovane re cade vittima di un agguato da parte di alcuni Goblin che lo rapiscono e lo rinchiudono in una cella posta nel loro rifugio sotterraneo. Durante i vari tentativi di fuga, scoprirete che anche gli abitanti della cittadina sono stati rapiti proprio come voi, e il giocatore verrà messo di fronte a delle scelte importanti: pensare solo alla propria salvezza o tentare di salvare i propri sudditi come farebbe un buon re? La decisione si ripercuote inevitabilmente nel gameplay: per esempio, ogni volta che andrete a dormire e vi sveglierete, un goblin vi porterà del cibo che potrete mangiare immediatamente, permettendovi così di riprendere le forze necessarie per raggiungere determinate zone della mappa altrimenti inaccessibili. Lo stesso cibo però può essere consegnato ai propri sudditi, affamati e privi di forze, aiutandoli a sopportare la prigionia in attesa dell’agognata salvezza. Ben presto ci si rende conto di quanto sia difficilissimo salvare tutti e bisognerà operare delle scelte che influiranno sullo sviluppo della storyline. L’interfaccia di gioco è rimasta invariata rispetto a “A Knight To Remember”: con il tasto X si eseguiranno tutte le azioni possibili (prendere un oggetto, salire le scale, aprire una porta, interagire con i personaggi…) mentre con il tasto Quadrato si aprirà l’inventario. Premendo il tasto L1 è possibile saltare i dialoghi o certe scene di intermezzo, feature utilissima e stranamente assente nel precedente episodio, che rende il gioco più fluido e meno stancante.

La necessità di gestire le risorse conferisce a Rubble Without a Cause una componente strategica che, per quanto non clamorosamente sviluppata, è comunque interessante - King's Quest Episode 2: Rubble Without a Cause
La necessità di gestire le risorse conferisce a Rubble Without a Cause una componente strategica che, per quanto non clamorosamente sviluppata, è comunque interessante

SALVARLI TUTTI… O NO?

Nonostante la ricerca e la gestione di molti oggetti necessari al salvataggio degli altri prigionieri (che varia leggermente le solite meccaniche delle avventure grafiche) purtroppo “Rubble Without A Cause” non mantiene l’alto livello qualitativo del prologo praticamente in ogni ambito. Svolgendosi interamente sottoterra, i colori vivaci e le ambientazioni esterne fantasy/medievali del primo episodio sono ridotte all’osso, lasciando inevitabilmente spazio a paesaggi piuttosto scuri in cui le tonalità di grigio la fanno da padrone. Il cel shading fa il suo dovere senza infamia e senza lode ma il colpo d’occhio in negativo è notevole. Decisamente più semplice anche il completamento della storia principale: se per il primo episodio abbiamo impiegato circa cinque ore, adesso ne sono bastate all’incirca due. Salvare tutti i sudditi richiede uno sforzo che potrà sì allungare l’esperienza di gioco, ma in generale l’impressione è che gli enigmi siano stati resi ancora più semplici da risolvere, tentando di avvicinare maggiormente chi non ha pratica nelle avventure grafiche. L’uso del back-tracking stavolta può apparire frustrante a causa della poca varietà delle ambientazioni e il rischio noia è sempre in agguato. Per fortuna, la caratterizzazione dei personaggi, al limite del grottesco, e i loro dialoghi farciti di tanto humour spiccatamente british riescono a salvare la baracca, trascinando il giocatore in un vortice di gag esilaranti. Essendo interamente in inglese, il titolo dei The Odd Gentlemen si rivolge principalmente a chi possiede un buon livello di conoscenza della lingua d’Albione, pena la poca immersione e la difficile comprensione degli stessi dialoghi. Menzione speciale al parlato, perfetto sotto tutti i punti di vista, capace di rendere al meglio tutte le sfumature e le caratteristiche peculiari di ogni personaggio.

Voto 3 stelle su 5
Voto dei lettori
Pur mantenendo buona parte delle ottime cose già viste nel primo episodio, Rubble Without A Cause si presenta come un titolo di passaggio, segnando un leggero passo indietro. Questa volta non è bastata l’esplosiva personalità dei personaggi e i loro dialoghi fuori di testa; l’ambientazione circoscritta risulta fin troppo ripetitiva e costringe il giocatore in un back-tracking frustrante a causa di enigmi fin troppo facili e poco appaganti. Nonostante la bassa longevità del titolo rimane l’interessante idea di rallentare i ritmi di gioco per focalizzarsi sulla gestione del cibo e del salvataggio dei sudditi, vero punto di forza di questo secondo capitolo.

Commenti

Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!