Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
43,90 euro
Data di uscita
28/9/2003

La Grande Fuga

La Grande Fuga Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
SCi Games
Sviluppatore
Pivotal Games
Genere
Azione
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
28/9/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
43,90 euro

Lati Positivi

  • Dedicato esclusivamente ai fan del film
  • Ricostruzione storica abbastanza accurata

Lati Negativi

  • Trama poco avvincente
  • Molto ripetitivo nelle prime missioni
  • Personaggi poco carismatici
  • La grafica lascia spesso a desiderare
  • Intelligenza artificiale appena sufficiente
  • Frustrante al livello difficile
  • Libertà di azione quasi nulla

Hardware

Le specifiche minime riportate sulla confezione parlano di Pentium 4 o equivalente, di 128 Mb RAM, di 1,6 GB di spazio su Hard Disk e di una scheda 3D con almeno 32 Mb RAM. Il gioco è stato provato su una configurazione hardware molto simile e anche a una risoluzione di tutto rispetto (1024x768 a 32 bit) non ha mostrato eccessivi rallentamenti.

Multiplayer

La Grande Fuga è dedicato esclusivamente al gioco in singolo.

Link

Recensione

La Grande Fuga

Sentivo i suoi passi e il suo respiro; me ne stavo accucciato dietro a una cassa di legno con le scarpe immerse nella neve e un gelo che avrebbe tolto il respiro anche a un eschimese. Tutto attorno filo spinato e torrette; anche se i miei compagni stavano scavando un tunnel sotterraneo, mi chiedevo come sarei potuto fuggire da quel campo. Sicuramente non da solo.

di Francesco Destri, pubblicato il

Riuscirà La Grande Fuga a fare breccia dopo che per quasi vent'anni di storia videoludica i tie-in si sono spesso rivelati le peggiori sorprese per gli appassionati? E' un po' questa la domanda che tutti si saranno fatti alla notizia che la casa inglese SCI Games, il cui più grande successo rimane a tutt'oggi Carmageddon, era in procinto di pubblicare un gioco ispirato a La Grande Fuga, il film di John Sturges che esattamente quarant'anni fa (che si tratti di un omaggio studiato a tavolino?) appassionò il grande pubblico mischiando guerra, azione e tanta avventura in classico stile hollywoodiano.
In effetti le vicende dei prigionieri alleati rinchiusi in uno stalag tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale si prestavano benissimo a una trasposizione videoludica, sia che la si affrontasse sul modello strategico di Commandos, su quello più spettacolare e adrenalinico di Ghost Recon o ancora su un terreno prettamente avventuroso sulla scia di Prisoner Of War, titolo poco apprezzato con cui La Grande Fuga condivide più di una somiglianza.
SCI Games però ha preferito raggruppare tutti questi elementi invece che prediligerne uno in particolare e il risultato definitivo è un'atipica avventura stealth che in teoria ha tutte le potenzialità per rimpiazzare nel cuore di tutti i giocatori "invisibili" la saga di Thief.

VOGLIO UNA VITA COME STEVE MCQUEEN

La Grande Fuga infatti riprende molto da vicino il modello di gioco dei due capolavori firmati Looking Glass, anche se le differenze a livello di ambientazione e di complessità tattica sono evidentemente enormi.
Lo scopo del gioco è quello di evadere dallo Stalag Luft III, uno dei tanti campi di prigionia tedesco in cui nella Seconda Guerra Mondiale venivano rinchiusi i prigionieri di guerra secondo un regime carcerario sicuramente più umano di quello dei famigerati campi di sterminio ma sempre molto duro e repressivo.
Per riuscire nell'impresa dovremo superare ben diciotto livelli con l'aiuto di quattro protagonisti che lungo il gioco ci toccherà impersonare; da un lato abbiamo infatti due maestri dello scassinamento come Hilts (Steve McQueen nel film) e MacDonald (ufficiale inglese con cui muoveremo i primi passi nel gioco), mentre dall'altro Hendley, il tuttofare del gruppo, e Sedgwick, destinato alla riparazione e al sabotaggio dei mezzi meccanici.
Fatte le debite presentazioni e sorvolando su una trama ridotta la minimo che si potrebbe riassumere in una sola parola (fuggire), andiamo ad illustrare i "complessi" meccanismi del gioco che promettono di essere un giusto compromesso tra azione, stealth e un pizzico di avventura.
Lo svolgimento della vicenda avviene attraverso brevi missioni in cui i quattro personaggi dovranno a turno raccogliere oggetti utili al piano di fuga (pale, legna, documenti, uniformi nemiche, armi), manomettere mezzi nemici, aiutare compagni in fuga, guidare veicoli (moto, cingolati) e, quando necessario, ingaggiare scontri a fuoco con le guardie.
Essendo ambientato per la maggior parte del tempo in un campo di prigionia, il gioco infatti è basato quasi esclusivamente sulla capacità di non essere visti dai nemici, di nascondersi rapidamente usando qualsiasi "appiglio" naturale e non e di evitare il più possibile lo sguardo degli aguzzini tedeschi.
Per fare ciò abbiamo a disposizione alcuni "aiuti" che ci segnalano la presenza di guardie nelle vicinanze indicandone la posizione sulla bussola in basso a sinistra nello schermo, sentendone le voci più o meno vicine o scrutandone la presenza senza essere visti. In caso venissimo scoperti e scatti l'allarme generale il gioco termina immediatamente e addio a qualsiasi fuga in grande stile.

PASSI FELPATI E TANTO SANGUE FREDDO

L'azione si svolge secondo una classica visuale in terza persona con telecamera a 360 gradi e seguendo l'indicazione di alcune icone (dialogo, azione, scassinamento, strangolamento) fondamentali per proseguire nei numerosi livelli che ci attendono dentro e fuori dal campo di prigionia.
Proprio la presenza di questi elementi "guidati" rappresenta il primo grande limite del gioco; non è possibile infatti agire liberamente all'interno del campo, ma solo seguendo determinate quest nell'ordine stabilito dal gioco e anche elementi interessanti come i dialoghi, la possibilità di uccidere una guardia e nasconderla non sono stati per nulla implementati nel modo corretto, finendo con il diventare per lo più riempitivi utili se mai a mascherare la poca sostanza che il gioco è in grado di offrire.
E' vero infatti che l'assenza di pause (il ritmo delle varie missioni non permette momenti morti) e la piacevole riscostruzione scenografica degli ambienti esterni permettono di immedesimarsi con estrema facilità nel gioco, ma è altrettanto vero che la ripetitività del gameplay (solo la missione in treno si discosta leggermente dalle altre) e soprattutto la discutibile intelligenza artificiale, indispensabile in un gioco dalla forte impronta stealth come questo, lasciano spesso a desiderare.
Gli esempi per supportare questa critica sarebbero moltissimi, ma basti considerare che le guardie possono mettere fine alla nostra avventura soltanto se ci vedono direttamente, non considerando invece elementi tutt'altro che secondari come i rumori, le impronte sulla neve e altri segni della presenza di un uomo; addirittura i secondini sulle torrette daranno l'allarme solo se il fascio di luce ci illumina, ma in caso contrario, pur mettendosi a pochi metri da loro, non si accorgeranno di nulla e lo stesso dicasi se ci posizioniamo alle spalle di una guardia impegnata nel giro d'ispezione. Altre volte, appena scoperti da un nemico all'interno di una baracca, ci ritroveremo contro l'intera guarnigione del campo nel giro di pochi secondi anche senza che sia stato dato nessun allarme; tutti questi esempi sono utili a far capire come gli sviluppatori non siano stati in grado di bilanciare al meglio un'intelligenza artificiale a volte grossolanamente incompleta altre volte quasi impossibile da contrastare.
Il livello di difficoltà, pur tra tre scelte possibili, finisce così con il risentirne anche per la discutibile scelta di limitare i salvataggi di ciascun livello a un certo numero (da quattro a due); chi sceglie così il livello più difficile (consigliabile per allungare il più possibile il gioco) sarà penalizzato non poco da così pochi salvataggi, mentre chi opterà per la massima facilità avrà sì più savegame ma anche una longevità molto più scarsa, limitata tra l'altro dal percorso di gioco a binari che trasforma il tutto in una specie di caccia al tesoro teleguidata in cui l'unico spunto divertente consiste nell'aspettare che il nemico ci dia le spalle per iniziare la nostra corsa alla "grande fuga". Un po' poco insomma per poter competere con gli altri campioni del genere.

TEXURE, QUESTE SCONOSCIUTE

A un gameplay deludente corrisponde anche una realizzazione tecnica molto discutibile che ha risentito inevitabilmente dello sviluppo multipiattaforma, una legge ormai matematica a cui La Grande Fuga non ha purtroppo saputo opporsi. E' vero che non siamo su livelli disastrosi, ma gli sviluppatori di Pivotal Games hanno letteralmente fatto le cose a metà, concentrandosi quasi esclusivamente sulla ricostruzione degli ambienti esterni, resi con dovizia di particolari e con gustosi effetti di illuminazione (nonchè molto simili a quelli del film), ma tralasciando tutta la parte riguardante le animazioni e il design dei personaggi, che francamente tocca punte di irrealismo a volte ridicole.
Volti squadrati e coperti da texture in quantità a dir poco insufficiente (impossibile dal viso capire se una guardia stia dormendo o meno), corpi spigolosi e per nulla definiti, ma anche movimenti talmente inverosimili da inficiare notevolmente il realismo del gioco, come dimostrano gli assurdi movimenti dei personaggi durante un combattimento o una scazzottata, segnati tra l'altro anche da una compenetrazione di poligoni molto problematica. Decisamente meglio la resa sonora, tra musiche incalzanti anche se un po' ripetitive, effetti e rumori credibili e un doppiaggio in italiano che se si escludono alcune voci incomprensibili è in grado di riservare più di una sorpresa.
Sorprese che invece non ha regalato il gioco, vincente sulla carta (chi non ha mai voluto interpretare un mito come Steve McQueen alzi la mano) ma realizzato con molta approssimazione (non solo tecnica) e con alcuni errori concettuali davvero grossolani. E intanto la lista dei tie-in fallimentari ha trovato un altro ospite illustre.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
La sindrome da tie-in ha purtroppo colpito anche l'ultima fatica targata SCI Games, che dopo un'attenta analisi è risultata poco soddisfacente sotto molti punti di vista, non ultimo la realizzazione grafica, incredibilmente sotto tono visto anche il genere di gioco. Se i difetti maggiori si fossero limitati alla sfera tecnica, non ci saremmo trovati di fronte a un titolo così deficitario, ma in realtà è tutto l'impianto di gioco a risultare inconcludente. Pochissima libertà d'azione, missioni ripetitive e snervanti, un'intelligenza artificiale che passa da vette di eccellenza (fin troppo forse) a cadute macroscopiche, personaggi anonimi e per nulla carismatici, pochissima interazione con l'ambiente (e sì che stiamo parlando di un action-stealth) e un livello di difficoltà mal calibrato vanno a comporre un puzzle in cui si salvano giusto l'ambientazione fedele all'omonimo film e qualche brivido action concesso nelle missioni in cui dovremo guidare alcuni automezzi. Per il resto gli amanti di Thief, Tom Clancy's Splinter Cell e di Metal Gear Solid dormano pure sonni tranquilli: il trono degli stealth-game è ancora saldamente ancorato a questi tre capolavori e non sarà certo La Grande Fuga a scalzarli dal posto che meritano più di ogni altro.