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L'alieno digitale

Speciale

L'alieno digitale

Per festeggiare l'uscita di Alien: Quadrilogia vi offriamo un viaggio alla scoperta di tutti i tie-in ispirati alle vicende di Ripley e del suo acerrimo nemico. Un viaggio lungo e complesso, a partire dai coin-op fino a finire sui Personal Computer, toccando le console e tutto quanto abbia avuto a che fare con l'incredibile creatura di H.R. Giger.

di La Redazione, pubblicato il

L'ALIENO E IL SILICIO

Il nostro viaggio continua con una rassegna dell'unico titolo ispirato interamente alla saga di Alien che abbia fatto la sua comparsa sulle console a 8 e 16 bit. Nel 1993 Probe, software-house che qualche anno dopo si rese famosa per l'eccezionale conversione di Mortal Kombat 2, sviluppò per Acclaim un tie-in ispirato al terzo capitolo della saga cinematografica, denominato appunto Alien 3. Il gioco uscì su tutte le piattaforme di successo del periodo, con persino una versione riveduta e corretta per il Game Boy. La scelta cadde su un gameplay abbastanza canonico, ovvero un action-game a scorrimento laterale con protagonista uno sprite ottimamente animato e disegnato intorno alla figura di Ripley. La versione per Snes si distingueva dalle altre per numerosi fattori: in primis la struttura era a missioni, collegandosi a un computer locale il giocatore poteva accedere alla mappa dell'intera prigione e aveva a disposizione soltanto una vita per svolgere i compiti assegnatigli. Il gameplay era molto vario, con missioni semplici e blastatorie o altre nelle quali era necessario usare prima il cervello e poi il grilletto. L'aspetto tecnico era eccezionale, con sprite ben disegnati, fondali molto particolareggiati e uno scrolling impeccabile. Le altre versioni erano molto più canoniche presentando un gioco semplice, nel quale il compito più difficile era quello di salvare i prigionieri prima di uscire dal livello in corso, alieni permettendo ovviamente. La versione per Game Boy invece presentava un gioco rivisto, un action game a visuale dall'alto con sprite minuscoli, ma nonostante le ovvie differenze con le versioni "maggiori" si lasciava giocare senza problemi. A nostro avviso la versione per Snes rimane la migliore del lotto, poiché può contare su una maggiore varietà ma anche le altre svolgono un ottimo lavoro, sebbene risultino noiose alla lunga.

MA QUANTO SEI ACIDO!

Mandate a letto i bambini o i giocatori facilmente impressionabili! Questo capitolo è dedicato ai giochi così brutti e così mal realizzati che persino E.T. per Atari 2600, il più mefitico tie-in che abbia mai solcato la storia dei videogiochi, potrebbe rivendicare una sorte migliore di quella a lui capitata. Sul tavolo degli imputati la corte videoludica chiama Activision, rea di aver concepito un gioco di una bruttezza più unica che rara. Ci duole molto dover scrivere queste righe su uno degli sviluppatori che ci ha più entusiasmato all'inizio della storia videoludica e proviamo profondo rispetto per la software-house che ha dato i natali a gemme storiche quali Pitfall, River Raid o H.E.R.O, ma di fronte a simili scempi mettiamo da parte il cuore e procediamo con la razionalità. Il reato perpetrato è "omicidio colposo di gameplay" ed è stato effettuato nel 1993, anno sciagurato nel quale Activision fece uscire Alien Vs Predator, disponibile sia per Snes che per GameBoy.
La trama narra di un futuro molto lontano, nel quale l'uomo colonizzerà gran parte dell'universo conosciuto trasformando ogni luogo inospitale una nuova oasi di prosperità. Fin qui niente di strano... e ancor meno originale è l'invasione del pianeta Vega da parte di un gruppo d'alieni affamati e un po' acidi, ancora indisposti dall'ultimo programma per intestini pigri di Giuliano Ferrara. Chi salverà la razza umana? Goldrake? Mazinga? Partemazio Scatenone? No, semplicemente nessuno: l'uomo sarà spazzato via dal pianeta Vega, ma con le ultime forze qualcuno riuscirà a mandare un messaggio d'aiuto nello spazio, che ovviamente sarà bellamente ignorato dal pianeta Terra (chiamali fessi…). Il caso vuole che un Predator stia passando proprio di lì e approfittando della scusa decida di scendere su Vega per menar le mani, tanto comunque vada basta che per loro finisca in un bel pasticcio (chi riconosce la citazione merita una stretta di mano calorosa). Il gioco quindi si sviluppa intorno a un atroce picchiaduro a scorrimento nel quale il giocatore controlla ovviamente il Predator, che sembra ingessato in ogni suo arto visto e considerato che le sue movenze sono simili quasi a quelle di uno zoppo paralitico. Il tutto è all'insegna del pressappochismo e della mestizia, con gli alieni più simili a galletti amburghesi che a mostri spaventosi.

Lo stesso sprite del Predator sembra quasi Edgar Davids vestito a festa e mascherato in maniera equivoca. Impossibile non rabbrividire di fronte alle animazioni del protagonista, barcollanti e mortalmente soporifere da vedere; indescrivibile l'azione del lancio del disco, che può contare sulla bellezza di ben tre frame d'animazione totali. Il sonoro, poi, è ancora nelle nostre orecchie, con grida e urla che ancora ci fanno accapponare la pelle e che comunque non sono nulla a confronto dell'urlo di dolore che il giocatore più speranzoso emise al tempo giocando a questa gemma di rara bruttezza. Impagabile l'animazione a braccio alzato (documentata da una nostra foto) nella quale il Predator sembra imprecare contro i programmatori, il fato o chissà cosa. Nel suo piccolo un cult della fetenzìa.