Genere
Piattaforme
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
59,00 Euro
Data di uscita
20/10/2003

Lo Hobbit

Lo Hobbit Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Vivendi Games
Genere
Piattaforme
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
20/10/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
59,00 Euro

Hardware

Secondo le specifiche tecniche dello sviluppatore, tutto quello che serve per giocare senza problemi a Lo Hobbit è un processore a 1 GHz, 256 MB RAM e una scheda 3D con 32 MB. La prova è stata effettuata con un Athlon 2000, una GeForce 4200 Ti e 1 GhZ RAM alla massima risoluzione possibile e, com'era normale aspettarsi, il gioco gira alla perfezione.

Multiplayer

Non sono previste modalità di gioco in multiplayer

Link

Anteprima

Lo Hobbit

Stanchi dei videogiochi tratti da Il Signore degli Anelli? Non ne potete più di sentir parlare di Frodo, Sauron e Aragorn? Nessun problema. Se volete prendervi una pausa di relax dall'eterna lotta per l'Anello, Lo Hobbit potrebbe fare al caso vostro e rinverdire la poco esaltante stagione dei platform adventure per PC. Le potenzialità non mancano davvero.

di Francesco Destri, pubblicato il

Nell'improbabile attesa che Vivendi Universal Games si butti sulla conversione videoludica del Simarillion (un sogno per molti, ma un incubo per l'eventuale sviluppatore), dobbiamo ora accontentarci del videogioco de Lo Hobbit, il romanzo "minore" di J.R.R. Tolkien che aveva già conosciuto un approdo sugli schermi mondiali (cinematografici e casalinghi) prima nel '77 con il cartone animato di Jules Bass e poi nel '83 con una gustosa avventura testuale come andava di moda allora. Da allora sono passati esattamente vent'anni e mai nessuna casa di produzione si era interessata a riproporre un seguito di quella text-adventure fino al successo mondiale della Trilogia dell'Anello, che ha spinto il colosso multimediale a confrontarsi prima con un non troppo riuscito action-adventure ispirato al primo capitolo della trilogia e poi con l'imminente Il Signore degli Anelli: La Guerra dell'Anello, strategico in tempo reale che promette ottime cose, soprattutto sul versante grafico. Ci voleva insomma un ritorno di fiamma su tutto ciò che gravita attorno agli scritti di Tolkien, perchè anche Lo Hobbit trovasse la sua collocazione nell'odierno mercato videoludico e questa volta sembra proprio che gli sforzi di Vivendi Universal Games e Sierra Entertainment saranno ripagati con un titolo di grande interesse. Andiamo a scoprirne di più approfittando del rilascio di due versioni dimostrative che hanno il compito di ingannare l'attesa in previsione dell'uscita definitiva attesa tra poche settimane.

POLTRONA, BIRRA E MOUSE

Fin dai primi minuti di gioco è chiaro come Lo Hobbit sia un titolo dedicato soprattutto a un pubblico molto giovane e senza troppe pretese in fatto di grafica, gameplay e profondità di gioco. Il fatto che sia possibile scaricare le demo solo con un codice fornito nei punti vendita americani di McDonalds, i menù molto semplici ma graficamente simpatici e lo scarso numero di opzioni grafiche (giusto la risoluzione e la luminosità dello schermo) sono tutti indizi che la dicono lunga sul target medio a cui è dedicato il gioco. In effetti, se escludiamo il nobile background letterario, sicuramente adatto anche a un pubblico adulto, Lo Hobbit è in tutto e per tutto un titolo che non punta certo a stravolgere il mondo dei videogiochi (così come non lo erano i due Harry Potter nelle intenzioni di Electronic Arts) e che, trattandosi in tutto e per tutto di un platform-adventure-game, fa della semplicità e di un reparto grafico colorato i suoi due punti di forza.
Nei panni di Bilbo, seguendo molto da vicino la traccia del romanzo originale, dovremo lasciare la nostra amata Contea e buttarci a capofitto in un'avventura con l'aiuto del fidato amico Gandalf per uccidere il drago Smaug e aiutare gli gnomi a riconquistare il loro regno. Tutto questo in compagnia della nostra spada Sting (Pungolo - quella che poi Bilbo consegnerà a Frodo ne Il Signore degli Anelli) e dell'Anello, che rappresenteranno nel corso degli undici livelli previsti nel gioco quasi le uniche "armi" a nostra disposizione. Il primo impatto con il gioco non è dei migliori, complici una realizzazione grafica molto derivativa (chi ha amato alla follia The Legend Of Zelda: The Ocarina Of Time si prepari a uno shock da plagio) e ambienti di gioco abbastanza spogli, ma non ci vuole molto per iniziare ad apprezzare la semplicità dei comandi e un'atmosfera di totale disimpegno (almeno fino alla comparsa dei primi veri mostri) che catturerà sicuramente gli amanti dei giochi più immediati ed essenziali.

UNA SPADA PER AMICA

Ambientata nelle vicinanze della Contea, questa prima versione dimostrativa divisa in due livelli (il primo nel bosco di Mirkwood, il secondo all'interno di una caverna) mette già in luce quelle che saranno le caratteristiche portanti del gioco. Bilbo può saltare, arrampicarsi su corde, nuotare e naturalmente combattere o con un'asta di legno o con la già citata Sting, che come da tradizione tolkeniana si illumina di blu se nelle vicinanze sono presenti nemici. Con questa spada non abbiamo a disposizione particolari combo o mosse alternative, ma solo un unico attacco, mentre per ingaggiare un combattimento a distanza possiamo affidarci al lancio di pietre (un'idea mutuata da Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello) "bloccando" il nemico con un apposito tasto e dirigendo contro di esso i nostri attacchi (altro particolare preso da The Legend Of Zelda: The Ocarina Of Time).
In caso ce la stessimo vedendo brutta, possiamo o tentare la fuga o ricorrere all'Anello e diventare invisibili per alcuni secondi, ma a questo proposito non sappiamo ancora con certezza se il suo utilizzo sarà alla lunga negativo per Bilbo come per Frodo o se potremo usarlo ogni volta che vogliamo senza correre rischi che il nostro eroe venga ne venga in qualche modo influenzato. E' inutile dire che i combattimenti rivestiranno un ruolo di assoluto rilievo nell'economia del gioco, ma nel corso delle missioni dovremo anche abituarci a saltare da una liana all'altra (Tarzan insegna), a scoprire passaggi alternativi, a risolvere alcuni puzzle non certo impossibili (il gioco stesso ci indicherà spesso l'approccio da usare per risolverli), a raccogliere classici "gadget" a punti come funghetti, pozioni, pietre preziose e a buttarci in situazioni al limite dello "stealth", dove più che menar le mani sarà indispensabile passare inosservati possibilmente senza indossare ogni dieci secondi l'Anello. Per il resto le innovazioni rispetto ad altri platform simili non sembrano essere molte, come dimostrano anche i pochi save-point distribuiti lungo i livelli e un'immediatezza di gioco che siamo abituati a vedere sulle console, piattaforme a cui Lo Hobbit, più che il PC, è chiaramente dedicato in tutto e per tutto. E' possibile anche attivare la visione in prima persona (unico modo tra l'altro per spostare la telecamera verso l'alto e il basso) per mirare a un determinato punto con le pietre, ma data l'impossibilità di muoversi, questi particolari frangenti servono esclusivamente a sbloccare un determinato punto del gioco per poi proseguire oltre e saranno quindi utilizzati molto raramente.

LA GRAFICA DELLA FABBRICA FRIZZANTE

La prima cosa che salta all'occhio è il livello di difficoltà, abbastanza alto (sempre nei limiti di un platform naturalmente) per trattarsi di un titolo simile e per di più in uno dei primi livelli che andremo poi ad affrontare nella versione finale. Gli scheletri corazzati non sono proprio uno scherzo e il primo vero puzzle che ci si è presentato (l'apertura di uno scrigno) lascia già intuire che nel per terminare l'avventura non saranno certo sufficienti poche ore di gioco come molti invece temevano.
Graficamente parlando, il lavoro svolto dagli sviluppatori di The Fizz Factor, sviluppatore texano a una delle sue prime esperienze con titoli di questa importanza (le rimanenti versioni per console sono invece ad opera di Inevitable Entertainment), non convince del tutto. Indubbiamente la palette cromatica è stata spremuta a dovere e i due livelli proposti appaiono colorati e simpatici come da tradizione platform, ma a deludere sono l'aspetto desolato delle location, modelli un po' troppo spigolosi e l'assenza di quei colpi di genio che avevano reso grande un titolo come Rayman 3: Hoodlum Havoc, a cui Lo Hobbit non sembra in grado di avvicinarsi nè come complessità dei livelli nè come ricchezza cromatica e fantasia nel design.
Ciò nonostante, il lavoro dello sviluppatore americano rimane di discreta fattura e sicuramente troverà estimatori tra il pubblico meno esigente in fatto di raffinatezze grafiche, ma dopo il già citato capolavoro realizzativo dell'uomo-raggio e The Legend Of Zelda: The Wind Maker ci saremmo aspettati qualcosa di più, visti anche i grossi nomi coinvolti nella produzione. E ora, nell'attesa che il gioco arrivi sui nostri scaffali, spostiamoci verso le considerazioni riassuntive del commento.