Ludonauti

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Annotazioni di viaggio per intrepidi esploratori della frontiera videoludica. Il punto di partenza per la creazione di una nuova cartografia dell'universo del divertimento digitale. La mappa non è il territorio, ma noi siamo qui.
Rubrica

Barriere e trampolini

Perché tua nonna non gioca con i videogame.

di Francesco Alinovi, pubblicato il

Non smettiamo mai di giocare: dai un mazzo di carte a due anziani e li vedi tirare l’alba senza un sussulto. Questa è la sfida che Begemann vuole vincere: far giocare anche chi non è necessariamente attratto dai videogiochi. I suoi numeri parlano chiaro: dei trentaquattro milioni di utenti attivi sui giochi Wooga, il 70% è rappresentato da donne tra i venti e i sessant'anni, un target che l’industria tradizionale dei videogiochi non ha mai preso in considerazione. Secondo Begeman sono quattro i motivi per cui questa fascia della popolazione non gioca[va] con i videogame: 1) piuttosto che giocare da soli o con degli estranei, ama giocare insieme agli amici; 2) le barriere d’entrata sono troppo elevate - ovvero i trecento euro per l’acquisto di una console e la necessità di installare l’impianto e comprendere il funzionamento dell’interfaccia di controllo; 3) non ha abbastanza tempo da dedicare ad un’unica attività (per completare un gioco “serio” servono mediamente cinquanta ore, almeno dieci a settimana); 4) non è possibile giocare ovunque ci si trovi, perché questo tipo di divertimento è fondamentalmente confinato tra le pareti domestiche.

Perché la nonna non gioca?  - Ludonauti
Perché la nonna non gioca?

Ecco quindi la soluzione:

1) Attraverso le piattaforme social si è sempre e solo in contatto con gli amici “veri” e quindi il gioco coinvolge persone che tra loro si conoscono, per cui la sfida ludica può rappresentare un collante per mantenere la relazione.

2) Le barriere d’ingresso vengono smantellate, dato che i giochi sono inizialmente gratuiti e usano la stessa interfaccia dei computer con cui siamo soliti avere a che fare per tutta un’altra serie di compiti.

3) I social game prevedono sessioni brevi di gioco, anche di soli dieci minuti, il tempo di una pausa dal lavoro o da qualsiasi attività. Monster World, per esempio, richiede solo tre minuti di tutorial per venire a conoscenza di tutto ciò che c’è da sapere sul gioco per poter cominciare a divertirsi, anche se poi il gioco presenta tempi di sviluppo molto più lunghi (per esempio, per ottenere oggetti particolari sono necessarie anche settanta ore).

4) Grazie alle piattaforme mobile è possibile giocare ovunque e in qualsiasi momento della giornata.

L'avreste mai detto?  - Ludonauti
L'avreste mai detto?

Numeri di conforto

Ma è davvero tutto così semplice? Be’ a guardare le statistiche fornite da Newzoo (2011), dei duecentoquindici milioni di ore giocate al giorno negli USA, il 51% del tempo spetta proprio ai social game (mentre le console si ritagliano un 19%, seguite dagli MMO al 12%, al pari dei giochi per cellulare). Soprattutto, non è vero che questo segmento non generi profitti: se è vero che ben 8 dei 21,6 milioni di dollari di valore del mercato dell’intrattenimento digitale è rappresentato dal tradizionale settore console, quello dei social game è in crescita costante. In particolare, è interessante notare come i giocatori più assidui spendano in accessori e altri oggetti di gioco più di quanto spenderebbero comprando un titolo pacchettizzato. Come si fa a monetizzare su questi prodotti che, per attirare il più ampio pubblico, devono partire da una base gratuita? Anche in questo caso Begeman ha pronta la ricetta, la stessa che ha trasformato Monster World in un fenomeno a livello mondiale. Non è certo a livello di personalizzazione dell’avatar o dello scenario di gioco che si fanno i maggiori guadagni. E nemmeno convertire moneta reale in moneta di gioco è uno strumento molto sfruttato dagli utenti. No, quello che i giocatori cercano sono gli strumenti per migliorare le proprie prestazioni, come la bacchetta magica e il Woogoo, il carburante di Monster World, che permettono di progredire più rapidamente nel gioco, non barando, ma acquisendo istantaneamente un’efficienza che nel gioco “regolare” richiederebbe settimane per poter arrivare a regime. Tradotto in soldoni, la gente è disposta a pagare di più per avere un’esperienza di gioco più “intensa”, eliminando i tempi “morti” o di lunga attesa.


Commenti

  1. Magallo

     
    #1
    Maledetti! Mi fregate sempre mettendo le gnocche in copertina che poi non c'azzeccano nulla! Grrrrr! A parte questo, l'articolo e' anche interessante.
  2. falinovix

     
    #2
    Hahahahahahahah! E secondo te, perché scelgo quelle immagini di copertina...
  3. Magallo

     
    #3
    mhmmhm scorrettezza inside!
  4. alexbi

     
    #4
    falinovixHahahahahahahah! E secondo te, perché scelgo quelle immagini di copertina...

    Ma infatti. Dicci il sito dove le prendi e smetti di scrivere che si fa prima :D
  5. eco

     
    #5
    Certo che siete proprio a corto di visite se in home avete cominciato a mettere le gnocche...
  6. link900

     
    #6
    Quoto alex, dacci il sito xD!
  7. Magallo

     
    #7
    ecoCerto che siete proprio a corto di visite se in home avete cominciato a mettere le gnocche...

    No no, non dite cosi' che altrimenti poi smettono di metterle e invece sono sempre gradite!
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