Genere
Azione
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
18+
Prezzo
59,99 Euro
Data di uscita
5/5/2004

Manhunt

Manhunt Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Rockstar Games
Sviluppatore
Rockstar North
Genere
Azione
PEGI
18+
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
5/5/2004
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
59,99 Euro

Lati Positivi

  • Buona atmosfera
  • Sonoro da Oscar
  • Gameplay intrigante
  • Impegnativo

Lati Negativi

  • A tratti ripetitivo
  • Pochi save-point
  • Intelligenza artificiale non perfetta
  • Grafica poco curata

Hardware

Manhunt richiede una console Xbox europea, una confezione originale del gioco e un joypad, fornendo pieno supporto alla codifica in Dolby Digital 5.1.

Multiplayer

Non sono presenti modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Manhunt

La Starkweather Quality è lieta di invitarvi al reality show più estremo e sanguinoso nella storia del piccolo schermo. Dimenticatevi grandi fratelli, fattorie ottocentesche e isole tropicali; qui di finto non c'è nulla e vincerà solo chi riuscirà a uccidere tutti gli altri contendenti. Non vi basta? Guardate il primo omicidio in diretta e poi ne riparliamo. Parola di Lionel Starkweather.

di Francesco Destri, pubblicato il

Anche se tali ambienti sono per lo più immersi nell'oscurità (e quindi perfetti come nascondiglio) e il radar a nostra disposizione indica l'eventuale presenza di nemici nelle vicinanze, ci è capitato a volte di trovarci di fronte un nemico fino a pochi secondi prima inesistente.

IL SACCHETTO KILLER

Qui entra in gioco il discorso sull'intelligenza artificiale nemica. Nel complesso la feccia della società che ci toccherà affrontare (barboni, punk, skinheads, maniaci e via di questo passo) si comporta con una certa coerenza, allertandosi ad ogni minimo rumore, inseguendoci per parecchi metri se ci siamo fatti notare e chiamando spesso altri compagni in loro aiuto. Abbiamo però assistito a comportamenti quanto meno discutibili.
Anche se a pochi centimetri da noi, una guardia non riesce a notarci solo perchè siamo rintanati nel buio e lo stesso dicasi quando la stiamo seguendo per colpirla alle spalle; in questo caso non solo non si accorge del rumore dei nostri passi, ma non è in grado di vederci nemmeno quando è messa di profilo.
Questi comportamenti e l'assenza di tutti quei gadget tipici di ogni "silent assassin" che si rispetti fanno di Manhunt un esponente dello stealth meno profondo e raffinato rispetto a Hitman o a Tom Clancy's Splinter Cell e ciò coincide anche con una certa ripetitività di fondo. Se infatti escludiamo la varietà di nemici, l'ambientazione rimane bene o male sempre la stessa (case fatiscenti, strade squallide, depositi e magazzini) e anche il gameplay rimane pressoché invariato dall'inizio alla fine con quasi nessuna variante se non quella rappresentata dalle armi.
L'arsenale a disposizione di Cash è infatti quanto di più variegato e atipico ci possa essere in uno stealth-game. Si passa infatti da sacchetti per soffocare a schegge di vetro, senza dimenticare martelli, randelli, mazze da baseball, falci, cavi elettrici per strangolare, machete, motoseghe (immaginatevi l'orgia di sangue) e naturalmente armi da fuoco come pistole, mitragliatori, fucili a pompa e persino un fucile di precisione. Tale varietà non riesce comunque ad allontanare completamente la sensazione di ripetitività e linearità che contraddistingue un po' tutti i livelli.
Molto spesso per proseguire è infatti necessario uccidere tutti i nemici presenti nel livello e anche se ciò può essere fatto come, quando e dove vogliamo, non esistono delle vere e proprie vie alternative al raggiungimento del check-point finale, visto che il percorso da compiere è sempre e solo quello. Nonostante tutti questi difetti, a cui bisogna aggiungere un numero troppo esiguo di save-point, Manhunt si è rivelato un titolo divertente, impegnativo, abbastanza longevo e in grado di produrre una certa assuefazione soprattutto agli stealth gamers, che se non altro avranno a che fare con personaggi, situazioni e ambienti solitamente banditi dal genere.
Non capita infatti tutti i giorni ascoltare dialoghi a sfondo razzista, vedere un pachiderma seduto sul water e sentire l'avvertimento di Starkweather che ci avvisa dell'odore rivoltante o osservare uno skin head che sbava di fronte a un filmino pornografico sul suo squallido 14 pollici, ma queste sono solo alcune delle scenette studiate da quei simpaticoni di Rockstar Games per spezzare la tensione e rendere il tutto più politicamente scorretto.

GRAFICA IN 8 MM

Concludiamo questa recensione con l'analisi del quadro grafico-sonoro, che come è già successo nella versione per PlayStation 2 non è certo un capolavoro di tecnologia. Non ci riferiamo tanto alla granulosità dell'immagine che molto ricorda l'aspetto sgranato e quasi low-budget della saga di Silent Hill, quanto più all'aspetto rozzo ed essenziale delle texture e alle animazioni dei nemici; vedere un obeso di oltre un quintale che corre "scivolando" sul terreno non è mai una bella cosa, ma anche gli arti superiori appaiono legnosi e poco snodati e questo a scapito del realismo e della veridicità di alcuni movimenti.
Rimangono qualche bell'effetto di illuminazione, alcune location suggestive e inquietanti, filmati d'intermezzo simpatici e un'atmosfera complessiva volutamente marcia e fatiscente, ma l'impressione è quella di un titolo graficamente sotto tono, soprattutto se pensiamo che le differenze rispetto alla versione per la console Sony sono davvero microscopiche.
L'unica vera chicca che Manhunt può vantare sono i filmati delle esecuzioni alle spalle dei nemici, realizzati come se fossero ripresi da una videocamera ad 8 mm e davvero esemplari nel creare quello "spirito" televisivo che alla fine anima tutto quanto il gioco.
Il sonoro invece è di ottimo livello. E' risaputo che in uno stealth-game i rumori, le voci e gli effetti sonori in generale rivestono un ruolo di primaria importanza e Manhunt non fa eccezione, avvalendosi del pieno supporto della codifica multicanale e di una componente "verbale" che tra le indicazioni di Starkweather e le poco educate esclamazioni dei cattivi assicura un coinvolgimento di prim'ordine. Da segnalare infine l'ottimo doppiaggio originale (il tutto è comunque sottotitolato in italiano) e l'eccellente manuale, che ha l'unico grande difetto di essere in inglese. E ora la parola al commento finale.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Manhunt è un titolo molto particolare. Dalla copertina e da alcuni screenshot sembra essere una versione urbana di Silent Hill, ma basta un niente per rendersi conto di come l'orizzonte dei survival horror non c'entri nulla con la nuova fatica di Rockstar Games, che infatti rimane in tutto e per tutto uno stealth-game con discrete dosi di azione. L'approccio alla materia del geniale developer britannico non è dei più originali per quanto riguarda il modus operandi del nostro "hitman", ma lo è se consideriamo l'atmosfera lugubre e fatiscente, la grande varietà di armi, la composizione quanto mai bizzarra dei nemici e l'atmosfera sinceramente televisiva che si respira ad ogni passo. Ciò però non ha evitato la presenza di difetti che possono sfociare sia nella frustrazione (i save-point sono troppo pochi), sia in una certa ripetitività, senza contare un'intelligenza artificiale con qualche "buco" e un reparto grafico che presenta più ombre che luci. Manhunt rimane però un titolo affascinante e simbolo di un modo alternativo nel concepire lo stealth-game come esperienza legata non solo a uno sfrenato tatticismo ma anche a un tono più "leggero" e divertito. Non sarà forse riuscito nell'impresa al cento per cento, ma a nostro avviso la strada è quella giusta.