Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
18+
Prezzo
61,90 euro
Data di uscita
28/1/2004

Max Payne 2: The Fall of Max Payne

Max Payne 2: The Fall of Max Payne Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Rockstar Games
Sviluppatore
Remedy Entertainment
Genere
Azione
PEGI
18+
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
28/1/2004
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
61,90 euro

Lati Positivi

  • Max Payne è tornato
  • Grafica impeccabile
  • Bullet Time migliorato
  • Un nuovo personaggio da comandare
  • Sparatorie e adrenalina a volotà
  • Storia avvincente
  • Sonoro incalzante
  • Fisica degli oggetti

Lati Negativi

  • Fin troppo breve da portare a termine
  • Intelligenza artificiale non esaltante
  • Poche innovazioni rispetto al precedente capitolo
  • Molto lineare

Hardware

Per spazzare via la delinquenza dalle strade di New York avrete bisogno di una confezione originale del gioco, di un Xbox in versione europea e di un joypad.

Multiplayer

Non sono previste modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Max Payne 2: The Fall of Max Payne

"Gli elementi caratteristici tipici dei film noir ricoprono un ruolo fondamentale in Max Payne 2. Situazioni tipo una città in mano al crimine, l'orologio segna le 2.30 del mattino e piove a dirotto... un detective duro e cinico che sta passando un brutto momento, una donna misteriosa che bussa alla sua porta, portando con sé un mare di guai. Nessun lieto fine." Petri Järvilehto, Lead Designer di Remedy Entertainment.

di Francesco Destri, pubblicato il

Max Payne giunse sulla scena videoludica due anni fa portando il classico scompiglio misto a esaltazione che si addice solo ai capolavori. Una realizzazione tecnica sopraffina, una storia tra noir e crime-story raccontata con molti colpi di scena e senza rinunciare a parentesi "adulte", l'originalissima narrazione a fumetti e un gameplay che rappresentava allora la quintessenza del concetto stesso di action-game furono tutti elementi che permisero a Remedy Entertainment di ideare uno dei titoli più avvincenti e appassionanti di sempre, destinato tra l'altro a rinsaldare sempre di più il divario tra cinema e videogiochi che nelle avventure dello sfortunato poliziotto di New York era ormai quasi del tutto colmato.

ENTER THE... MAX PAYNE

Inutile dire a questo punto quanto il sequel di quell'irresistibile mix di azione e sparatutto fosse atteso dagli appassionati di mezzo mondo, soprattutto dopo che un Enter The Matrix, nonostante le vendite milionarie, aveva scontentato un po' tutti per una vicinanza ai modelli di casa Remedy tale da far suggerire a qualcuno che David Perry fosse incappato in qualcosa di molto simile a un plagio, ipotesi a nostro parere non molto lontana dalla verità. Polemiche a parte, concentriamoci ora sull'analisi di Max Payne 2: The Fall of Max Payne, già pubblicato un paio di mesi fa su PC e ora disponibile, oltre che per PlayStation 2, anche per Xbox.
C'era chi si aspettava da questo come-back un avvicinamento ai modelli politicamente scorretti e votati alla massima libertà possibile di Grand Theft Auto, chi sperava un approccio ancor più devastatore sulla scia del già citato Enter The Matrix, ma anche chi, con ancora nella memoria le ore passate in compagnia del bel (e tenebroso) Max non chiedeva tanti capovolgimenti di sorta, quanto più una miglior realizzazione grafica e qualche aggiunta a livello di gameplay giusto per non ritrovarsi tra le mani una semplice copia carbone del precedente capolavoro. Ebbene, Remedy Entertainment sembra aver dato ascolto proprio ai nostalgici del primo Max Payne e se da un lato questa estrema fedeltà al modello originale potrà magari scontentare i giocatori più "progressisti", dall'altro dimostra tutto il valore di uno sviluppatore che, senza tradire le attese dei fan, è riuscito a proporre qualcosa di abbastanza innovativo senza stravolgere praticamente nulla di quanto fatto solo due anni prima.
Questa nuova avventura del poliziotto più duro e indistruttibile della Grande Mela (una via di mezzo tra il Mel Gibson di Payback e il Bruce Willis di Die Hard III) è infatti sorretta ancora una volta da una trama che si dipana attraverso filmati cinematografici e raccordi narrativi dal sapore fumettistico, il tutto tra colpi di scena, atmosfere noir e una carrellata di personaggi che sembra uscita da una sceneggiatura di Tarantino e da un romanzo di Dashiell Ammett. Ad accompagnare il nostro eroe metropolitano in una nuova lotta tra criminali, poliziotti corrotti e malavitosi di ogni razza troviamo questa volta anche Mona Sax, dark-lady bella ma poco raccomandabile (si diverte a inquadrare teste nel suo fucile di precisione) già intravista nel precedente episodio, ma qui assurta a spalla di Max nonché, in alcune occasioni, a vero e proprio personaggio giocante.

PROIETTILI A TEMPO

E' questa in fondo una delle principali novità messe a punto dagli sviluppatori per tentare di rendere il gioco il più vario possibile, anche perchè per il resto la sensazione di deja-vu, seppur piacevole e confortante, sarà difficile da allontanare. Il percorso a livelli, infatti, è rimasto quello di sempre e anche il bilanciamento del gameplay non si è scostato di una virgola dalla miscela altamente contagiosa di sparatorie, inseguimenti e un briciolo di esplorazione già ammirata nel primo capitolo della serie.
Lo stesso incipit del gioco, ambientato in ospedale, non può non richiamare alla memoria la parentesi onirica e deformante del precedente episodio, quando Max aveva dovuto affrontare l'atroce verità sulla sorte della sua famiglia, ma l'elenco delle somiglianze, e non solo per quanto riguarda le ambientazioni e i personaggi, potrebbero continuare ancora per molto.
Eppure questa sensazione di continuità con il passato è risultata tutt'altro che indigesta. Sarà per le nuove armi a disposizione, per i continui colpi di scena, per la possibilità di comandare Mona o più semplicemente per un andamento che non consente un solo secondo di pausa (giusto nella stazione di polizia, ma anche in questo caso la quiete prima della tempesta è relativamente breve), ma resta il fatto che fin dai primi minuti di gioco si sa già esattamente cosa ci aspetterà e questo non sempre corrisponde a qualcosa di negativo. Remedy Entertainment non poteva comunque limitarsi a svolgere per la seconda volta lo stesso compitino e infatti troviamo una gestione del Bullet Time (una delle trovate che consacrò Max Payne nell'Olimpo dei grandi) modificata quel tanto che basta per renderlo ancor più esaltante.
Accanto al classico effetto di slow-motion, questa volta possiamo avvantaggiarci di due diverse modalità; la prima serve a rallentare i nostri avversari e a schivare con più sicurezza i loro colpi, mentre la seconda permette a Max, solo se è riuscito a uccidere più nemici in un breve lasso di tempo, di raddoppiare la velocità degli attacchi approfittando della lentezza dei personaggi circostanti, che continueranno a muoversi e a sparare come se fossero intrappolati in una moviola da 90° minuto.
Naturalmente non sarà possibile eseguire queste "combo" quando e quanto si vuole, ma bisognerà conservarle per il momento giusto tenendo sempre d'occhio la clessidra in basso a sinistra dello schermo.
Per il resto dovremo sempre affrontare decine di nemici armati fino ai denti, fuggire da distruzioni e incendi (questa volta toccherà anche al nostro povero appartamento), correre contro il tempo, salvare amici in pericolo, ma anche lanciarci in qualche parentesi "cooperativa" (ecco allora che si vede tutta l'utilità di Mona in fase di gameplay) che non fa altro che arricchire un'esperienza di gioco altrimenti non molto lontana da una certa ripetitività strutturale che i più critici avevano già accusato nel primo capitolo.

UN PIACERE LUNGO POCHE ORE

A proposito di critiche non possiamo non parlare dei difetti di questo sequel, che pur rimanendo in minoranza rispetto ai pregi rappresentano ancora un limite verso il raggiungimento di una totale maturità che speriamo verrà raggiunta dal terzo episodio. Innanzitutto per venire a capo delle pene d'amore di Max e della feccia malavitosa che gira per le strade di New York basteranno poche ore, soprattutto per chi ha giocato il primo capitolo e sa già bene o male come manovrare il Bullet Time e come affrontare al meglio gli agguati (un po' troppo "telefonati" a dire il vero) dei nemici.
Il nostro compito diventerà ancor più facile se pensiamo che la conversione da PC a Xbox ha portato a una leggera semplificazione del sistema di puntamento del mirino, con la conseguenza di colpire più facilmente il bersaglio di quanto invece non succedeva utilizzando la combinazione di mouse e tastiera.
Bisogna inoltre tenere conto che la linearità potrà rappresentare per alcuni un ostacolo non indifferente e che il modello di svolgimento fortemente ancorato agli script "obbligatori" scontenterà molto probabilmente chi si aspettava un innalzamento della libertà di azione rispetto al precedente episodio. Intendiamoci, non è che saremo costretti a risolvere le situazioni più intricate in un solo e unico modo e ad attaccare i nemici sempre nello stesso ordine, ma è indubbio che la presenza di binari narrativi obbligati si fa sentire pur se in quantità minore rispetto ad Enter The Matrix, giusto per rimanere in tema di Bullet Time e di sparatorie da luna park (in senso buono ovviamente).
Il blockbuster di Sniny Entertainment suggerisce anche un altro difetto di Max Payne 2: The Fall of Max Payne, ovvero l'intelligenza artificiale. Come capita di vedere ormai sempre più spesso di questi tempi (lo stesso Far Cry in versione demo ne è un esempio lampante), siamo infatti di fronte a un titolo che per quanto riguarda il comportamento dei nemici passa da livelli ottimali a cadute di tono a dir poco discutibili.
In generale gli scagnozzi che ci toccherà eliminare sono molto veloci e dotati di una buona mira, ma quando li vediamo lanciarsi contro delle molotov senza un apparente motivo e "suicidarsi" per colpa di una granata lasciata cadere a pochi centimetri di distanza, più che al meglio della malavita di New York sembra di assistere a uno sketch di "Scuola di polizia" e questo non giova certamente alla serietà e all'impostazione adulta che il gioco riserva altrimenti in quasi tutte le situazioni.

VOGLIO QUEL GIUBBOTTO DI PELLE

Tecnicamente parlando invece, non ci sentiamo di muovere a Remedy Entertainment alcun rimprovero particolare, visto che pur non potendo contare sulle alte risoluzioni della versione per PC (tra l'altro ottenibili anche con hardware dai costi umani), i possessori di Xbox si troveranno di fronte a uno spettacolo assolutamente straordinario.
Anche in questo caso non possiamo dire che gli sviluppatori abbiano apportato miglioramenti sconvolgenti a livello grafico, ma il tutto, tra una nuova gestione fisica degli oggetti (finalmente casse barili e suppellettili vari sparsi per i livelli si potranno spostare e far cadere), texture migliorate, un uso più massiccio e frequente del motion-capture e alcune chicche di grande spessore (i movimenti dei vestiti, i giochi di luce e ombre, le distorsioni del primo livello, le fiamme nel palazzo) appare infinitamente più ricco e dettagliato rispetto al passato. Persino le espressioni facciali, che avevano reso il primo Max Payne qualcosa di mai visto alla sua uscita (forse il solo Kingpin si era avvicinato a tali standard), sono state migliorate e rese più naturali e ricche di particolari, senza dimenticare alcune intuizioni a livello scenico (tutto il livello del parco divertimenti "allucinato") di assoluto prestigio.
Anche l'audio convince, grazie soprattutto a un doppiaggio italiano di eccellente livello e a un uso quanto mai spettacolare della codifica multicanale, che tra bossoli espulsi, raffiche di mitra e localizzazioni vocali non fa mancare proprio nulla rispetto a quanto ci saremmo aspettati da un gioco così spettacolare come questo, che non sarà forse quel campione di originalità e quel capolavoro che in molti attendevano, ma che si conferma indubbiamente come uno dei titoli più divertenti e tecnicamente meglio realizzati di questo inizio anno sotto il marchio della console Microsoft.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Il sequel di un capolavoro si porta inevitabilmente dietro attese e aspettative talmente alte che spesso si riducono a una delusione cocente. Non è questo il caso di Max Payne 2: The Fall of Max Payne, titolo con cui Remedy Entertainment torna su luogo del trionfo due anni dopo quel Max Payne che rivoluzionò il modo di concepire gli action-game con una dose di spessore narrativo e spettacolo cinematografico mai viste fino a quel momento. Il ritorno sulle scene del coriaceo Max coincide con una nuova e appassionante trama immersa ancora una volta nella tradizione noir e hard-boiled e con l'arrivo sulle scene di un nuovo personaggio giocante che affiancherà il nostro sfortunato poliziotto nella lotta contro il crimine di New York. Da queste parole sembra quasi di avere tra le mani, più che un sequel, una semplice estensione del primo Max Payne e in effetti anche il gameplay è rimasto ancorato a quell'esaltante mix di scontri a fuoco e continui colpi di scena che aveva reso grande il suo predecessore, ma questo non coincide per forza con una valutazione negativa, anzi tutt'altro. I fan della serie infatti non troveranno alcun elemento di disturbo che possa "inquinare" la formula vincente del passato: la storia è ottimamente congegnata e la realizzazione grafica può ora contare su un evidente miglioramento che ha coinvolto tutti i parametri principali, dalle animazioni alla gestione della fisica passando per le texture e la complessità architettonica delle location. Come se non bastasse persino un "gadget" rodato alla perfezione come il Bullet Time è andato incontro a un sostanziale miglioramento e se ancora non ci sentiamo di parlare di capolavoro, come invece successe per Max Payne, è per colpa di alcuni difetti che speravamo risolti in questo attesissimo come-back. Il gioco si è rivelato infatti molto breve da terminare e un po' troppo sbilanciato tra sezioni di una facilità disarmante e passaggi scoraggianti per la loro difficoltà, ma anche l'intelligenza artificiale e la linearità del gameplay avrebbero dovuto subire qualche intervento correttivo che invece non si è realizzato del tutto. Per fortuna il carisma del nostro alter-ego è a dir poco contagioso e il divertimento, pur se di breve durata, è assicurato sotto tutti i punti di vista, ma non aspettatevi nulla di totalmente originale nè tantomeno quella sensazione di novità assoluta che fece del precedente episodio una pietra miliare nella storia dei videogiochi. Max Payne 2: The Fall of Max Payne è in defintiva un ottimo gioco, un titolo coinvolgente come pochi e un vero spettacolo per gli occhi, ma gli manca ancora qualcosa per aspirare alla vetta assoluta del miglior action-game degli ultimi tempi. La strada comunque è quella giusta.