Genere
Piattaforme
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
62,90 Euro
Data di uscita
20/3/2002

Maximo

Maximo Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Piattaforme
Distributore Italiano
C.T.O
Data di uscita
20/3/2002
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
62,90 Euro

Lati Positivi

  • Perfetto bilanciamento tra azione e platform
  • Preciso sistema di controlli
  • Livello di difficoltà ben calibrato
  • Motore grafico solido e pulito

Lati Negativi

  • Boss finali eccessivamente facili
  • Pochi punti di salvataggio
  • Inquadrature a volte poco precise

Hardware

Per giocare a Maximo è necessaria, oltre a una confezione originale del gioco, una PlayStation 2 PAL, un pad Dual Shock e una Memory Card con 341 KB di spazio libero.

Multiplayer

Non è prevista alcuna modalità multiplayer.

Link

Recensione

Maximo

Una principessa da salvare, un cattivone da sconfiggere, un eroe solitario contro le forze del Male: la favola più antica che il mondo ricordi torna alla carica con un platform d'altri tempi, rivisitato con la forza della grafica poligonale pur mantenendo, nelle intenzioni, la spensieratezza delle vecchie glorie.

di Amedeo Rabottini, pubblicato il

I power up, in effetti, costituiscono uno degli elementi chiave, e possiamo distinguerli in alcune categorie principali. Anzitutto le armature, che consentiranno a Massimo di poter sopportare un numero maggiore di danni e quindi prolungare la sua permanenza sul mondo dei vivi (si fa per dire). Quindi ci sono cinque diversi tipi di spada, riconducibili per lo più ai poteri degli elementi, e che avranno differenti attitudini nell'infliggere più o meno danni a una data tipologia di nemici. Infine ci sono le abilità, che daranno a Massimo la possibilità di eseguire nuove mosse e arricchire il suo bagaglio di azioni a disposizione. E' proprio quest'ultima categoria di power up a mostrarsi come la più interessante, vasta e intrigante. Ci sono abilità dedicate all'attacco diretto, altre invece consentono a Massimo di utilizzare magie e incantesimi; non mancano abilità che strizzano un occhio ad un'agevolazione nel recupero dei tesori: in generale a seconda dell'ambientazione e del tipo di nemici da affrontare ci si troverà a preferirne alcune piuttosto che altre.

LA VECCHIA SCUOLA

Gli elementi che più marcatamente spingono Maximo verso l'universo dei platform classici sono essenzialmente riconducibili a due: la programmazione dei nemici e la limitata componente esplorativa.
Fin dalle prime battute di gioco infatti, è facile capire come i nemici siano stati realizzati utilizzando dei pattern di comportamento elementari e rigidi. Questo significa che, non appena avremo di fronte un determinato tipo di nemico, si dovrà immediatamente capire quali movimenti è possibile effettuare e quali, invece, dovranno essere attentamente evitati. Per quanto una intelligenza artificiale tanto elementare potrebbe far storcere il naso ai più, è bene sottolineare come, d'altra parte, è in questi casi che il giocatore dovrà sfoderare tutta la precisione della quale è dotato. Tenere in mano il pad costituirà un costante test sui propri riflessi e sulla propria precisione tattile e visiva: distanze, collisioni, tempistica di attacco e di pressione dei vari tasti dovranno essere elaborati rapidamente dal giocatore che voglia portare a termine con successo l'avventura di Massimo.
Il risultato è un coinvolgimento che non sfrutta il sentimento dell'immedesimazione, piuttosto quello di una sfida dalla difficoltà sempre crescente. Maximo diverte, impegna, riesce ad incollare il giocatore sullo schermo per ore e ore, perché non impegna assolutamente a livello emotivo, ma costituisce invece un passatempo autentico, un videogioco nel senso più vero del termine.
A tutto questo va aggiunta una sezione esplorativa quasi inesistente; i livelli sono ampi ma dal percorso ben definito, e mai si avrà la sensazione di perdersi; tuttavia completare un livello nella sua interezza sarà un'impresa assai ardua. Ci sono tantissimi elementi extra da raccogliere: monete, anime perdute, nemici più nascosti di altri, stanze segrete e neanche troppo visibili al giocatore che non si dimostri anche un attento osservatore. Insomma, portare a termine tutto Maximo richiede perizia, una forte abilità, spirito di osservazione e davvero tanto tempo.
Il livello di difficoltà è poi ben calibrato, con una progressione graduale ma avvertibile, anche se, a dirla tutta, gli episodi dal quale Maximo discende erano decisamente più difficili. Anche il sistema dei salvataggi è stato elaborato per complicare la vita al giocatore: si potrà salvare unicamente nei livelli centrali di ogni mondo, e si avrà a disposizione un solo blocco sul quale sovrascrivere di volta in volta la propria situazione.

I BRUTTI MUSI

Commentare l'apparato grafico di Maximo non è affatto facile: non ci sono gozzilliardi di poligoni, non ci sono texture ultrarealistiche, non ci sono milioni di effetti di luce né altre caratteristiche tali da far gridare al miracolo. Tuttavia, a nostro avviso, Maximo è uno di quei rarissimi casi in cui graficamente si è sfiorata (per non dire raggiunta) la perfezione.
Contraddizione in termini o pura follia del redattore di turno? Scartando (si spera) le due ipotesi, è bene notare come, giocando a Maximo, non ci si trovi mai di fronte all'esigenza di un ulteriore miglioramento grafico. In nessuna circostanza, cioè, quello che appare su video risulta insufficiente alle aspettative, in nessun momento ci si sente di pretendere di più; il motore di gioco è stato costruito piegando la tecnologia alle necessità dei designer, che in effetti hanno ottenuto quanto volevano raggiungere: un impatto grafico sobrio, pulito, solido e fantastico.
Qualcosa in più, forse, poteva essere ottenuto sul piano delle inquadrature, che a volte nascondono alcune porzioni di gioco: è tuttavia sufficiente la pressione del tasto R1 per tornare su una inquadratura assolutamente ottimale. Mancano peraltro le temutissime bande nere, che avrebbero potuto interrompere o rovinare l'intero spettacolo, e in effetti possiamo dare atto a Capcom di essersi adoperata per ottenere una buona conversione. Qualche recriminazione, sul lato della localizzazione, può essere portata mirando sui doppiaggi, onestamente orribili. Si tratta però soltanto di dettagli che in ultimo non intaccano l'ottimo lavoro finale.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Maximo è un platform come non se ne vedeva da tempo: mediamente difficile, curato in ogni particolare, una gran mole di bonus visibili e nascosti, livelli costruiti con quella sapienza di chi sa come far divertire anche il giocatore più esigente. Certo l'impianto di gioco appare quasi fuori moda, senza fronzoli né filmati in Full Motion da venti minuti: in effetti Maximo vuole solo divertire, nulla di più, e questo lavoro è svolto egregiamente. Non mancano i difetti, come i boss finali eccessivamente semplici da sconfiggere; tuttavia non c'è alcuna pecca che alla fine vada a rovinare un'esperienza di puro divertimento. Certo, si tratta pur sempre di un platform piuttosto lineare, e i giocatori che non hanno mai apprezzato questo genere non si troveranno a cambiare idea con Maximo. Ma tutti quelli che con i platform sono cresciuti, quanti amano il divertimento elettronico puro e semplice, senza pretese di salvare il mondo e senza l'aspirazione di una immedesimazione totale, troveranno in Maximo un titolo godibile, longevo e assolutamente da acquistare. <i>Amedeo Rabottini</i> <b>SECONDO COMENTO</b> Capcom con Maximo è riuscita a aggiornare in maniera mirabile l'atmosfera e lo schema di gioco del classico Ghost'n'Goblins ai giorni nostri. L'ottima realizzazione tecnica e la buona giocabilità lo rendono comunque appetibile anche a chi non ha giocato il titolo sopracitato e gli episodi successivi, a patto di superare un impasse iniziale dato dalla difficoltà sopra la media. Per una volta anche la conversione PAL è all'altezza e le differenze con le versioni NTSC sono pochissime a livello di fluidità. <i>Alessandro Casini</i>