Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
ND
Data di uscita
7/9/2007

Medal of Honor: Airborne

Medal of Honor: Airborne Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Electronic Arts
Sviluppatore
Electronic Arts
Genere
Sparatutto
PEGI
12+
Distributore Italiano
Electronic Arts Italia
Data di uscita
7/9/2007
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
12

Lati Positivi

  • Buona libertà di azione
  • Combattimenti concitati
  • Upgrade per le armi
  • Buon comparto grafico

Lati Negativi

  • Poche novità
  • Ambienti non "distrittubili"
  • Longevità molto limitata
  • Intelligenza nemica rivedibile
  • Poco pathos nelle missioni

Hardware

Abbiamo provato Medal of Honor: Airborne in versione americana su Windows Vista Ultimate con un PC dotato di un processore Intel Quad Core QX6600, di 4 GB di RAM e di una GeForce 8800 GTX con 768 MB di RAM. Alla risoluzione di 1680x1050 pixel e con tutti i dettagli grafici al massimo il gioco è risultato estremamente fluido. Le specifiche consigliate dal gioco indicano comunque un processore a 3 GHz, 1 GB di RAM e una scheda 3D con 512 MB di RAM.

Multiplayer

È possibile affrontare partite in multiplayer su Internet fino a un massimo di dodici giocatori. Le mappe a disposizione sono sei (in pratica le stesse del gioco in singolo) e tra le modalità di gioco si segnalano il classico Deathmatch e una variante del Capture the Flag.

Link

Recensione

Travers contro tutti

L’eroe di Medal of Honor: Airborne nell’orrore della guerra.

di Francesco Destri, pubblicato il

Medal of Honor: Airborne propone un gameplay ancorato a schemi piuttosto "logori" e dai risvolti non sempre realistici.
Ritornano i medikit sparsi per i livelli, i nemici morti non sempre rilasciano armi e munizioni (eppure fino a pochi secondi ci riversavano addosso interi caricatori), non è possibile mettersi al comando di alcun veicolo e anche le trovate di sceneggiatura, affidate di solito all'arrivo improvviso di una "minaccia" (un tank o, nel finale, un supersoldato che pare uscito da Return to Castle Wolfenstein), non riescono più a stupire come in passato; senza contare che a causa di filmati di intermezzo ridotti al minimo indispensabile manca quasi del tutto quel senso di drammaticità e di tratteggio psicologico dei personaggi che ha reso grande la saga di Call of Duty.

ARMI FALLIBILI

Quello degli sviluppatori è insomma un ritorno al passato sotto molti punti di vista compreso quello delle ambientazioni (la città di Nijmegen ricorda tantissimo lo scenario devastato di Stalingrado), anche se da un certo punto di vista l'assenza di un realismo "esasperato" come può essere quello di Brothers in Arms ha portato anche ad aspetti positivi e interessanti.
Ci riferiamo in modo particolare alle armi, non solo presenti in buona quantità, ma in grado di essere migliorate dopo un certo tempo di utilizzo in vari modi; maggiore velocità nel ricaricare, doppio caricatore, mirino di precisione e altri upgrade che di fatto portano il giocatore a concentrarsi su alcune armi lungo tutto il gioco in modo da ottenerne tutti i miglioramenti possibili.
Fa inoltre piacere trovare, con un certa attenzione al realismo, una precisione di fuoco non sempre perfetta soprattutto sulla lunga distanza, fattore che evita un forsennato snipering da lontano e costringe il più delle volte a cercare un contatto con il nemico il più ravvicinato possibile, magari dopo un uso intensivo di granate, molto efficaci anche se prive di un controllo per determinarne la forza di lancio.

GUERRA DI BREVE DURATA

Un altro aspetto che denota la mancanza di innovazione è la completa assenza di "distruttibilità" degli oggetti e degli edifici. Vedere ancora nel 2007 un colpo di tank che non riesce a distruggere delle casse di legno, sacchi di sabbia o un semplice muro (ma lo stesso accade con le granate) fa sempre un effetto negativo.
A risentirne infatti non è solo la veridicità degli scontri, ma anche la facilità con cui si può resistere a massici attacchi corazzati, magari tenendosi nascosti dietro a una semplice recinzione di filo spinato senza rischiare di perdere una sola barretta di energia mentre un Tiger o un razzo ci sta bersagliando.
Se però non si fa molto caso a questi aspetti e si cerca un divertimento immediato e senza troppi fronzoli, Medal of Honor: Airborne regala buone sensazioni e un efficace divertimento grazie ai tipici elementi della serie e alla conformazione delle mappe, non molto estese come già detto, ma ricche di ripari, di percorsi possibili e di posizioni elevate da cui ottenere un'efficace visuale per far fuoco.
Purtroppo il divertimento, almeno a livello medio, non porterà via che sei o sette ore di gioco ed è anche per questo motivo che si spiega il sistema di salvataggio non libero ma dipendente dai Check Point, che costringe spesso a rigiocare intere sezioni dei livelli allungando di conseguenza la longevità generale.
Tecnicamente parlando, invece, il gioco non delude ma nemmeno fa gridare al miracolo. Ottime le texture degli edifici e il dettaglio dei soldati, così come le esplosioni e in generale il design architettonico dei livelli; non è un caso insomma se Medal of Honor: Airborne risulti, anche per ovvie ragioni anagrafiche, il titolo graficamente più bello della serie, anche se c'è ancora da lavorare sulle animazioni e sugli aspetti "fisici", ottimi quando si tratta dei corpi scaraventati in aria da un'esplosione, ma ancora carenti nell'interazione tra le armi e i loro effetti sugli elementi delle mappe.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Il nuovo capitolo di Medal of Honor offre sicuramente aspetti positivi e originali come la libertà di azione e di movimento, l’upgrade delle armi e la possibilità di sfruttare il lancio con il paracadute per impostare a proprio piacimento l’andamento delle missioni. Anche graficamente l’utilizzo dell’Unreal Engine 3 ha portato innegabili benefici, eppure non siamo rimasti del tutto soddisfatti del gioco. Longevità troppo bassa, multiplayer piuttosto standard, obbiettivi delle missioni poco originali e un’intelligenza nemica a corrente alternata sono difetti di un certo peso all’interno del gameplay, che però rimane sempre coinvolgente e adrenalinico, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta alla saga di Medal of Honor. Ne esce quindi un FPS solo discreto e lontano dai livelli di eccellenza in cui i fan di vecchia data speravano, anche se il divertimento e l’efficacia dei primi livelli sono indiscutibili.