Genere
Sparatutto
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
54,90 Euro
Data di uscita
25/12/2003

Medal of Honor: Rising Sun

Medal of Honor: Rising Sun Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Electronic Arts
Sviluppatore
Electronic Arts
Genere
Sparatutto
PEGI
12+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
25/12/2003
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
8
Prezzo
54,90 Euro

Lati Positivi

  • Accompagnamento d'atmosfera e ottimi effetti sonori
  • Accurata ricostruzione storica
  • Eccellente supporto multiplayer

Lati Negativi

  • Texture, modelli poligonali e frame-rate insoddisfacenti
  • Sistema di controllo irritante
  • Intelligenza Artificiale: non pervenuta

Hardware

Per giocare a Medal of Honor: Rising Sun servono una PlayStation 2 PAL, una Memory Card, un pad e una confezione originale del gioco. Medal of Honor: Rising Sun non supporta i 60 Hz, nè i televisori a schermo panoramico, ma in compenso offre un comparto audio in Dolby Pro-Logic II con certificazione THX.

Multiplayer

Medal of Honor: Rising Sun permette sfide a fino a quattro giocatori tramite MultiTap (e split screen), oltre a fornire il supporto di Rete per otto giocatori contemporaneamente. Non sono riconosciuti altri pad se non il DualShock 2.

Link

Recensione

Medal of Honor: Rising Sun

All'armi!!! all'armi!!! Siamo sotto attacco!!! Questo è probabilmente il grido che riecheggiò il 7 dicembre 1941, quando la marina giapponese decimò la flotta americana a Pearl Harbour. Tutto questo, e molto altro ancora, ci viene riproposto con dovizia di particolare dall'ultimo nato della saga Medal of Honor. Entrate, la lezione è appena cominciata.

di Alberto Cavalli, pubblicato il

Electronic Arts si comferma maestra nello sfruttamento delle cosiddette "franchise", una serie di titoli legati da un medesimo filo conduttore che costruiscono il proprio successo ricalcando il sentiero tracciato dai predecessori. Perché il meccanismo si auto-alimenti, è necessario che ogni successivo capitolo ampli i contenuti del predecessore, senza tuttavia stravolgerne la struttura fondamentale. E' quindi facile inquadrare la saga di Medal of Honor, che ha visto i suoi natali nell'ormai lontano 1999 su PSone e, forte dell'immediato successo, ha fatto successivamente proseliti su tutte le maggiori piattaforme della scorsa e dell'attuale generazione.
La serie si è da sempre contraddistinta per l'accuratissima ricostruzione delle ambientazioni e degli armamenti che hanno fatto da sfondo al più grande conflitto del secolo scorso, e Medal of Honor: Rising Sun non fa eccezione. Per la prima volta, tuttavia, Electronic Arts abbandona gli scenari europei e sposta l'attenzione sugli scontri che hanno infiammato il conflitto nella regione del Pacifico, che verranno ulteriormente approfonditi nell'imminente Medal of Honor: Pacific Assault, di prossima pubblicazione su piattaforma PC.

IL GIORNO DELL'INFAMIA

Come nel precedente episodio, Medal of Honor: Rising Sun si apre con la rivisitazione di un'importantissima pagina di storia. Se Medal of Honor: Frontline ci aveva fatto assaporare in prima persona l'angoscia e la tensione provata durante lo sbarco in Normandia (come celebrato in pellicole quali "Salvate il soldato Ryan"), l'ultima produzione Electronic Arts ci mostra, attraverso gli occhi di un bravo marine tutto casa e torta di mele, l'attacco a Pearl Harbour, ovvero la causa scatenante dell'ingresso degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale. Continuando nel parallelismo, anche in Medal of Honor: Rising Sun il primo impatto col gioco è maestoso e coinvolgente, quanto - ahinoi - deludente è il proseguimento delle missioni. La rappresentazione degli Zero che sfrecciano impazziti scaricando raffiche di fuoco sui marinai americani, il fragore delle esplosioni, le immense colonne di fumo e fuoco che si ergono come pire funebri per celebrare i caduti, il sibilo delle pallottole e il retrogusto amaro della vittoria sono destinati ad essere ben presto dimenticati, rimpiazzati da un comparto grafico assolutamente inadeguato per un titolo di fine 2003, da un sistema di controllo che sembra calibrato apposta per generare frustrazione e da un'intelligenza artificiale che ci obbliga a riscrivere tutte le barzellette sulle bionde o sui carabinieri (non ce ne vogliano gli interessati, siamo da sempre grandi estimatori di entrambe le categorie, anche se per motivi diversi) sentite finora.

CHIAROSCURI

Carico di adrenalina, aspettative e desiderio di vendetta (tale è infatti il livello di immedesimazione garantito dalla sequenza iniziale), il giocatore si tuffa nel gioco, destinato ad essere ben presto deluso. Il primo aspetto che fa storcere il naso è il frame-rate, rappresentato da 25 fotogrammi al secondo incostanti (all'incirca). Paradossalmente, il motore grafico sembra mostrare evidenti segni di imbarazzo negli ambienti chiusi, mentre se la cava più che egregiamente negli scenari aperti. Anche in questi, tuttavia, la mancanza degli ottimali 50 fotogrammi al secondo alla lunga affatica non poco la vista, pur senza mai rappresentare un serio ostacolo alla giocabilità. Il primo impatto con le forze dell'Asse mostra invece in maniera impietosa i due peggiori difetti del gioco: il sistema di controllo (di puntamento, nello specifico) e l'intelligenza artificiale di alleati e avversari.
Circa il primo punto, le perplessità iniziali possono essere imputate al tipo di armi rappresentate: è inutile chiedere a un fucile mitragliatore della Seconda Guerra Mondiale lo stesso livello di precisione e di assenza di rinculo a cui sono abituati i giocatori di SOCOM. Non è quindi così stupefacente vuotare (in un amen) un intero caricatore all'indirizzo di un nemico immobile senza riuscire ad abbatterlo: la dorata pillola del realismo ci invoglia a inghiottire l'amaro boccone della frustrazione. Tutti i dubbi svaniscono d'incanto non appena passiamo ad armi che, a dispetto del periodo storico, fanno della precisione la propria ragion d'essere. E' inaccettabile inquadrare un nemico con un fucile da cecchino, stringere il campo fino a puntare il mirino esattamente sulla sua testa, sparare, non osservare in esso alcuna reazione, mirare al corpo, ripetere l'operazione, e ottenere il medesimo risultato. Certi nemici, in certe posizioni, semplicemente non possono essere colpiti. Marchiani errori nelle collisioni a parte, è tutto il sistema di puntamento a necessitare una profonda rivisitazione: lento e impreciso, il puntatore mancherà irrimediabilmente il bersaglio in più di un'occasione, rendendo (paradossalmente) assai più efficace un colpo inferto col calcio del fucile di un'intera raffica di mitra.
Alleati e nemici sono invece tra fulgidi esempi di mancata intelligenza artificiale: i primi (apparentemente immortali, eventi predeterminati a parte) non vi saranno mai di alcun aiuto effettivo nello svolgimento delle missioni, salvo impallarvi costantemente la linea di tiro e guardarsi intorno con fare circospetto. Colpi di baionetta, di katana, di fucile o di mortaio, nulla turba la loro esistenza pseudo-vegetativa. Ben più raffinato è l'intelletto degli impavidi combattenti giapponesi, che mostreranno ben TRE distinti pattern di comportamento (ovvero il triplo rispetto agli alleati): rimanere immobili mentre cercate disperatamente di colpirli (mostrando così notevole solidarietà nei confronti del giocatore); estrarre la katana (o puntare la baionetta) e lanciarsi in una carica suicida; o infine abbandonarsi a una serie di balletti (non ci sentiamo di definirli in altro modo) assolutamente inverosimili che dovrebbero, nelle intenzioni degli sviluppatori, mimare pose plastiche per ripararsi dai colpi o per prendere meglio la mira, che tuttavia sono talmente mal raccordate tra loro da risultare quasi parossistiche.

NON GUARDARMI, NON TI SENTO

Il comparto grafico di Medal of Honor: Rising Sun è tutt'altro che eccellente: praticamente ogni problema di carattere tecnico è presente all'appello, da texture in bassissima risoluzione, a colori smorti, senza dimenticare i problemi nelle collisioni (sia per quanto riguarda il puntamento, sia per quanto concerne gli spostamenti), i frequenti episodi di bad clipping o di compenetrazione tra poligoni. A questo dobbiamo aggiungere un'interattività con l'ambiente praticamente inesistente, limitata ad alcuni tipi di casse, che potranno essere distrutti per collezionare munizioni e med-kit vari. Individuare le forze dell'Asse risulta quindi assai difficoltoso, ma fortunatamente ci viene in soccorso l'ottimo comparto sonoro che, grazie al Dolby Pro-Logic II con certificazione THX, ci permetterà di percepire la presenza dei nemici tramite le grida o il rumore dei colpi. Anche le musiche si elevano dalla mediocrità generale fornendo un accompagnamento mai sopra le righe e sempre appropriato alle diverse situazioni. Francamente ci sembra troppo poco per promuovere il gioco sotto il punto di vista tecnico.
Come se non bastasse, il quadro si completa con missioni estremamente lineari e molto mal calibrate dal punto di vista della difficoltà: alcune sezioni sono infatti letteralmente disseminate di med-kit e munizioni, e intervallate a breve frequenza da punti di salvataggio, mentre altre sono estremamente difficili e prive della possibilità di salvare i progressi per molto tempo.
Al termine di ogni missione otterremo una valutazione basata su numerosi parametri, tra cui numero di colpi subiti, precisione nella mira, obiettivi secondari raggiunti, e così via. Buone valutazioni ci permetteranno di sbloccare vari tipi di bonus, quali filmati storici, interviste con i veterani o anche armi e strumenti supplementari, utili per raggiungere aree del gioco inizialmente inaccessibili. Infine, nota dolente per i caricamenti. Seppur del tutto assenti nel corso delle missioni, qualcosa non deve aver funzionato in fase di testing del gioco, in quanto la schermata del caricamento rimane su schermo per una ventina di secondi abbondante, al termine della quale parte il caricamento vero e proprio. Le considerazioni finali spettano come sempre al nostro commento.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Medal of Honor: Rising Sun non presenta miglioramenti tecnici rispetto all'episodio precedente e questo sarebbe già di per sé una nota dolente. Se si aggiungono i difetti del sistema di controllo e nelle collisioni, senza dimenticare i limiti dell'intelligenza artificiale, possiamo farci un quadro abbastanza realistico della situazione. L'ottimo comparto sonoro e il valido supporto multiplayer non riescono a risollevare completamente le sorti del titolo, che scivola nel mare magnum della mediocrità. Un vero peccato per una serie che vanta una folta schiera di appassionati e che, confidiamo, saprà rinnovarsi quanto prima.