Genere
Sparatutto
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
12+
Prezzo
54,90 Euro
Data di uscita
17/12/2003

Medal of Honor: Rising Sun

Medal of Honor: Rising Sun Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Electronic Arts
Sviluppatore
Electronic Arts
Genere
Sparatutto
PEGI
12+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
17/12/2003
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
4
Prezzo
54,90 Euro

Lati Positivi

  • Ottimo accompagnamento sonoro
  • Buon reparto multiplayer
  • Bella rappresentazione dell'attacco su Pearl Harbor

Lati Negativi

  • Controlli scomodi e frustranti
  • Intelligenza artificiale sconfortante
  • Realizzazione tecnica datata
  • Nessuna novità concettuale

Hardware

Segnaliamo il supporto per i 60 Hz e la presenza del Dolby Surround 5.1, per godere dell'ottimo apparato sonoro posseduto dal gioco.

Multiplayer

In versione Xbox è assente qualsiasi supporto al multiplayer online. Non mancano invece le classiche opzioni per i giocatori privi di connessione alla rete.

Link

Recensione

Medal of Honor: Rising Sun

Il sacrificio dei soldati americani in Normandia, molti di loro falciati dalle truppe naziste ancor prima di mettere piede sulla spiaggia. L'atroce fine fra le fiamme di migliaia di combattenti imbarcati nella marina statunitense, durante l'attacco di Pearl Harbor. La macchina bellica americana conferma di possedere un passato caratterizzato da grande eroismo e dolore. Ma a quando una rappresentazione della bomba atomica su Hiroshima?

di Andrea Focacci, pubblicato il

E' grande lo stupore e l'ammirazione quando Medal of Honor: Rising Sun alza il sipario della sua rappresentazione e l'immagine si mostra nitida sui nostri televisori: il Giorno dell'Infamia - come è stato definito dall'opinione pubblica americana - la pugnalata giapponese alle spalle della marina statunitense è stata ricreata con la stessa inquietante forza espressiva di cui solo i capolavori si possono avvalere. Il fuoco che cinge l'acqua, il cielo oscurato da centinaia di rumorosi uccelli metallici, il sibilo di migliaia di pallottole, l'urlo di disperato orgoglio dei kamikaze orientali, decisi a schiantarsi sulla macchinosa forza nemica. E ancora, le fumate nere che si intrecciano in un cielo rosso fuoco, migliaia di corpi che galleggiano a pelo d'acqua, il pulviscolo ardente che, oscurando il sole, ricade lentamente al suolo come lacrime di rabbia. L'incipit di Medal of Honor: Rising Sun scuote il giocatore e lo porta a riflettere solo come la cruda rappresentazione dello sbarco in Normandia allestita per Medal of Honor: Allied Assault era riuscita a fare. E le parole di un triste gruppo di superstiti, mentre le fiamme dell'inferno ingoiano i defunti compagni, sfumano nel nero dello schermo, mentre la nostra bocca rimane ancora spalancata, spiazzati dal fulmineo concretizzarsi di un'indimenticabile tragedia bellica.

MI TREMA LA MANO

Per chi vi scrive, Medal of Honor: Rising Sun inizia e si conclude qui, consumandosi come una fiamma viva che ha fretta di bruciare, prima che il vento arrivi a spegnerla. Non è lo stesso gioco quello che segue i primi toccanti fotogrammi. Non è lo stesso impatto scenico che si può scorgere in fuga dagli stretti corridoi di una nave che cola a picco. Non è lo stesso ritmo, capace di incollare l'utente davanti allo schermo, in pura e semplice apnea. La magnificenza dell'incipit videoludico del gioco è certamente da ricondurre al destino di predestinazione che contraddistingue le nostre mosse nelle prime fasi del conflitto: una serie di passaggi ineluttabile e su cui il giocatore non può influire minimamente, se non limitandosi a fare quello per cui è stato chiamato. Sparare, sparare e ancora sparare. Ovviamente impensabile pretendere di ricondurre più di dodici missioni alla stessa tipologia e alla stessa impostazione riscontrata durante l'attacco di Pearl Harbor: il gioco sarebbe presto soffocato di noia dopo i primi stupori. Tuttavia quanto Electronic Arts ci propone non è all'altezza delle aspettative.
Non è all'altezza il frustrante sistema di controllo allestito per l'occasione, impreciso, nervoso, macchinoso e che, ad ogni passo, continua a urlarci nelle orecchie di come la configurazione del controller pensata per Halo sia ancora la migliore attualmente disponibile in commercio: vi ritroverete a combattere con le impostazioni predefinite, cercherete di agire sulla sensibilità degli stick analogici e di trovare una configurazione adatta al vostro gusto. Magari ci riuscirete anche. Ma la domanda rimarrà sempre la stessa: perché? Perché non sedersi ad un tavolo e allestire un sistema di controllo meno antico e schizofrenico? Perchè costringere l'utente ad aprire numerose volte la schermata delle opzioni? Uno sparatutto in prima persona caratterizzato da una pessima gestione del joypad perde parecchia della sua fluidità e, sotto questo punto di vista, Medal of Honor: Rising Sun è già zoppo in partenza.

COPRITI O PRENDERAI FREDDO

Altro punto che desta grande perplessità è il lavoro svolto dagli sviluppatori sulle routine di intelligenza artificiale studiate per le forze nemiche. Un lavoro che - se il Giappone non fosse ormai in tempo di pace da ormai lungo tempo - puzzerebbe quasi di rivalsa razzista attraverso il codice di un videogioco. Non si comprende se per scelta o per errore, Electronic Arts abbia eccessivamente enfatizzato il carattere kamikaze dell'armata orientale (un particolare fin troppo equivocato del carattere giapponese) che porta i soldati avversari a gettarsi allo scoperto senza preoccuparsi minimamente delle pallottole vaganti: un giro in tondo, qualche sporadico abbassamento della testa ma, il più delle volte, li ritroverete correre a perdifiato verso la vostra posizione, fermarsi a pochi metri e prendere tranquillamente la mira. Salvo essere falciati da una delle vostre raffiche. No, a ben guardare, non è proprio possibile parlare di un lato kamikaze troppo enfatizzato. E' semplicemente stupidità di un IA programmata con sufficienza e poca profondità, una mancanza che inficia il godimento del gioco e lo riduce ad un poco entusiasmante tiro al piattello, con delle teste al posto dei bersagli. L'unico aspetto che ci eviterà di abbattere con facilità i nemici è direttamente collegato al già citato sistema di controllo che, di fatto, impedisce di prendere una mira sicura e di inquadrare con precisione il mirino, con l'unico risultato di riportare decine di colpi a vuoto nelle statistiche di fine livello. Avremmo preferito una maggiore cura sotto entrambi gli aspetti.

MEDAGLIA AL RICORDO

Come avrete già capito, non ci troviamo di fronte alla solita classe di un titolo legato alla storica saga di Medal of Honor. I motivi di biasimo sono gravi, tuttavia il feeling della serie Electronic Arts è ancora avvertibile nella cura riposta nella minuziosa riproduzione delle armi, nelle loro meccaniche di funzionamento e attraverso la varietà e la veridicità delle ambientazioni proposte, per quanto la giungla la faccia un po' troppo da padrone. Il problema è che tutto quanto apparirà su schermo emanerà un caratteristico odore di vecchio. Il motore è rimasto praticamente quello di Medal of Honor: Frontline, con tutti i vantaggi ma anche gli svantaggi che lo caratterizzavano: grande versatilità e adattamento, ma anche frame rate incerto e texture che, nelle inquadrature più ravvicinate, mostrano tutta la loro bassa qualità. Nulla da rimbrottare sulla colonna sonora e le sequenze d'intermezzo, entrambi passaggi suggestivi nello sviluppo del gioco e allestiti con la solita cura di sempre, ma gli acquirenti della versione Xbox dovranno mettere in preventivo anche l'assoluta mancanza di un supporto per il multiplayer Live: gli screzi fra Microsoft ed Electronic Arts sull'online gaming hanno il loro prezzo, che si riduce se sarete disposti ad accontentarvi delle canoniche sezioni a più giocatori per l'offline. Ma questa volta siete sicuri che valga la pena di tornare in guerra?

Voto 3 stelle su 5
Voto dei lettori
La nostra bocca, che avevamo lasciato spalancata al termine dell'attacco su Pearl Harbor, finisce ben presto per chiudersi e serrarsi in una smorfia di delusione. La bellezza di Medal of Honor: Rising Sun nasce, risplende e muore nello spazio di quei brevi fotogrammi - particolarmente guidati - che compongono l'incipit del gioco, di particolare forza espressiva come nel caso di Medal of Honor: Allied Assault. L'unica differenza è che, se il capolavoro allestito dal team 2015 riusciva a soddisfare anche le più rosee aspettative, questo nuovo appuntamento per console della saga Electronic Arts sembra costituire solo l'ombra proiettata al suolo dai precedenti episodi: un pessimo sistema di controllo, un'intelligenza artificiale che sorprende in quanto a povertà e una realizzazione tecnica ormai datata lo rendono un titolo adatto solo agli irriducibili appassionati della serie.