Men at Work

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"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione". Una massima che si può applicare anche al mondo dei videogiochi? Oggi non più, con produzioni miliardarie sviluppate da centinaia di persone. Eppure, i Game Designer sono quelli che hanno fatto, letteralmente, la storia del videogioco e che l'hanno portato fino ai fasti dei giorni nostri: in Men at Work celebreremo proprio queste incredibili figure, perché la tecnologia, se non viene sfruttata da una brillante mente creativa, non è certo divertente...
Rubrica

La classe non è acqua

Chi ben comincia è a metà dell'opera...

di Francesco Alinovi, pubblicato il

La storia di Miyamoto come autore di videogiochi comincia nel 1980, quando, fresco di studi artistici, viene chiamato per un colloquio in Nintendo su raccomandazione del padre. Lo scetticismo iniziale è dato dal fatto che fino a quel momento l’azienda ha assunto solo ingegneri. Miyamoto non sa nulla di programmazione e quello che conosce dei videogiochi lo deve al fatto che nei pressi dell’università c’era un locale gremito di gente, probabilmente intenta a fare la coda per Space Invaders. Ed è proprio sul clone del capolavoro di Taito che viene reindirizzato il talento di Miyamoto, incaricato di un veloce restyling. Quello che fece fu ben più di un semplice lavoro di ritocco: abolì astronavi e profondità dello spazio, puntando su un altro riferimento cinematografico, “King Kong”. Nella rilettura di Miyamoto, l'enorme gorilla (meno cattivo e ripugnante di quanto si potrebbe immaginare) è già arrivato in città; un prode carpentiere, per liberare la sua bella dalle grinfie dell’arrapato scimmione, deve risalire le impalcature di un cantiere senza protezioni, facendo oltretutto attenzione agli oggetti che l’animale geloso gli scaglia contro per tenerlo alla larga dalla sua nuova fiamma.

La passione per la musica, anche quella più "istintiva", da sempre riveste grande importanza nelle opere di Miyamoto.  - Men at Work
La passione per la musica, anche quella più "istintiva", da sempre riveste grande importanza nelle opere di Miyamoto.

Una volta completata la progettazione del gioco, bisognava decidere il nome: consultandosi con uno degli export manager dell’azienda Miyamoto decise che “kong” era un termine più che adatto per suggerire l’immagine del gorilla e, dato che lo scimmione non brillava certo per intelligenza, aggiunse la parola “donkey” (letteralmente "somaro", nel senso di “idiota”) di cui il suo dizionario inglese-giapponese non riportava l’esatta definizione. La scelta di avere un manovale come protagonista non veniva da motivazioni politiche, quanto perché, con una tuta da lavoro blu a salopette e una maglia a maniche lunghe rossa, era più facile distinguere le braccia in movimento. Se quell’eroe non era propriamente un adone, questo accadde perché il naso enorme serviva per dare una struttura al volto e i baffi per separarlo dal resto della faccia. Il cappello in testa fu dovuto al fatto che Miyamoto (per sua stessa ammissione) non se la cavasse troppo bene a disegnare i capelli.

Devil in the detaIls

Sono dettagli come questi che fanno capire l’uomo che si cela dietro alla magia: capace di trasformare un compromesso in una caratteristica unica. Non è un mistero, infatti, che dietro ogni sua opera ci siano sempre le sue passioni e non certo imponenti ricerche di mercato. Il piacere di poltrire in giardino? Dà vita a Super Mario Bros. L’emozione di esplorare un bosco (o una grotta sconosciuta) alla ricerca di tesori nascosti? The Legend of Zelda. Il gratificante impegno di allevare un cucciolo? Nintendogs (e da quando in famiglia c’è un gatto è arrivato Nintendogs & Cats). Fare yoga? Wii Fit. Suonare il banjo? Be’ ancora non esiste un simulatore ufficiale, ma è chiaro come da sempre la musica rivesta un ruolo di primo piano per il designer giapponese e Wii Music è stato sviluppato proprio dietro sua insistenza. Roba che se gli dovesse venire il pallino delle semiautomatiche, probabilmente assisteremmo alla rivoluzione degli FPS…

Papà Shigeru festeggia i 25 anni del suo Mario...  - Men at Work
Papà Shigeru festeggia i 25 anni del suo Mario...

Sembra tutto così semplice che è quasi impossibile crederci, ma le sue opere sono davanti agli occhi di tutti: senza effetti speciali, senza campagne marketing logoranti o il supporto di merchandise televisivo.
Miyamoto è il migliore semplicemente per il fatto che ha avuto la fortuna di poter fare quello che gli passava per la testa, avendo però il talento necessario per trasformarlo in un’idea universale, capace di parlare a tutti con la stessa intensità emotiva, senza distinzione di sesso, età o passione per i videogiochi. Questo è ciò che distingue l’artista dall’artigiano, il genio dall’intellettuale.
Sappiamo quasi per certo che Miyamoto, per il suo atteggiamento umile - tipicamente giapponese - non sarebbe d’accordo, ma anche questo è un tratto che l’accomuna con tanti personaggi che hanno cambiato volto al pianeta, in meglio. I videogiochi senza Miyamoto, proprio non sapremmo immaginarceli.


Commenti

  1. njoe

     
    #1
    :nworthy:
  2. falinovix

     
    #2
    vorrei aggiungere un grazie a bisboch per alcuni suggerimenti
  3. Max-Payne

     
    #3
    Grandissimo Shigeru, l'uomo del gameplay. :nworthy:
  4. SirMana

     
    #4
    inchino
  5. brema82

     
    #5
    " Ed è proprio il suo desiderio di voler ritornare direttamente “sul campo” che ha fatto alzare il polverone sulle sue dimissioni "

    E la cosa, da un certo punto di vista, mi farebbe davvero piacere.
    Sarei felice se il buon Shigeru, oltre al ruolo di supervisore generale totale di tutto ciò che esce dalla fabbrica nintendosa, riuscisse a ritagliarsi un pochino di tempo per dar vita a progetti più piccoli, probabilmente più adatti a sbocciare in qualcosa di estremamente originale e.....geniale.

    Vedremo. :)
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