Men at Work

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"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione". Una massima che si può applicare anche al mondo dei videogiochi? Oggi non più, con produzioni miliardarie sviluppate da centinaia di persone. Eppure, i Game Designer sono quelli che hanno fatto, letteralmente, la storia del videogioco e che l'hanno portato fino ai fasti dei giorni nostri: in Men at Work celebreremo proprio queste incredibili figure, perché la tecnologia, se non viene sfruttata da una brillante mente creativa, non è certo divertente...
Rubrica

Like a Rolling Stone

Sex, drugs and rock & roll...

di Francesco Alinovi, pubblicato il

In un periodo in cui il mercato dei videogiochi sembrava polarizzato unicamente su tre categorie ben distinte di utenza: i bambini, i tifosi sportivi e i maniaci del PC, appassionati di strategia e FPS, Rockstar sentiva l’esigenza di dover parlare ad un pubblico nuovo (che il mercato avrebbe imparato a conoscere grazie al successo di PlayStation): “Eravamo convinti che il business sarebbe cambiato molto più velocemente di quanto chiunque si sarebbe aspettato” prosegue Dan. “Sentivamo che i videogiochi, avrebbero potuto avere appeal anche su un’audience più vasta – persone più adulte, che amano giocare, ma che non lo fanno. Persone che hanno interesse per i film, la musica i libri e la cultura popolare nel senso più ampio”. Fin dall’inizio, quindi, l’obiettivo fu quello di creare prodotti che “non ci avrebbero messo in imbarazzo se ci avessero visto giocarli, in grado di espandere l’esperienza ludica perché meno limitati e più coinvolgenti grazie ai valori produttivi del cinema”.
Per fare questo, il nuovo team decise di acquisire e incorporare DMA Design, che prese il nome di Rockstar North. Questa mossa si dimostrava la conseguenza più logica di quanto costruito fino a quel momento, dando vita ad un “dream team” che portava ad un nuovo livello operativo la relazione tra i fondatori di Rockstar e i talenti Leslie Benzies, Aaron Garbut, Obbe Vermeij e Adam Fowler - quest’ultimo diventerà direttore tecnico di Rockstar, contribuendo alla realizzazione di RAGE, acronimo di Rockstar Advanced Game Engine, il motore proprietario con cui sono stati realizzati tutti i prodotti a partire da Table Tennis del 2006 fino all’imminente Max Payne 3.

Max Payne 3 sfrutta l'ultima release di RAGE, l'engine proprietario di Rockstar Games.  - Men at Work
Max Payne 3 sfrutta l'ultima release di RAGE, l'engine proprietario di Rockstar Games.

Caffè BOLLente

Mentre crescono i consensi tra i giocatori - la serie di GTA ha macinato nel complesso più di 114 milioni di copie vendute – comincia la guerra da parte dell’opinione pubblica. Il maggior detrattore nei confronti dell’operato di Rockstar è l’avvocato Jack Thompson che, sempre senza successo, tenta in più di un’occasione di convincere le famiglie di vittime assassinate a sporgere denuncia nei confronti della software house come co-responsabile per la morte dei propri cari.
Ma l’evento che più di tutti smobilitò l’opinione pubblica americana riguardò la scoperta della missione segreta “Hot Coffee” in GTA San Andreas: una breve sequenza a luci rosse eliminata dal gioco finale ma non rimossa dal codice, al punto che, in maniera non del tutto chiara, alcuni hacker riuscirono a riportarla a galla, sollevando un enorme polverone nell’America repubblicana e puritana di Bush Jr. Lo scandalo strillato a gran voce dalla stampa generalista, protettrice dei pregiudizi e a favore dei luoghi comuni, spronò l’intera industria dell’intrattenimento elettronico occidentale a interrogarsi sul delicato rapporto tra il sesso e i videogiochi e costrinse Take-Two a pubbliche scuse e a ritirare tutte le copie del gioco per ridistribuire un nuovo master.

Hot Coffee: missione segreta ma non troppo... - Men at Work
Hot Coffee: missione segreta ma non troppo...

Pochi ma buoni

Oltre alla serie campione di incassi GTA, Rockstar ha dato vita a poche altre IP, ma tutte di grande caratura, tra cui la già citata saga di Max Payne (i cui primi episodi sono stati sviluppati da Remedy), la serie motoristica Midnight Club e l’epopea western Red Dead, il cui primo episodio venne iniziato da Capcom. E lungo il percorso Rockstar ha incrociato il destino anche con Bungie, di cui pubblicò il fantascientifico Oni. La parola d’ordine, in tutti i casi, è originalità. Come ha ribadito Dan in un’intervista rilasciata a Famitsu poco prima dell’annuncio di GTA V e riportata immediatamente da tutta la stampa occidentale, Rockstar non è interessata a creare FPS per il semplice motivo che evitare di fare quello che fanno tutti gli altri fa parte del DNA dell’azienda: “Immagino che Max Payne 3 possa essere la cosa più vicina a un FPS, ma ci sono aspetti davvero unici sia nello scenario che nel gameplay, non solo nella storia. Bisogna avere originalità nei propri giochi; bisogna avere un messaggio interessante. Potremmo dire che l’obiettivo di Rockstar è fare in modo che i giocatori sentano davvero quello che stiamo cercando di fare”. E il sentimento è ciò che domina la mente di Dan anche quando gli viene chiesto cosa pensa del futuro di Rockstar e del mercato dei videogiochi in generale: “Penso che il nostro futuro sia continuare a fare nuove cose. Fino ad oggi i nostri giochi si sono dimostrati differenti da qualsiasi genere esistente al momento; con giochi come GTA abbiamo addirittura creato nuovi generi. E non abbiamo bisogno di testimonial sulla nostra agenda per spiegare quello che facciamo. Ci limitiamo a lavorare con lo stesso team e le stesse persone di talento: e non si tratta di una o due persone, perché tutti in Rockstar danno il loro contributo, e questa è la cosa più importante. Abbiamo avuto successo perché non ci concentriamo sul profitto. A Sam piace dire che i consumatori devono sapere che i videogiochi sono divertenti se vogliamo aspettarci che tirino fuori 50$ per comprarli e per questo mi sono sempre concentrato per creare innanzitutto dei buoni giochi lasciando che i risultati arrivassero di conseguenza. Finché continueremo a creare giochi che per primi vogliamo giocare, siamo convinti che la gente continuerà a comprarli”.


Commenti

  1. ale_CL-25

     
    #1
    Bell'articolo, mi è piaciuto particolarmente :sisi:
  2. falinovix

     
    #2
    Ti ringrazio
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