Migrazioni Digitali

Migrazioni Digitali

Come Internet, la tecnologia e i videogiochi hanno cambiato la mia generazione. Racconti dalla subcultura dei migranti digitali: la generazione nata prima dell'era Internet, ma che vive nel pieno dell'accelerazione tecnologica.
Rubrica

La cultura "invisibile" nel mondo digitale

Come sopravvivere alla smaterializzazione di libri, musica e videogiochi.

di Ivan Fulco, pubblicato il

Se qualcuno mi chiedesse di definire la sensazione che suscita in me la "tecnologia dei contenuti", quella dei nuovi formati digitali, oggi gli risponderei che è un "incantevole furto della fisicità". Ma non è una contraddizione in termini, s'intenda. È solo ciò che accade quando, dopo anni di onesto collezionismo materiale, ti ritrovi in un mondo che sta cambiando, diventando pian piano digitale, e che stravolge forzatamente il tuo rapporto con l'universo fisico. Hai trascorso una vita intera ad acquistare prodotti del buon tempo che fu (libri di carta, dischi di vinile, musicassette a nastro magnetico, cartucce di silicio, fino ad arrivare a modelli variabili di dischi compatti, dischi versatili, dischi a raggio blu, dischi che la morte li colga), poi, d'improvviso, niente è più come prima. E la materia di cui è fatta la cultura inizia a dissolversi in una sequenza di zero e di uno: il libro svanisce nell'EPUB, la musica nell'MP3, il film nell'MKV, il videogioco nella ROM. Quello che era feticcio, diventa codice. E soprattutto, tutto ciò che avevi raccolto in anni di onorata carriera, diventa di colpo obsoleto.

Feticismo: il lussurioso piacere del prodotto materiale, progressivamente cancellato dalla diffusione dei contenuti digitali - Migrazioni Digitali
Feticismo: il lussurioso piacere del prodotto materiale, progressivamente cancellato dalla diffusione dei contenuti digitali

Ora, nessuno mi chiami vigliacco. Da stoico consumista, io ho già affrontato in passato l'inusitata violenza dell'accelerazione tecnologica. È accaduto quando sono passato dal vinile al CD, dal VHS al DVD, dal DVD al Blu-ray, per dirne alcuni. Ogni volta, con un'insensibilità atroce, l'innovazione hi-tech mi ha costretto a ricominciare da capo, resettando la mia religiosa opera di archiviazione. Avevi perfettamente catalogato tutte le tue passioni in ordine alfabetico, impilandole in qualche centinaio di scaffali, quasi a voler riassumere in un colpo d'occhio la tua devozione culturale, poi arriva qualche guru del progresso e spazza via tutto. Una follia! I nuovi formati avranno le loro qualità, non c'è dubbio, eppure non puoi fare a meno di chiederti: è così che si tratta un povero nerd?
Ma non chiamatemi vigliacco, dicevo. Nonostante abbia in passato affrontato prove simili, il sacrificio che mi impone quest'ultimo salto tecnologico è infinitamente più radicale, quasi abramico. Questa volta non vogliono solo che sacrifichi un vecchio formato fisico per adottarne uno nuovo, no! Oggi vogliono spogliarmi di ogni bene materiale, come un novello San Francesco, e chiedermi di recuperare tutto in forma digitale. Libri, musica, film, ciascuno magari archiviato su enormi dischi virtuali che fluttuano sulle nuvole. Tutto intangibile, insapore, inodore. Ma credete che io non abbia un cuore?
Questo mi ha portato presto ad affrontare il primo trauma di tutti coloro che, nati prima dell'epoca digitale, siano oggi migrati in questa nuova dimensione: la perdita del prodotto fisico. Non voglio qui scadere nel neo-romanticismo, sia chiaro, ma solo un dato mi sento di poter rivelare in queste righe: nei tardi anni Ottanta, all'epoca delle console 16 bit, io ero uno di coloro che, dopo una lunga sessione di gioco, spegnevano il proprio Sega Megadrive, estraevano la cartuccia e ne odoravano la base, assaporando la fragranza del silicio caldo. E questo dovrebbe essere sufficiente a inquadrare la dimensione del problema.

Spazio fisico: la pervasiva sensazione di possesso, emozione antica di quando si è sopraffatti fisicamente dai propri beni materiali - Migrazioni Digitali
Spazio fisico: la pervasiva sensazione di possesso, emozione antica di quando si è sopraffatti fisicamente dai propri beni materiali

Da quei giorni, ho passato i polpastrelli sui bordi smussati di parecchi vinili, ascoltato il fruscio delle pagine di innumerevoli libri, scartato il cellophane di ogni genere di confezione da home cinema. Oggi non più. Oggi mi ritrovo al massimo a scorrere elenchi di brani su iTunes, di ebook su Amazon, di videogiochi su Steam. Sono un fervido collezionista del nulla. E spesso mi intristisco.
L'epoca digitale, ad ogni modo, non ha riservato solo lacrime alla mia generazione. In primo luogo, è stato uno scambio eccellente in termini di puro spazio fisico. Più volte, in questi anni, ho osservato i miei mille metri lineari di librerie Billy piangere sotto il peso della carta e della plastica. Oggi, in linea teorica, potrei abbandonare tutta questa materia, liberando spazio fisico in cui la mia anima possa riflettere sull'infinità del cosmo. Ma ovviamente non lo farò. Non lo farò perché sono un consumista praticante iscritto all'albo dei nostalgici, e quindi mai potrei privarmi di un inutile libro marcio acquistato su una bancarella del Kissiricordistan.
Nonostante le promesse, l'epoca digitale non ha invece portato solo vantaggi in termini di qualità tecnica. Negli anni, le mie esperienze audiovisive sono diventate sempre più ad alta fedeltà, per citare Nick Hornby, passando dal formato ottico a quello digitale, dall'SD all'HD, fino a condurmi verso sublimi vette di piacere hi-tech. Poi è giunta l'era del cloud. E la necessità di ottimizzare spazio digitale e banda Internet hanno suggerito l'idea di comprimere i contenuti, strizzandoli e pigiandoli più possibile, perché per streammare un brano o un video o un gioco, signora mia, ci vuole tempo e potenza. Fortuna che non si vive di solo cloud.
Qualità tecnica: il digitale ci ha condotti verso ineguagliate vette di piacere audiovisivo, per poi parzialmente regredire con la nascita del cloud - Migrazioni Digitali
Qualità tecnica: il digitale ci ha condotti verso ineguagliate vette di piacere audiovisivo, per poi parzialmente regredire con la nascita del cloud
Feticismo, spazio fisico e qualità tecnica. Sono questi i valori primari (per un geek sono valori primari, esatto) che l'avvento del digitale ha alterato, cambiando per sempre il mio rapporto con la cultura. Cosa mi ha insegnato tutto questo? Molte cose inutili, devo ammettere, ma una tra le altre: che il contenuto è più importante della forma, e che è possibile liberarsi dalla schiavitù della materia. Da tempo, io ci sto provando con estrema determinazione. E domani, posso dire, sarò un uomo migliore. O almeno credo.


Commenti

  1. Do-You.Frank

     
    #1
    un altro argomento interessantissimo...
    io sinceramente non sono un collezionista, ma anche io sono un nostalgico, e il digitale mi fa sempre più "paura" in questo senso. Però si sa, probabilmente noi nerd del resto siamo quelli che si evolvono più in fretta , e siamo colpiti da una nostalgitite dilagante verso il passato, e nello stesso tempo continuiamo il nostro cammino verso il futuro. Quindi Ahimè, che serà, serà
  2. Sergio Girardi

    #2
    Si ma il supporto è eliminato solo a favore del venditore, noi non solo dobbiamo comprare i titoli digitali, ma anche i supporti per stockarli... ad esempio compro due giochi e la memory su psvita/Xbox etc è già full... ne devo comprare un'altra... 20-30 euro per un supporto che vale 1 centesimo... o devo comprarebun altro hard disk se lo riempio... è falso digitale... risparmi solo spazio in casa
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