Migrazioni Digitali

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Come Internet, la tecnologia e i videogiochi hanno cambiato la mia generazione. Racconti dalla subcultura dei migranti digitali: la generazione nata prima dell'era Internet, ma che vive nel pieno dell'accelerazione tecnologica.
Rubrica

Il consumismo all'epoca dell'e-commerce

Come lo shopping si è evoluto nel passaggio dall'emporio all'e-mporio.

di Ivan Fulco, pubblicato il

Da buon consumista praticante, sempre impegnato a spendere denaro per diventare un uomo migliore, ho un rapporto di amore e odio con l'era di Internet. E in fondo, non potrebbe essere altrimenti. La liturgia dello shopping compulsivo, quell'attività che ci rende tutti uguali (ovvero consumatori) davanti a un'entità superiore (ovvero la merce) è in effetti cambiata radicalmente in questi anni, con l'avvento dell'e-commerce. Nel tempo, il negozio è stato sostituito dallo store, la vetrina dallo schermo, il carrello dall'icona di un carrello. E pian piano siamo passati dalla shopping fisico a quello virtuale. Dall'emporio all'e-mporio.

Tutto questo, come ovvio, ha stravolto la mia esperienza standard d'acquisto. Per quanto mi riguarda, premetto, non sono mai stato un appassionato di centri commerciali reali. Al contrario, trovo quasi insopportabile aggirarsi tra milioni di scaffali in disordine, circondato da altri esseri umani dotati di massa ed esalazioni proprie. In questo senso, preferisco di gran lunga la nuova dimensione dello shopping online: privata, ponderata, rilassante e, soprattutto, priva di superflui contatti personali.

L'epoca digitale, tuttavia, mi ha sottratto alcuni piaceri piuttosto importanti dell'esperienza reale, primo fra tutti l'ancestrale richiamo della fisicità. E no, non è un riferimento sessuale. Quello di cui parlo è il piacere dell'oggetto fisico, la lussuria del contatto, l'orgasmo del polpastrello. Oggi acquisto online prodotti di varia natura che, nella maggior parte dei casi, non ho mai visto, toccato o odorato in vita mia. E purtroppo non è sufficiente studiare milioni di foto in Rete, stuprando Google Immagini per ore, per capire quale impatto sui sensi restituisca un qualunque oggetto del desiderio, che si tratti di una falciatrice a motore, di un kit audio o di un utensile da cucina. L'acquisto perde in questo modo uno dei suoi principali elementi di appagamento, dettato da quello che potremmo definire lo "shopping petting".

Il centro commerciale, tempio del consumismo nella sua forma più primitiva, precedente all'avvento dell'e-commerce. - Migrazioni Digitali
Il centro commerciale, tempio del consumismo nella sua forma più primitiva, precedente all'avvento dell'e-commerce.

Nonostante questo, un vero consumista praticante non può trascurare i milioni di vantaggi introdotti dai megastore virtuali nella sua esistenza. L'epoca dell'e-commerce, da questo punto di vista, ha abbattuto molti limiti geopolitici dell'era precedente, tramutando il pianeta Terra in un unico enorme universo dello shopping online, accessibile da chiunque e da qualsiasi luogo, senza distinzioni di lingua, sesso e religione. Tutti, d'altra parte, siamo uguali di fronte al modulo della carta di credito.

L'enorme possibilità di scelta ha ridefinito anche quella sensazione di trance consumistica che assale chiunque sia impegnato nello shopping compulsivo. Nella realtà del centro commerciale, come noto, il cliente è assalito da una sorta di vertigine sensoriale, generata dal sovraccarico visivo causato da insegne, cartelli, vetrine, luci e colori. In uno store virtuale, al contrario, la vertigine origina oggi dal sovraccarico di dati, presentati sotto forma di immagini, descrizioni, schede tecniche o commenti. Una condizione di overload per la quale il numero di prodotti e variabili supera di gran lunga la nostra capacità cognitiva, inducendo a uno stato simil-confusionale. Ma che per molti, in tutta onestà, rappresenta un ulteriore motivo di fascino.

È vero, l'assoluta dedizione allo shopping digitale può condurre di converso a situazioni paradossali, o comunque disdicevoli, che non si verificavano al tempo del commercio analogico. Può accadere di ordinare prodotti da pochi dollari in negozi dall'altra parte del mondo, magari per risparmiare un paio di euro rispetto al dettagliante locale. Tutto questo senza uscire di casa, ma al costo di una produzione di CO2 fuori parametro per ogni singolo prodotto. Ciononostante, il consumista praticante si concentra in questi casi solo sul risparmio acquisito, puranche di soli cinquanta centesimi, e gongola davanti al suo computer sopraffatto dalla percezione di una superiore scaltrezza commerciale. Inoltre l'ho fatto anch'io, quindi non c'è nulla da ironizzare.

Gli aggregatori di prezzi, come Google Shopping, sono uno strumento per minimizzare il rischio di trance consumistica, riducendo il sovraccarico di dati dello shopping online - Migrazioni Digitali
Gli aggregatori di prezzi, come Google Shopping, sono uno strumento per minimizzare il rischio di trance consumistica, riducendo il sovraccarico di dati dello shopping online

D'altra parte, le forze che regolano l'universo dello shopping online conoscono ormai innumerevoli segreti per superare le (già ridotte) difese dei consumisti professionali. È noto il caso di un celebre megastore Internet, del quale non farò il nome (Amazon), che ha ormai raggiunto ineguagliate vette di seduzione commerciale. Nel caso di questo anonimo sito (Amazon, appunto), il processo di acquisto sta assumendo una forma sempre più fluida. La sua homepage, in primis, si compone dinamicamente a ogni accesso, proponendo schiere di "prodotti suggeriti" basati sulla navigazione del cliente. Il tasto di acquisto, previa registrazione, può essere inoltre coadiuvato da un pulsante "1-Click", per scegliere il prodotto, pagarlo e riceverlo a casa con un solo, traditore clic del mouse.

Il sistema di gestione permette persino di creare le proprie liste dei desideri, nelle quali salvare tutti i prodotti che potrebbero potenzialmente accrescere la propria felicità consumistica. A quel punto, l'utente può inserire la data del proprio compleanno, anniversario o quel che diavolo vuole, poi condividere la propria lista con chiunque, o persino renderla pubblica, così da divulgare un elenco dettagliato che gli amici possano consultare per i propri regali. L'opzione "Non rovinarmi la sorpresa", un piccolo colpo di genio della fintotontaggine internettiana, impedisce persino che un prodotto già regalato da un amico sia cancellato dalla lista (solo un altro utente che tenterà di regalarlo verrà avvisato), in modo che l'ignaro beneficiario non sospetti nulla fino alla ricezione del dono.

A tutto questo si somma un'altra diabolica invenzione di questo anonimo megastore, denominata Amazon Prime. Attraverso questo servizio, del costo di una decina di euro all'anno, il sito azzera le spese di spedizione per ordini di qualsiasi entità. Si arriva in questo modo all'iperbolica possibilità di acquistare un microscopico oggetto da pochi centesimi e di riceverlo a casa, magari proveniente dal Belgio, senza alcuna spesa aggiuntiva. Sul resto del World Wide Shop, come noto, l'acquisto online prevede di concentrarsi anche sulla "spesa ammortativa", ovvero quella cifra minima che permette di ridurre, se non azzerare, le spese di spedizione. Nel caso di questo anonimo store (Amazon, dicevamo), anche questo elemento di resistenza è invece annullato.

Il problema di questa forma di commercio, paradossalmente, è proprio che l'acquisto è diventato troppo semplice. In passato esisteva una liturgia del consumo dettata da decine di forme di attrito: la trasferta in negozio, la valutazione sul posto, il dubbio di poter rintracciare migliori affari in altri luoghi, il rischio di non trovare ciò che si cercava, la necessità di estrarre il portafogli e accomiatarsi da svariati biglietti di banca. Più che un acquisto, un'avventura emozionale. Oggi il rituale dello shopping è invece assolutamente fluido, privo di resistenze, incanalato in un seducente processo di appagamento consumistico. O quasi.

Esiste in realtà un unico limite che ho individuato in questa nuova epoca dell'e-commerce, anche se non tutti la giudicano un'involuzione deleteria: la scomparsa del consulente all'interno del negozio. Gli store virtuali hanno perso la presenza umana, come ovvio, e questo pone un problema: chi è oggi l'esperto a cui affidarsi durante il processo di acquisto? Intendiamoci, molto spesso questi soggetti consacrati a risolvere i problemi del prossimo (i "commessi", come vengono denominati) non sanno molto più di quanto non sia scritto sulla scheda tecnica, eppure a volte riescono effettivamente a sciogliere dubbi che avrebbero richiesto noiose indagini accessorie. Ciò che è più importante, è che tutti hanno un nome, un aspetto e una presenza fisica di riferimento. Tutte condizioni necessarie per elevare l'indice di fiducia o, in caso di malconsigliato acquisto, rivalersi fisicamente sul presunto esperto.

Il sito di Amazon, perfetto esempio dello "shopping fluido", adotta numerose tecniche per ridurre le resistenze del processo di acquisto - Migrazioni Digitali
Il sito di Amazon, perfetto esempio dello "shopping fluido", adotta numerose tecniche per ridurre le resistenze del processo di acquisto

Oggi, al tempo del consumismo virtuale, questo ruolo non esiste più. O meglio, è stato sostituito dalle cosiddette "recensioni degli utenti". Ma quale valore possono avere un paio di righe scritte da un utente sconosciuto di qualche oscura parte del globo? Qualche giorno fa, dialogavo riguardo questo e altri temi con un mio pregiato amico, anch'egli profondamente dedito al consumismo come forma di elevazione spirituale. Come orientarsi nel mercato maledettamente fluido del web, era l'argomento, quando la quantità di prodotti da valutare supera quella computabile da una qualsiasi mente umana? "Io – mi spiegava lui con saggezza – ormai non compro nulla sotto le quattro stelle su cinque". Genio, ho pensato in principio. Ma poi ho riflettuto: a chi ci stiamo affidando, in realtà? "Ma se ci pensi – ho replicato – quelle stelle le mette la stessa gente che ogni giorno leggi nei forum e nei commenti agli articoli. E che, a cuor leggero, reputi generalmente delle emerite teste di ca£$o". "Chiaro – ha convenuto lui – però mediamente funziona". Sì, è vero: mediamente funziona.

Questa ammissione, tuttavia, presuppone che in termini statistici l'umanità tenda verso l'intelligenza. E quindi qualcosa non torna, se è vero che, come noto a chiunque abbia mai dialogato su un forum online, l'umanità su Internet tende alla follia autodistruttiva. Tutto conduce insomma a un apparente paradosso socio-digitale, un precipizio logico dal quale nemmeno Zenone o Epimenide si sarebbero salvati. Ma non è questo il luogo per discuterne. Anche perché nemmeno io ne sono venuto a capo.

Ciò che più importa, in realtà, è che ormai viviamo nell'era dell'e-mporio, e questo rappresenta un'opportunità per chiunque possa realmente definirsi consumista. L'elevazione dello spirito attraverso l'acquisto non è mai stato un processo più elementare, seppure dispendioso, ed è una pratica assolutamente democratica, che non compie discriminazioni di alcun genere. Questa è la nostra occasione per diventare uomini migliori, per acquistare, acquistare e acquistare come se non esistesse un domani. D'altra parte, la società consumistica è regolata da quest'unico principio. E abbiamo visto verso quali vette di civiltà ci ha condotto finora.


Commenti

  1. +gas+

     
    #1
    Oggetto interessante per una discussione, però onestamente l'articolo sembra quell'attimo la pubblicità di Amazon.

    Tralasciando questo aspetto dell'articolo posso dire che secondo me siamo agli albori dell'E-commerce che si svilupperà in maniera mostruosa, compreremo on line anche dal negozio sotto casa.
    Il disocrso dell'e-commerce per via del risparmio anche di pochi euro non lo condivido, secondo me si è spinti verso l'e-commerce soprattutto perchè i canali tradizionali non sono sufficientemente diversificati e specifici, ogni megastore di elettronica vende le stesse indentiche marche e gli stessi identici prodotti, come anche i supermarket di alimentari e le grandi catene di negozi sportivi.
    Il problema è la scelta, quello che funziona nell' E-commerce è che si possono acquistare prodotti estremamente specifici e/o introvabili in negozi tradizionali, questa è la chiave dell'e-commerce, almeno come traino.
    (Ovviamente discorso a parte in caso di musica, games e films, ovvero il digital delivery, ma questo è proprio un altro discorso anche se correlato).

    Il discorso del commesso che sa poco o nulla di quello che vende lascia il tempo che trova onestamente, non è affatto vero, ed è l'unico motivo per cui in futuro esisteranno ancora negozi di tipo tradizionale.

    Altro punto che trovo poco sviluppato è quello del rating e le famose stelle e recensioni degli utenti, in realtà in futuro le generazioni attualmente più giovani, che in effetti utilizzeranno l'E-commerce principalmente, saranno vacciante, ovvero in grado di capire quali siano le recensioni pagate, quali quelle fake, quali quelle attendibili, già oggi gli utenti più abituati all'utlizzo pc-internet sono in grado di valutare un fake in mezzo secondo.
    Oltretutto non è affatto difficile già adesso verificare in rete 100 recensioni di un oggetto valutato da 100 siti diversi sparsi su 4 continenti senza dover necessariamente considerare le recensioni degli utenti del sito di vendita, chiamiamolo Amazon tanto per non far pubblicità.
  2. carjust

     
    #2
    Articolo molto interessante che meriterebbe una rubrica fissa tanto è vasto l'argomento trattato. Peccato solo per l'analisi/esempio del sito anonimo, un po' deprimente.
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