Migrazioni Digitali

Migrazioni Digitali

Come Internet, la tecnologia e i videogiochi hanno cambiato la mia generazione. Racconti dalla subcultura dei migranti digitali: la generazione nata prima dell'era Internet, ma che vive nel pieno dell'accelerazione tecnologica.
Rubrica

Noi, naufraghi nella tempesta dei pirati

Come ho imparato a dominare l'eccesso di intrattenimento, riscoprendo insieme l'amore per il tempo.

di Ivan Fulco, pubblicato il

Chi mi restituirà tutto il tempo che ho perso dietro attività inutili come, per citarne una, scrivere questo articolo? Non fraintendetemi, io amo scrivere articoli (retribuiti, s'intende!): d'altra parte ne ho fatto un lavoro. Ma è proprio questo il punto: si tratta di un lavoro. Ed essendo io un nativo digitale, o quasi, per definizione non ho tempo per dedicarmi al lavoro. O ad altre attività ugualmente inutili.

Tutto nasce da una banale constatazione. In quanto nativi digitali, ovvero persone nate (o cresciute) al tempo di Internet, siamo immersi ogni giorno in una quantità soverchiante di contenuti digitali, quasi totalmente di intrattenimento. Film, musica, libri, fumetti, qualsiasicosa. E in questa tempesta elettronica, in cui tutto è maledettamente affascinante e accessibile, dedicarsi ad attività altrimenti necessarie, come appunto il lavoro, diventa impossibile come resistere al canto delle sirene. Fino a quando, ovviamente, non ci sbatti la testa contro.

Cosa accade quando si ha libero accesso a un intero universo di prodotti digitali, senza l'argine rappresentato dalla barriera economica? - Migrazioni Digitali
Cosa accade quando si ha libero accesso a un intero universo di prodotti digitali, senza l'argine rappresentato dalla barriera economica?

A me è accaduto molto tempo addietro, quando la mia strada ha incrociato quella dei pirati. La storia, per la precisione, inizia un mattino di qualche anno fa, quando vengo contattato da un quotidiano nazionale con un'interessante proposta: occuparmi della loro pagina settimanale sui videogiochi. In sintesi, pubblicare ogni domenica una pagina con alcune recensioni di giochi, completa di foto, schede e stellette d'ordinanza. Tutto molto bello, insomma. Dopo aver accettato, tuttavia, mi ritrovo in una difficile situazione. Come provare ogni mese quasi una ventina di videogiochi? Ma soprattutto, come procurarmi tutto il materiale? Impossibile acquistare, noleggiare o chissacosare questa montagna di software. Impossibile anche affidarmi ai soli distributori, non tutti in grado di inviarmi ogni singolo titolo in tempi adeguati. È così che, dopo varie consultazioni con la mia coscienza (durate in effetti pochi secondi), opto per una soluzione drastica: la pirateria.

Tempo qualche minuto e sono già all'opera. Per iniziare, mi registro su un forum a inviti per la condivisione di file Torrent. Poi acquisto un account premium su un noto servizio di download. Infine, aggiungo ai preferiti del browser quei tre o quattro siti che catalogano tutte le release di warez. Nel frattempo, ovviamente, devo provvedere a modificare illegalmente le mie personali console, ma anche questa è un'operazione che richiede solo qualche telefonata. Tempo qualche ora, insomma, e di colpo divento il prototipo del perfetto pirata. Da quel giorno, tuttavia, la situazione precipita a una velocità folle.

Kim Dotcom: il profeta della "libera condivisione", (presunto) diritto dell'uomo nell'era di Internet - Migrazioni Digitali
Kim Dotcom: il profeta della "libera condivisione", (presunto) diritto dell'uomo nell'era di Internet

Nell'arco di qualche settimana, in primis, il mio tempo per videogiocare viene quasi totalmente assorbito dal "lavoro", ovvero dalla necessità di provare decine di titoli ogni mese. Ma non è solo questo. Dopo aver preso confidenza con le risorse dell'onesto pirata, infatti, un giorno decido di alzare lo sguardo oltre i videogiochi. E inizio a esplorare tutti gli altri contenuti a cui ormai ho libero accesso. Così, spinto dalla curiosità, comincio a inoltrarmi nei pertugi sensuali della pirateria, per ritrovarmi all'istante davanti all'Eden dell'Internauta! Elenchi infiniti di software, film, anime, fumetti, libri, musica, serie TV. In ogni forma e formato, di ogni genere e periodo storico. Tutto maledettamente accessibile in tempo reale e a costo (quasi) zero!

È a quel punto, lo ammetto, che accade quello che non doveva accadere. E forse avventatamente, inizio a sperimentare quell'infinito mondo digitale. Sempre più a fondo. Tutto è nuovo, tutto è bello, tutto vale la pena d'essere provato. Fino a quando, per farla breve, il sistema non implode su sé stesso. Sono trascorsi solo alcuni mesi dall'inizio della mia avventura, ma dopo settimane di download selvaggio raggiungo il punto di rottura. No, impossibile tenere questi ritmi. Impossibile stare dietro a tutto. Così mollo il colpo. Log off! E addio a tutto ciò che non doveva essere espressamente provato per lavoro.

Mega: il luogo dove tutto ricomincia, canto delle sirene degli Internauti - Migrazioni Digitali
Mega: il luogo dove tutto ricomincia, canto delle sirene degli Internauti

Oggi, da pirata che non aveva mai desiderato essere pirata, sono un uomo sconfitto. Ho provato l'ebbrezza di essere direttamente collegato alla cultura mediatica dei miei tempi, di avere accesso a tutti i suoi prodotti, e sono stato schiantato nel processo. Ma fortunatamente, alla fine ho capito le regole. In genere è il denaro che limita l'accesso alle risorse digitali. Ma quando si priva il mercato dei media di questo argine, l'effetto è devastante.

Se un tempo, solo cento anni fa, la vita di molti trascorreva nella ripetizione delle stesse azioni, sfiorati da un flusso di comunicazioni rarefatto, oggi la mole di informazioni, spesso inutili o di scarso interesse, è spaventosa. Ma la quantità travolge, pregiudica la fruizione, e infine distrugge la qualità. L'unica salvezza, in questo senso, è la selezione.

Da tempo sostengo che, nel mondo reale, non si impari effettivamente a nuotare. Tutti da principio sanno rimanere a galla. È la paura, successivamente, a distinguere chi affoga da chi sopravvive. Nel mondo digitale funziona allo stesso modo. Per rimanere con gli occhi fuori dall'acqua, e guardare ciò che offrono cielo e mare, serve autocontrollo. Per scegliere cosa fare e dove andare. Ora lo so. E magari, digitalmente parlando, oggi sono un uomo migliore.


Commenti

  1. Marcymaru

     
    #1
    Complimenti, bell'articolo davvero. Purtroppo però il processo selettivo, indicato come unica salvezza, spesso richiede un investimento di tempo pari (se non superiore) a quello che si impiegherebbe per la fruizione vera e propria dei contenuti digitali.
  2. Sav29

     
    #2
    Ottimo articolo complimenti,e soprattutto fa riflettere.
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