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Datasheet
- Produttore
- Electronic Arts
- Sviluppatore
- Danger Close
- Genere
- Sparatutto
- Data di uscita
- 23/10/2012
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Forze speciali in azione
I soldati più forti per le missioni più difficili
Lo showcase organizzato a Londra da Electronic Arts ha mostrato una gamma di titoli piuttosto ampia, con un ruolo preponderante ricoperto dagli shooter bellici. Oltre a Close Quarters, espansione di Battlefield 3 per gli amanti dei piccoli spazi e a Crysis 3 (per il quale dovremo attendere l’anno prossimo) abbiamo potuto vedere anche Warfighter, ultimo nato in casa Medal of Honor.
TRUPPE DI TUTTO IL MONDO
La prima parte della presentazione a cui abbiamo assistito è stata dedicata ad una rapida introduzione a Warfighter, in cui sono stati ribaditi alcuni concetti alla base del nuovo episodio della saga di Medal of Honor. Senza fornire precise indicazioni riguardanti la trama, Rich Farrelly (senior creative director del gioco) ha sottolineato come l’avventura sarà incentrata su eventi realmente accaduti negli ultimi anni, collegati da un filo conduttore fittizio che potremo scoprire solamente completando ogni singola missione. Inoltre, per la prima volta nella serie, i soldati sotto il nostro controllo apparterranno a forze armate specializzate provenienti da ogni parte del mondo. Saranno infatti disponibili dodici corpi speciali di diverse nazioni (statunitensi, canadesi, britannici, svedesi, norvegesi, tedeschi, australiani…), ognuno caratterizzato da leggere differenze e peculiarità. Oltre a fornire alcuni interessanti spunti sia per quanto riguarda lo sviluppo della trama che per la possibilità di inserire elementi esclusivi per ogni team, la scelta di ampliare la gamma di forze speciali disponibili punta, stando alle parole di Rick Farrelly, anche a favorire l’immedesimazione nei protagonisti offrendo la chance di vestire i panni di un proprio connazionale (ovviamente per gli abitanti delle nazioni rappresentate nel gioco) impegnato in una missione di pace. Proprio a proposito delle truppe disponibili, l’unica informazione relativa alla modalità multigiocatore (la presentazione è stata dedicata esclusivamente al single player) riguarda la decisione di contrapporre i dodici team presenti dando vita a una sorta di sfida “buoni contro buoni”.

SALVARE GLI OSTAGGI
La sequenza di gioco a cui abbiamo assistito era ambientata nelle Filippine ed era incentrata sul salvataggio di un gruppo di ostaggi rapiti da un’organizzazione criminale. L’area di gioco, una enorme villa parzialmente sommersa dall’acqua in seguito a un uragano, è stata teatro di scontri a fuoco che sembrano riproporre in maniera piuttosto fedeli le caratteristiche tipiche della serie. Dopo una serie di combattimenti che si sono susseguiti in maniera frenetica, con nemici pronti a sbucare da ogni angolo, c’è stato spazio per un minimo di strategia una volta giunti al cospetto di una porta dietro la quale si celavano gli ostaggi da salvare. Prima di entrare in azione è stato infatti possibile scegliere se agire in maniera diretta, aprendo la porta e lanciandosi subito all’attacco con il mitragliatore spianato oppure utilizzare una granata flashbang per accecare temporaneamente il nemico e coglierlo di sorpresa. Scelta la prima opzione ed eliminati tutti i terroristi presenti in una sequenza al rallentatore, la missione ci ha visti abbandonare la terra ferma per spostarci lungo un fiume, dove a bordo di una barca ci siamo lanciati in una folle fuga per raggiungere il punto di incontro designato con gli elicotteri di salvataggio.
In questa breve sequenza il nostro personaggio svolgeva il compito di “cannoniere” e le meccaniche di gioco erano quelle del tipico sparatutto su rotaie, in cui gli spostamenti erano gestiti automaticamente dalla cpu e l’unica nostra preoccupazione era quella di eliminare il maggior numero di nemici possibile.

ALL’ASSALTO
Pur avendo visto solamente una piccolissima porzione di quanto avrà da offrire Medal of Honor Warfighter, l’impressione ricavata da questa presentazione è piuttosto positiva. Se la sequenza nelle Filippine è esemplificativa di quanto ci troveremo di fronte nella versione definitiva, allora avremo tra le mani uno shooter dalla struttura di gioco solida, piuttosto tradizionale nei controlli e decisamente accattivante dal punto di vista grafico. Resta ancora da capire quanto sarà effettivamente corposa la modalità single player e quali saranno le opzioni a disposizione per il multigiocatore, ma considerando che mancano ancora diversi mesi all’uscita del gioco (prevista, ricordiamo, per il 23 ottobre) avremo modo e tempo di approfondire anche questi aspetti.
