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Rubrica

SimphonicVania – Parte 1

Venticinque anni di Castlevania in musica.

di Piero Ciccioli, pubblicato il

Nei suoi venticinque anni di storia, scanditi dalla pubblicazione di oltre trenta titoli diversi, la serie Castlevania (nota in Giappone come Akumajou Dracula) ha segnato in maniera indelebile non solo il mondo dei videogiochi, ma anche una fetta dell’immaginario collettivo, influenzando i settori mediali più disparati. Questo tipo d’impatto è stato particolarmente significativo nel Sol Levante, dove il franchise Konami ha sdoganato nell’ambito della cultura pop nipponica alcuni lineamenti estetici e sonori propri della storia e del folklore europei, contribuendo a ispirare filoni musicali e finanche stili di abbigliamento. Per esempio, il particolare design grafico dei giochi, caratterizzato da una miscela flamboyant di elementi vittoriani, gotici e orrorifici, si è rivelato un input determinante per lo sbocciare di mode come il ‘Gothic Elegant’. Al contempo, l’originale approccio utilizzato per gli accompagnamenti musicali, capace d’ibridare electropop e musica da camera settecentesca, ha gettato le basi concettuali su cui si sono poi sviluppate alcune derivazioni Goth del J-Rock e del J-Pop. Del resto, la componente sonora ha rivestito da sempre un ruolo di primo piano nell’universo Castlevania, amalgamandosi con la controparte visiva per connotare profondamente la serie.

Le OST dei tre episodi a 8-bit sono raccolte in un’unica compilation intitolata Akumajou Dracula Famicom Best e distribuita da King Records nel 1990     - MVG
Le OST dei tre episodi a 8-bit sono raccolte in un’unica compilation intitolata Akumajou Dracula Famicom Best e distribuita da King Records nel 1990

LA REGINA DEI VAMPIRI
Castlevania esordisce nel 1986, seguendo, in linea di massima, la poetica del Ghosts’n Goblins di Capcom (1985). Il concept di base, infatti, è quello di un platform caratterizzato da un’ambientazione a metà strada tra il fantasy e l’horror, carica di elementi iconografici di stampo europeo, rivisitati, però, attraverso uno stile rappresentativo di tipo nipponico. Queste scelte stimolano gli sviluppatori a studiare un accompagnamento musicale ricercato, goticheggiante, coerente con l’immaginario evocato dall’impianto estetico. Sembrerebbe che tale obiettivo possa essere raggiunto solo attraverso una sensibilità femminile, giacché, analogamente a quanto accaduto per Ghosts’n Goblins, pure il sound design di Castlevania viene affidato a una compositrice, nella fattispecie Kinuyo Yamashita, qui al suo debutto.

In una recente intervista, Yamashita ha raccontato con ironia le difficoltà nel realizzare le musiche di Castlevania per NES: “i dati per la musica erano in formato esadecimale, essendo un’appassionata di matematica, ho provato un gran numero di combinazioni al fine di produrre suoni soddisfacenti”  - MVG
In una recente intervista, Yamashita ha raccontato con ironia le difficoltà nel realizzare le musiche di Castlevania per NES: “i dati per la musica erano in formato esadecimale, essendo un’appassionata di matematica, ho provato un gran numero di combinazioni al fine di produrre suoni soddisfacenti”

Il compito di Yamashita è più arduo rispetto quello della sua collega in Capcom, in quanto l’artista si trova a dover lavorare entro i limiti tecnici di NES, cercando di costruire brani orecchiabili e al contempo pervasi di richiami a varie espressioni della musica classica occidentale, dalla sinfonia alla sonata da chiesa. Poiché l’8-bit Nintendo non è in grado riprodurre synth assai articolati, la compositrice assembla le note in modo da donare loro una sorta di effetto ‘emozionale’, evocando, nel complesso, un suono analogo a quello di vari strumenti orchestrali. Così, l’incipit di “Poison Mind” ricorda un allegro suonato per clavicembalo, mentre il ritornello di “Heart of Fire” sembra il presto di una toccata per organo. Yamashita alterna queste composizioni a brani dal sapore decisamente più pop, come “Vampire Killer”, che diventerà in un certo senso la ‘sigla’ della serie, giacché verrà ripreso e riarrangiato in svariati sequel del gioco.

Contemporaneamente agli episodi per NES, Castlevania fa una fugace apparizione anche nel panorama arcade, con una versione coin-op, nota in Occidente come Haunted Castle. La colonna sonora del gioco contiene versioni più articolate dei brani a 8-bit, come “Bloody Tears” - MVG
Contemporaneamente agli episodi per NES, Castlevania fa una fugace apparizione anche nel panorama arcade, con una versione coin-op, nota in Occidente come Haunted Castle. La colonna sonora del gioco contiene versioni più articolate dei brani a 8-bit, come “Bloody Tears”

MUSIC TO PLAY IN THE DARK
Per Castlevania II: Simon’s Quest (1987), Yamashita viene affiancata dal Konami Kukeiha Club, ossia dallo storico collettivo di sound designer interni alla softco nipponica, già responsabile della componente sonora di titoli come Gradius (1985) e Yie Ar Kung-Fu (1985). Si tratta di una scelta dettata dalla complessità strutturale del gioco, che inspessisce l’ossatura platform del prequel con componenti esplorative ed elementi RPG, introducendo anche un originale sistema di alternanza dinamica dei cicli giorno-notte. Tutto ciò richiede una colonna sonora eclettica, in grado di sottolineare opportunamente i vari momenti dell’azione. Così, le cupe progressioni di “Monster Dance” s’inseriscono durante le parentesi notturne, tagliando le melodie baroccheggianti di “The Silence of Daylight”, che si ascoltano, invece, durante le fasi di giorno. L’approccio di Yamashita continua, comunque, a farsi sentire con brani come “Bloody Tears”, che spreme le potenzialità sonore di NES, regalando l’illusione di ascoltare un rondò per pianoforte e violini.

Oltre al Konami Kukeiha Club, c’è il semiomonimo Kukeiha Club, che è una band dedita a riarrangiare i brani dei giochi Konami per poi suonarli live. I due gruppi hanno lavorato insieme per gli album Kukeiha Club & Konami Kukeiha Club Best Vol. 1 e Vol.2     - MVG
Oltre al Konami Kukeiha Club, c’è il semiomonimo Kukeiha Club, che è una band dedita a riarrangiare i brani dei giochi Konami per poi suonarli live. I due gruppi hanno lavorato insieme per gli album Kukeiha Club & Konami Kukeiha Club Best Vol. 1 e Vol.2

La trilogia per l’8-bit Nintendo si chiude con Castlevania III: Dracula’s Curse (1989), che, sotto il profilo musicale, consolida la tradizione della serie tramite brani come “Clockwork”, “Evergreen” o “Aquarius”, capaci di esaltare ancor più le contaminazioni con la musica classica del XVIII e XIX Secolo. Questo approccio arriva a influenzare anche la struttura stessa della soundtrack, attraverso composizioni che assumono una funzione quasi operistica, come “Overture” e “Prelude”. Ormai maturo e ben delineato nella sua personalità, il sound design di Castlevania è pronto per il salto verso i sistemi a 16-bit.


Commenti

  1. Bruno Carfì

    #1
    Poison Mind è ancora la suoneria del mio cellulare e Castlevania(insieme a Mike Tyson's Punch-Out!) è ancora il motivo per cui ho il NES attaccato fisso al televisore!!
  2. tonypiz

     
    #2
    Maledetto Piero, sono andato ad ascoltarmi Vampire Killer, perché al momento non me la ricordavo.
    Adesso ce l'avrò in testa fino all'anno prossimo. [agita il pugno]
  3. Sol_Badguy

     
    #3
    @ Bruno
    Poison Mind è una delle musiche preferite di Castlevania anche per me, insieme a Wood Carving Partita di Castlevania SOTN (il pezzo che si ascolta nello stage della libreria). E, sì, sono d'accordo sul fatto che la trilogia per NES sia invecchiata molto bene. Soprattutto, credo abbia degli elementi seminali mica da ridere, come i vari personaggi spalla di Dracula's Curse, ognuno con diverse abilità legate a delle classi in stile RPG (un po' à la Magic Sword di Capcom), che in un qualche modo anticipano concetti modernissimi, quali le pedine di Dragon's Dogma :).

    @Tony
    Non è colpa mia, è che è una di quelle musichette che ti entrano in testa e non escono più :D! Del resto, c'è chi ci è rimasto sotto anche peggio, come lui ->(che poi, seriamente, ha fatto un bell'arrangiamento soprattuto con la rivistazione del finale)
  4. tonypiz

     
    #4
    Tra Branduardi e Rondò Veneziano, direi. :)
  5. mailus

     
    #5
    Questa è una delle mie preferite :)
  6. neonblu

     
    #6
    È sempre bello che si parli delle musiche di Akumajou Dracula
    e per questo faccio i complimenti all'autore dell'articolo.
    Detto questo, vorrei però far notare la presenza di molte inesattezze e imprecisioni.

    Yamashita Kinuyo non fu compositrice unica di tutte le tracce del primo Dracula
    a condividere il lavoro con lei c'era Terashima Satoe che scrisse, giusto per citarne solo un paio, Vampire Killer e Stalker...

    Yamashita Kinuyo non compose nulla per "Simon's Quest".
    fu sollevata dall'incarico e spostata su altri progetti secondo logiche ignote, a noi, e soprattutto a lei.
    E Bloody Tears, logicamente, non è un suo brano.

    Bloody Tears è l'unica traccia di Haunted Castle proveniente dagli episodi Nes
    le altre sono tutte inedite, al contrario di quello che fa intendere l'articolo

    Riguardo a Konami Kukeiha Club:
    distinguere fra la Yamashita e Konami Kukeia Club non è corretto
    perché essa stessa faceva parte del gruppo, come tutta la miriade di musicisti passati per gli studi Konami in quel periodo (a parte casi isolati, ma lei di certo non era uno di questi)
    Oggi conosciamo il suo nome ma solo dopo che di recente ha deciso di renderlo pubblico grazie alle diverse politiche di Konami (fino a pochi anni fa avevamo per le mani solamente il famigerato "James Banana" che compariva nello staff roll).

    È inesatto anche tipo di distinzione che si fa fra Konami Kukeiha Club e Kukeiha Club
    I gruppi hanno per forza di cose lavorato assieme visto che si trattava delle medesime persone.
    La differenza è che il primo era tecnicamente il team che si occupava delle colonne sonore dei giochi, mentre il secondo è la band (formata da musicisti del primo gruppo) dedita allo sviluppo di progetti discografici originali ed indipendenti dai giochi.
    Probabilmente chi ha scritto l'articolo si è fatto confondere dai titoli di alcune raccolte che contengono materiale dei due progetti.

    Ci sarebbero altri dettagli interessanti da dire riguardo a questi titoli
    ma non voglio annoiare ne infastidire nessuno
    Forse però si sarebbe potuta dedicare qualche riga in più a CVIII, vista la quantità e la qualità musicale presente su quella cart ;)
    Spero che le note sopra possano essere utili a migliorare la qualità degli articoli futuri.

    Saluti
  7. neonblu

     
    #7
    edit
  8. Sol_Badguy

     
    #8
    Grazie per il tuo prezioso feedback Neonblu :) ! È talvolta difficile reperire informazioni attendibili e dettagliate su titoli così vintage e i tuoi appunti mi hanno aiutato a trovare fonti più approfondite.

    Nel pezzo, volevo mettere in luce l’apporto creativo di Kinuyo (che in questo caso è comunque preponderante) e non avevo trovato una fonte ufficiale che citasse i credit specifici per ogni singolo brano della versione NES, sono risalito alle informazioni da un’altra intervista alla compositrice (apparsa su The Legacy Music Hour) in cui lei li ha rivelati ufficialmente e, sì, hai ragione. Idem per Simon’s Quest, il credit ufficiale è Konami Kukeiha Club, ma in quel caso fu inspiegabilmente estromessa dal team, come spiega in un’altra intervista ancora, apparsa su Square Enix Music Online. Rettifico il testo ASAP ;) .

    La didascalia di Haunted Castle è effettivamente un po’ ambigua.

    I restanti rilievi, invece, non sono molto esatti.

    La distinzione formale tra i compositori dei primi due episodi è corretta, deriva dal fatto che la OST di Simon’s Quest è creditata a Konami Kukeiha Club, mentre quella di Casltevania no, resta semplicemente a nome di James Banana (pseudonimo della Kinuyo) con la Terashima uncredited, peraltro.

    Anche distinzione tra Konami Kukeiha Club e Kukeiha Club è corretta. Indipendentemente dalla presenza di Furukawa in entrambi i progetti, si tratta di due entità distinte. Kukeiha Club contava anche membri esterni al Konami Kukeiha Club ed era principalmente dedita al riarrangiamento e alle esibizioni live di pezzi relativi ai giochi Konami, come nel caso di Kukeiha Club pro-fusion: Salamander. I brani originali erano la parte minore della loro produzione e non quella per cui erano noti in Giappone.

    Conto di rivederti per la seconda parte della retrospettiva e non farti problemi, non infastidisci nessuno :) .
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