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Rubrica

Cantami, o Diva…

Il videogioco vivrà di voce propria.

di Piero Ciccioli, pubblicato il

Chi ha confidenza con la scena anime nipponica degli anni ’80 non farà fatica a ricordare come la figura delle ‘idol virtuali’ fosse un’icona ricorrente nell’animazione fantascientifica dell’epoca. Si tratta di vere e proprie cantanti pop generate da programmi computerizzati che annoverano tra le loro esponenti più famose la Eve Tokimatsuri della serie di lungometraggi Megazone 23. Ma se Eve era solo frutto delle fantasie tecnofobe del Giappone di quegli anni (i brani cantati dal personaggio erano di fatto interpretati da idol in carne e ossa, come Kumi Miyasato o Saki Takaoka), lo stesso non si può dire di Hatsune Miku, l’applicativo che si presenta come la prima cantante virtuale tout court. Già dal nome, traducibile come ‘Prima Voce del Futuro’, si capisce quali siano le ambizioni di questa sorta di ibrido tra un software e una creatura elettronica.

La nascita di una stella virtuale

Miku nasce nel 31 agosto del 2007, come primo applicativo per il sintetizzatore computerizzato Vocaloid2, prodotto da Yamaha e capace di offrire, dopo aver semplicemente inserito un testo da far leggere al programma, una straordinaria flessibilità interpretativa da parte della voce virtuale. Nel caso di Miku, la base vocale digitalizzata è quella della doppiatrice giapponese di anime Saki Fujita. Tale scelta è stata fatta pensando che l’uso principale del software sarebbe stato la generazione automatica di cantato per brani J-Pop amatoriali. In effetti, subito dopo la messa in commercio dell’applicativo, il canale nipponico di video sharing Nico Nico Douga è stato letteralmente invaso da videoclip musicali indipendenti realizzati attraverso Miku, alcuni seriosi e semiprofessionali, altri leggeri e parodistici, come quello che vede la idol cantare la Levan Polkka con voce distorta.
Nel corso degli ultimi anni, però, Miku è diventata un vero e proprio personaggio, oltrepassando la sua natura di mero software, per raggiungere quella quasi umana di testimonial. Caratterizzata come una ragazza con due lunghe code di capelli verdi e un futuristico vestito in latex, la idol ha fatto la sua apparizione quale ‘ospite d’onore’ in vari anime e manga, sino ad approdare al mondo dei videogiochi, costituendo uno dei personaggi giocabili nell’RPG Tales of Graces per Wii. Ma questo è stato solo il primo passo di quella che si prospetta essere una massiccia invasione a trecentosessanta gradi di Miku nell’ambito dell’intrattenimento elettronico.

Miku lascerà Solid Snake senza parole

Miku sta lentamente ma inesorabilmente permeando il panorama videoludico giapponese, sia in qualità di personaggio che come applicativo. In tal senso, un esempio significativo è il gioco per PSP Hatsune Miku: Project DIVA, commercializzato da Sega nel luglio scorso.
Il titolo si presenta come un classico rhythm game, in cui si deve andare a tempo con varie canzoni interpretate da Miku, premendo in maniera tempestiva i tasti corrispondenti ai simboli che appaiono su schermo. Il successo del gioco in Giappone ha aperto la strada al debutto discografico dell’artista virtuale, avvenuto subito dopo con il CD Project Diva: Original Song Collection, che racchiude le tracce audio della controparte videoludica.
A questo sono seguiti il primo album di ‘inediti’, intitolato Hatsune Miku 1st Album, e il Vocaloid Re:Package, contenente le reinterpretazioni fatte dalla idol di vari brani di artisti provenienti dalla scena musicale nipponica contemporanea. L’operazione, nel suo complesso, ha definitivamente consacrato Miku come cantante virtuale e, al contempo, ha mostrato le capacità della tecnologia Vocaloid al mondo del videogioco.
I risultati non si sono fatti attendere, dato che recentemente Famitsu ha comunicato l’avvenuta integrazione del sintetizzatore Yamaha nello sviluppo di Metal Gear Solid: Peace Walker, gioco appartenente a una serie dove i dialoghi parlati sono messi tutt’altro che in secondo piano. I prodotti di tale scelta sono ancora tutti da valutare, ma se l’industria videoludica dovesse abbracciare la filosofia delle voci virtuali, considerati anche i vantaggi a livello di costi e tempi di lavorazione che questo sistema offre, si prospetterebbero momenti duri per i doppiatori tradizionali e i vari alter ego digitali potrebbero così perdere quel poco di ‘umanità’ che ancora li caratterizza.


Commenti

  1. |Sole|

     
    #1
    Nuovo numero di MVG - Musica & Videogiochi.

    Chissà, nel caso di certi adattamenti nostrani, forse forse il software tanto peggio non potrà fare... :)
  2. XESIRROM

     
    #2
    ma spero proprio di no, già il mio sogno di diventare doppiatore potrebbe rimanere solo un sogno, se ci si affidasse solo al vocaloid allora diverrebbe incubo. cmq pensavo che miku fosse prodotto dalla sony, che ignorante. sarà che non m'è mai piaciuta l'idea di idol virtuale, preferisco un corpo fisico che magari non toccherò mai, ma che mi ricorda quanto dovrò lottare per farlo in caso, con un qualcosa di virtuale rimarrei proprio a terra ahah! cmq la tecnologia del vocaloid è boh, forse per me, normalissima.
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