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Rubrica

Il Canto del Goblin

Le musiche del Villaggio Demoniaco.

di Piero Ciccioli, pubblicato il

Durante la seconda metà degli anni Ottanta, l’immaginario giapponese legato ai videogiochi viene rivoluzionato dalla rivisitazione in chiave nipponica del genere fantasy occidentale, con particolare riferimento a quello associato agli RPG elettronici. Il successo ottenuto dalle localizzazioni per home computer giapponesi (quali NEC PC-9801 o MSX) dei giochi di ruolo statunitensi Wizardry di Sir-Tech e Ultima di Origin, infatti, innesca la diffusione nella cultura pop del Sol Levante di personaggi e creature provenienti dal mitologema fantastico d’oltreoceano. Tale impatto si risolve nella pubblicazione di titoli che rielaborano attraverso il particolare stile grafico nipponico soggetti come orchi, draghi, cavalieri e altre figure caratteristiche del fantasy tradizionale. Tra questi prodotti spicca il coin-op Makaimura (titolo traducibile come "il villaggio del mondo dei demoni" e noto in Occidente come Ghosts ‘n Goblins), un platform game realizzato da Capcom nel 1985, che sdogana la neonata declinazione giapponese del genere fantastico nel magmatico ambito degli arcade center.
Se la rappresentazione in formato super-deformed di guerrieri in armatura, principesse e gargoyle risulta piuttosto immediata per gli sviluppatori Capcom, non si rivela altrettanto semplice la realizzazione di una colonna sonora capace di evocare l’immaginario occidentale di riferimento. Oltre a sposarsi con gli scorci medievaleggianti che fanno da teatro alla vicenda, le musiche debbono anche tener conto del ritmo sostenuto dell’azione e di quegli aspetti liminali all’horror, come zombie e fantasmi, introdotti nel gioco.

Le tre donne che le suonarono a ghoul e fantasmi

La sfida di creare la OST di Makaimura viene raccolta da Ayako Mori, giovane musicista di Capcom, alla sua prima esperienza come lead composer. Sorprendentemente, Mori riesce a realizzare uno score in grado di mescolare melodie pseudo-bardiche, ominose progressioni armoniche e ritmi incrociati, producendo un’alchimia capace di sottolineare i differenti aspetti del gioco. Per esempio, il brano Graveyard Stage, che fa da sfondo al primo livello, cattura lo spirito fantasy di Makaimura attraverso una melodia dal sapore quasi gotico, che si dipana da un clavicembalo sintetizzato. Essa, al contempo, tradisce lugubri progressioni, le quali vanno in risonanza con gli aspetti più macabri dell’estetica e pennellano un’atmosfera opprimente, capace di suggerire un senso di minaccia costante, coerente con il gameplay sincopato. Le componenti maggiormente inquietanti della OST sono esacerbate dalle tracce pensate per i boss di fine livello, come VS Asteroth, caratterizzata da ritmi incrociati e da uno sviluppo imprevedibile, che ben trasmettono la pressante tensione dell’azione. Questa formula si arricchisce di sfumature epiche durante VS Satan Asteroth, che sottolinea il combattimento finale attraverso incursioni d’organo digitale.
Nel 1998 è la volta di Dai Makaimura (Ghouls ‘n Ghosts in Occidente), seguito di Makaimura, dove la composizione della colonna sonora passa nelle mani di Tamayo Kawamoto, altra talentuosa autrice Capcom, particolarmente devota al world-beat e al downtempo. L’artista raccoglie il testimone di Mori aprendo la OST con The Execution Place, un riarrangiamento di Graveryard Stage, dai synth più morbidi e cadenzati. Le restanti tracce, però, si sviluppano in maniera originale, come Village of Decay, una frivola melodia flautata, che ricorda le ballate dei menestrelli medioevali, o The Crystal Forest, in cui xilofoni minimalisti riverberano in un’atmosfera liquida e sognante. Si tratta di performance dove le finalità sonore di natura videoludica si sposano con la genuina espressione del gusto personale di Kawamoto, che può essere apprezzato nell’attuale progetto musicale della compositrice, battezzato Betta Flash (ascoltare per credere).
La terza iterazione del franchise vede la luce nel 1991 come esclusiva per Super NES e prende il nome di Chou Makaimura (Super Ghouls ‘n Ghosts in Occidente). Anche questa volta, le musiche sono realizzate da una mano femminile, nello specifico, quella di Mari Yamaguchi. L’artista porta la filosofia sonora di Makaimura verso le sponde del riarrangiamento in chiave orchestrale, partendo con una versione dell’ormai iconica Graveyard Stage, sostenuta da tamburi e violini, nonché titillata da briosi guizzi metallici di triangoli. I brani dalle partiture originali seguono il medesimo approccio, spaziando da Graveyard of Ships’ una melodia per oboe e ottoni, impreziosita da un frizzante contrappunto per archi, a Forest of Ice, che si muove tra flauti eterei e impetuose percussioni.
Le composizioni realizzate dalle tre creative Capcom per gli altrettanti capitoli di Makaimura hanno creato una massa critica tale da fare testo, connotando permanentemente lo stile musicale della serie. Difatti, tutti i titoli del brand prodotti successivamente si rifanno a quanto creato da Mori, Kawamato e Yamaguchi. Un esempio è Goku Makaimura per PlayStation Portable (Ultimate Ghosts ‘n Goblins in Occidente), dove i due compositori Masaya Tsunemoto e Kazuhiro Kotani realizzano una OST costituita da un vero e proprio potpourri di citazioni sonore, che omaggia le tre creative. In parole povere, la musica di Makaimura è nata donna e donna, ancora oggi, rimane.


Commenti

  1. Magallo

     
    #1
    Bell'approfondimento!
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