Genere
Sportivo
Lingua
Manuale in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
58,90 euro
Data di uscita
14/12/2003

NBA Jam

NBA Jam Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Sportivo
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
14/12/2003
Lingua
Manuale in Italiano
Giocatori
4
Prezzo
58,90 euro

Lati Positivi

  • Semplice e immediato
  • Azioni spettacolari
  • Decisamente longevo

Lati Negativi

  • Realizzazione tecnica modesta
  • Intelligenza artificiale mal bilanciata
  • Meccanica di gioco alla lunga ripetitiva

Hardware

Per giocare a NBA Jam servono una PlayStation 2 PAL, una Memory Card e un pad. Il gioco supporta il MultiTap fino a quattro giocatori. Non sono previste le opzioni 60 hz, widescreen, Dolby Surround.

Multiplayer

NBA Jam permette sfide in multiplayer fino a quattro giocatori tramite MultiTap. Non è prevista alcuna modalità online.

Link

Recensione

NBA Jam

A.A.A cercasi nostalgico dei primi anni '90 per posizione di rilievo in notissima franchigia NBA, attuale o del passato. Sono richiesti buona prestanza fisica, grandi doti di elevazione e predisposizione al lavoro sporco in piccoli gruppi. Sono altresì requisiti apprezzati cinismo, coordinazione occhio-mano da pilota di caccia e tendenza a infiammarsi per nulla. Astenersi amanti del balletto e degli sport simulativi.

di Alberto Cavalli, pubblicato il

L'ondata nostalgica che ha recentemente investito il mondo dei videogiochi non accenna a diminuire. Tra i grandi classici del passato che hanno beneficiato di una rivisitazione poligonale ufficiale possiamo annoverare numerosi esempi, più o meno riusciti, quali Rygar, Shinobi, Defender o Spy Hunter, mentre altri hanno trovato il loro erede naturale in produzioni più recenti, come Burnout per Out Run o NBA Street per NBA Jam. Sia Sega, sia Acclaim non si sono fatte attendere troppo, pronte a riappropriarsi della preziosa dote usurpata, rispettivamente, da Criterion ed EA Sports BIG. Se OutRun 2 è appena apparso nelle sale gioco giapponesi, e un suo debutto sui sitemi casalinghi è avvolto da un inusuale riserbo, Acclaim ha bruciato le tappe e ha portato il seguito del glorioso NBA Jam direttamente su PS2, facendo parzialmente tesoro del percorso tracciato da NBA Street per rinfrescare una meccanica di gioco che avrebbe viceversa risentito senza appello del peso degli anni.

AMARCORD

Per tutti coloro che non hanno giocato al glorioso predecessore (né, è bene sottolinearlo, a NBA Street 1&2), è utile precisare che il nome NBA Jam è immediatamente associabile a un distillato di purissima pallacanestro arcade. Due squadre NBA, ciascuna composta da due giocatori selezionabili da una rosa più ampia, si affrontano in un match senza esclusione di colpi (letteralmente), con giocate ben oltre il limite della fisica e del fair-play. Tiri da tre in svitamento cadendo all'indietro, schiacciate impossibili, stoppate stratosferiche, scarichi ciechi e cambi di mano al volo sono l'ossatura di un gameplay che negli anni '90 ha vissuto innumerevoli incarnazioni, prima nelle sale gioco e successivamente sulla maggior parte dei sistemi casalinghi (e non), dal Jaguar alla PSone, passando per Megadrive, GameBoy e quant'altro. Con l'avvento della generazione attuale di console EA Sports BIG ha portato NBA Street su PlayStation 2, un titolo che riprendeva la filosofia originale di NBA Jam aggiungendo un terzo giocatore al duo originario, ed espandeva notevolmente la meccanica di gioco introducendo un sistema di concatenamento di finte, controfinte e schiacciate che permetteva di accumulare punti, utili per l'esecuzione del cosiddetto "gamebreaker", un tiro che poteva ribaltare le sorti della partita. Acclaim ha in parte assimilato le innovazioni apportate dal titolo EA Sports BIG, e in parte le ha rifiutate, rimanendo fedele alla formula originale.

TIZIO, CAIO E SEMPRONIO

Uno degli aspetti mutuati da NBA Street riguarda l'introduzione di un terzo giocatore, che sposta i termini del confronto da due contro due a tre contro tre. Anche il "gamebreaker", o almeno una sua variante, fa la sua apparizione in NBA Jam: si tratta del cosiddetto "Hot Spot", una zona del campo che, a seguito della pressione di un tasto, si illuminerà lungo l'arco dei tre punti permettendo al giocatore di trasformare qualsiasi tiro scoccato da quella posizione in un'iperbolica quanto (quasi) inarrestabile schiacciata, che lo ricompenserà dapprima con 3 punti, poi con 4, 5, e così via. La condizione necessaria per innescare l'Hot Spot è il riempimento di un'apposita barra, operazione effettuabile tramite l'esecuzione di schiacciate spettacolari o, meglio ancora, di una serie di alley-oop (passaggi effettuati ben al di sopra del livello del canestro), specie se concatenati tra loro. In altre parole, tramite l'apposito tasto è possibile far sì che un giocatore controllato dalla CPU spicchi un balzo prodigioso in direzione del canestro. Servito con tempismo, questi convertirà il passaggio in una schiacciata al volo. Ripetendo l'operazione varie volte, sarà possibile (difesa avversaria permettendo) eseguire numerosi passaggi al volo consecutivi, aumentando esponenzialmente il valore della schiacciata non tanto in termini di punteggio, quanto di riempimento della barra Hot Spot. A conti fatti, l'Hot Spot rappresenta quindi lo strumento di offesa principale del gioco, in quanto ogni canestro così realizzato varrà un numero sempre maggiore di punti. Viene così meno l'efficacia del tiro da tre punti, che storicamente rappresentava invece uno dei capisaldi della serie, decisamente efficace in termini di punteggio, ma dal modesto contributo circa il riempimento della sopraccitata barra.
Immutata rispetto al passato è invece l'impossibilità di selezionare il tipo di schiacciata effettuata, che dipende in parte dalle condizioni di gioco, e in parte dall'umore della CPU. Una delle schiacciate più remunerative, che consiste nel far rimbalzare la palla contro il tabellone prima di ribadire a canestro, si attiva solo se nessun avversario si frappone tra voi e l'agognata meta. Questo da un lato affranca il giocatore dalla pressione simultanea di un imprecisato numero di tasti per la realizzazione delle varie acrobazie aeree, ma nel contempo riduce drasticamente lo spettro di opzioni a sua disposizione, sacrificando tutto sull'altare dell'immediatezza.
In seguito alla realizzazione di tre canestri consecutivi ad opera del medesimo cestista, senza che la striscia venga interrotta da una marcatura avversaria, il nostro alter ego andrà "On Fire". In quella che potremmo definire una specie di trance agonistica sotto steroidi verremo avvolti dalle fiamme, e tutte le nostre abilità saranno enormemente amplificate, oltre a non soffrire di alcuna limitazione relativa all'uso del turbo, né di alcuna sanzione legata all'interferenza a canestro. Andare On Fire, sebbene abbastanza difficile a causa dell'ottima guardia della CPU, è certamente il modo migliore per scavare un sensibile solco in termini di punteggio tra noi e i nostri rivali, destinato tuttavia a ridursi rapidamente (almeno contro la CPU) una volta subito un canestro avversario e alla conseguente perdita dei nostri superpoteri, a causa della natura arcade del titolo che, per garantire sfide sempre emozionanti, premia la squadra in netto svantaggio incrementandone sensibilmente le percentuali al tiro, la velocità e la resistenza.

IL RITORNO DEI MORTI VIVENTI

Se la semplicità del titolo permette a chiunque di padroneggiare i comandi fin dalla prima partita, con altrettanta rapidità vi renderete conto dei limiti di NBA Jam. In primis, l'introduzione del terzo giocatore, unitamente a una scelta di telecamere abbastanza infelice, rende confusionario e dispersivo un gameplay che, nelle meccaniche di base, non si discosta da quello del predecessore. Questo è principalmente dovuto al netto divario di aggressività manifestato dai nostri compagni rispetto ai ferocissimi atleti virtuali controllati dalla CPU, che sia in difesa, sia in attacco sembrano delle autentiche macchine da guerra intente a massacrare stuoli di inermi civili (ovvero noi). Se l'NBA Jam originale prevedeva che noi controllassimo un singolo giocatore, lasciando all'Intelligenza Artificiale il compito di controllare l'altro, in questa più recente incarnazione cotanta scelta si rivela ben presto suicida, in quanto i nostri compagni di squadra saranno facile preda delle orde nemiche. Fortunatamente il gioco ci permette di selezionare una modalità che prevede lo switch automatico del controllo sul portatore di palla, ma questo risolve la situazione solo in parte: grazie all'apposita mossa riusciremo spesso a liberarci della marcatura di un avversario, salvo ritrovarci rapidamente raddoppiati e privi della possibilità di scaricare la palla, poiché i nostri compagni saranno stesi a terra doloranti in seguito alle percosse ricevute. Anche la lotta sotto i tabelloni vedrà gli atleti controllati dalla CPU prevalere facilmente su di noi, per non parlare degli altri due giocatori, troppo impegnati a fungere da punching-ball per preoccuparsi di fornire un contributo alla causa del rimbalzo. Ancora più sconcertante risulta la facilità con cui gli avversari riusciranno a segnare canestri, anche molto elaborati, a dispetto dei nostri tentativi di difesa, per nulla coadiuvati, per l'ennesima volta, dagli altri membri della squadra.
Lo sbilanciamento verso l'Hot Spot limita notevolmente le nostre scelte offensive, riducendo le partire in una forsennata corsa all'alley-oop, relegando il tiro da tre punti (per non parlare della marcatura ordinaria) a una soluzione di extrema ratio. Nelle sfide tra due giocatori i problemi legati allo strapotere della CPU sono meno evidenti, ma di converso aumenta esponenzialmente il senso di confusione a causa della limitatezza delle opzioni a disposizione, che rappresenta il rovescio della medaglia dell'immediatezza dell'azione.

SNEAKERS AND AFROS

Dal punto di vista estetico NBA Jam si assesta su un livello di assoluta mediocrità: i giocatori sono discretamente realizzati ma, contando che il motore grafico deve muoverne solo sei, sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di più. La somiglianza con le controparti reali è alquanto blanda, limitandosi a riprodurne a grandi linee il fenotipo: i giocatori biondi sono biondi, quelli calvi sono calvi, quelli alti sono alti, e così via, rendendo l'identificazione alquanto complessa in assenza dell'indicazione del nome. Neanche le arene virtuali brillano in quanto a caratterizzazione, seppur senza deludere eccessivamente. Il pubblico, ordinatamente seduto e animato dignitosamente, è realizzato tramite modelli poligonali nelle prime file, salvo trasformarsi in texture bidimensionali mano a mano che saliamo lungo le gradinate. L'assenza del selettore a 60 Hz ha un pesante impatto sulla velocità complessiva del gioco, che nella versione PAL perde la frenesia a cui si fa ampio riferimento nelle recensioni dei nostri colleghi d'oltreoceano. Mancano inoltre il supporto per i televisori a 16:9 e per gli impianti Home Theatre, anche sotto forma di Dolby Pro-Logic. Ciononostante gli effetti sonori sono buoni, come pure il commento (in inglese, come purtroppo tutto il gioco) che si avvale delle roboanti affermazioni dello speaker storico della serie. La longevità del titolo, a parte le ovvie considerazioni legate alle sfide in multiplayer, è decisamente elevata, prevedendo due diverse competizioni. L'una ci vedrà incrociare i guantoni (è il caso di dirlo) con tutti i team attuali della lega professionistica americana, l'altra ci impegnerà in una serie di sfide con selezioni dei più grandi giocatori del passato, raggruppati per periodi storici ben definiti. Una volta sconfitti, potremo arruolare i vari Malone, Bird, Russel, O'Neal, Chamberlain, Bryant, Magic, etc. nel nostro team, con la sola assenza di His Airness, ancora una volta allergico all'apparizione in forma digitale. Infine, i punti accumulati dopo ogni vittoria potranno essere investiti nella creazione di un proprio giocatore, che sarà possibile personalizzare (seppur a costi esorbitanti) nell'estremo dettaglio, dal colore dei polsini alla forma dell'acconciatura, fino al modello di scarpe calzato. Al commento le considerazioni conclusive.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
NBA Jam torna dal passato riproponendo una formula solida e immediata, che però non è rimasta al passo coi tempi, soprattutto a causa della concorrenza da parte di altri titoli analoghi. Prendere in mano il pad e divertirsi è istantaneo, ma la profondità del gioco è decisamente bassa. Alcune scelte di design limitano ulteriormente il divertimento, soprattutto per quanto riguarda l'implementazione dell'intelligenza artificiale. Tuttavia, anche se a nostro parere esistono sul mercato alternative che risultano indubbiamente più complete rispetto a NBA Jam, la sua estrema semplicità vi permetterà di affrontare il gioco spensieratamente, magari alleandovi senza problemi con un vostro amico alle prime armi col pad. In definitiva, l'acquisto del gioco è sconsigliato esplicitamente solo a coloro i quali attendono con ansia la prossima incarnazione di NBA Street e del suo complesso sistema di trick e combo. Per tutti gli altri, NBA Jam può rappresentare una valida alternativa disimpegnata. Il re è morto, viva il re.