Next Level

Next Level

Next Level è l'angolo che Videogame.it dedica alle riflessioni, agli approfondimenti, alle opinioni e alle "sbroccate telematiche" di Lorenzo Antonelli. Questa rubrica ospiterà disquisizioni videoludiche trasversali e approfondite... qualunque cosa questo voglia dire. Oppure, semplicemente, delle boiate pazzesche. Serve dire che "non necessariamente le opinioni di Lorenzo Antonelli coincidono con quelle di Videogame.it?". Beh, forse sì.
Rubrica

My name is Fotone

Il karma negativo di un pessimo videogiocatore.

di Lorenzo Antonelli, pubblicato il

"Avete presente quel tipo di videogiocatore che fa una bastardata dopo l'altra e a un certo punto si meraviglia che la sua vita virtuale fa schifo? Bene, quello ero io. Ogni volta che mi capitava qualcosa di buono, un videogioco cattivo era in agguato dietro l'angolo. È il karma: ecco perché ho deciso di cambiare. Ho fatto una lista di tutte le mie cattive azioni e da allora cerco di rimediare agli errori che ho commesso; mi sto solo sforzando di essere un videogiocatore migliore. Il mio nome? Fotone!"

EPISODIO PILOTA

Avete presente quel tipo di soggetto che si incontra facilmente in qualunque sgangherato negozio di videogiochi di qualunque sperduta cittadina italiana? Quella sottospecie di sfigato che alle dieci di mattina compra una limited edition, un Gratta e Vinci e il DS XL marrone? Uno di quelli con cui non vorreste mai trovarvi in fila, insomma. Bene, quello sono io, e se solo per una volta vi fermaste a guardare oltre le apparenze, per capire che tipo di persona sono realmente al di là di tutti gli stereotipi e i pregiudizi, beh… perdereste solo il vostro tempo, perché io sono esattamente quello che sembro: un videogiocatore della peggior specie. Le mie giornate scorrevano più o meno così, versando Sprite dentro a un Dreamcast acceso o ciondolando giù al GameShop vicino casa per deridere i clienti più casual e disinformati. Ero un vero bastardo patentato, consigliavo loro i titoli peggiori e a chi mi domandava il significato del PEGI, beh, rispondevo che quello era il numero massimo di giocatori. "Mi dia retta, Dead Space è il prodotto ideale per intrattenere un bambino di sette anni. Suo figlio potrà addirittura giocarci con diciassette amici…".
Alle ragazzine che speravano ancora nel miracolo di Wii Fit suggerivo una più efficace liposuzione e agli anziani in cerca dello sfigmomanometro di Iwata dicevo "Ehi, ma perché non provi Rez?!!". Se poi veniva a trovarmi un amico affetto da motion sickness lo costringevo a giocare a wipEout e Mirror's Edge contemporaneamente, per ore e ore, fino a vederlo stramazzare a terra in preda a spasmi, convulsioni e Afro Samurai, come un buffo Slurper sul tappeto buono. Trascorrere intere giornate a congegnare i Mii di N'Gai Croal, Hitler e Matteo Bittanti, del resto, era solo un modo come un altro per ingannare il tempo e scongiurare la noia. Si può dire che vivevo una vita normale, come tutte le altre, senza particolari sorprese, almeno fino al mese scorso, quando la più sfacciata delle fortune mi sorrise inaspettatamente.

Vincere centomila euro al Gratta e Vinci, infatti, mi aveva aperto le porte verso gli eccessi.
Mi abbandonai al lusso videoludico più incontenibile e sfrenato, acquistando qualsiasi novità in triplice copia: Bayonetta solo per vederla ancheggiare come una vera porcella mentre sussurrava "Do you wanna touch me?" (poi il gioco neppure lo finii), Dante's Inferno per il gusto blasfemo di sparare triadi di croci luminescenti giù negli inferi (poi il gioco purtroppo lo finii) e la Pandora's Box di God of War III per spegnerci le sigarette dentro, che a dire il vero del gioco non me ne importava un granché. In fondo Kratos sembrava manipolato col pongo e gli spavaldi dei dell'Olimpo, ancor più telegenici degli X-Men della Marvel, si pavoneggiavano con pose plastiche e acconciature del tutto inappropriate per delle divinità. Possedevo tutto il videoludico creato, insomma, ma mentirei se dicessi che ero felice: quella che all'inizio poteva apparire una travolgente e incontenibile passione da nerd, infatti, stava gradualmente mutando in pulsione sterile e malsana, ovvero nell'ossessione per l'accumulo di videogiochi fine a sé stesso e perciò incapace di restituirmi vero appagamento ludico.
Per me non esisteva più hype, ma solo gelida bramosia: avevo l'entusiasmo atrofizzato e il tasso di divertimento sottozero, quando mi beccai persino una dannata infiammazione ai pollici opponibili (evidentemente indeboliti dalla smodata mole di Quick Time Event che avevo sbrigato negli ultimi tempi). Tutto quel denaro e tutti quei videogiochi, in pratica, stavano diventando un problema fin troppo grosso e pericoloso, che di lì a poco avrebbe senz'altro potuto uccidermi.

Decisi quindi che era giunto il momento di dare un taglio, per una drastica svolta di lifestyle. Pensai che staccare la spina videoludica per un po’ potesse essere proprio quello di cui avevo più bisogno. Nel frattempo mi sarei tenuto occupato in ben altro modo, magari sposando la causa di un intrattenimento sino ad allora inusitato, assolutamente innovativo, ancor più coinvolgente e reale rispetto a un vuoto mondo finzionale. Cercavo qualcosa che sapesse discostarsi dai soliti schemi ludici e rimettesse ogni cosa in discussione, per un miglior approccio alle cose belle della vita. La soluzione giunse durante un malinconico giorno di pioggia: Heavy Rain, il nuovo crossover mediatico di Quantic Dream, era il medium più azzecato, il perfetto mix tra un vorticoso giro di centrifuga emotiva e una placida fruizione passiva a sgranocchiare biscottini salati come davanti a un film. Era quanto di meglio potesse esserci per uno nelle mie condizioni e certamente non si trattava di un videogioco! La cosa funzionò alla grande e avvenne addirittura l'impensabile, perchè trovai la chiave della felicità nelle parole dell'integerrimo Scott Shelby, bestione metodico e uomo assai premuroso: "La fortuna dipende da noi: tu fai una buona azione e qualcosa di buono ti accadrà, ne fai una cattiva e ti si ritorcerà contro. È il karma!". L'insospettabile omaccione cercava di dirmi che, seppur con qualche mignolo in meno e l'intera mia prole annegata nei tombini, solo con le buone azioni avrei ottenuto una vita migliore. Fu proprio quando l'intricata trama narrativa architettata da David Cage mi stava privando di qualsiasi interfaccia di gioco e di tutti gli affetti a me più cari che compresi a fondo il vero significato del karma. Ecco perché ho deciso di cambiare: ho fatto una lista di tutte le mie cattive azioni e ora cerco di rimediare agli errori che ho commesso; mi sto solo sforzando di essere un videogiocatore migliore, uno come DoctorGeo.
Il mio nome? Fotone!


Commenti

  1. _LordByron_

     
    #1
    Applausi!
  2. maraichux

     
    #2
    Molto interessante, ma volevo solo porgere un mio punto di vista: Con 100.000 euro al grattino mi sarei preso una 370z! :D

  3. Dr. Manhattan

     
    #3
    "Hey, Crab Man!
    "Hey, Fotone!
  4. Magallo

     
    #4
    Applausi a scena aperta per la citazione a piene mani da My ame is Earl un telefilm FANTASTICO!
  5. Matteo Camisasca

     
    #5
    ma LOL!
  6. Myau

     
    #6
    ...e certamente non si trattava di un videogioco!


    ...ihihihi... :asd:

    Mai visto My Name is Earl.

    Ma condivido in pieno la didascalia all'immagine di Toca.
  7. Baustalla

     
    #7
    Fotone ha scritto:
    l'intera mia prole annegata nei tombini 
       Iper LOL! :lol:
    :clap:
  8. utente_deiscritto_19106

     
    #8
    Bellissimo...attendo con impazienza il prossimo
  9. linopacoloco82

     
    #9
    tra le buone azioni da poter fare ci sarebbe quella di donare una parte dei soldi a chi sta messo malino (me) :rolleyes:
Commenta

Per scrivere su Videogame.it devi essere registrato!