Genere
Sparatutto
Lingua
Italiano
PEGI
18+
Prezzo
€ 46,99
Data di uscita
8/10/2009

Operation Flashpoint: Dragon Rising

Operation Flashpoint: Dragon Rising Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Codemasters
Sviluppatore
Codemasters
Genere
Sparatutto
PEGI
18+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
8/10/2009
Data di uscita americana
6/10/2009
Lingua
Italiano
Giocatori
32
Prezzo
€ 46,99

Lati Positivi

  • Mappa di gioco vastissima
  • Grande realismo di gioco
  • Modalità cooperativa avvincente
  • Sotto certi punti di vista è una vera e propria simulazione bellica
  • Buona varietà di armi e mezzi da pilotare
  • Comparto grafico più che sufficiente

Lati Negativi

  • Certe scelte di gameplay sono discutibili
  • Comandare i compagni è piuttosto scomodo
  • Ambientazioni un po' ripetitive
  • Difficoltà a tratti frustrante
  • Tutorial insufficiente

Hardware

Per giocare a Operation Flashpoint: Dragon Rising si consigliano un processore Dual Core a 2,4 GHz, 1 GB di RAM (2 se in ambiente Vista) e una scheda grafica con almeno 512 MB di RAM (GeForce 8800 GT o equivalente). Nel nostro caso, con i dettagli al massimo e alla risoluzione di 1920x1200 pixel, abbiamo ottenuto un frame-rate di circa 35 fps con processore Intel Core 2 Quad Q6600, 4 GB di RAM e una GeForce 8800 GTX con 768 MB di RAM.


DINOXPC CORNER I ragazzi di DinoXPC hanno analizzato il gioco su diverse configurazioni. Cliccate qui per raggiungere l'articolo completo di una serie di screenshot comparativi!

Multiplayer

Possiamo affrontare le missioni della Campagna in singolo in modalità cooperativa fino a quattro giocatori, mentre per chi ama la competizione sono disponibili le modalità Annientamento e Infiltrazione fino a un massimo di 32 giocatori (16 vs 16); in entrambi i casi si può giocare online dopo essersi registrati gratuitamente o tramite LAN.

Link

Recensione

Nome in codice Skira

Operation Flashpoint si rinnova e sfida ArmA 2.

di Francesco Destri, pubblicato il

Un seguito realizzato ben otto anni dopo il primo episodio è qualcosa di estremamente raro nel mercato di oggi, ma quando ci sono di mezzo espansioni, add-on e una brusca frattura tra produttore e sviluppatore non ci si deve stupire più di tanto. Nel caso specifico Operation Flashpoint: Cold War Crisis, uno dei migliori sparatutto tattici di inizi 2000, era stato realizzato da Bohemia Interactive Studio e prodotto da Codemasters, ma dopo il divorzio tra le due case, i due add-on (Red Hammer e Resistance) e il porting per Xbox Operation Flashpoint: Elite si sono perse le tracce di questo eccellente simulatore di guerra. Il team ceco si è infatti dedicato anima e corpo a un’altra serie non dissimile come ArmA, mentre Codemasters ha deciso solo lo scorso anno di riprendere in mando Operation Flashpoint e di realizzarne un seguito, che approda sui nostri scaffali proprio poco dopo ArmaA 2 e che, rispetto al precedente episodio, è disponibile anche per console (Xbox 360 e PlayStation 3).

L'ISOLA DELLA DISCORDIA

La natura multipiattaforma del gioco equivale per alcuni a un handicap più che a un pregio, anche perché il pubblico "pciista" più esigente in fatto di realismo non vede mai di buon occhio l'avvicinamento alle console, colpevoli secondo alcuni di spostare il gameplay su lidi molto più arcade e vicini ai gusti dei casual-gamer. In realtà Operation Flashpoint: Dragon Rising non ha subito alcuno spostamento verso il basso né rispetto al primo capitolo, né per la condivisione con le due console HD, rimanendo in tutto e per tutto uno sparatutto simulativo che per realismo, vastità dell’ambiente di gioco e spessore tattico non ha quasi nulla da invidiare a un diretto concorrente come ArmA 2.
Chi insomma si aspettava un ammorbidimento in stile più arcade e fracassone può dormire sonni tranquilli e tuffarsi nelle undici missioni di gioco interamente ambientate sull'isola di Skira. Questo piccolo pezzettino di terra vicino alle coste settentrionali del Giappone è reclamato dalla Cina per antichi diritti dopo la scoperta di ricchi giacimenti petroliferi, ma ora l'isola è ufficialmente parte del territorio russo e lo scontro tra queste due potenze potrebbe avere conseguenze facilmente immaginabili per l'equilibrio geopolitico mondiale; a questo punto entriamo in scena noi a capo di una squadra delle forze speciali dell'esercito americano e in soli cinque giorni dobbiamo risolvere la delicata situazione liberando l'isola dalla presenza delle truppe cinesi. Né il nostro alter ego né tanto meno i nostri compagni sono caratterizzati da alcun background "umano" e questo, seppur discutibile, fa subito capire l'approccio essenziale del gioco, per nulla interessato a sviluppi narrativi o all'immedesimazione con i personaggi (tutto il contrario di un Brothers in Arms insomma) ma incentrato unicamente sul combattimento simulativo.

MEGLIO SOLI O ACCOMPAGNATI?

Lo stesso inizio del gioco, a differenza di quanto visto in ArmA 2, manca di un vero e proprio tutorial e nel nostro caso, senza nemmeno un manuale di gioco da cui attingere informazioni (il codice recensibile ne era privo), i primi passi sull'isola sono stati a dir poco traumatici. Non ci riferiamo tanto ai controlli principali come movimento, fuoco, selezione arma e postura (in piedi, chinato, sdraiato), né tanto meno all'assenza di un comando per sporgersi da angoli e pareti (mancanza davvero imperdonabile) o di un sistema di copertura. Il vero problema del gioco è dato infatti dal menu di comando della nostra squadra, organizzato come una ruota a più strati di una scomodità più unica che rara, tale da farci perdere la voglia di impartire comandi se non i più semplici ed elementari per il genere come seguirci, curare i feriti, fuoco a volontà o di copertura.
Se infatti i nostri tre alleati sono determinanti come potenza di fuoco, prendersi "cura" di ognuno di loro si è dimostrato un compito davvero ingrato e frustrante, un po' per la difficoltà di individuare i punti dove spostarli visto che saremo costretti quasi sempre a muoverci a pancia in giù con una scarsa visibilità, un po' perché bastano quei semplici ordini citati prima per assicurarci una protezione adeguata. A essere sinceri, già alla seconda missione non abbiamo sentito la necessità di ricorrere allo scomodo menu tattico, affidandoci invece alla mappa generale e arrangiandoci spesso da soli (soprattutto in caso di morte dei nostri compagni). Così facendo si allungano notevolmente i tempi di gioco, ma si è ricompensati con parecchie soddisfazioni e a nostro avviso solo sfruttando la modalità cooperativa si può davvero apprezzare lo spirito di squadra che si richiede in giochi di questo tipo.

TUTTI PAZZI PER IL REALISMO

Uno degli aspetti più intriganti del gioco è la vastità dell'isola a nostra disposizione (circa 220 Km quadrati), ma questo fattore si è rivelato un'arma a doppio taglio. Un simile approccio free-roaming, esaltato anche dalla discreta varietà di mezzi a disposizione (elicotteri, tank, jeep, motoscafi), aiuta certamente ad affrontare il nemico dalla direzione più adatta allo scopo, studiando movimenti e tattiche in modo assolutamente libero e creativo, senza contare la sensazione di realismo che si può respirare in un ambiente così esteso e praticamente privo di ostacoli geomorfologici impossibili da superare.
Dall'altro lato però l'isola offre davvero pochi elementi di interesse, propone paesaggi e una vegetazione quasi sempre identici e soprattutto costringe a sorbirsi minuti e minuti di spostamenti a piedi quando nelle vicinanze non troviamo veicoli da guidare; a tal proposito dobbiamo rimarcare un sistema di guida piuttosto scomodo e molto limitato quando siamo noi al volante (strano per un ottimo creatore di racing-game come Codemasters), mentre quando sediamo accanto al guidatore e gli indichiamo il punto verso cui muoversi non sempre otteniamo il risultato voluto in tempi rapidi.
Il realismo che si respira in un simile ambiente è comunque notevole e anche altri elementi contribuiscono a tale sensazione; la mira di precisione è più stabile da sdraiati, percorrendo un tratto in salita la nostra velocità cala, ogni singola arma è stata studiata con i suoi veri pregi e difetti e anche il sistema di danni, basato su un progressivo dissanguamento e sulle conseguenze pratiche in caso di arti compromessi, è un tocco di classe non da poco e alla fine possiamo sorvolare sul fatto che basta un'iniezione del medico di squadra per sistemarci in pochi secondi una gamba o un braccio colpiti.

EMOZIONI COOPERATIVE

Giocare a Operation Flashpoint: Dragon Rising è insomma una continua alternanza di buone intuizioni e di elementi a volte deludenti, altre volte frustranti. Si pensi per esempio ai classici game over per un colpo sparato da un nemico invisibile da centinaia di metri o al sistema di salvataggio a checkpoint e non libero, quasi un "suicidio" se pensiamo alla lentezza con cui si prosegue nelle missioni e all'accurata pianificazione di ogni movimento vanificata poi da un attacco improvviso e mortale, come ad esempio le raffiche di un elicottero da cinquanta metri d'altezza da cui non possiamo difenderci in alcun modo.
Gioie e dolori di ogni simulatore militare "serio" che però qui, soprattutto nell'esperienza di gioco in singolo, possono davvero pesare come macigni per chi non mastica il genere con una certa competenza e pazienza. Per fortuna Codemasters non si è dimenticata del multiplayer e, come è ormai tradizione per gli sparatutto a sfondo militare, non manca una modalità cooperativa a quattro giocatori con cui intraprendere le missioni della Campagna in singolo; a dire il vero abbiamo incontrato parecchie difficoltà di collegamento e di lag, ma quando il tutto funzionava decentemente ci siamo trovati di fronte un titolo ben più interessante e meglio equilibrato, con l'unico limite di una distanza massima tra i nostri compagni che non possiamo superare pena la fine immediata della partita.
Sono presenti anche due modalità competitive che poco aggiungono al tutto e che, con mappe molto meno vaste rispetto al gioco in singolo, sono risultate un po' deludenti se pensiamo all'eccellente caratterizzazione multiplayer promessa da un titolo simile. Come realizzazione tecnica Operation Flashpoint: Dragon Rising non fa certo gridare al miracolo; notevole la distanza percepita e convincenti gli effetti volumetrici del fumo, ma molte texture sono davvero pessime e la distruttibilità dell'ambiente è ridotta davvero al minimo a tutto discapito del realismo bellico. Eccellente invece il sonoro, non tanto per il doppiaggio italiano (comunque dignitoso), quanto più per gli effetti ambientali, per la cura riposta nei "rumori" delle armi e per l'ottima colonna sonora.

DINOXPC CORNER

I colleghi di DinoXPC hanno organizzato una batteria di test dedicati a Operation Flashpoint: Dragon Rising, completo di una pagina dedicata agli screenshot del gioco. Potete raggiungere l'articolo cliccando qui.

Voto 3 stelle su 5
Voto dei lettori
Operation Flashpoint: Dragon Rising non è né un capolavoro né la risposta meno "buggata" e più accessibile ad ArmA 2, ma rimane una simulazione bellica indubbiamente valida e sufficientemente profonda per chi cerca realismo, tattica, gioco di squadra e libertà di azione e movimento in stile free-roaming. Purtroppo Codemasters non propone ambienti di gioco particolarmente intriganti e, tra il sistema di salvataggio, la ruota dei comandi e l'assenza di alcuni comandi-chiave nel genere, i difetti non mancano e limitano non poco l'esperienza di gioco in singolo. Fortunatamente interviene la modalità cooperativa a migliorare le cose, ma nel complesso il gioco è ancora un po' immaturo per ambire a un posto di primissimo piano tra gli shooter tattci, senza comunque nulla togliere a pregi indiscutibili di Operation Flashpoint: Dragon Rising come la varietà di armi e mezzi e la vastità dell'area di gioco.

Commenti

  1. thesnake

     
    #1
    recensione indubbiamente giusta e ben equilibrata. concordo.
  2. lele74

     
    #2
    nn era difficile recensionare un gioco purtroppo mediocre rispetto alle aspettative iniziali...^_^
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