Genere
Sparatutto
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Prezzo
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Data di uscita
ND

Overwatch

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Datasheet

Produttore
Blizzard Entertainment
Sviluppatore
Blizzard Entertainment
Genere
Sparatutto
Recensione

Un nuovo modo di intendere gli fps online

Combattimenti a squadre nel nuovo titolo Blizzard

di Daniele Di Benedetto, pubblicato il

Mischiare, molto spesso, fa bene. Lo sa bene la Blizzard che con Overwatch ha creato un qualcosa di “nuovo” e fresco nel panorama videoludico, tutto grazie alla commistione di generi e di alcune caratteristiche che tanto sono in voga in questi ultimi anni. Con il media videogioco che, in certi ambiti, sembra più guidato dalle mode del momento, tanti sono stati i cambiamenti (positivi e negativi) che abbiamo vissuto in questi anni in questo campo. Quando Overwatch venne mostrato al BlizzCon 2014 in tanti iniziarono a pensare che non si sarebbe trattato “solo” di un comune fps. La conferma avvenne qualche tempo dopo, con quel trailer che narrava le gesta di un gruppo di eroi con una qualità tecnico-artistica che lasciava davvero senza parole, con un livello superiore addirittura ad alcune produzioni cinematografiche. Anche se tutte le varie attività collaterali del nuovo titolo Blizzard sono sicuramente degne di plauso non dimentichiamo però che noi siamo videogiocatori a cui piace giocare e, a dispetto di tutte le critiche che si possono fare, Overwatch è “semplicemente” tanto divertente.

Il gioco di squadra è uno degli elementi cardine di Overwatch. Disporre di un team equilibrato è il punto di partenza fondamentale per avere speranze di vittoria - Overwatch
Il gioco di squadra è uno degli elementi cardine di Overwatch. Disporre di un team equilibrato è il punto di partenza fondamentale per avere speranze di vittoria

Easy to play, hard to master

È un campo affollato quello degli fps online a squadre, ma l’offerta proposta dal team dei ragazzi californiani esula un po’ dai classici schemi a cui siamo abituati e non merita, almeno secondo me, un paragone così stretto con alcuni esponenti del genere. Se proprio dovessi azzardare un confronto direi che si tratta delle rivisitazione moderna di Team Fortress 2, con cui però il neonato di casa Blizzard condivide solo alcuni elementi come le classi e poco altro.
Spiegare le basi del gioco è abbastanza facile proprio perché Blizzard ha cercato di semplificare al massimo tutta la struttura portante di Overwatch, mantenendo fede alla classica filosofia che è presente in (quasi) ogni suo titolo, e cioè la possibilità di usufruirne a diversi livelli, in base alla voglia e al tempo che gli si vuole dedicare. In una delle 12 mappe a nostra disposizione, curatissime all’inverosimile tanto che si vede che erano state pensate per il famoso Project Titan che non ha poi visto la luce, dovremo, insieme a altri 5 compagni, affrontare la squadra avversaria in un 6 vs 6 in quattro modalità diverse. In Conquista, gli attaccanti dovranno conquistare un obiettivo mentre i difensori cercano di contrastarli in ogni modo per far sì che il punto non venga preso prima dello scadere del tempo; nella modalità Controllo invece una delle due squadre dovrà attaccare e mantenere sotto il proprio dominio un punto caldo della mappa, la prima fazione che vince due round vince la partita; in Trasporto dovremo come attaccanti scortare un carico fino ad un determinato checkpoint prima dello scadere del tempo, cercando di evitare le difese dell’altra squadra; in Conquista/Trasporto ci sarà invece un mix delle precedenti modalità nella quale dovremo conquistare un punto per sbloccare la scorta.
Se la cosa finisse così saremo davanti al classico fps online che abbiamo giocato in tutte le salse. La differenza sta infatti nei 21 personaggi selezionabili a nostra disposizione, ognuno completamente diverso dall’altro e con uno stile di gioco che varia nonostante i ruoli ben definiti che possono avere. Ogni personaggio è dotato di alcune abilità attive e passive uniche caratteristiche del genere MOBA (Massive Online Battle Arena, per capirci più facilmente come DoTA 2 o League of Legends) che, se utilizzate insieme a quelle di altri eroi, possono dare vita a delle sinergie decisamente profonde: anche il fatto di poter cambiare il proprio alter ego nel corso della partita aggiunge un fattore strategico molto forte, e permette di giocare di “counter” in base alla composizione del team avversario.

Qualcosa mi dice che è meglio tenersi alla larga da questo enorme dragone rosso... - Overwatch
Qualcosa mi dice che è meglio tenersi alla larga da questo enorme dragone rosso...
Facendo un esempio pratico e prendendo una mappa come quella di Dorado (in modalita Trasporto quindi) se davanti a noi ci dovessimo trovare una squadra che deve difendere i checkpoint formata da una cecchina, un nano (svedese!) che ha la possibilità di costruire una torretta e quindi controllare in maniera efficace un ingresso al punto caldo (perchè sì, ci sono diversi modi di aggirare ed arrivare all’obiettivo), un “tank” e un curatore sarà nostra premura dover scegliere un personaggio che ha le qualità di poter passare dietro le linee nemiche e abbattere le difese come una Tracer, che ha la possibilità di accellerare talmente velocemente per tre volte di fila tanto da teletrasportarsi, e quindi rendersi imprendibile, e di tornare indietro nel tempo recuperando anche la vita persa fino ad allora, oppure un Genji con la sua abilità di arrampicarsi sui muri più alti per raggiungere i cecchini appostati o poter riflettere i colpi a lui indirizzati con la katana. La composizione del team, in base alle mappe, risulta quindi davvero importante per assicurarsi la vittoria del match e sicuramente un gruppo di persone organizzata in chat vocale (presente e davvero ben funzionate nel gioco stesso) riuscirà a rispondere in maniera più veloce alle diverse strategie avversarie.


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