Genere
ND
Lingua
ND
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
20/11/2000

Pentium 4

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Datasheet

Produttore
Intel
Data di uscita
20/11/2000

Hardware

Il vario hardware provato è stato costituito dalla scheda madre Intel D925XCV basata su chipset i 925X e dalla ASUS P5GD2 Premium basata su chipset i915P, 2 moduli di memoria Micron DDR2 533 da 512 MB l'uno, 2 Hard disk Maxtor Maxline III da 250 GB, CPU Pentium 4 3,4 GHz Extreme Edition e Pentium 4 3,6 GHz "Prescott" per Socket LGA775 e scheda video ATI Radeon X600XT PCI Express. Come software per le prove si è adottato ovviamente Windows XP Professional, con Service Pack 1.

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Speciale

Le nuove piattaforme - Intel e l'high end

Tantissime sono le novità in casa Intel presentate negli ultimi mesi e che sicuramente diverranno protagoniste da qui alla fine dell'anno: un nuovo socket, nuovi chipset con funzionalità sempre più complete ed interessanti sia per l'ufficio che per la casa, nuove memorie, un nuovo bus. Andiamo ad analizzare le nuove tecnologie e a vedere i primi prodotti disponibili basati su di esse!

di Antonino Tumeo, pubblicato il

È comunque stata una scheda ATI, la Radeon X600XT, la prima ad entrare nel nostro laboratorio. Le specifiche le abbiamo già viste ampiamente, ma brevemente ricordiamo che si tratta di una scheda dotata di GPU costruita a 0,13 micron a 500 MHz con quattro pixel pipeline analoghe a quelle di X800, e cioè con supporto per Pixel Shader 2.0 (fino a 1536 istruzioni), precisione di colore fino a 24 bit per componente, AntiAliasing in multisampling fino a 6X e Anisotropic Filtering 16X. Due sono le unità geometriche con supporto per Vertex Shader 2.0, presente è il supporto per VideoShader, Truform 2.0 e Full Stream. La dotazione di memoria consta di 128 MB di memoria di tipo GDDR3 a 370 MHz (740 MHz effettivi). Le prestazioni sono, come si può immaginare, grossomodo equivalenti a quelle fornite da una Radeon 9600 XT, e dunque buone e sufficientemente solide per una attuale soluzione di fascia media. Confermato è il fatto che, ora come ora, PCI Express non porta vantaggi significativi nel videogioco, se non, probabilmente, ridurre solo un pochino lo stuttering visibile in quei pochi titoli (DOOM 3...) che utilizzano grossi quantitativi di dati per le texture. Saranno probabilmente le soluzioni dedicate alla gestione del video a dimostrare come, in effetti, PEG possa creare i presupposti per nuove e migliori modalità di utilizzo.

SUPPORTO PER MEMORIE DDR2

Come detto, le novità risiedono anche nel formato di memoria supportato: con i nuovi Northbridge è possibile utilizzare anche memorie di tipo DDR2. Ovviamente cambia leggermente il modulo: si tratta sempre di DIMM, ma con 240 pin (invece di 184 pin). Ma anche se il numero di contatti fosse stato lo stesso, poiché leggermente diversa è la gestione delle segnalazioni (terminazione on die e voltaggi leggermente più bassi), non sarebbe comunque mai stato possibile utilizzare banchi DDR2 negli slot per DDR. I produttori devono quindi decidere se supportare sulle loro schede madri uno o l'altro formato, oppure entrambi con slot diversi. Oltre alla segnalazione, ciò che distingue DDR2 da DDR è il fatto che per costruzione le memorie di questo tipo permettono di salire molto di più di frequenza (con benefici per la larghezza di banda). La specifica più bassa per DDR2, infatti, è quella "ufficialmente" più alta per DDR (cioè 400, anche se sappiamo che ormai non è difficile trovare moduli 500 o 533 anche di questo tipo, se non addirittura 550). Il fatto è che però DDR2-400 è già sorpassato, la baseline sarà probabilmente DDR2-533 ma i produttori di memorie ad alte performance (tra i quali come al solito si distingue Corsair) sono già fuori con i prodotti DDR2-667 (le Corsair XMS2 5400, in particolare, disponibili in diversi pacchetti anche con led ed heat spreader color platinum, sono garantiti arrivare fino a 675 MHz e sono stati già spinti fino a 720 MHz senza grossi problemi).
Queste maggiori frequenze sono rese possibili dal fatto che i chip di memoria sono, fisicamente, funzionanti a una frequenza quattro volte più bassa rispetto a quelle nominali, ma si utilizza la modalità double data rate (o double pumped, ossia con trasferimenti sia sul fronte di salita che su quello di discesa del ciclo di clock) due volte, prima sul bus interno e poi sul bus esterno (quello sulla scheda madre, come con le memorie DDR normali), ma vengono pagate con latenze più alte rispetto ai vecchi moduli. C'è però da dire che le latenze sono relative a numero di cicli di clock, e aumentando le frequenze è chiaro che comunque il tempo di latenza effettivo si riduce. Inoltre bisogna sottolineare che, ancora una volta, i soliti noti (Corsair, Crucial, Mushkin) stanno alacremente lavorando per realizzare soluzioni a bassa latenza che, anche alle versioni di frequenza più basse non penalizzino l'uso del nuovo formato.

DAL NORTHBRIDGE AL SOUTHBRIDGE: L'AUDIO!

Le nuove piattaforme Intel presentano grosse novità non solo nei Northbridge, ma anche, e forse soprattutto, nei Southbridge. Disponibili in tre varianti, ICH6, ICH6R e ICH6RW, si distinguono per la presenza del supporto RAID e Wireless (rispettivamente, R indica la presenza di RAID, W la gestione della connettività senza fili). In tutte e tre, però, costante è la presenza del nuovo sottosistema audio, conosciuto precedentemente con il nome in codice di Azalia e ufficialmente denominato Intel High Definition Audio. Sviluppato in collaborazione con i Dolby Laboratories, rappresenta a tutti gli effetti un passo avanti molto consistente rispetto alle specifiche AC'97, sia per qualità che per funzionalità. Cresce in primo luogo la qualità audio: è possibile gestire audio digitale campionato fino a 192 kHz e quantizzato a 24 bit su 8 diversi canali, contro le forme d'onda a massimo 96 kHz e 16 bit delle ultime revisioni di AC '97. Ciò significa che sarà possibile gestire senza problemi sistemi 7.1 e sarà anche possibile fornire in qualche caso anche supporto hardware, oltre che software, per i formati audio Dolby Digital Sorround EX e DTS ES 96/24. Di particolare interesse è il supporto in input al microfono non solo stereo, ma su array di ben 16 elementi: la possibilità di usare schiere di microfoni è importante per localizzare con precisione il suono in un ambiente (ed eventualmente amplificarlo) senza bisogno di spostare le unità di acquisizione stesse. Cresce, di conseguenza, anche la bandwidth messa a disposizione del sottosistema audio, che passa da 11,5 Mb/s totali massimi a 48 Mb/s in output e 24 Mb/s in input, gestita in maniera completamente dinamica e con il supporto per multistreaming (più flussi audio in input o in output contemporaneamente).
Piuttosto comodo (ma deve essere supportato dai produttori di schede madri) risulta essere il supporto nativo al jack retasking, tramite il quale diventa possibile impostare automaticamente le funzioni di ingressi e uscite permettendo di non impazzire nella connessione delle casse e di eventuali ingressi, diventati ormai troppo numerosi.
Sempre a discrezione dei produttori è poi l'integrazione di particolari CODEC, molti dei quali messi proprio a disposizione da Dolby, con la cui collaborazione High Definition Audio è stato specificato. Tra di essi evidenziamo Dolby Digital Live, l'encoder in tempo reale che consente al sottosistema audio di codificare in formato AC-3 il flusso dati (esattamente come la soluzione adottata nell'MCP-T di nForce) in uscita ai connettori per audio digitale.

IL SOTTOSISTEMA DISCO: INTEL MATRIX STORAGE TECHNOLOGY

Il supporto per le funzionalità RAID è letteralmente esploso e, con l'affermarsi di Serial ATA (unica interfaccia per cui Intel ha appoggiato l'utilizzo di array di dischi in ambito consumer), il gigante dei processori ha deciso di investire ancora di più su di esse, ed ha lanciato la "Intel Matrix Storage Technology". Tre sono gli obiettivi che Intel si è posta nello sviluppare questa soluzione, adottando di fatto anche tecnologie che verranno standardizzate ufficialmente solo con Serial ATA II: performance, flessibilità e facilità di utilizzo. Ciascuno di questi obiettivi è raggiunto introducendo soluzioni innovative che andremo ad analizzare una per una. Innanzitutto le performance, ottenute presentando una tecnologia già ampiamente usata in ambito SCSI ma che ha avuto poco successo con dischi e controller ATA, ma in predicato di essere standardizzata nelle nuove specifiche Serial ATA II. Si tratta del Native Command Queuing, di fatto la versione nativa del "Tagged Command Queuing" per i controller e dei dischi Serial ATA. Il Tagged Command Queuing è, sostanzialmente, una soluzione che permette al disco di riordinare (tramite un'apposita etichetta, "tag", appunto) i comandi di lettura e scrittura giunti dal controller in modo da minimizzare i tempi di latenza. I ritardi nelle operazioni di lettura e scrittura su disco possono derivare da due aspetti diversi: la latenza di seek (cioè il tempo necessario perché la testina venga posizionata sul corretto "cilindro" lungo l'asse dei disco) e la latenza rotazionale (cioè il tempo di rotazione necessario perché il corretto settore del disco magnetico passi sotto la testina).